WikiLeaks

Logo di WikiLeaks
 WikiLeaks
URL www.wikileaks.org[1]
Tipo di sito Archivio documentale
Registrazione privata
Proprietario The Sunshine Press
Creato da Julian Assange
Lancio 2006
Stato corrente del sito attivo

WikiLeaks (dall'inglese "leak", "perdita", "fuga [di notizie]") è un'organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in modo anonimo, grazie a un contenitore (drop box) protetto da un potente sistema di cifratura, documenti coperti da segreto (segreto di stato, segreto militare, segreto industriale, segreto bancario) e poi li carica sul proprio sito web. WikiLeaks riceve, in genere, documenti di carattere governativo o aziendale da fonti coperte dall'anonimato e da whistleblower.[2]

Il sito è curato da giornalisti, attivisti, scienziati. Comunque i cittadini di ogni parte del mondo possono inviare (sono anzi invitati a farlo) materiale "che porti alla luce comportamenti non etici di governi e aziende" tenuti nascosti.
Gran parte dello staff del sito, come gli stessi fondatori del progetto, rimane anonima.

L'obiettivo dell'organizzazione è di assicurare che gli informatori non vengano perseguiti per la diffusione di documenti sensibili.[3]

L'organizzazione dichiara di verificare l'autenticità del materiale prima di pubblicarlo e di preservare l'anonimato degli informatori e di tutti coloro che sono implicati nella "fuga di notizie".

Nonostante il prefisso, il progetto non è un wiki e non ha alcun legame con Wikimedia Foundation, l'organizzazione senza fini di lucro che possiede i server di Wikipedia. WikiLeaks, per scelta, non ha alcuna sede ufficiale. Infatti vuole essere «una versione irrintracciabile di Wikipedia che consenta la pubblicazione e l'analisi di massa di documentazione riservata». Lo scopo ultimo è quello della trasparenza da parte dei governi quale garanzia di giustizia, di etica e di una più forte democrazia.

Storia

Julian Assange, il principale portavoce di WikiLeaks

Il sito fece la sua prima apparizione su internet nel dicembre 2006, in occasione della pubblicazione di un documento che provava un complotto per assassinare i membri del governo somalo, firmato dallo sceicco Hassan Dahir Aweys[4].
La grande fortuna di Wikileaks è iniziata nel 2007, quando entrò a far parte dello staff di volontari un attivista che utilizzava il software di anonimato Tor. Attraverso questo software, Wikileaks intercettò milioni di conversazioni all'insaputa degli interessati. Tra essi vi erano degli hacker cinesi che ricercavano su internet informazioni sui governi occidentali. Wikileaks cominciò a registrare tutto il loro traffico. Una piccola frazione fu pubblicata sul sito dell'organizzazione e fu utilizzata come lancio del progetto.

Lo staff, di cui l'australiano Julian Assange è il membro più noto e influente, affermò di avere in preparazione la pubblicazione di oltre 1.200.000 documenti riservati. Nella seconda metà del 2007 è stata pubblicata una cospicua documentazione, anche di grosso impatto per i media; si va da materiale sull'equipaggiamento militare nella guerra in Afghanistan fino a rivelazioni sulla corruzione in Kenya.
La gestione del Campo di prigionia di Guantánamo è uno dei casi più celebri venuti alla conoscenza del grande pubblico grazie a WikiLeaks.

Nel 2008 il sito web è stato chiuso per decisione di un tribunale californiano dietro le pressioni della banca svizzera Julius Bär, ritenutasi diffamata da documenti che l'accusavano di supportare l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco. Il 29 febbraio 2008, lo stesso giudice che lo aveva chiuso autorizzò la riapertura del sito web citando il primo emendamento e questioni riguardo alla giurisdizione[5]. Il 5 marzo 2008 la banca rinunciò alla causa[6]. Una successiva richiesta della banca di bloccare la pubblicazione del sito web fu negata[7].

Nel giugno del 2009 il sito aveva oltre 1200 volontari registrati, fra cui un consiglio direttivo composto da Assange, Phillip Adams, Wang Dan, C. J. Hinke, Ben Laurie, Tashi Namgyal Khamsitsang, Xiao Qiang, Chico Whitaker e Wang Youcai.

Del 25 luglio 2010 è la notizia che WikiLeaks ha svelato ai quotidiani New York Times e The Guardian e al settimanale Der Spiegel il contenuto di alcuni documenti riservati dai quali emergono aspetti nascosti della guerra in Afghanistan. Tra le altre cose, le suddette informazioni riguardano: l'uccisione di civili e l'occultamento dei cadaveri; l'esistenza di un'unità segreta americana dedita a "fermare o uccidere" talebani, anche senza un regolare processo; il doppio gioco del Pakistan — ufficialmente paese alleato degli Stati Uniti — i cui servizi segreti tessevano rapporti di collaborazione con i capi talebani per combattere l'operato militare americano e organizzare perfino complotti contro leader afghani[8][9][10][11][12].

Nel mese di ottobre 2010 il numero due dell'organizzazione, il tedesco Daniel Domscheit-Berg, ha rassegnato le dimissioni per dissidi con Assange. Il 7 dicembre 2010, dopo essersi costituito alle autorità, viene arrestato nel Regno Unito il fondatore del sito Julian Assange.

Il 2 febbraio 2011 un parlamentare norvegese del Partito Socialista ha candidato il sito al premio Nobel per la pace.[13]

Tecnologia

Il sito web utilizzava inizialmente una versione modificata del software MediaWiki - lo stesso software in uso anche sui server di Wikipedia - ma questa soluzione è stata abbandonata a partire dal 22 ottobre 2010 a seguito di un restyling strutturale del sito.

Dal dicembre 2010, il database di WikiLeaks è ospitato in un centro dati gestito dall'Internet service provider svedese Bahnhof. Il centro - noto come Pionen White Mountains - è situato a Södermalm, un quartiere di Stoccolma, all'interno di un ex-rifugio anti-atomico ristrutturato.[14][15][16]

La migliore tecnologia del team resta comunque quella impiegata nell'accorta gestione dei messaggi diretti che non passano dal medium Internet, anche nei momenti più difficili della vita del progetto e dei suoi artefici.

Funzionamento

Per inviare un documento a Wikileaks è necessario per prima cosa procedere alla sua cifratura, in maniera da rendere l'operazione il più anonima possibile. Si utilizza il software a doppia chiave PGP, un sistema di cifratura open source altamente sicuro. Lo staff di Wikileaks verifica il documento ricevuto e poi provvede alla sua diffusione. Secondo dichiarazioni di Assange rese nel 2010, i documenti ricevuti sono controllati da un gruppo di cinque revisori con competenze in campi diversi (lingua, programmazione). La decisione finale circa la valutazione di un documento spetta allo stesso Assange.

Il file di "assicurazione"

Il 29 luglio 2010 Wikileaks ha aggiunto un file, denominato insurance.aes256 [17] di 1,4 gigabyte[18] alla pagina sulla guerra in Afghanistan (vedi infra). Il file è stato protetto con il sistema di crittazione Advanced Encryption Standard, con chiave a 256 bit, ed è stato reso pubblicamente disponibile sui circuiti di file sharing.
Insurance.aes256 funge da "assicurazione": lo stesso Assange ha dichiarato che, in caso dovesse succedere qualcosa a lui o agli altri collaboratori di WikiLeaks, le chiavi per decrittare il file verranno automaticamente rese pubbliche in modo che chiunque possa accedere autonomamente alla documentazione [19][20]. Non ci sarebbe allora alcun modo per fermare la diffusione di informazioni, che sarebbe istantanea, poiché diverse persone hanno già la copia del file nel loro hard disk.

Afghanistan war logs

Il 25 luglio 2010 WikiLeaks pubblica una raccolta di 91.731 documenti militari relativi alla guerra in Afghanistan. I documenti ricoprono un periodo che va dal gennaio 2004 al dicembre 2009 e vengono rilasciati al Guardian, New York Times e Der Spiegel, che verificano l'autenticità del materiale.[21]

La diffusione di tali documenti riservati, considerata una delle più estese nella storia militare degli Stati Uniti, rivela informazioni sull'uccisione di civili da parte di truppe statunitensi e britanniche,[22] e l'azione di sostegno di Pakistan e Iran ai talebani.[23][24]

Le rivelazioni, che evidenziano una sottovalutazione delle forze talebane, arrivano in uno dei momenti peggiori per l'esercito statunitense dall'inizio dell'occupazione in quanto a perdite: solo nel giugno 2010 si registra l'uccisione di 100 soldati americani.[25]

Iraq War Logs

Il 5 aprile 2010, durante una conferenza stampa a Washington, WikiLeaks diffonde un video di 17 minuti che mostra l'assassinio di almeno dodici civili iracheni, tra cui due giornalisti della Reuters, in un attacco messo in atto da due elicotteri Apache americani il 12 luglio 2007.[26] L'autenticità del video, chiamato Collateral Murder, è stata confermata da un militare americano.[27] Nel maggio dello stesso anno il soldato dell'esercito americano Bradley Manning viene arrestato con l'accusa di aver divulgato il video e altre centinaia di migliaia di documenti riservati.[28] In un'intervista al Guardian del dicembre 2010, Julian Assange lo ha definito un eroe.[29]

Nell'ottobre 2010 WikiLeaks diffonde più di 300.000 documenti riservati dell'esercito statunitense che rivelano gravi inadempienze delle autorità statunitensi nel perseguire abusi, torture e violenze perpetrate durante la guerra in Iraq.[30] La divulgazione dei documenti ha rivelato anche la morte di oltre 15.000 civili in circostanze sconosciute e numerosi casi di torture da parte di militari iracheni ignorate dall'esercito statunitense.[31]

Il cablegate 2010

A partire dal 28 novembre 2010 il sito ha pubblicato un'ingente rassegna di documenti riservati che hanno come focus l'operato del governo e della diplomazia statunitense nel mondo. Si tratta, stando a WikiLeaks stessa, della diffusione non autorizzata di 251.287 documenti contenenti informazioni confidenziali inviate da 274 ambasciate americane in tutto il mondo al dipartimento di Stato degli Stati Uniti a Washington. La pubblicazione dei documenti, che coprono il periodo fra il 1966 e febbraio 2010, è prevista per i mesi successivi al dicembre 2010. Inizialmente il sito ne ha resi pubblici 300. Fra i documenti ne risulterebbero 133.887 "non classificati", 101.748 con la dicitura "confidential" (confidenziale) e 15.652 a livello superiore "secret" (segreto) ma nessun "top secret".[32] I documenti sono stati distribuiti da WikiLeaks a quattro quotidiani (El País, Le Monde, The Guardian e The New York Times) e un settimanale (Der Spiegel) che ne hanno pubblicato una prima serie (220 documenti) il 28 novembre 2010[33][34][35][36][37].

Nei documenti sono incluse valutazioni sul comportamento pubblico e privato di capi di Stato europei, sui rapporti tra Stati Uniti ed Estremo Oriente e sulle posizioni dei più importanti Stati alleati inclusa l'Arabia Saudita, principale fiancheggiatore degli Stati Uniti e nel contempo, segretamente, principale finanziatore della rete terroristica di Al-Qaida. In tali comunicazioni gli ambasciatori riferiscono a Washington informazioni e opinioni su una molteplicità di personaggi di spicco di molti Stati. Tale fuga di notizie ha comportato un certo imbarazzo all'amministrazione americana per via dei contenuti di carattere riservato e non sempre propriamente elogiativi nei confronti dei soggetti attenzionati. Fra tali soggetti vi sono fra l'altro il presidente del consiglio italiano Berlusconi, il presidente francese Sarkozy, quello russo Putin e quello kazako Nazarbaev.

A seguito di tale pubblicazione, il sito wikileaks.org ha subito ripetuti e imponenti attacchi informatici di tipo DDoS (Distribuited Denial of Service)[38][39]. Il Dipartimento di Stato USA ha inviato tramite i suoi legali una lettera di diffida all'avvocato di Assange, appellandosi all'illegalità insita nel semplice possesso di quei documenti da parte dei gestori di Wikileaks, e negando al contempo ogni tentativo di negoziazione per bloccare la pubblicazione. Il governo statunitense e il Pentagono avevano già in precedenza bollato le rivelazioni come pericolose su vari fronti: per le fonti di informazioni confidenziali che verrebbero così perdute; per le operazioni di sicurezza nazionale, come quelle contro il terrorismo; per le relazioni diplomatiche degli Stati Uniti con gli alleati e la cooperazione internazionale su minacce di portata globale[40]. Il 1º dicembre 2010, Barack Obama ha creato una task force denominata Interagency Policy Committee for Wikileaks per contrastare eventuali altre fughe di documenti dagli uffici dell'amministrazione americana[41][42].

Il 2 dicembre 2010 EveryDNS.net, una società del gruppo Dyn Inc che era il provider che forniva il dominio wikileaks.org, ha reso noto di aver interrotto la fornitura per violazione di una clausola contrattuale rendendo impossibile il collegamento a quell'indirizzo.[43][44] Successivamente il sito è stato sfrattato dai server del sito di commercio elettronico Amazon.com dovendo emigrare sui server mantenuti dal provider svedese Bahnhof.[16]

Il 3 dicembre 2010 il sito WikiLeaks, attraverso la sua pagina su Twitter, ha accusato esplicitamente gli Stati Uniti di averlo oscurato.[45] Attualmente il sito è ospitato su molteplici server online[46] (al 10 dicembre 2010, 1559 mirror - solo parzialmente attivi - creati in risposta alla campagna di mass-mirroring lanciata da WikiLeaks il 4 dicembre 2010[47][48][49]) ed è accessibile attraverso differenti nomi a dominio (come wikileaks.ch registrato dal Partito Pirata Internazionale) resi disponibili da vari provider DNS.[50][51]

Il 4 dicembre 2010 sul social network Twitter, WikiLeaks ha lanciato l'operazione "I'm WikiLeaks". Da quel momento sotto l'hashtag Twitter #imwikileaks centinaia di mirror hanno iniziato a diffondere a macchia d'olio i contenuti del sito web. L'intento è una decentralizzazione per impedire oscuramenti, in questo modo a WikiLeaks basterà essere online anche una sola ora al giorno ed i mirror duplicheranno i contenuti. La hashtag su Twitter permette di avere dei mirror che nascono e muoiono continuamente ad indirizzi diversi, eliminando così la possibilità di Denial of service.[52]

Il 14 dicembre 2010 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha citato in giudizio Twitter, intimando di fornire informazioni sugli account iscritti o associati a WikiLeaks.[53] Twitter ha deciso di informare i propri utenti.[54]

Le sommosse popolari in Tunisia scoppiate nel dicembre 2010 sono in parte riconducibili alla rivelazione di alcuni documenti confidenziali del cablegate.[55]

Contenuto dei documenti

Qui di seguito sono pubblicate le informazioni della prima serie di documenti rilasciati il 28 novembre 2010, i documenti contengono in alcuni casi i punti di vista e le opinioni personali di diplomatici statunitensi e ambasciatori in servizio presso le ambasciate, inoltre a volte vi sarebbero riportati colloqui con rappresentanti di governo non statunitensi che hanno rapporti diplomatici con gli Stati Uniti:

Analisi diplomatica ai singoli leader stranieri

Spionaggio contro l'ONU

Afghanistan

Questioni europee

Questioni mediorientali

Questioni asiatiche

Questioni sudamericane

Altre questioni

Reazioni internazionali al caso

Note

  1. ^ Sito ufficiale mirrors
  2. ^ Wikileaks, la controinformazione più potente delle censure
  3. ^ How to leak a secret and not get caught Huliq.com
  4. ^ Il New Yorker scrisse: «Julian Assange ed i suoi collaboratori erano incerti sull'autenticità del documento, ma pensarono che i lettori, utilizzando le funzioni del sito simili a quelle di Wikipedia, avrebbero aiutato ad analizzarlo. Lo pubblicarono affiancandogli un lungo commento in cui chiedevano: «È un manifesto audace scritto da un militante islamico con collegamenti a Bin Laden? O è una velina proveniente dai servizi segreti americani, volta a screditare l'Unione, rompere l'alleanza somala e manipolare la Cina?». Il giornale concludeva: «l'autenticità del documento non è mai stata accertata».
  5. ^ Philipp Gollner (29 February 2008). "Judge reverses ruling in Julius Baer leak case". Reuters. Retrieved 1 March 2008
  6. ^ Claburn, Thomas (6 March 2008). «Swiss Bank Abandons Lawsuit Against WikiLeaks: The wiki had posted financial documents it said proved tax evasion by Bank Julius Baer's clients». InformationWeek
  7. ^ "Judge reverses WikiLeaks injunction". The Inquirer. 2 March 2008. Retrieved 23 September 2009
  8. ^ "Pakistan Aids Insurgency in Afghanistan, Reports Assert". New York Times. July 25, 2010.
  9. ^ "Afghanistan war logs: Massive leak of secret files exposes truth of occupation". The Guardian. July 25, 2010.
  10. ^ "Die Afghanistan-Protokolle". Der Spiegel. 25. Juli 2010.
  11. ^ «WikiLeaks svela la 'vera' guerra in Afganistan». La Repubblica, 26 luglio 2010.
  12. ^ "Guerra in Afghanistan: diffusi documenti segreti. Il Pakistan aiuta Al Qaeda". Corriere della Sera. 26 luglio 2010.
  13. ^ A WikiLeaks il premio Nobel per la Pace?
  14. ^ Pionen White Mountains, scheda tecnica sul sito del provider svedese.
  15. ^ Svezia, nel bunker dei server di WikiLeaks. la Repubblica, 28 novembre 2010. URL consultato il 29 novembre 2010.
  16. ^ abJohn D. Sutter, WikiLeaks now storing files in 'James Bond' bunker, CNN, 2 dicembre 2010.
  17. ^ Assange denuncia gli Usa. Mi vogliono assassinare da Corriere della Sera
  18. ^ Fermate Wikileaks!, l'uomo di Bush contro Assange da il Fatto Quotidiano
  19. ^ Assange-chat, fra Pentagono e Ufo "Il mondo sarà un posto migliore" da la Repubblica
  20. ^ WikiLeaks Posts Mysterious Insurance File da Wired
  21. ^ «Explosive Leaks Provide Image of War from Those Fighting It». Der Speigel, 25 luglio 2010.
  22. ^ «Afghanistan war logs: Civilians caught in firing line of British troops». The Guardian, 25 luglio 2010.
  23. ^ «Explosive Leaks Provide Image of War from Those Fighting It: The Secret Enemy in Pakistan». Der Speigel, 25 luglio 2010.
  24. ^ «Afghanistan war logs: Iran's covert operations in Afghanistan». The Guardian, 25 luglio 2010.
  25. ^ «Whistleblower's leaked US files reveal state of Afghan war». The Independent, 26 luglio 2010.
  26. ^ (EN) Tom Cohen. «Leaked video reveals chaos of Baghdad attack». Cnn, 7 aprile 2010. URL consultato in data 9 dicembre 2010.
  27. ^ (EN) Steve Benen. «'COLLATERAL MURDER'». Washington Monthly, 6 aprile 2010. URL consultato in data 9 dicembre 2010.
  28. ^ Luca Dello Iacovo. «Un accesso di 14 ore alla rete super segreta potrebbe essere all'origine delle rivelazioni di Wikileaks». Il Sole 24 Ore, 29 novembre 2010. URL consultato in data 9 dicembre 2010.
  29. ^ (EN) Sam Jones. «Julian Assange: Whoever leaked US embassy cables is unparalleled hero». The Guardian, 3 dicembre 2010. URL consultato in data 9 dicembre 2010.
  30. ^ (EN) Nick Davies, Jonathan Steele, David Leigh. «Iraq war logs: secret files show how US ignored torture». The Guardian, 22 ottobre 2010. URL consultato in data 5 dicembre 2010.
  31. ^ «WikiLeaks, 400 mila file shock "In Iraq un bagno di sangue"». la Repubblica, 23 ottobre 2010. URL consultato in data 5 dicembre 2010.
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  36. ^ Mistero sui server che fanno tremare il mondo. Rai News 24, 28 novembre 2010. URL consultato il 29 novembre 2010.
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  39. ^ Wikileaks: l'attacco informatico contro il sito. ANSA, 28 novembre 2010. URL consultato il 29 novembre 2010.
  40. ^ Obama tenta di fermarlo, Assange non molla. ANSA, 28 novembre 2010. URL consultato il 29 novembre 2010.
  41. ^ Usa: task force contro Wikileaks - Corriere della Sera
  42. ^ Wikileaks:Obama, task force contro fughe
  43. ^ Punto informatico, WikiLeaks, vacanza al confino, 3 dicembre 2010.
  44. ^ Punto Informatico, Hanno tutti paura di WikiLeaks!, 3 dicembre 2010
  45. ^ «WikiLeaks,org domain killed by US everydns.net after claimed mass attacks», in twitter.com/wikileaks, 3 dicembre ore 6.33 PM
  46. ^ Mirrors of our website. La pagina con l'elenco dei mirror sul sito di WikiLeaks.
  47. ^ Mass-mirroring WikiLeaks. La pagina della campagna di mass-mirroring sul sito di WikiLeaks.
  48. ^ WikiLeaks Starts Mass-Mirroring Effort, slashdot, 4 dicembre 2010.
  49. ^ Automated Wikileaks mirror tracker, lista dei mirror su savewikileaks.net, 5 dicembre 2010.
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  52. ^ «WikiLeaks, lista mirror, anche su Tor. Le truppe si mobilitano e nasce #imwikileaks». WikiLeaks Italia, WikiLeaks Italia. URL consultato in data 5 Dicembre 2010.
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  54. ^ «Icelandic MP fights US demand for her Twitter account details», The Guardian. URL consultato in data 14 febbraio 2011.
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  72. ^ Wikileaks: US pressured Spain over CIA rendition and Guantánamo torture
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  94. ^ WikiLeaks claims are 'psychological warfare' says Ahmadinejad
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