Quel movimento che mi piace tanto

film del 1976 diretto da Franco Rossetti

Quel movimento che mi piace tanto è un film del 1976 diretto da Franco Rossetti.

Quel movimento che mi piace tanto
Lucy (Francesca Benedetti) e Fabrizio (Carlo Giuffré)
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1976
Durata99 min
Generecommedia, erotico
RegiaFranco Rossetti
SoggettoFranco Rossetti
SceneggiaturaCarlo Giuffré, Francesco Milizia e Franco Rossetti
Casa di produzionePan Hubris Productions
Distribuzione in italianoStefano Film
FotografiaRoberto Gerardi
MontaggioMaurizio Tedesco e Mauro Bonanni
MusicheManuel De Sica
ScenografiaGaia Romanini
CostumiGaia Romanini
TruccoMaurizio Giustini
Interpreti e personaggi

Trama modifica

L'avvocato Fabrizio Siniscalchi, consigliato dal cugino Salvatore, decide di passare ad un partito della sinistra. Per fare questo deve però liberarsi della contessa Livia Bonoli-Serpieri, della quale è l'amante.

 
La contessa Livia e Anna

Vistasi scaricata in tutta fretta e per ragioni politiche, la nobildonna medita vendetta e cerca di metterla in atto, aiutata dall'amico marchese Cecco Ottobuoni, perdutamente innamorato e perennemente respinto da lei, che la mette in contatto con la nipote Anna, bisognosa di denaro, facendole credere che la ragazza sia una prostituta.

L'intenzione dei due aristocratici è di favorire una relazione della giovane con l'avvocato, allo scopo di creare uno scandalo che ne rovini la carriera politica. Ma il progetto non riesce, perché in breve tempo la ragazza si innamora realmente dell'uomo.

 
Anna e Fabrizio in una delle scene finali

Durante un ricevimento di partito a cui partecipano anche l'avvocato e la ragazza, l'improvvisa comparizione della contessa e del marchese fanno sì che tutti i giochi vengano svelati: la situazione però si ribalta quando tutti i presenti non solo non si scandalizzano, ma anzi si complimentano con l'avvocato per la sua scelta di sposare una prostituta.

Per il marchese è l'occasione di vedere finalmente coronato il suo sogno con la contessa, che, dopo l'ennesimo tentativo di resistenza, cede.

Produzione modifica

Assistente alla regia del film è Carlo Verdone, alla sua seconda esperienza cinematografica in questa veste dopo 24 ore... non un minuto di più del 1973; aiuto regista è Riccardo Sesani.

Secondo Verdone, il titolo del film doveva essere Dimmi che illusione non è.[1]

Luoghi delle riprese modifica

Il film è stato girato in gran parte a Siena e mostra molti punti culturali della città, tra cui: esterni a Piazza del Campo durante un recente Palio; il Duomo e l'adiacente scalinata di piazza San Giovanni; Porta Romana; la fontana di Fontebranda; il cortile dell'Accademia Musicale Chigiana; il Castellare degli Ugurgieri; via Banchi di Sopra (qui, all'interno del bar Nannini, fa la comparsata un giovane Carlo Verdone); l'ufficio di Siniscalchi (Giuffré) è in via del Capitano. Sono stati girati degli interni: nel Museo civico, dove sono mostrati in particolare gli affreschi del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti e la Maestà di Simone Martini; nella Sala degli specchi all'Accademia dei Rozzi; nella basilica di San Domenico; nella Biblioteca comunale degli Intronati. Durante il viaggio in automobile dei cugini Siniscalchi è inquadrata la cinta muraria di Monteriggioni.[2]

Colonna sonora modifica

Le canzoni Risciò e Grande con te sono cantate da Daniela Davoli, con testi della stessa e musiche di Manuel De Sica.

Censura modifica

La pellicola uscì nei cinema dopo aver subito il taglio di 63 metri in un totale di 6 sequenze, di seguito elencate:

  • Eliminazione della sequenza della reciproca masturbazione fra l'avvocato e la contessa;
  • Eliminazione del campo lungo nella scena d'amore fra l'avvocato con l'elmo in testa e la contessa;
  • Eliminazione, subito dopo la prima inquadratura della sequenza del primo coito tra l'avvocato e la mondana;
  • Alleggerimento della sequenza del secondo coito tra l'avvocato e la mondana;
  • Riduzione della scena del bagno della contessa con eliminazione della scena in cui la ragazza carezza i capezzoli della contessa;
  • Eliminazione della scena in cui i due si baciano toccandosi con le lingue;

Il film venne inoltre vietato ai minori di 18 anni.[3]

Le edizioni distribuite successivamente home-video ripristinano tutte le scene eliminate nella versione cinematografica. La versione trasmessa da Mediaset è quella cinematografica, con la presenza però della prima scena censurata, risultando più breve di 7 minuti rispetto alla versione integrale.

Distribuzione modifica

Critica modifica

«Da quel Nipoti miei diletti che qualcuno considerò non proprio indegno, Rossetti approda inspiegabilmente (si fa per dire) a questo delirante «apologo» condito di civetterie pecorecce: fortuna per lui che sotto metafora non sa davvero esprimersi e quindi gli umori retrivi del «messaggio» in definitiva si dissolvono nell'ideologia senza bretelle del peggiore avanspettacolo. [...]»

«Ennesima variante (ma non troppo) della commedia all'italiana [...]. Ispirato alla lontana al libro di Diderot Giacomo il fatalista la vicenda vive la sua giornata soprattutto per le profuse e generose grazie di Cinzia Monreale e Martine Brochard.»

Note modifica

Collegamenti esterni modifica