l'Espresso

l'Espresso
Stato bandiera Italia
Lingua italiano
Periodicità settimanale
Genere stampa nazionale
Fondazione 1955
Formato magazine
Sede Via Cristoforo Colombo n.90, Roma
Editore Gruppo Editoriale L'Espresso
Diffusione 326.000 (dato medio 2009[1])
Direttore Bruno Manfellotto
Sito web espresso.repubblica.it
 

l'Espresso (già L'Espresso e L'espresso) è una rivista italiana fondata nel 1955. Si definisce nella testata «settimanale di politica, cultura ed economia». Appartiene al Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., società quotata in borsa e il cui maggior azionista e presidente è Carlo De Benedetti. Esce il venerdì.

Da agosto 2010 il direttore è Bruno Manfellotto, che ha sostituito Daniela Hamaui (passata al timone dei periodici de la Repubblica); Il 10 gennaio 2011 Orazio Carabini, ex editorialista de Il Sole 24 ORE, è stato nominato vicedirettore.

Breve cronologia

Le inchieste celebri

Come il quotidiano la Repubblica, sempre edito da De Benedetti, l'Espresso è storicamente vicino alle posizioni di centro-sinistra, anche se non ha mai lesinato critiche a tale schieramento. In questo senso L'Espresso si è fatto portavoce di diverse battaglie civili, quali quella per l'approvazione in Italia della legge sul divorzio e per il "no" al successivo referendum abrogativo del 1974 promosso dalle forze cattoliche; quella a favore della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza, con una copertina scandalo dove si vedeva una donna nuda e incinta in croce; la campagna contro il presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone, che sfociò nelle sue dimissioni, quella contro il monopolio RAI e quella sulla moralizzazione della vita pubblica a proposito della cosiddetta Tangentopoli.

Verso l'inizio degli anni novanta, ha avuto risonanza nei mass media una polemica riferita alla presenza sistematica sulle copertine della rivista del corpo femminile nudo che, ad opinione di molti detrattori, aveva come unico scopo quello di attirare l'attenzione del pubblico. Si invoglia all'acquisto, ma tali immagini hanno all'interno ben poca o nessuna attinenza con gli argomenti trattati dalla rivista. L'uso del nudo femminile in copertina è stato abbandonato a partire dal 2002.

Le rubriche

Per molti anni, appuntamenti fissi del settimanale sono stati quelli relativi al cinema (la cui rubrica è stata tenuta da Alberto Moravia), all'architettura (Bruno Zevi), alla televisione (Sergio Saviane), alla letteratura (Enzo Siciliano), e al costume (Il lato debole di Camilla Cederna).

Dal 2001, l'ultima pagina del giornale ospita in alternanza quindicinale due rubriche: La bustina di Minerva, una rubrica di divagazioni, firmata da Umberto Eco, e Il vetro soffiato, una rubrica di ragionamenti, di Eugenio Scalfari.

La «Slangopedia»

Dal 2001 sul sito web della testata è presente la sezione Slangopedia, un vocabolario on-line di espressioni gergali e giovanili della lingua italiana, curato da Maria Simonetti ed aggiornato con nuove segnalazioni ogni due settimane. Sempre sul sito è presente la sezione Chiesa.it, curata da Sandro Magister, che ha raggiunto fama internazionale con la recensione che le ha dedicato la rivista americana Foreign Policy. Molto curata anche la sezione Style&Design del sito, con contributi e audiogallerie realizzati appositamente per il web.

Direttori

Le firme

Per l'Espresso hanno nel passato scritto giornalisti ed editorialisti molto noti nel mondo dell'informazione, fra questi Giampaolo Pansa, Enzo Biagi, Peter Gomez e Edmondo Berselli; tra le firme attuali più note si ricordano Giorgio Bocca, Eugenio Scalfari, Umberto Eco, Michele Serra, Stefano Bartezzaghi, Marco Travaglio, Massimo Riva, Alessandro Gilioli, Massimo Cacciari, Gianni Vattimo, Umberto Veronesi, il vaticanista Sandro Magister, lo scrittore Roberto Saviano e l'economista Jeremy Rifkin.

Note

  1. ^ Settimanali - Novembre 2009. Prima Online.it. URL consultato il 2 marzo 2011.
  2. ^ La Storia siamo noi - Giovanni Leone. Rai.it, 20 giugno 2009. URL consultato il 2 marzo 2011.

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

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