Ingresso in politica di Silvio Berlusconi
L'ingresso in politica di Silvio Berlusconi, noto anche come «discesa in campo»[1] avvenne il 26 gennaio 1994, attraverso un messaggio televisivo registrato di 9 minuti dello stesso Berlusconi inviato a tutti i telegiornali. Tuttavia Berlusconi lavorava a questo passo fin dall'estate 1992 ed era parte del dibattito politico fin dal luglio 1993[2][3][4].
Alla guida di Forza Italia, Berlusconi vinse, dopo appena due mesi, le elezioni politiche del 27 e 28 marzo 1994. L'espressione "discesa in campo" fa riferimento ad analoghe espressioni idiomatiche in lingua italiana relative a metafore tradizionalmente belliche (campo di battaglia) e recentemente calcistiche come "entrare in campo" ed "entrata in campo".
Le motivazioni di questa scelta, la tipologia di campagna elettorale e le ragioni di questa vittoria fulminea sono in Italia motivo di ampio dibattito fin dagli inizi.
La discesa
Le divisioni all'interno del gruppo Berlusconi
Gli uomini vicini a Silvio Berlusconi apparvero divisi intorno all'opportunità dell'ingresso in politica dello stesso. Esisteva un gruppo di personalità, capeggiate da Fedele Confalonieri e Gianni Letta, cui si affiancavano anche Indro Montanelli (direttore de Il Giornale, di proprietà di Berlusconi), Federico Orlando, Maurizio Costanzo, definiti "colombe", che sostenvano l'infelicità della scelta di intraprendere la strada della politica. Un secondo gruppo di persone, i cosiddetti "falchi", Marcello Dell'Utri, Cesare Previti ed Ennio Doris, sostenevano la necessità di un impegno politico in prima persona del Cavaliere.[5] Altri, come Adriano Galliani e Carlo Bernasconi mantenevano una posizione defilata.[5]
Prevale la posizione interventista
Berlusconi permase a lungo in una condizione di profonda incertezza sul da farsi. Il timore di Berlusconi riguardava le possibili accuse relative al conflitto d'interessi e ai presunti rapporti con personalità della mafia, che i nemici politici avrebbero potuto intentargli nel momento in cui avesse scelto la via della politica. In un'intervista al Corriere della Sera del 12 aprile 1996 Ezio Cartotto, giornalista, dipendente di Publitalia '80 e persona vicina al Cavaliere, riferì una confidenza di Berlusconi, il quale durante un incontro alla presenza del segretario del PSI Bettino Craxi e dello stesso Cartotto si sfogò dicendo: "Che cosa devo fare? A volte mi capita perfino di mettermi a piangere quando sono sotto la doccia...?".[6] Durante quella stessa riunione Craxi appoggerà l'idea della fondazione di un nuovo partito da parte di Berlusconi, consigliandogli di scegliere un apparentamento con la Lega Nord di Bossi e con l'MSI di Fini.
Storia dell'ascesa
Nonostante la sua vicinanza al leader socialista Bettino Craxi[7], artefice di numerosi interventi legislativi che aiutarono massivamente il consolidamento del proprio network televisivo quale principale, e per lungo periodo unico concorrente privato alla tv pubblica, Silvio Berlusconi per lunghi anni non si impegnò mai direttamente in politica, spingendosi a questo passo soprattutto per la paventata ascesa al potere del blocco dei Progressisti, che aveva inserito apertamente nei suoi programmi il ridimensionamento del potere mediatico berlusconiano, nell'ottica di una più equa ripartizione delle limitate risorse televisive.
Nell'autunno del 1993 Berlusconi, dopo una presa di posizione a favore di Gianfranco Fini, candidato alla carica di sindaco di Roma, e dopo aver invano tentato di persuadere esponenti politici del centro quali Mariotto Segni e Mino Martinazzoli a formare una coalizione moderata per contrastare lo schieramento progressista, decide di scendere direttamente in prima persona nell'arena politica italiana.
Dall'esperienza dei club dell'Associazione Nazionale Forza Italia, guidati da Giuliano Urbani e dalla diretta discesa in campo di funzionari delle sue imprese, soprattutto di Publitalia '80, fortissima concessionaria di pubblicità, nasce così il nuovo movimento politico Forza Italia, su schemi più prossimi ai partiti americani che non a quelli italiani.
La creazione di Forza Italia ha un notevole impatto sulla scena politica italiana. Con un partito nato ufficialmente solo due mesi prima delle elezioni politiche del 1994, Berlusconi vuole attirare l'elettorato italiano di centro e centrodestra, rimasto senza partiti rappresentativi dopo gli scandali di Tangentopoli, in seguito ai quali gli elettori indignati avevano decretato la fine del partito della Democrazia Cristiana. La scena politica italiana è in fermento: nonostante alcuni analisti considerino tardiva l'entrata in scena di Berlusconi (a soli due mesi dalle elezioni), egli riesce a sfruttare con successo la propria immagine di uomo nuovo, ottenendo la vittoria alle elezioni politiche del 1994.
Il dibattito sulle ragioni
Si apre subito un dibattito sulle ragioni della scelta di Berlusconi che vede contrapporsi sostanzialmente due posizioni, imperniate sulle condizioni economiche e giudiziarie dell'imprenditore milanese: Berlusconi ed i suoi sostenitori affermano che la sua enorme ricchezza era ed è una garanzia di onestà, in quanto egli non avrebbe nessun interesse ad utilizzare la politica per arricchirsi ulteriormente, e affermano inoltre che i processi intentati contro di lui siano iniziati solo dopo il suo ingresso in politica, frutto di un complotto dei suoi oppositori che avrebbero cercato di eliminarlo tramite delle persecuzioni giudiziarie. Berlusconi ha inoltre spesso ricordato, sin dall'annuncio del suo ingresso in politica il 26 gennaio 1994 e durante tutta la sua carriera politica, che il motivo principale del suo ingresso in politica è lo scongiurare il «pericolo comunista», rappresentato a suo parere dalla vittoria dello schieramento di sinistra:
| « Nel '94 scesi in campo perché gli eredi dei comunisti stavano per prendere il potere dopo aver scardinato la democrazia con l'uso politico della giustizia.[8] » | |
La scelta di Berlusconi, insomma, sarebbe stata dettata dall'amor di patria e da senso di responsabilità: il tentativo politico di Forza Italia è teso a fornire allo Stato l'esperienza di uomini concreti, ricchi dell'esperienza maturata nel mondo dell'impresa ed estranei al passato dei partiti politici, spazzato via dalle inchieste di Antonio Di Pietro[9]
Secondo gli oppositori di Berlusconi, la "discesa in campo" fu invece una scelta dettata dalla convenienza personale (finalizzata a salvare le proprie aziende dal fallimento[10] e se stesso dal carcere). Enzo Biagi ed Indro Montanelli dicono di avere udito fin dal 1993 dallo stesso Berlusconi affermazioni in tal senso («Se non vado in politica, mi mandano in galera e mi fanno fallire»)[11].
L'ex democristiano Ezio Cartotto, che ha partecipato alla fondazione di Forza Italia, racconta nel suo libro dedicato a raccontare gli inizi del nuovo partito, che Bettino Craxi ebbe un ruolo importante nel consigliare e spingere Berlusconi a candidarsi e fondare un nuovo partito.[12]
Aspetti imprenditoriali
Berlusconi si propone, acclamato dai suoi sostenitori, come un imprenditore capace (portando a testimonianza il successo delle sue aziende), l'uomo in grado di riformare e ammodernare lo Stato, rendendo più efficiente, veloce e meno costosa la pubblica amministrazione (tramite la sua sburocratizzazione, riorganizzazione e informatizzazione). Ambizioso proposito di Forza Italia è anche quello di un forte ridimensionamento della disoccupazione: vengono promessi da Berlusconi un milione di posti di lavoro.
Alcuni stretti collaboratori di Berlusconi, in alcuni casi, hanno però affermato che la difficoltà in cui si trovava la Fininvest nei primi anni novanta sia stato uno dei motivi della scesa in campo; ad esempio Marcello Dell'Utri:
| « Silvio Berlusconi è entrato in politica per difendere le sue aziende » | |
| « [...] la situazione della Fininvest con 5 mila miliardi di debiti. Franco Tatò, che all'epoca era l'amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d'uscita: "Cavaliere, dobbiamo portare i libri in tribunale" [...] I fatti poi, per fortuna, ci hanno dato ragione e oggi posso dire che senza la decisione di scendere in campo con un suo partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l'inchiesta della P2, andò in carcere e perse l'azienda » | |
|
(Marcello Dell'Utri, intervistato da Antonio Galdo; l'intervista è stata pubblicata nel libro Saranno potenti?. Spergling & Kupfer, 2003. ISBN 8820035014))
|
I principali manager del gruppo mal sopportavano la presenza di Tatò, in quanto egli era stato imposto dalle banche in qualità di "commissario" del gruppo. Questa nomina, annunciata a sorpresa da Berlusconi in una cena domenicale nell'ottobre del 1993, risultò alquanto sgradita in quanto annunciava il capolinea di una gestione che aveva portato il gruppo ad un risultato operativo che pareggiava a malapena gli interessi sul debito da pagare alle banche[13]. Pezzi importanti del gruppo Fininvest erano praticamente ipotecati: Cariplo, Comit, Banca di Roma, Banca Nazionale del Lavoro, Montepaschi, a garanzia di un eventuale indebitamento, possedevano i pacchetti di controllo della Standa e della Silvio Berlusconi editore, ossia della controllante della Mondadori.
La Standa fa da cassa di liquidità al gruppo, incassando contante a pronti (dai clienti) e ritardando il pagamento verso i fornitori a 9-12 mesi. Questo servizio viene pagato caro dall'azienda, in quanto durante la gestione Berlusconi non riuscirà mai a chiudere un bilancio in attivo.
Tatò intanto fa il suo mestiere salvando il gruppo dal baratro con due operazioni successive in borsa: la quotazione della Mondadori (800 miliardi) e della Mediolanum (700 miliardi).
Riguardo all'indebitamento, risulta dal tradizionale rapporto di Mediobanca, che ogni anno analizza le dieci maggiori aziende italiane, che le aziende del gruppo Berlusconi avevano nel 1992 7.140 miliardi di lire di debiti (4.475 finanziari e 2.665 commerciali), mentre il loro capitale netto ammontava a 1.053 miliardi. Essendo questa una situazione ad alto rischio di bancarotta, aumentata dal fatto che nel 1993 gli introiti pubblicitari televisivi registrarono una crescita pari a zero (dopo molti anni di aumenti elevati ed ininterrotti), le banche creditrici cominciarono in quel periodo a richiedere il saldo dei conti.
Aspetti giudiziari
Silvio Berlusconi ha più volte dichiarato che dopo il suo ingresso in politica è stato vittima di un persecuzione giudiziaria organizzata dai suoi oppositori.
| « Appena sono sceso in politica, hanno cominciato a fischiare i proiettili delle procure eccellenti per rovesciare il mio governo » | |
|
(Silvio Berlusconi, 16 ottobre 1998)
|
| « Da quando sono sceso in campo, la magistratura ha dedicato alla Fininvest un'attenzione e un impegno degni della maggior organizzazione mafiosa » | |
|
(Silvio Berlusconi, 24 novembre 1995)
|
Silvio Berlusconi annunciò il suo ingresso in politica il 26 gennaio 1994 tramite uno storico discorso di 9 minuti trasmesso in TV. Già nel 1992 e nel 1993, la Fininvest, come tutte le altre grandi aziende nazionali, fu oggetto di indagini da parte del pool di Mani pulite e delle Procure di Torino e Roma.
Tali indagini riguardarono varie vicende: presunte tangenti (ai partiti per la gestione delle discariche lombarde e per le licenze del supermercato Le Gru di Grugliasco, a funzionari pubblici per la vendita dei «palazzi d'oro», e altre ancora per gli spot sull'AIDS), le false fatture di Publitalia '80, i finanziamenti ai congressi di partito e le frequenze televisive.
Silvio Berlusconi ha però più volte ribadito che le indagini hanno seguito la sua discesa in campo e ha denunciato i magistrati milanesi, presso la procura di Brescia, per il reato di «attentato ad organo costituzionale»; la denuncia è stata archiviata, e nelle motivazioni si legge:
| « Risulta dall'esame degli atti che, contrariamente a quanto si desume dalle prospettazioni del denunciante, le iniziative giudiziarie [...] avevano preceduto e non seguito la decisione di "scendere in campo" » | |
La Corte d'appello di Venezia, già nel 1990 (quattro anni prima della sua entrata in politica), aveva infatti dichiarato Berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona, che indagava sulla sua iscrizione alla P2. Tale commesso reato fu però estinto dall'amnistia del 1989.
La questione dell'ineleggibilità
La legge n. 361 del 1957 all'articolo 10 afferma: «Non sono eleggibili [...] coloro che [...] risultino vincolati con lo Stato [...] per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica». Dati i numerosi possedimenti in campo mediatico, edilizio e assicurativo della famiglia Berlusconi, nel luglio 1994 alcuni esponenti di centrosinistra presentarono ricorso contro l'elezione di Berlusconi. Nel corso della seduta del 20 luglio 1994 (con un terzo dei deputati assenti) la Giunta per le elezioni, anche grazie ad una parte degli esponenti del PDS del neo-segretario Massimo D'Alema e della Alleanza dei Progressisti (che votarono a favore o non parteciparono al voto), decise di rigettare il ricorso.[14][15][16]
Curiosità
L'espressione "scendere in campo" risale alle contese cavalleresche ed in particolare alla disfida di Barletta; nella cultura popolare, però, come ricordato da Roberto Benigni in molti suoi monologhi, era utilizzata in Toscana nel dopoguerra come metafora di "andare al bagno", in quelle case di campagna che non erano provviste di toilette.
Note
- ^ AD, strategia del sorriso contro Cossutta
- ^ 'UN PARTITO, LO HA DETTO LUI'
- ^ 'SI', LA POLITICA HA BISOGNO DI NOI'
- ^ Una "cosa" né LEGA né PDS
- ^ abMarco Travaglio, Elio Veltri, L'odore dei soldi, Editori Riuniti, Roma 2009, pp. 105-106
- ^ "Quel giorno ad Arcore quando Craxi suggerì a Berlusconi di fondare un partito ". URL consultato il 16 luglio 2011.
- ^ Marco Travaglio; Elio Veltri. L'odore dei soldi. Roma, Editori Riuniti, 2001. ISBN 8835950074
- ^ L'espressione sull'uso politico della giustizia si riferisce all'inchiesta di Mani pulite.
- ^ «Fare politica significa realizzare cose concrete» «Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare. Mai come in questo momento l'Italia ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, creative ed innovative, capaci di darle una mano, di far funzionare lo Stato».
- ^ Sull’orlo del fallimento: Debiti per 4 mila miliardi. Così la Fininvest ha rischiato il naufragio. Poi, la quotazione in Borsa. Ovvero: come diventare ricchi con i «comunisti» al governo.
- ^ Marco Travaglio, Montanelli e il cavaliere. Storia di un grande e di un piccolo uomo, Garzanti Libri, Milano, 2004, ISBN 881160034-0
- ^ Francesco Battistini. Quel giorno ad Arcore quando Craxi suggeri' a Berlusconi di fondare un partito. Corriere della Sera, 12 aprile 1996
- ^ I debiti di Berlusconi, in societacivile.it.
- ^ Compatibili tv e mandato del Cavaliere, Corriere della Sera, 21 luglio 1994.
- ^ GIUNTA ELEZIONI Si', il Cavaliere era eleggibile, la Stampa, 21 luglio 1994.
- ^ Noi Berlusconi l’Opposizione, Paolo Sylos Labini, tratto da l'Unità, 24 novembre 2001.