Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano
Il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano

Il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano


XI presidente della Repubblica Italiana
In carica
Inizio mandato 15 maggio 2006
Predecessore Carlo Azeglio Ciampi

Presidente della Camera dei deputati
Durata mandato 3 giugno 1992 –
14 aprile 1994
Predecessore Oscar Luigi Scalfaro
Successore Irene Pivetti

Ministro dell'Interno
Durata mandato 17 maggio 1996 –
21 ottobre 1998
Presidente Romano Prodi
Predecessore Giovanni Rinaldo Coronas
Successore Rosa Russo Jervolino

Senatore a vita
Durata mandato 23 settembre 2005 –
15 maggio 2006

Dati generali
Alma mater Università degli Studi di Napoli Federico II
Firma Firma di Giorgio Napolitano
on. Giorgio Napolitano
Monogramma della Camera dei deputati Parlamento italiano
Camera dei deputati
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza, PhD honoris causa in Civil Law (Oxford)
Partito Partito Comunista Italiano, PDS
Legislatura II, III, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII
sen. Giorgio Napolitano
Monogramma del Senato della Repubblica Italiana Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza, PhD honoris causa in Civil Law (Oxford)
Legislatura XIV
Gruppo Gruppo misto
Senatore a vita
Investitura Nomina presidenziale
Data 23 settembre 2005

Giorgio Napolitano (Napoli, 29 giugno 1925) è un politico italiano, undicesimo Presidente della Repubblica, in carica dal 15 maggio 2006.

In precedenza era stato presidente della Camera dei deputati nell'XI Legislatura (subentrando nel 1992 a Oscar Luigi Scalfaro, salito al Quirinale) e ministro dell'Interno nel Governo Prodi I, nonché deputato dal 1953 al 1996 e senatore a vita dal 2005 (nominato da Carlo Azeglio Ciampi) fino alla sua elezione alla prima carica della Repubblica.

È il primo Capo dello Stato a essere stato membro del Partito Comunista Italiano.

È il terzo presidente a essere eletto alla quarta chiamata (dopo Einaudi e Gronchi), il sesto ex presidente della Camera eletto Capo dello Stato (dopo Enrico De Nicola, Gronchi, Leone, Pertini e Scalfaro), il secondo a essere eletto da senatore a vita (prima di lui Leone), il terzo proveniente dai ranghi della sinistra (dopo Giuseppe Saragat e Sandro Pertini) e il terzo presidente napoletano (dopo De Nicola e Leone).

Come Capo dello Stato, Napolitano ha nominato tre presidenti del Consiglio dei Ministri: Romano Prodi (2006-2008), Silvio Berlusconi (2008-2011) e Mario Monti (2011, tuttora in carica), quest'ultimo da lui nominato il 9 novembre 2011 senatore a vita. Egli ha anche nominato due giudici della Corte Costituzionale: Paolo Grossi (2009) e Marta Cartabia (2011).

Biografia

La giovinezza e la militanza nel PCI

Nasce a Napoli da genitori di Gallo di Comiziano (Napoli). Dal 1938 al 1941 studia al Liceo Classico Umberto I di Napoli, dove frequenta quarta e quinta ginnasio per poi saltare alla seconda liceo (erano gli anni della guerra). Nel dicembre del 1941 si trasferisce con la sua famiglia a Padova e lì si diploma presso il liceo Tito Livio.[1] Nel 1942 si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università Federico II di Napoli. Durante gli anni dell'università, fa parte del GUF, il gruppo universitario fascista, collaborando con il settimanale IX maggio dove tiene una rubrica di critica teatrale. In questo periodo si forma tuttavia il gruppo di amici storico di Napolitano che, seppur militando ufficialmente nel fascismo, guarda alle prospettive dell'antifascismo. Napolitano dirà più avanti: «Il GUF era in effetti un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste, mascherato e fino a un certo punto tollerato».[2] Il giovane Napolitano, appassionato di letteratura e teatro (un interesse coltivato tra i banchi del liceo Umberto di Napoli, con amici come Francesco Rosi, Giuseppe Patroni Griffi, Antonio Ghirelli, Raffaele La Capria, Luigi Compagnone), debutta anche come attore in un paio di piccole parti nella compagnia del GUF al Teatro degli Illusi presso Palazzo Nobili.

Durante l'occupazione tedesca, con il gruppo formatosi all'interno del GUF prende parte alle azioni della Resistenza in Campania. In particolare, tra queste, l'azione con cui il gruppo si impadronisce della redazione del IX maggio, pubblicando brani di Karl Marx mascherati da articoli e firmati di volta in volta dai diversi componenti del gruppo. Nel 1944 entra in contatto con il gruppo di comunisti napoletani - come Mario Palermo - e italo-tunisini - come Maurizio Valenzi - che prepararono l'arrivo a Napoli di Palmiro Togliatti. Nel 1945 Napolitano aderisce al Partito Comunista Italiano, di cui è segretario federale a Napoli e Caserta.

Due anni dopo, nel 1947, si laurea in Giurisprudenza con una tesi di economia politica dal titolo: Il mancato sviluppo industriale del Mezzogiorno dopo l'unità e la legge speciale per Napoli del 1904.

Eletto deputato nel 1953 (e successivamente sempre rieletto, tranne che nella IV legislatura, nella circoscrizione di Napoli, fino al 1996), diviene responsabile della commissione meridionale del Comitato Centrale del PCI, di cui era diventato membro a partire dall'VIII congresso (1956), grazie all'appoggio che Palmiro Togliatti aveva dato in quel periodo a lui e ad altri giovani nell'ottica della creazione di una nuova e più eterogenea dirigenza centrale.

In quell'anno, tra l'ottobre e il novembre, si consuma da parte dell'URSS la repressione dei moti ungheresi, che la dirigenza del PCI condannerà come controrivoluzionari (L'Unità arriva persino a definire gli operai insorti "teppisti" e "spregevoli provocatori"). Nel momento stesso degli eventi, egli stesso elogia l'intervento sovietico dichiarando: «L'intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l'Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ma alla pace nel mondo»[3].

In effetti, rispetto a coloro che, in quel periodo, affermano che quella d'Ungheria è da considerare una legittima rivoluzione e che nel comunismo si devono sviluppare le prospettive di una apertura democratica[4], il travaglio di Napolitano rimane - come ammesso poi nella sua autobiografia politica "Dal PCI al socialismo europeo" - a livello di "grave tormento autocritico" riguardo a quella posizione. Successivamente illustra il proprio percorso politico - che seguiva la linea di Giorgio Amendola, il quale avrebbe contributo alla prima evoluzione del partito[5], di cui Napolitano si considererà sempre un allievo - dichiarando che «la mia storia» non è «rimasta eguale al punto di partenza, ma» è «passata attraverso decisive evoluzioni della realtà internazionale e nazionale e attraverso personali, profonde, dichiarate revisioni»[6].

Gli incarichi nel partito

Tra il 1960 e il 1962 è responsabile della sezione lavoro di massa. Successivamente, dal 1963 al 1966, è segretario della federazione comunista di Napoli.

Napolitano alla Festa dell'Unità del 1975, a Milano.

Nel confronto interno seguito alla morte di Togliatti nel 1964, Napolitano è uno degli esponenti moderati di maggior peso, parte della corrente del partito più attenta al PSI (che, rompendo il fronte popolare, entrerà al governo con la Democrazia Cristiana) in contrapposizione a quella più legata al clima di ribellione precedente il 1968.

Dopo essere entrato, a partire dal X Congresso, nella direzione nazionale del partito, dal 1966 al 1969 diviene coordinatore dell'ufficio di segreteria e dell'ufficio politico del PCI. Nel 1966 riveste l'incarico non ufficiale di vicesegretario di fatto del partito con Luigi Longo, finché due anni più tardi l'incarico sarà affidato a Enrico Berlinguer.

Tra il 1969 e il 1975, si occupa principalmente dei problemi della vita culturale del Paese, come responsabile della politica culturale del PCI. Il suo libro "Intervista sul PCI" con Eric Hobsbawm (Laterza 1975) ha un certo successo, con traduzioni in oltre 10 paesi. Nel periodo della solidarietà nazionale (1976-79) è portavoce del PCI nei rapporti con il governo Andreotti, sui temi dell'economia e del sindacato.

Nicolae Ceauşescu con Giorgio Napolitano nel 1974

Negli anni settanta svolge una grande attività all'estero, tenendo conferenze negli istituti di politica internazionale in Gran Bretagna, in Germania (dove contribuisce al confronto con la socialdemocrazia europea, in special modo con l'Ostpolitik di Willy Brandt) e (cosa all'epoca inusuale per un politico italiano) nelle Università degli Stati Uniti. Nel 1978 fu infatti il primo dirigente del partito comunista italiano a ricevere un visto per recarsi in visita negli Stati Uniti[7], dove terrà conferenze e importanti incontri ad Aspen, Colorado, e all'Università di Harvard. L'invito ufficiale, nella sua veste politica, venne soltanto una decina di anni dopo, anche grazie all'interessamento di Giulio Andreotti, e diede luogo anche a un nuovo ciclo di conferenze presso le più prestigiose università statunitensi (Harvard, Yale, Chicago, Berkeley, Johns Hopkins-SAIS e CSIS di Washington). Dal 1976 al 1979 è responsabile della politica economica del partito.

La transizione verso la socialdemocrazia europea

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Partito Democratico della Sinistra.

Napolitano è stato uno degli esponenti storici della corrente della "destra" del PCI, nata verso la fine degli anni sessanta e ispirata ai valori del socialismo democratico, nel solco della tradizione segnata da Giorgio Amendola. Negli anni di maggior scontro interno la corrente di Napolitano viene detta dagli avversari "migliorista", nome coniato anche con una certa accezione dispregiativa facendo riferimento a un'azione politica che servisse a migliorare le condizioni di vita della classe lavoratrice senza però rivoluzionare strutturalmente il capitalismo.

Da Giorgio Amendola eredita l'orientamento riformista di leader dell'ala moderata del PCI, proseguendo nella battaglia per far crescere l'europeismo del Pci fino a candidare al Parlamento europeo Altiero Spinelli; riuscì tuttavia a distanziarsi ulteriormente dall'Unione Sovietica condannando l'invasione sovietica dell'Afghanistan, giustificata, invece, da Amendola. La sua ferma critica all'URSS fu da allora accettata dalla maggioranza del partito.

Napolitano con Enrico Berlinguer

L'altro personaggio politico con cui nel PCI Napolitano si confronta è Enrico Berlinguer, che considera parte del cammino verso il "superamento delle contraddizioni di fondo tra il PCI nella sua evoluzione e il comunismo come ideologia e come sistema". Al suo fianco nell'esperienza della solidarietà nazionale, in seguito ne critica le scelte di arroccamento del partito sulle sue posizioni. Napolitano divenne uno dei maggiori esponenti dell'opposizione interna a Enrico Berlinguer (per esempio intervenne contro il segretario nella Direzione del 5 febbraio 1981 dedicata ai rapporti con il Psi) e lo criticò pubblicamente sull'Unità per il modo in cui aveva posto la "questione morale e l'orgogliosa riaffermazione della nostra diversità"[8]. In un famoso articolo pubblicato da L'Unità nell'estate del 1981, Napolitano mette in guardia Berlinguer dai pericoli del settarismo e dell'isolamento parlamentare verso cui, dice, rischia di trascinare il Pci al solo scopo di battere i ‘familiari sentieri' della lotta di classe.

Napolitano inoltre si adopera per tenere aperta la possibilità di un confronto e di una possibile convergenza con il PSI. Cerca di mantenere vivi i contatti con il socialismo europeo e italiano anche negli anni del durissimo scontro tra Enrico Berlinguer e Bettino Craxi, che raggiunge il culmine con la differente posizione dei due leader sul referendum che avrebbe abrogato la cosiddetta scala mobile.

Nel 1985 affermava che il riformismo europeo è "il punto di approdo del PCI". Dal 1986 dirige nel partito la commissione per la politica estera e le relazioni internazionali. In quegli anni all'interno del PCI prevale, in politica estera, la linea di Napolitano di "piena e leale" solidarietà agli USA e alla NATO. Henry Kissinger dichiarò in seguito che Napolitano era il suo Comunista preferito ("My favourite communist").[9] Dal 1981 al 1986 (durante l'VIII e la IX legislatura) è presidente del gruppo dei deputati del PCI alla Camera dei deputati e, dal 1989 al 1992, parlamentare europeo.

Alla morte di Enrico Berlinguer, Napolitano è tra i possibili successori alla Segreteria del Partito; gli viene tuttavia preferito Alessandro Natta. Nel luglio del 1989 è Ministro degli Esteri nel governo ombra del PCI, da cui si dimette all'indomani del congresso di Rimini, in cui si dichiara favorevole alla trasformazione in Partito Democratico della Sinistra. In un'intervista rilasciata il 6 marzo del 1992 ribadisce: "Ci caratterizza l'antica convinzione che il Pci abbia tardato a trasformarsi in un partito socialista democratico di stampo europeo". Nel 1991, in piena guerra del Golfo, fa uno storico viaggio in Israele, riportando le posizioni del Partito Comunista Italiano verso una maggiore attenzione alle istanze della comunità ebraica.

Da Presidente della Camera a Senatore a vita

Napolitano alla parata del 2 giugno 2006

Nel 1992 viene eletto Presidente della Camera dei Deputati subentrando a Oscar Luigi Scalfaro, eletto Presidente della Repubblica Italiana. Si trattò della “legislatura di Tangentopoli” e la Presidenza della Camera divenne uno dei fronti del rapporto tra magistratura e politica: due episodi sono estremamente significativi del modo in cui l'indiscusso prestigio personale del presidente Napolitano guadagnò alle istituzioni il conforto dell'opinione pubblica, che in quel periodo era particolarmente incline alla sfiducia nei confronti delle pubbliche autorità.

Il 2 febbraio 1993 all'ingresso posteriore di palazzo Montecitorio si presentò un ufficiale della Guardia di finanza con un ordine di esibizione di atti: esso si riferiva agli originali dei bilanci dei partiti politici (peraltro pubblicati anche in Gazzetta Ufficiale), evidentemente utili al magistrato procedente (Gherardo Colombo, della Procura di Milano) per verificare se talune contribuzioni a politici inquisiti fossero state dichiarate a bilancio, secondo le prescrizioni della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Il Segretario generale della Camera, su istruzioni del Presidente, oppose all'ufficiale l'immunità di sede, la garanzia delle Camere per cui la forza pubblica non vi può accedere se non su autorizzazione del loro Presidente. Nei giorni successivi tutti i partiti politici e tutti i principali organi di stampa sostennero la scelta del presidente Napolitano.

Il secondo evento ebbe luogo subito dopo la clamorosa seduta del 29 aprile 1993, in cui alcune delle richieste di autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi furono respinte dalla Camera a voto segreto. Il presidente Napolitano convocò il 6 maggio 1993 la Giunta del Regolamento e dispose che le deliberazioni della Camera sulle autorizzazioni a procedere fossero per l'avvenire votate in maniera palese (mantenendo il ricorso al voto segreto solo per la sottoposizione all'arresto, alla perquisizione o ad altra privazione della libertà personale). Così innovando la prassi parlamentare ultrasecolare, la Presidenza della Camera (e quella del Senato, retta da Spadolini, che adottò analoga deliberazione in pari data) si evitò per il prosieguo che le proposte di concessione dell'autorizzazione richiesta dalla magistratura fossero respinte nel segreto dell'urna da quello che era stato ribattezzato il “Parlamento degli inquisiti”.

Nella gestione del lato politico della vicenda di Tangentopoli - pur avendo pronunciato un deciso intervento in memoria del suicida deputato Moroni - si consumò la sua rottura con Bettino Craxi: scelse di non dare alcun seguito alle doglianze di questi contro il presidente della Giunta delle autorizzazioni della Camera, onorevole Vairo, guadagnandone una reazione stizzita a tutto campo. Nel processo Cusani, il 17 dicembre 1993, Craxi affermò: "Come credere che il presidente della Camera, onorevole Giorgio Napolitano, che è stato per molti anni ministro degli Esteri del Pci e aveva rapporti con tutta la nomenklatura comunista dell'Est a partire da quella sovietica, non si fosse mai accorto del grande traffico che avveniva sotto di lui, tra i vari rappresentanti e amministratori del Pci e i paesi dell'Est? Non se n'è mai accorto?"[8]. Secondo la sentenza sulle tangenti per la metropolitana di Milano Luigi Miyno Carnevale si occupava di ritirare la quota spettante al partito comunista e di girarle, in particolare, alla cosiddetta "corrente migliorista" che "a livello nazionale", "fa capo a Giorgio Napolitano"[8].

Nel 1994, tornato sui banchi parlamentari dopo esser stato Presidente della Camera, fu incaricato dal PDS di pronunciare la dichiarazione di voto sulla fiducia del Governo Berlusconi I. Al termine del discorso Silvio Berlusconi si congratulò con lui per il discorso in cui auspicava "una linea di confronto non distruttivo tra maggioranza e opposizione". Si tratta di un rapporto mantenutosi ottimo per tre lustri, fino all'improvvisa crisi istituzionale sul caso Englaro del febbraio 2009.

Il Presidente Napolitano a Firenze
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Governo Prodi I.

Successivamente, Romano Prodi lo sceglie come Ministro dell'Interno del suo governo nel 1996. Come primo ex-comunista a occupare la carica di Ministro dell'Interno, propone (con Livia Turco[10]) quella che diverrà nel luglio 1998 la Legge Turco-Napolitano, che istituisce i centri di permanenza temporanea (CPT) per gli immigrati clandestini.

Mentre ricopre tale incarico, è molto criticato per non aver attuato una tempestiva e adeguata sorveglianza su Licio Gelli, fuggito all'estero (dopo essere evaso dal carcere già nel 1983) il 28 aprile 1998, il giorno stesso della divulgazione della sentenza definitiva di condanna per depistaggio e strage da parte della Cassazione. Per questi fatti il direttore di MicroMega Paolo Flores d'Arcais ne chiede le dimissioni.[11]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Democratici di Sinistra.

Dopo la caduta dell'esecutivo guidato da Prodi, è nuovamente europarlamentare dal 1999 al 2004 tra le file dei Democratici di Sinistra ricoprendo la carica di Presidente della Commissione Affari Costituzionali (AFCO), una delle più influenti del Parlamento Europeo.

Il 23 settembre 2005 è nominato, assieme a Sergio Pininfarina, Senatore a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Presidente della Repubblica Italiana

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 2006.
Napolitano subentra a Carlo Azeglio Ciampi

Il 10 maggio 2006 è eletto undicesimo Presidente della Repubblica Italiana alla quarta votazione con 543 voti su 990 votanti dei 1009 aventi diritto. Giura ed entra ufficialmente in carica il giorno 15 maggio.

È il primo esponente proveniente dal PCI a divenire Presidente della Repubblica ed è il primo Presidente della Repubblica proveniente da un gruppo parlamentare (in questo caso L'Ulivo), dopo la caduta della "prima repubblica". Tra i suoi primi atti, la concessione della grazia a Ovidio Bompressi, in continuità con le determinazioni assunte dal predecessore Carlo Azeglio Ciampi.

Il 9 luglio 2006 è stato presente, insieme al ministro Giovanna Melandri all'Olympiastadion di Berlino durante la partita finale dei Mondiali di calcio 2006, dove la Nazionale di calcio italiana ha conquistato il suo quarto titolo mondiale: prima di allora l'onore era spettato solo a Sandro Pertini. I Presidenti Saragat e Scalfaro (in occasione delle finali dei mondiali 1970 e 1994) scelsero invece di non assistere alla partita ed entrambe le partite poi furono perse.

Nella veste di presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Napolitano ha assunto una serie di iniziative verso l'ordine giudiziario: nella primavera del 2007 ha chiesto al CSM stesso notizie relative al fascicolo personale di Henry John Woodcock, il PM che indagava su Vittorio Emanuele di Savoia[12] mentre nell'autunno del 2008 ha più volte auspicato la risoluzione della "guerra tra le Procure" di Salerno e Catanzaro sulle indagini attinenti all'avocazione delle inchieste del pm Luigi De Magistris.

Il Presidente Americano Barack Obama con Il Presidente Napolitano al Palazzo del Quirinale, nel 2009.

Nel 2008, nel pieno delle polemiche per le forti contestazioni, da parte di esponenti dei centri sociali e della sinistra, alla presenza dello stato di Israele alla Fiera Internazionale del Libro di Torino (nazione invitata per il sessantennale della sua creazione, ma, al contrario del Salon du Livre di Parigi che aveva fatto una scelta analoga, senza dare spazio anche agli scrittori palestinesi) l'annunciata visita di Napolitano alla manifestazione viene criticata dallo scrittore svizzero Tariq Ramadan. Secondo Ramadan la presenza di Napolitano avrebbe dato una valenza politica all'invito di Israele e lo stesso Napolitano avrebbe equiparato le critiche a Israele all'antisemitismo.

In risposta alle critiche è stata emessa una nota del Quirinale[13][14].


Il 14 novembre 2009 gli è stata conferita una laurea Honoris Causa in Politiche e Istituzioni dell'Europa dall'Università degli studi di Napoli "L'Orientale". Il 6 maggio 2010 Napolitano ha dato avvio alle celebrazioni per il 150º anniversario dell'Unità d'Italia.[15]

Il 20 settembre 2010 ha ricevuto in Campidoglio la prima cittadinanza onoraria di Roma Capitale[16]. Il 7 gennaio 2011, come primo atto del 2011 nell'ambito delle celebrazioni per il centocinquantennale dell'Unità d'Italia, si è recato in visita prima a Reggio Emilia per commemorare l'adozione del Tricolore avvenuta, proprio il 7 gennaio del 1797, nella città emiliana, poi a Forlì per commemorare la figura del patriota mazziniano Aurelio Saffi. Il 17 marzo 2012, è intervenuto all'incontro, organizzato presso il Quirinale, avente a tema, in quanto relativo momento di chiusura, "Bilancio e significato delle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia". In tale occasione, tra l'altro, ha consegnato uno speciale riconoscimento, per il contributo storico al Risorgimento e per l'impegno nelle celebrazioni stesse, a dieci città, in rappresentanza di tutto il Paese: Bergamo, Firenze, Forlì, Genova, Marsala, Pontelandolfo, Reggio Emilia, Rionero in Vulture, Roma e Torino[17].

Il 29 giugno, in occasione della visita ufficiale in Regno Unito riceve dottorato honoris causa in Diritto dall'Università di Oxford.

La gestione delle crisi di governo

Il Governo Monti con il Presidente Giorgio Napolitano il giorno del giuramento, nel Palazzo del Quirinale.

Dal 21 febbraio 2007 si trova a dover gestire la prima crisi di Governo da quando è salito al Colle, causata dalle dimissioni del premier Romano Prodi, in seguito al voto contrario del Senato alla relazione sulla politica estera del suo Governo; dopo tre giorni rinvia il Governo alle Camere per la fiducia.

Il 24 gennaio 2008 riceve nuovamente le dimissioni di Prodi, in seguito al voto di sfiducia al governo maturato in Senato in seguito all'abbandono della maggioranza governativa da parte dell'UDEUR di Clemente Mastella. Avvia le consultazioni con le forze politiche per la ricomposizione di una difficile crisi di governo e, propenso a scongiurare le elezioni anticipate (pure richieste dalla maggioranza delle forze parlamentari), ma consapevole della difficoltà di creare un nuovo esecutivo con maggioranza stabile, il 30 gennaio conferisce al Presidente del Senato Franco Marini un mandato esplorativo finalizzato a trovare un consenso tra le forze politiche su una riforma della legge elettorale e su un governo che assuma le decisioni più urgenti. Ma il tentativo fallisce e, il 4 febbraio, Marini rimette il mandato ricevuto. Il 6 febbraio il Capo dello Stato firma il decreto di scioglimento delle Camere, chiudendo così, dopo appena 22 mesi dal suo insediamento, la XV Legislatura, la seconda più breve della storia della Repubblica (dopo l'XI Legislatura).

L'8 novembre 2011, giorno in cui il governo Berlusconi IV verifica di non avere più una maggioranza parlamentare alla Camera e si verificano intensi attacchi speculativi ai titoli di Stato, Napolitano si accorda con Berlusconi perché si addivenga alle dimissioni del suo governo non appena sia concluso l'iter di approvazione delle leggi di bilancio. Il giorno successivo, Napolitano nomina Mario Monti senatore a vita, mossa interpretata dai commentatori e dai mercati finanziari come una indicazione di un probabile successivo incarico al ruolo di Presidente del Consiglio[18][19]. Infatti il 12 novembre, dopo l'approvazione e la promulgazione della Legge di stabilità, Napolitano accoglie le dimissioni di Berlusconi e affida proprio a Monti l'incarico per la formazione di un nuovo governo. Proprio nella fase di formazione di questo nuovo esecutivo, il ruolo del Capo dello Stato è stato da ogni parte rilevato come di primario impulso alla riuscita dell'incarico Monti[20] tanto che, in un editoriale del 2 dicembre 2011, il New York Times attribuisce al Presidente Napolitano il nomignolo di "Re Giorgio"[21], con un chiaro riferimento a Re Giorgio VI del Regno Unito, per la sua "maestosa" difesa delle istituzioni democratiche italiane anche al di là delle strette prerogative presidenziali e per il ruolo da lui svolto nel passaggio dal governo di Silvio Berlusconi a quello di Mario Monti. Nella fine di dicembre il settimanale L'Espresso ha nominato il 2011 "l'anno di Napolitano e di conseguenza egli stesso "uomo dell'anno". [22]

Nomine presidenziali

Governi:

Giudici della Corte Costituzionale:

Senatori a vita:

Critiche al suo operato

Giorgio Napolitano con Silvio Berlusconi e Gianni Letta, nel Palazzo del Quirinale

In molti siti web (primo tra tutti quello del noto comico Beppe Grillo, oppure dei giornalisti Marco Travaglio, Piero Ricca e del politico Antonio Di Pietro), Napolitano è stato accusato di essere troppo accondiscendente nei confronti di Silvio Berlusconi, nel periodo in cui quest'ultimo è stato Presidente del Consiglio. In quest'ottica Napolitano viene accusato di aver firmato alcune delle leggi approvate dal Parlamento su proposta del Governo giudicate "delinquenziali"[23][24] dall'opposizione. In particolare:

Riconoscimenti accademici honoris causa

A partire dal 2004 Napolitano ha ricevuto diversi riconoscimenti accademici honoris causa:

Vita privata

Giorgio Napolitano è sposato con Clio Maria Bittoni. I coniugi Napolitano si conobbero a Napoli dove lei frequentava l'Università di Napoli[41] presso la quale si è laureata in Giurisprudenza e si sono sposati con rito civile in Campidoglio nel 1959; hanno avuto due figli, Giovanni (nel 1961) e Giulio (nel 1969).

Clio Maria Bittoni, nata a Chiaravalle il 10 novembre 1934 mentre i suoi genitori erano al confino, è un'avvocata specializzata in diritto del lavoro e nell'applicazione della legge sull'equo canone in agricoltura; ha lavorato per molti anni nell'ufficio legislativo della Lega delle Cooperative, incarico dal quale si è dimessa nel 1992 quando il marito è stato eletto presidente della Camera dei deputati[42].

Opere

Onorificenze

Onorificenze italiane

Nella sua qualità di Presidente della Repubblica italiana è dal 15 maggio 2006:

Gran Maestro dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
Gran Maestro dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine militare d'Italia
Gran Maestro dell'Ordine della Stella d'Italia (dal 3 febbraio 2011) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Stella d'Italia (dal 3 febbraio 2011)
Gran Maestro dell'Ordine al merito del lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine al merito del lavoro
Gran Maestro dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana (fino al 2 febbraio 2011) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana (fino al 2 febbraio 2011)
Gran Maestro dell'Ordine di Vittorio Veneto (fino al 15 marzo 2010) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Vittorio Veneto (fino al 15 marzo 2010)

Personalmente è stato insignito del titolo di:

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
— 28 ottobre 1998[43]

Onorificenze straniere

Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 1998
Croce di Commendatore dell'Ordine al Merito della Lituania (Lituania) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Commendatore dell'Ordine al Merito della Lituania (Lituania)
— 21 aprile 2004
Cavaliere di Collare dell'Ordine Piano (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Collare dell'Ordine Piano (Santa Sede)
— Città del Vaticano[44]
Membro di I Classe dell'Ordine della Doppia Croce Bianca (Slovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine della Doppia Croce Bianca (Slovacchia)
— Slovacchia, 2007

Tel Aviv, 9 maggio 2010[45]

Note

  1. ^ Sito del liceo Umberto di Napoli
  2. ^ Edmondo Berselli. Lord Giorgio d'Italia. L'espresso. URL consultato il 27-3-2008.
  3. ^ Intervento ripreso dal Corriere della Sera nel 2006 e disponibile su Wikiquote.
  4. ^ La CGIL e vari intellettuali che, come in Francia, consumarono uno strappo notevole con il partito comunista, fino ad abbandonarlo come Calvino e vari esponenti del Manifesto dei 101.
  5. ^ dalla concezione del ruolo del Partito comunista come «inseparabile dalle sorti del campo socialista guidato dall'URSS», contrapposto al fronte "imperialista", fino alla «via italiana al socialismo» con cui l'VIII Congresso del PCI propugnò una via democratica e nazionale
  6. ^ Testimonianza del Presidente Napolitano alla cerimonia in occasione del centenario della nascita di Norberto Bobbio, Torino, 15/10/2009, consultabile su ((http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=1662)).
  7. ^ Testo dell'articolo che Napolitano scrisse al ritorno dalla sua visita negli Stati Uniti
  8. ^ abcda "Rapporti e affinità tra una delle correnti del Pci e il leader socialista" di Gianni Barbacetto e Peter Gomez, Il Fatto Quotidiano del 20 gennaio, http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2422404&title=2422404
  9. ^ da "E Kissinger incontra il suo comunista preferito", Corriere della Sera del 9 settembre 2001, http://archiviostorico.corriere.it/2001/settembre/09/Kissinger_incontra_suo_comunista_preferito_co_0_01090910113.shtml
  10. ^ Leggi italiane sull'immigrazione: una guida per vederci chiaro. Politica 24, 21 ottobre 2010.
  11. ^ Intervista a Paolo Flores D'Arcais, Rassegna stampa della Camera dei Deputati, dal Corriere della Sera
  12. ^ Cani scelti e cani sciolti, articolo di Marco Travaglio pubblicato su L'Unità del 1 marzo 2007
  13. ^ Nella nota del Quirinale si afferma che la partecipazione di Napolitano alla Fiera del Libro non ha valenza diversa da quella di altre partecipazioni a manifestazioni culturali italiane, che «È del tutto falso, inoltre, attribuire al Presidente Napolitano "l'errore di aver tacciato di antisemitismo tutti coloro i quali criticano lo Stato di Israele"» e che «la critica delle politiche del governo di Israele è del tutto legittima, innanzitutto all'interno di Israele; quel che è inammissibile qualsiasi posizione tendente a negare la legittimità dello Stato di Israele, quale nacque per volontà delle Nazioni Unite nel 1948, e il suo diritto all'esistenza nella pace e nella sicurezza». Vedi: Fiera del Libro, replica del Quirinale "Falsità su Napolitano e Israele", articolo de "La Repubblica", del 5 maggio 2008
  14. ^ La partecipazione del Presidente della Repubblica a eventi culturali che hanno luogo in Italia, comunicato del Quirinale del 5 maggio 2008
  15. ^ Centocinquantanni fa da Genova iniziava il processo unitario. Napolitano celebra la ricorrenza indicando per il futuro un'Italia unita e da amare.
  16. ^ Roma è Capitale. Al Presidente Napolitano la cittadinanza onoraria. URL consultato il 20-09-2010.
  17. ^ Incontro su “Bilancio e significato delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia”
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  34. ^ http://portale.unitn.it/calendariobv/files/fstore/7f0000016c9f2f72_1893efe_1180da4306c_27c0/cs_profonorario_8feb.pdf
  35. ^ Crisi, l'accusa di Napolitano: «Miopia» - Corriere della Sera
  36. ^ UNIOR - Università degli Studi di Napoli L'Orientale - Laurea Honoris Causa in Politiche ed istituzioni dell’Europa
  37. ^ Ringraziamento del Presidente Giorgio Napolitano alla Cerimonia di Conferimento del dottorato Honoris Causa
  38. ^ Oxford announces honorary degrees for 2011 - University of Oxford
  39. ^ Inaugurazione dell’Anno Accademico 2011-2012 e laurea ad honorem al Presidente Giorgio Napolitano
  40. ^ Il Presidente Napolitano riceverà la laurea honoris causa il 30 gennaio
  41. ^ Clio Napolitano a Bergamo A Gandino un'amica di infanzia - Cronaca - L'Eco di Bergamo - Notizie di Bergamo e provincia
  42. ^ http://www.quirinale.it/qrnw/statico/presidente/ClioBittoni.pdf
  43. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  44. ^ Napolitano in Vaticano
  45. ^ Laureates: 2010 Past - March Towards Democracy - Giorgio Napolitano

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Carlo Azeglio Ciampi 15 maggio 2006 - in carica
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