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1. Fußballclub Union Berlin

società calcistica tedesca
(Reindirizzamento da 1. FC Union Berlin)
1. FC Union Berlin
Union Berlino
Calcio Football pictogram.svg
1 FC Union Berlin.png
Die Eisernen (i ferrei), Die Schlosserjungs (fabbri ferrai), Eisern-Union (unione di ferro)
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
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Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
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Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali Bisection vertical White HEX-FF0000.svg Bianco, rosso
Simboli Orso, guerriero
Inno Eisern Union
Nina Hagen[1]
Dati societari
Città Coat of arms of Berlin.svg Berlino
Nazione Germania Germania
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Germany.svg DFB
Campionato Bundesliga
Fondazione 1906
Rifondazione1945
Rifondazione1966
Presidente Germania Dirk Zingler
Allenatore Svizzera Urs Fischer
Stadio Stadion An der Alten Försterei
(22 012 posti)
Sito web www.fc-union-berlin.de
Palmarès
Titoli nazionali 1 Dritte Liga
Trofei nazionali 1 Coppa DDR (FDBG Pokal)
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

L'1. Fussballclub Union Berlin e.V. (abbreviato Union Berlin, in italiano comunemente Union Berlino) è una società calcistica tedesca con sede a Berlino, nel quartiere di Köpenick. Nella stagione 2019-2020 milita in Bundesliga, la massima divisione del sistema calcistico tedesco, per la prima volta nella sua storia.

Il club trova le proprie origini storiche nell'anno 1906, con la fondazione della società Fussballclub Olympia Oberschönweide; dopo essere incorso in varie fusioni, scissioni, ridenominazioni e rifondazioni, nel 1966 ha acquisito la corrente ragione sociale.

Dal secondo dopoguerra al 1991, essendo basato nella parte orientale di Berlino, il club ha militato nel sistema calcistico della Germania Est, raggiungendo come massimo successo una vittoria nella coppa nazionale. A quel tempo l'Union assunse il ruolo di "squadra della dissidenza", contrapponendosi in una forte rivalità con la concittadina Dinamo Berlino, legata a doppio filo all'establishment politico-militare della DDR[2]. A seguito della riunificazione tedesca, per contro, il club è stato associato all'Ostalgie; in tale epoca il risultato più prestigioso è costituito dal raggiungimento della finale di DFB-Pokal 2000-2001 e la successiva partecipazione alla Coppa UEFA 2001-2002.

Più in generale, l'Union Berlino vanta un profilo storico-ideale di stampo anticonformista, che si è tradotto in uno status di "società di culto", corroborato dallo strettissimo legame intrattenuto con la propria tifoseria.

StoriaModifica

Dalla fondazione alla seconda guerra mondialeModifica

 
"Albero genealogico" dell'Union Berlino e delle società antesignane.

La storia sociale inizia il 17 giugno 1906 con la fondazione, nell'omonimo quartiere berlinese, del Fussballclub Olympia 06 Oberschönweide, che fuse in sé tre società preesistenti (il Frisch Auf, il Preußen e il Vorwärts) tutte basate nel medesimo quartiere.

L'età media degli aderenti era piuttosto bassa, sicché a stretto giro l'Olympia si affiliò alle giovanili del concittadino Berliner TuFC Helgoland 1897, che però cessò le attività di lì a poco. La squadra passò quindi a essere una sotto-formazione del Berliner TuFC Union 92, società vincitrice del titolo nazionale 1904-1905: nel 1907-1908 vinse l'ultimo livello dei campionati organizzati dal Verband Berliner Ballspielvereine (VBB, lega calcistica della città di Berlino e del Brandeburgo).

L'affiliazione con l'Union 92 terminò già nel 1909 e a quel punto la squadra decise di proseguire le attività in autonomia: in segno di ringraziamento nei confronti della "società madre", essa scelse di rinominarsi Union Oberschöneweide (poi Sportclub Union Oberschöneweide, talora abbreviato in Union-Ob) e di continuare a giocare in maglia bianco-blu.

L'Union Oberschöneweide nei cinque anni seguenti inanellò tre promozioni e nel 1914 arrivò a militare in Verbandsliga (prima serie del VBB, che nel mentre si era fusa con altre leghe calcio locali e aveva mutato nome in Verband Brandenburgischer Ballspielvereine). Nel 1917 la squadra fu seconda in tale campionato, ma dovette fare i conti con i rovesci della prima guerra mondiale: circa il 60% degli affiliati venne chiamato alle armi (tra i quali si calcola che i 4/5 caddero in combattimento o in prigionia) e le attività sportive dovettero essere fortemente limitate.

Sede degli allenamenti e delle partite fu, fino al 1920, un campo sportivo sito in Wattstraße; successivamente la squadra trovò definitivamente la propria sistemazione a Köpenick, nella zona sportiva detta Sadowa-Platz, al limitare della foresta di Wuhlheide. La prima partita giocata in tale sede fu un'amichevole contro il Norimberga, giocata il 7 agosto di quell'anno.

A guerra finita, nel 1920 l'Union vinse per la prima volta il campionato brandeburghese, potendo così debuttare nella fase finale del campionato nazionale, ove venne poi sconfitta ed eliminata ai quarti di finale dallo Sportfreunde Breslau col risultato di 2-3. Tre anni dopo il risultato venne migliorato con la conquista della finale per il titolo, che vide però imporsi l'HSV per 0-3.

Il rendimento della squadra andò però calando negli anni seguenti: nel 1925 i biancoblù si piazzarono al secondo posto nel campionato brandeburghese e nel 1926 persero la finale della coppa cittadina (alla quale però non concorrevano club più strutturati quali l'Hertha o il Tennis Borussia Berlin) contro il Viktoria. La defezione di giocatori talentuosi quali Otto Martwig e Karl Schulz contribuì alla crisi dei risultati, con la squadra che si riposizionò a metà classifica. In questo periodo andò altresì diffondendosi tra i supporter del club il soprannome Eisern Union ("unione di ferro"), che già in precedenza erano soliti chiamare i giocatori (perlopiù figli di famiglie operaie) Schlosserjungs, ossia "fabbri ferrai".

L'avvento del regime nazista, dal 1933, coincise con una decisa riforma del calcio tedesco: le precedenti 30 leghe regionali vennero ridotte a 16 Gauligen da circa 160 squadre ciascuna. L'Union venne inserita in Gauliga Berlin-Brandenburg e qui continuò il suo declino: al termine della stagione 1934-1935 retrocedette, per poi risalire subito in prima lega l'anno seguente, ma senza mai ottenere prestazioni di rilievo. Solo dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale (che complicò le attività di molti club, falcidiandone le rose a seguito delle coscrizioni), nel 1940 l'Union vinse il campionato distrettuale e si qualificò alla fase finale del nazionale, scegliendo però di ritirarsi prima di disputare il secondo turno contro il Rapid Vienna. Nel 1942 sopraggiunse una nuova retrocessione, dopodiché la risalita del 1944 fu di poco valore, poiché la rovina della Germania nelle fasi finali del conflitto segnò la definitiva battuta d'arresto per le attività calcistiche.

La divisione dopo la guerraModifica

Al termine della seconda guerra mondiale le autorità alleate smantellarono tutte le associazioni dell'ex Germania nazista, comprese quelle sportive, ritenendole pressoché tutte compromesse con l'abbattuto regime. In tutti i settori della Berlino occupata venne altresì vietata fino al 1948 la creazione autonoma di nuovi club sportivi, che venne riservata alle autorità municipali. Le nuove Sportgemeinschaften (SG, ossia "associazioni sportive") che nacquero in quel tempo sotto l'egida comunale dovettero inoltre usare nuove denominazioni: fu così che l'Hertha BSC rinacque come SG Gesundbrunnen (e tale rimase fino al 1949), il Tennis Borussia divenne SG Charlottenburg e l'Union invece ebbe nuova vita dalla fine del 1945 come SG Oberschöneweide (siglato SGO). Fino all'anno seguente inoltre poterono giocarvi solo soggetti residenti nella capitale.

Dopo aver mancato all'esordio la qualificazione in Berliner Stadtliga (prima divisione cittadina), l'Oberschöneweide ottenne il risultato nel 1946-1947, vincendo altresì la coppa cittadina (ove riuscì a sconfiggere diverse squadre di categoria superiore). Nella stagione 1947-1948 l'SGO difese il titolo in coppa e vinse la Stadtliga, qualificandosi così alle finali nazionali, ove però venne eliminata ai quarti dal St. Pauli, che vinse per 0-7 la partita giocata dinnanzi ai 70.000 spettatori dello stadio olimpico di Berlino.

Nel 1948 venne meno il divieto di utilizzo delle vecchie ragioni sociali e la società cambiò denominazione in SG Union 06 Oberschöneweide, col benestare delle autorità sovietiche (che ancora occupavano la parte orientale di Berlino): il nome infatti venne giudicato non connotato in "senso borghese". Nel mentre alcuni giocatori iniziarono ad abbandonare il club per trasferirsi nei settori occidentali della capitale, ove le possibilità di guadagno erano superiori.

La crisi divampò allorché nel 1949 il Deutsche Sportausschuß (comitato d'indirizzo delle attività sportive nella parte di Germania sotto occupazione sovietica) non accettò la riforma dei contratti dei calciatori in senso professionistico voluta dalla lega calcistica berlinese e ritirò dai campionati le squadre di Berlino Est. Gran parte dei giocatori dell'Union Oberschöneweide allora si trasferì a Moabit, nel settore di occupazione britannico, ed elesse a proprio campo interno il Poststadion: la squadra, allenata da Johannes Sobek, si piazzò seconda nella Stadtliga 1949-1950, ma venne esclusa d'ufficio dalle finali nazionali (ove avrebbe dovuto incontrare l'Amburgo). Di riflesso quasi tutta la squadra (di cui Paul Salisch e Heinz Rogge erano gli elementi più talentuosi) si stabilì definitivamente a Berlino Ovest e il 9 giugno 1950 costituì un club autonomo denominato SC Union 06 Berlin, che da allora ebbe vita autonoma rispetto alla società dell'est e arrivò anche a disputare, con discreti risultati, alcune stagioni di Oberliga (all'epoca massima serie calcistica della Germania federale).

In Germania Est: dalle continue rifondazioni ai maggiori successiModifica

Quel che rimaneva dell'Union Oberschöneweide a Berlino Est, indebolita dalla "scissione forzata", venne ammessa nel 1950 in DDR-Oberliga, prima divisione del sistema calcistico della Repubblica Democratica Tedesca: il campionato d'esordio venne concluso al 15º posto, non sufficiente per mantenere la categoria.

Intervenne a quel punto il Deutscher Sportausschuß, che ritenendo opportuno mantenere due club berlinesi in massima serie, decise di salvare dalla retrocessione sia l'Union che il VfB Pankow, imponendo però che esse si associassero ai club sportivi dopolavoristici (Betriebssportgemeinschaften, abbreviato BSG) legati alle maggiori imprese della città. L'Union venne pertanto incorporata nel BSG della VEB Transformatorenwerk Karl Liebknecht, cambiando inoltre denominazione in BSG Motor Oberschöneweide: in questa occasione vennero altresì abbandonati gli storici colori sociali biancoblù, cui subentrò un nuovo schema cromatico biancorosso. Alcuni personaggi legati alla squadra provarono allora a proseguire autonomamente l'attività con la vecchia denominazione, ma la loro squadra non riuscì mai ad emergere dalle divisioni inferiori e infine cessò di esistere nel 1972.

Il Motor Oberschöneweide resistette in DDR-Oberliga fino alla stagione 1952-1953, chiusa al 15º posto con susseguente retrocessione in DDR-Liga. Un'ulteriore retrocessione in Zweite DDR-Liga (terza serie) sopraggiunse al termine dell'annata 1994-1995.

 
Un momento di una partita tra Motor Berlin e Chemie Grünau-Schmöckwitz (1957)

Nel mentre la squadra si era distaccata dalla Karl Liebknecht ed era divenuta la sezione calcistica della polisportiva Sportclub Motor Berlin, che nel 1957 incorporò varie altre società sportive cittadine divenendo TSC Oberschöneweide. Questa ragione sociale durò fino al 1963, quando a seguito di un'ulteriore fusione con lo Sportclub Rotation Berlin e lo Sportclub Einheit Berlin ebbe origine il Turn- und Sportclub Berlin (in breve TSC Berlin). In questa circostanza nella simbologia del club apparve per la prima volta l'orso, animale-simbolo della capitale tedesca.

Dietro a questi frequenti cambi di denominazione e riassetti societari si celava la regia politica che sovrintendeva allo sport in Germania Est: a titolo d'esempio, la creazione del TSC Berlin fu voluta espressamente dalla segreteria distrettuale della SED (il partito egemone del regime tedesco-orientale) al fine di disporre di una società sportiva di matrice civile da contrapporre con efficacia ai club controllati dalle forze militari (ossia la Dynamo, espressione della Volkspolizei, e il Vorwärts, controllato dall'esercito).

Questa volubilità ebbe però il risultato di annacquare l'identità del club, che perse così il suo appeal nei confronti dei tifosi, che fino alla costruzione del muro di Berlino, iniziata nel 1961, preferirono di gran lunga seguire le partite della già citata SC Union 06 Berlin, creata dagli "scissionisti" a Berlino Ovest, piuttosto che quelle del TSC. In aggiunta l'emorragia di giocatori talentuosi proseguì anche dopo l'istituzione della Germania Est (nomi come Günther Wirth, Horst Assmy e Lothar Meyer passarono infatti al Vorwärts o alla Dynamo), sicché fino al 1962 la squadra rimase confinata in terza serie.

Ritornato in DDR-Liga, il TSC Berlin si propose come squadra di vertice, ma ancora per diverso tempo non riuscì a rientrare in Oberliga. Di questo periodo resta particolarmente nota la vittoria per 15-1 ottenuta contro il SC Frankfurt all'ultima giornata del campionato 1963-1964, chiuso al secondo posto alle spalle del SC Neubrandenburg.

Nella stagione 1965-1966 il TSC riuscì infine a primeggiare in DDR-Liga, con sei punti di vantaggio sulle altre squadre, e a riguadagnare un posto in Oberliga. Nel mentre erano però intervenute delle novità: nel quadro di un progetto di potenziamento del calcio tedesco-orientale, le autorità preposte allo sport avevano stabilito che per ogni distretto della Repubblica Democratica Tedesca dovesse esistere un solo club d'alto livello, cui avrebbe fatto riferimento un certo numero di Leistungszentren (centri d'allenamento) incaricati di formare nuovi giocatori. La capitale fece eccezione, poiché sia la Stasi che l'esercito pretesero che i rispettivi club (la Dynamo e il Vorwärts) mantenessero uno status di prima fascia: a quel punto Herbert Warnke, presidente della Freie Deutsche Gewerkschaftsbund (la federazione sindacale nazionale) chiese che, per parità di trattamento, si accordasse il privilegio anche a un club civile, destinato "ai lavoratori". In virtù di ciò, il 20 gennaio 1966 il club di Kopenick venne rifondato con la nuova denominazione 1. Fussballclub Union Berlin, in italiano "Union Berlino".

La stagione d'esordio dell'Union Berlino fu inaspettatamente di buon livello e venne chiusa al sesto posto, davanti peraltro ad entrambi i club concittadini (coi quali andò sviluppandosi una sentita rivalità): la squadra in tal modo si qualificò all'Intertoto e l'anno seguente poté giocare i suoi primi match internazionali, attraendo una quantità sempre maggiore di pubblico a presenziare alle gare interne sul campo di Kopenick.

 
9 giugno 1968: i giocatori dell'Union festeggiano la vittoria nella coppa nazionale della DDR.

L'anno seguente l'Union colse il maggior successo della sua storia, aggiudicandosi la FDGB Pokal nella finalissima contro il Carl Zeiss Jena (all'epoca campione in carica della DDR), che venne sconfitto per 2-1. In teoria ciò le avrebbe dato diritto a concorrere alla Coppa delle Coppe; tuttavia a seguito degli eventi della primavera di Praga la UEFA decise di evitare il più possibile gli scontri diretti tra squadre dell'Europa occidentale e quelle provenienti dall'est. Per tutta risposta la federcalcio della DDR (unitamente alle omologhe di Unione Sovietica, Polonia, Bulgaria e Ungheria) deliberarono il ritiro delle loro squadre dalle competizioni continentali (fatta salva la sola Coppa delle Fiere).

Il 1968-1969 fu inoltre una stagione difficile per l'Union, che chiuse il campionato in ultima posizione e retrocedette: l'anno successivo primeggiò nel girone nord di DDR-Liga e ottenne l'immediata risalita in Oberliga. Infine nel campionato di prima divisione 1970-1971 gli Eisernen si piazzarono quinti, in quello che rimase il loro miglior piazzamento di sempre.

Va inoltre segnalato che tra il 1969 e il 1971 l'Union Berlino gestì anche una squadra femminile[3].

Dagli anni 1970 al crollo della DDR: alterne fortuneModifica

Nel 1971 il Vorwärts venne trasferito a Francoforte sull'Oder: l'Union e la Dynamo rimasero pertanto le uniche due squadre a contendersi la scena calcistica di Berlino Est. La circostanza coincise con una nuova ridistribuzione dei centri d'allenamento territoriali, decisa dopo che nel lustro precedente la sistemazione prefissata non aveva dato i risultati sperati in termini di miglioramento della pratica pedatoria nella DDR. Per quanto concerne la capitale, se prima i tre club avevano ricevuto un numero praticamente uguale di centri da gestire, stavolta la ripartizione fu estremamente sfavorevole per l'Union, alla quale vennero intestati soli sei centri contro i trentotto della Dynamo.

Anche a seguito di una tale amputazione del "bacino di giocatori", l'Union perse competitività e nel 1973 retrocedette in seconda divisione. A seguito di tale rovescio il suo giocatore più rappresentativo e amato, Reinhard Lauck, si trasferì alla Dynamo: ciò cooperò a creare un clima di crescente acrimonia e rivalità verso il club concittadino, pesantemente favorito dalla propria contiguità alla Stasi (e dunque al governo).

 
Partita di spareggio tra Union e Chemie Halle per la promozione in Oberliga (1974).

Nel mentre la DDR-Liga era stata ristrutturata in cinque gironi, i cui club vincitori andavano poi a sfidarsi in un ulteriore girone, dal quale venivano poi promossi in Oberliga i primi due. Tale meccanismo vanificò per due anni di fila le vittorie ottenute dall'Union nel proprio raggruppamento, cui fecero seguito un quarto e un quinto posto nell'Aufstiegsrunde. La promozione in massima serie venne riottenuta nel campionato 1975-1976, grazie alla terza vittoria consecutiva nel girone di competenza e al successivo secondo posto nel gruppo di spareggio.

Grazie all'arrivo del tecnico Heinz Werner, gli Eisernen riuscirono a ri-stabilizzarsi in Oberliga: alla prima giornata del campionato 1976-1977 inflissero una sorprendente sconfitta per 1-0 alla Dynamo, bissando il risultato all'inizio del girone di ritorno (le partite si giocarono allo Stadion der Weltjugend davanti a circa 45.000 spettatori). Questi risultati, ottenuti contro quella che era considerata la "squadra del regime", rafforzarono la popolarità del club, che negli anni successivi registrò una media di 17.308 spettatori alle proprie gare interne (seconda solo a quella della Dynamo Dresda). In assenza di risultati particolarmente eclatanti (l'Union tendeva comunque a stazionare nella media-bassa classifica), tifare per l'Union divenne de facto un gesto di dissidenza, un modo per esprimere la propria contrarietà al regime della Repubblica Democratica Tedesca, il quale non mancò di riservare uno stringente controllo agli Unioner.

Il ciclo positivo si concluse nel 1979-1980 con la retrocessione in DDR-Liga; l'Union non fu inoltre più capace di ripetere le performance di un tempo contro la Dynamo, che in quegli anni vinse più volte le stracittadine con punteggi come 0-6 o 0-5, fino ad arrivare (in una partita valida per la FDGB Pokal) al punteggio di 1-8.

Rientrata in Oberliga nel 1982, l'Union registrò l'addio del tecnico Heinz Werner, che venne sostituito da Harry Nippert, ex allenatore della Dynamo: ciò, unito all'arrivo di Norbert Woick (a sua volta ex collaboratore dei rivali) nel direttivo del club, causò malumori e proteste tra la tifoseria, che oltre a non digerire la partenza dell'amato Werner, considerò l'arrivo di costoro come un tentativo di "manipolare" l'Union da parte del regime tedesco-orientale. Entrambi rimasero però un solo anno a Kopenick, guidando l'Union a una difficoltosa salvezza (la squadra non ottenne alcun punto in trasferta) nel campionato 1982-1983.

La retrocessione si concretizzò nuovamente nell'annata 1983-1984: l'Union concluse il campionato all'ultimo posto utile per la zona salvezza, ma a pari punti era giunto il Chemie Lipsia, sicché la retrocessione venne stabilita mediante un play-out. Il doppio confronto (pareggio per 1-1 a Berlino e sconfitta per 2-1 a Lipsia) premiò gli avversari, che mantennero l'Oberliga a danno degli Eisernen.

 
L'attaccante Ralf Sträßer, capocannoniere della DDR-Oberliga 1985-1986 con l'Union Berlino.

Vinta la seconda divisione nel 1984-1985, nell'annata 1985-1986 l'Union disputò una delle sue migliori stagioni: fino alla terzultima giornata di campionato fu infatti in corsa per la qualificazione alla Coppa UEFA e infine si piazzò settima; l'attaccante Ralf Sträßer fu inoltre capocannoniere del torneo con 14 goal. Inoltre gli Eisernen riuscirono a raggiungere la finale di FDGB Pokal, sconfiggendo nelle eliminatorie diverse squadre più quotate, quali Magdeburgo e Dynamo Dresda. La partita decisiva vide però imporsi la Lokomotive Lipsia per 1-5. All'atto del crollo della DDR, la squadra militava nuovamente in seconda serie.

In virtù del raggiungimento della finale l'Union poté però comunque tornare nelle competizioni europee e vincere il proprio raggruppamento nella Coppa Intertoto 1986 (contro Bayer Uerdingen 05, Losanna e Standard Liegi.

La stagione 1986-1987 vide l'Union piazzarsi all'11º posto e conseguire una salvezza relativamente tranquilla; la retrocessione giunse nuovamente nella stagione 1988-1989, dopodiché il crollo del muro di Berlino segnò la fine della Repubblica Democratica Tedesca e quindi anche del suo sistema calcistico, che venne integrato in quello della Germania federale.

Nella Germania riunita: i difficili anni del semiprofessionismoModifica

L'Union celebrò la riunificazione tedesca disputando una partita amichevole contro l'Hertha Berlino, dinnanzi a 51.270 spettatori convenuti all'Olympiastadion. Nel mentre però non riuscì a riottenere la promozione nella massima serie tedesca-orientale, terminando al secondo posto il campionato 1989-1990 di DDR-Liga.

L'insuccesso ebbe esiti nefasti allorché si procedette all'unificazione dei due sistemi calcistici orientale e occidentale: preso atto del fatto che la stragrande maggioranza dei club della ex DDR non aveva la solidità necessaria per reggere il calcio professionistico dell'ovest, la federcalcio tedesca deliberò di concedere soli otto posti alle squadre dell'est nelle prime due divisioni (due in Bundesliga e sei in 2. Bundesliga). Per determinare chi avrebbe avuto diritto a tali "ticket", venne creato un doppio turno di qualificazione misto tra squadre di DDR-Oberliga e di DDR-Liga, detto NOFV-Liga: l'Union vinse il primo girone, ma non riuscì a fare lo stesso nel secondo, venendo pertanto assegnata alla NOFV-Oberliga (terza serie, a carattere semiprofessionistico). Dinnanzi a tale rovescio, molti giocatori, allettati dalle migliori possibilità di guadagno offerte dai club occidentali, lasciarono l'Union e anche la tifoseria ne risultò fortemente ridimensionata.

Nel campionato 1991-1992 l'Union vinse il suo girone (Nordost-Mitte) di Oberliga, ma fu solo quarta nel girone di spareggio, mancando così la promozione. L'anno successivo la panchina venne affidata a Frank Pagelsdorf, che riuscì invece a vincere anche il girone di spareggio: all'ultima partita contro il Bischofswerda assistettero 15.000 spettatori festanti, convinti di aver raggiunto la seconda serie. La federcalcio però negò agli Eisernen la licenza, adducendo a motivo la presentazione da parte del club di una fideiussione bancaria fasulla.

Un rovescio analogo accadde nell'annata 1993-1994, che vide l'Union vincere il campionato per poi vedersi escludere dalla seconda serie: in questo caso le autorità calcistiche negarono la licenza a causa della notevole massa debitoria contratta dall'Union, che era stimata in 2,56 milioni di euro. La squadra riuscì però a riportare a casa un trofeo, vincendo (dopo 46 anni) la coppa regionale di Berlino.

Le difficoltà economiche, dovute soprattutto alle spese sostenute per contrattualizzare alcuni giocatori e tecnici di alto profilo, si riverberarono parzialmente anche nei risultati dell'Union, che pur restando costantemente nell'alta classifica del loro girone di terza serie (che nel 1994-1995 venne ribattezzata Regionalliga) non fu in grado di lottare per la promozione, oltre a vedersi nuovamente negata la licenza per i campionati professionistici. La dirigenza corse ai ripari cedendo i suoi giocatori più talentuosi: fu così che tra il 1996 e il 1997 Martin Pieckenhagen passò al Tennis Borussia, mentre Marko Rehmer e Sergej Barbarez andarono all'Hansa Rostock, imitati dall'allenatore Pagelsdorf (e ottenendo di lì a poco la promozione in Bundesliga col club anseatico). Sintomatico del caos societario fu quanto accadde nella stagione 1995-1996: la squadra, affidata al tecnico Hans Meyer, dopo dieci giornate era seconda in classifica, con otto vittorie e due pareggi; tuttavia gli screzi con la dirigenza costarono la panchina sia a Meyer che al suo successore, per un totale di tre cambi d'allenatore. Di riflesso l'Union, pur tenendo il secondo posto, non poté nuovamente lottare per la promozione.

Nel febbraio 1997 la crisi finanziaria era giunta a un tal punto che i giornali annunciarono l'imminente fallimento del club: in risposta circa 3000 tifosi Eisernen mossero in corteo presso la porta di Brandeburgo per sollecitare l'intervento di nuovi investitori. La bancarotta venne infine scongiurata grazie alla stipula di un contratto di sponsorizzazione con la Nike. Dal punto di vista sportivo la squadra chiuse al quinto posto il proprio girone di Regionalliga, riuscendo perlomeno ad accedere alla finale di Coppa di Berlino (poi persa contro il Füchse Berlin Reinickendorf).

La situazione rimase comunque critica: la squadra (che nel frattempo, a seguito di una riforma dei campionati, era passata in Regionalliga), pur continuando a occupare posizioni di vertice, registrò continue defezioni da parte di giocatori e tecnici, sfiduciati dai pagamenti ridotti e irregolari e dall'apparente assenza di prospettiva dell'Union. I tifosi a quel punto lanciarono raccolte fondi in favore del club (l'iniziativa prese il nome di Fünf Mark für Union, ossia "cinque marchi per l'Union") e saltarono alcune trasferte per destinare il costo dei biglietti al salvataggio della società. Un intervento risolutivo si ebbe solo nel gennaio 1998, allorché il club venne finalmente ricapitalizzato dall'imprenditore Michael Kölmel mediante la sua società Kinowelt.

Sempre nel 1998 la nota cantante pop tedesca Nina Hagen scrisse il nuovo inno sociale.

Alti e bassi tra secondo e terzo millennioModifica

Finalmente libera da preoccupazioni economico-amministrative, l'Union disputò una stagione 1998-1999 senza particolari acuti, chiudendo al sesto posto.

La competitività fu ritrovata già l'anno dopo sotto la guida dell'allenatore bulgaro Georgi Vasilev, presto soprannominato dalla tifoseria Der General: l'Union vinse il proprio girone, ma mancò nuovamente la promozione in seconda serie perdendo gli spareggi contro Osnabrück e Ahlen.

Fu però l'ultimo rovescio sfortunato: nella stagione 2000-2001 l'Union vinse la Regionalliga Nord e (grazie al nuovo regolamento che non prevedeva più gli spareggi) salì in 2. Bundesliga. Il risultato più clamoroso fu tuttavia costituito dal raggiungimento della finale di Coppa di Germania: dopo aver superato nei turni eliminatori diverse squadre di categoria superiore, l'Union infine perse 2-0 lo scontro decisivo contro lo Schalke 04, ma in tal modo conquistò una clamorosa qualificazione alla Coppa UEFA, cui mai una squadra tedesca era arrivata militando in un campionato di così basso livello.

La stagione 2001-2002 vide un'Union mediamente competitiva piazzarsi al sesto posto in campionato (riuscendo anche a sconfiggere la capolista Magonza), mentre in Coppa UEFA eliminarono al primo turno i finlandesi dell'Haka Valkeakoski, per poi uscire al secondo turno contro i bulgari del Litex Lovech.

L'anno seguente gli Eisernen si separarono dal tecnico Vasilev (con grande disappunto da parte della tifoseria) a seguito della sconfitta per 0-7 occorsa il 7 ottobre 2002 contro il Colonia; gli subentrò Mirko Votava, che li guidò al nono posto in seconda serie.

La stagione 2003-2004 si rivelò nuovamente difficoltosa, con l'Union ridotta nelle retrovie: l'esonero di Votava (sostituito da Aleksandar Ristić) non salvò i biancorossi dal diciassettesimo posto, con conseguente retrocessione in Regionalliga. Non meno sfortunata fu la stagione 2004-2005, nel corso della quale l'Union cambiò ben quattro allenatori, senza però riuscire a scampare un ulteriore declassamento in Oberliga Nordost-Nord. Alla penuria di risultati si sommò il riacuirsi della crisi finanziaria, che nel 2005 fece nuovamente precipitare la società a un passo dal fallimento; l'ipotesi venne sventata solo a seguito di una sottoscrizione popolare che raccolse 1,46 milioni di euro: particolarmente eclatante in tal senso fu l'iniziativa della tifoseria organizzata, i cui aderenti si recarono in massa negli ospedali a donare il sangue, destinando poi il rimborso (tale atto in Germania prevede infatti un compenso per il donatore) alle casse societarie.

La crescita e l'approdo in BundesligaModifica

Nel 2005-2006 la squadra ritrovò una certa stabilità finanziaria e vinse con margine il proprio girone di Oberliga.

La stagione ripropose altresì, dopo quasi vent'anni, la disputa della storica stracittadina contro la Dynamo Berlino, a sua volta andata in crisi dopo la riunificazione tedesca e sprofondata nelle divisioni inferiori. La gara d'andata, giocata allo Stadion An der Alten Försterei dinnanzi a 14.020 spettatori, vide l'Union imporsi con il punteggio record di 8-0, per la gioia dei tifosi, che ritennero così "vendicati" gli anni della DDR, in cui la Dynamo era pesantemente favorita in quanto "squadra della Stasi", mentre gli Eisernen erano relegati a posizioni marginali. Da allora, quando non vi si giocano partite, il tabellone segnapunti dello stadio dell'Union viene tenuto fermo su quello storico risultato.

La partita di ritorno, giocata al Friedrich-Ludwig-Jahn-Sportpark, venne sospesa sul risultato di 1-1 e poi assegnata a tavolino all'Union per 2-0 a seguito dell'invasione di campo attuata dai tifosi della Dynamo, che tentarono invano di assaltare il settore ospiti dello stadio.

Nella stagione 2007-2008 la squadra si classificò al quarto posto della Regionalliga Nord, ottenendo un posto nella neocostituita Dritte Bundesliga, la terza divisione. Nel 2008-2009, vincendo il campionato, i berlinesi fecero ritorno in Zweite Bundesliga. Sorse a questo punto il problema dell'inadeguatezza strutturale dello stadio di Köpenick, che venne risolta anche grazie all'intervento dei tifosi, che lavorando gratuitamente provvidero a ristrutturare le gradinate dell'impianto, che furono altresì dotate di totale copertura; poco dopo, nel 2013, il club si occupò di ricostruire la tribuna centrale con una struttura più ampia e moderna.

Dopo nove stagioni all'insegna di una costante crescita di risultati, che portarono l'Union sempre più vicina alle posizioni di vertice, nella stagione 2018-2019 il club (guidato dal tecnico svizzero Urs Fischer) concluse il girone di andata da imbattuto, con 7 vittorie e ben 10 pareggi realizzati, confermandosi miglior difesa del torneo; alla prima giornata del girone di ritorno il club subì la prima sconfitta stagionale, perdendo per 3-0 sul campo dell'Erzgebirge Aue. La squadra riuscì comunque a chiudere il campionato in terza posizione per una migliore differenza reti rispetto al Paderborn 07, davanti alll'Amburgo, giunto quarto, consacrandosi come miglior difesa del torneo con sole 31 reti subite. Qualificatasi allo spareggio contro lo Stoccarda, terzultimo in Bundesliga, riuscì a prevalere nel doppio confronto grazie alla regola dei gol fuori casa (2-2 in trasferta e 0-0 in casa), centrando per la prima volta la promozione nella massima serie.

Il 31 agosto 2019 la squadra ha ottenuto la prima vittoria in Bundesliga, grazie al 3-1 contro il Borussia Dortmund. Il 2 novembre l'Union, grazie al gol realizzato da Sebastian Polter su calcio di rigore, si aggiudica il primo storico derby di Berlino in massima serie contro l'Hertha.

StadioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stadion An der Alten Försterei.

L'Union Berlino disputa le partite interne allo Stadion An der Alten Försterei (brevemente Alte Försterei, traducibile in "stadio alla vecchia casa del guardaboschi") sito nel quartiere di Köpenick della capitale tedesca.

Costruito nel 1920 nei pressi della foresta allora nota come Sadowa (poi Wuhlheide), nell'allora comune autonomo di Oberschöneweide (accorpato di lì a poco in Berlino) per ospitare il "club antenato" Union Oberschöneweide, è stato più volte ristrutturato e ampliato, da ultimo tra il 2008 e il 2013: in questa circostanza più di duemila tifosi Eisernen lavorarono gratuitamente per rimodernare le gradinate, mentre la società si fece carico di installare la copertura e ricostruire la tribuna centrale. Un monumento posto vicino all'ingresso dello stadio commemora il loro sforzo.

Nel 2009 la società Stadionbetriebs AG, proprietaria dello stadio per conto dell'Union Berlino, vendette azioni sulla struttura a 4 141 tra soci e sponsor del club, per un valore complessivo di 2,73 milioni di euro. L'Alte Försterei è così diventato il primo stadio del calcio professionistico tedesco la cui proprietà è parzialmente soggetta ad azionariato popolare[4].

La capienza è fissata a 22 012 posti, dei quali solo 3 167 a sedere: di fatto oltre tre quarti dei posti sono in piedi, su nude gradinate in cemento.

Nelle pertinenze sorge altresì la "vecchia foresteria", ove ha sede il direttivo dell'Union Berlino.

SocietàModifica

 
Festa del cinquantennale (2016)

Dal punto di vista giuridico, il 1. Fußballclub Union Berlin è un'associazione registrata (Eingetragener Verein, e.V.) che, come da prassi nel calcio tedesco, è aperta alle affiliazioni di comuni cittadini.

Il club storicamente insiste molto sul legame con la propria tifoseria e in particolare all'avvento del terzo millennio ha lavorato per ampliare la base di associati con diritto di voto in assemblea, che sono passati dai 4.209 del 2006 ai 32.374 del 2019[5].

L'Union Berlin è pertanto il secondo club calcistico con più affiliati della città di Berlino dopo l'Hertha BSC ed è, sempre in tali termini, nella "top-20" dei club tedeschi[6].

Nella stagione 2015-2016 l'Union Berlin ha messo a bilancio ricavi per 31,237 milioni di euro e 30,846 milioni in spese, con un'utile netto di circa 390.000 euro[7].

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Uno dei negozi ufficiali dell'Union nella città di Berlino

Cronologia di sponsor di maglia e fornitori tecnici dell'Union Berlin dal 1989[8]:

Stagione Sponsor tecnico Sponsor di maglia
1989/90 Puma Brauer Rohr-Frei
1990/91 Adidas KWO
1991/92 Adidas
erima
KWO
Benoba
1992/93 erima GHUT
1993/94 Patrick GHUT
1994/95 Van Hemert Fehrmann
1995/96 diadora leer
1996/97 diadora Nova Hotel
1997/98 Nike Karstadt Sport
1998/99 Nike Skandia
1999/00 Nike BSR
2000/01 Nike BSR
2001/02 Nike BSR
2002/03 Saller BSR
2003/04 Saller BSR
2004/05 Saller BSR
2005/06 Nike EastWest
2006/07 Nike EastWest
2007/08 Nike Silicon Sensor
2008/09 do you football Silicon Sensor
2009/10 do you football I.S.P. / kfzteile24
2010/11 do you football kfzteile24
2011/12 uhlsport kfzteile24
2012/13 uhlsport f.becker
2013/14 uhlsport f.becker
2014/15 uhlsport kfzteile24
2015/16 Macron kfzteile24
2016/17 Macron Layenberger
2017/18 Macron Layenberger
2018/19 Macron Layenberger
2019/20 Macron Aroundtown

PalmarèsModifica

Competizioni nazionaliModifica

1968
2008-2009
1999-2000 (Regionalliga Nord-Est), 2000-2001 (Regionalliga Nord)

Competizioni regionaliModifica

1939-1940
2005-2006
1947, 1948, 1994, 2007, 2009

Competizioni internazionaliModifica

1986

Altri piazzamentiModifica

Finalista: 1985-1986
Semifinalista: 1990-1991
Secondo posto: 1922-1923
Finalista: 2000-2001
Terzo posto: 2018-2019

Statistiche e recordModifica

Statistiche nelle competizioni UEFAModifica

Tabella aggiornata alla fine della stagione 2019-2020.

Competizione Partecipazioni G V N P RF RS
Coppa UEFA/UEFA Europa League 1 4 1 2 1 4 3

Ultime stagioniModifica

 

AllenatoriModifica

 
Uwe Neuhaus, tecnico dell'Union dal 2007 al 2014
 
Jens Keller ha guidato gli Eisernen dal 2016 al 2018
Nome Union Berlino
da a
Karsten Heine 1. Gen. 1988 9. Apr. 1990
Gerd Struppert 10. Apr. 1990 30. Giu. 1990
Werner Voigt 1. Lug. 1990 3. Giu. 1992
Gerhard Körner 4. Giu. 1992 30. Giu. 1992
Frank Pagelsdorf 1. Lug. 1992 30. Giu. 1994
Frank Engel 1. Lug. 1994 25. Gen. 1995
Hans Meyer 26. Gen. 1995 2. Ott. 1995
Eckhard Krautzun 3. Ott. 1995 24. Mar. 1996
Frank Vogel 25. Mar. 1996 10. Apr. 1996
Karsten Heine 11. Apr. 1996 25. Set. 1997
Frank Vogel 26. Set. 1997 14. Dic. 1997
Ingo Weniger 2. Gen. 1998 30. Set. 1998
Fritz Fuchs 30. Set. 1998 1. Giu. 1999
Georgi Vasilev 1. Lug. 1999 12. Ott. 2002
Ivan Tischanski 13. Ott. 2002 5. Nov. 2002
Miroslav Votava 6. Nov. 2002 24. Mar. 2004
Aleksandar Ristić 25. Mar. 2004 30. Giu. 2004
Frank Wormuth 1. Lug. 2004 27. Set. 2004
Werner Voigt 28. Set. 2004 9. Dic. 2004
Lothar Hamann/Holger Wortmann 10. Dic. 2004 19. Dic. 2004
Frank Lieberam 20. Dic. 2004 9. Dic. 2005
Georgi Vasilev 13. Dic. 2005 5. Apr. 2006
Christian Schreier 6. Apr. 2006 19. Giu. 2007
Uwe Neuhaus 20. Giu. 2007 12. Mag 2014
Norbert Düwel 1. Lug. 2014 2015
Sascha Lewandowski 2015 2016
André Hofschneider 2016 2016
Jens Keller 2016 2018
Urs Fischer 2018

Rosa 2019-2020Modifica

N. Ruolo Giocatore
1   P Rafał Gikiewicz
3   D Neven Subotić
5   D Marvin Friedrich
6   D Julian Ryerson
7   C Akaki Gogia
8   C Joshua Mees
9   A Sebastian Polter
10   A Sebastian Andersson
11   A Anthony Ujah
12   P Jakob Busk
14   D Ken Reichel
15   A Marius Bülter
16   A Laurenz Dehl
17   C Florian Flecker
18   D Nicolai Rapp
19   D Florian Hübner
20   A Suleiman Abdullahi
N. Ruolo Giocatore
21   C Grischa Prömel
23   C Felix Kroos
24   C Manuel Schmiedebach
25   D Christopher Lenz
26   C Julius Kade
27   A Sheraldo Becker
28   D Christopher Trimmel  
29   C Michael Parensen
30   C Robert Andrich
31   D Keven Schlotterbeck
32   A Marcus Ingvartsen
33   D Lennard Maloney
34   C Christian Gentner
35   P Moritz Nicolas
36   C Cihan Kahraman
40   C Maurice Opfermann Arcones

Staff tecnicoModifica

Allenatore:   Urs Fischer
Vice allenatore:   Sebastian Bönig
Vice allenatore:   Markus Hoffmann
Allenatore dei portieri:   Michael Gspurning
Preparatore atletico:   Martin Krüger

Rose stagioni passateModifica

CulturaModifica

L'inno della squadra è dal 1998 il brano Eisern Union, composto dalla cantante punk Nina Hagen, che oltre ad essere tifosa del club è figlia di esuli della Germania Est[1].

NoteModifica

  1. ^ a b Germania, l'Union Berlino compie 50 anni: il calcio popolare contro il regime di ieri e le logiche del calcio di oggi, ilfattoquotidiano.it, 20 gennaio 2016. URL consultato il 12 giugno 2016.
  2. ^ Union-Hertha, il primo derby di Berlino: erano più amici quando erano divisi, Corriere della Sera, 1º novembre 2019.
  3. ^ Alina Schwermer, Interview zur Frauenfußball-WM: „Wir wurden damals belächelt“, in "Die Tageszeitung: taz" 16 giu 2019. ISSN 0931-9085
  4. ^ Kult a Köpenick, l'Union Berlin è più di una squadra di calcio - Il Mitte, 7 gen 2013
  5. ^ Vereinsmitgliedschaft - fc-union-berlin.de
  6. ^ Wer guckt, sieht mehr - Berliner Zeitung, 12 mag 2009
  7. ^ Union verzeichnet über 30 Millionen Euro Umsatz - kicker.de, 11 lug 2017
  8. ^ Trikots - immerunioner.de

BibliografiaModifica

  • Tino Czerwinski, Gerald Karpa, 1. FC Union Berlin, 40 Jahre 1. FC Union Berlin, Ein Jahrhundert Fußballtradition, Erfurt, Sutton Verlag, 2005. ISBN 3-89702-932-4.
  • Matthias Koch, Immer weiter – ganz nach vorn, Die Geschichte des 1. FC Union Berlin. 1. Auflage, Gottinga, Verlag Die Werkstatt, 2013. ISBN 978-3-7307-0049-5.
  • Jörn Luther, 1. FC Union Berlin, in Bibliothek des deutschen Fußballs, volume 1, Berlino 2015. ISBN 978-3-944068-39-8
  • Jörn Luther, Frank Willmann. Und niemals vergessen – Eisern Union! 2. Auflage, Berlino, BasisDruck Verlag, 2010. ISBN 978-3-86163-092-0.
  • Frank Nussbücker, 111 Gründe, den 1. FC Union Berlin zu lieben. 1. Auflage, Berlino, Schwarzkopf & Schwarzkopf, 2013. ISBN 978-3-86265-274-7.
  • Harald Tragmann, Harald Voß, Die Union-Statistik, Ein Club zwischen Ost und West. 3. Auflage, Berlino, Verlag Harald Voß, 2007. ISBN 978-3-935759-13-7.

Voci correlateModifica

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