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Reggimento "Cavalleggeri di Monferrato" (13º)

Reggimento "Cavalleggeri di Monferrato" (13º)
CoA mil ITA rgt cavalleria 13.png
Descrizione generale
Attiva1850 - 1943
NazioneRegno di Sardegna Regno di Sardegna
Italia Italia
ServizioFlag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Armata Sarda
Flag of Italy (1860).svg Regio esercito
TipoCavalleria
DimensioneReggimento
Guarnigione/QGUdine (1911-1933)
Voghera (1933-1943)
MottoSemper ut quondam
Decorazionivedi qui
nel corpo del testo
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Il Reggimento "Cavalleggeri di Monferrato" è stato un reggimento dell'Armata Sarda del Regno di Sardegna e del Regio Esercito Italiano.[1][2]

StoriaModifica

Le origine del reggimento risalgono al 1848, quando vennero costituiti tre squadroni di guide per il servizio di guida e di ordinanza presso i quartieri generali delle grandi unità.[2]

Nel 1850, con il completamento di squadroni con elementi provenienti da altri reggimenti, venne costituito il Reggimento "Cavalleggeri di Monferrato". Il reggimento prese parte alle campagne risorgimentali e nel 1859 a per la condotta tenuta nel combattimento di Montebello e nella battaglia di San Martino e per servizi resi durante la seconda guerra di indipendenza, ottenne la medaglia di bronzo al valor militare.[2]

Nel 1871 assunse il nome di 13º Reggimento di Cavalleria Monferrato e nel 1897 fu denominato Cavalleggeri del Monferrato (13°).[2]

Prima guerra mondialeModifica

Nel corso della prima guerra mondiale il reggimento venne destinato inizialmente al servizio di esplorazione ed impegnò poi sul fronte del Carso i suoi reparti mitraglieri appiedati, distinguendosi nel combattimento del 10 ottobre 1916 contro la quota 77 di Monfalcone. Nell'ottobre 1917, dopo la disfatta di Caporetto mentre era in corso l'offensiva austro-tedesca, il reggimento prese contatto col nemico a Pasian Schiavonesco impegnandolo in combattimento per agevolare il ripiegamento di altri reparti, con notevole sacrificio di uomini, perdendo quasi la metà della sua forza.[2]

Nel corso della battaglia di Vittorio Veneto, il reggimento si lanciò all'inseguimento del nemico in rotta, combattendo al ponte di Cornino ed alla stazione di Maiano.[2]

Periodo tra le due guerreModifica

Al termine del conflitto, nel 1919 ricevette una parte del personale dei disciolti reggimenti "Catania" e "Palermo" e vennero soppressi il 5º ed il 6º squadrone. Nel 1920 venne sciolto lo squadrone mitraglieri e il 1º luglio dello stesso il Reggimento assume la denominazione di "Cavalleggeri di Monferrato", incorporando elementi dei disciolti "Cavalleggeri Umberto I", nel 3º squadrone, uno Squadrone dei Cavalleggeri di Lucca, nel 4º squadrone e uno squadrone dei "Cavalleggeri di Padova".[2]

Il reggimento venne inquadrato con i "Lancieri di Aosta", i "Cavalleggeri di Saluzzo" e i "Cavalleggeri Guide" del 2º Comando superiore Cavalleria e ha avuto, sin dal 1911, la sua sede a Udine. Nel 1930 venne ricostituito il 5º squadrone mitraglieri. Nel 1933 la sede del reggimento venne trasferita a Voghera.[1]

Per la campagna italo etiopica il reggimento ha inviato 1 ufficiale e 309 tra sottufficiali e comuni, per la costituzione del Gruppo mitraglieri "Aosta", e 7 ufficiali e 213 tra sottufficiali e comuni e e corpi diversi per la mobilitazione di reparti e servizi vari. Venne sciolto il 4º Squadrone ed il 5° assunse la denominazione di 4° e venne costituito uno squadrone carri veloci, che assunse la denominazione di 5º Squadrone carri.[1]

Nel 1938 concorse alla formazione di "Lancieri di Milano" quando con il 3º Squadrone, con un plotone mitraglieri e un plotone carri veloci; vennero ricostituiti il 3º Squadrone cavalieri e il 4º squadrone, mentre il 4º squadrone (mitraglieri) assunse il nome di 5º squadrone mitraglieri e vanne sciolto lo Squadrone carri veloci.[1]

Seconda guerra mondialeModifica

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale il reggimento aveva la seguente configurazione organica:

  • Comando
  • Squadrone comando
  • 3 Squadroni "Cavalleggeri di Monferrato"
  • 1 Squadrone "Cavalleggeri di Lucca"
  • 5º Squadrone mitraglieri
  • LIX Gruppo autoportato "Cavalleggeri di Monferrato"
  • I Battaglione movimento stradale Cavalleggeri di Monferrato
  • IV Gruppo corazzato "Cavalleggeri di Monferrato" (controcarri)
  • III Gruppo corazzato "Cavalleggeri di Monferrato" (autoblindo)

Il reggimento all'inizio del conflitto prese parte alle operazioni alla frontiera occidentale e dopo l'armistizio con la Francia venne inviato in Albania, nel "Raggruppamento celere speciale".[1]

Nell'aprile del 1941 presso il deposito reggimentale di Voghera, venne costituito il III Gruppo Esplorante corazzato (GECo) "Monferrato" che, nel luglio del 1942, al comando del maggiore Riccardo Martinengo Marquet, venne inviato in Tripolitania su 2 squadroni autoblindo come avanguardia della Divisione corazzata "Centauro" che stava per operare in Africa,[3] ed assegnato al XXI Corpo d'Armata. giunto in Africa settentrionale il III Gruppo "Monferrato" di stanza ad Agedabia nella Sirtica venne assegnato al Raggruppamento sahariano "Mannerini" Nel settembre 1942 il GECo prese parte all'occupazione dell'Oasi di Gialo e poi di Siwa in Egitto.[4] successivamente alla disfatta, per le truppe dell'Asse ad El Alamein il III Gruppo ha combattuto nel sud della Tunisia contro elementi blindo-corazzati alleati. Il gruppo era costituito con uno squadrone autoblindo, una batteria autotrasportata da 65/17 su Morris di preda bellica, una compagnia motorizzata con pezzi anticarro, un plotone willys di preda bellica 20 ufficiali, di cui 10 di cavalleria, 16 sottufficiali, di cui 15 di cavalleria, 213 graduati e comuni, di cui 52 di cavalleria. l'equipaggiamento era costituito da 14 autoblindo AB40, 6 willys di preda bellica, 5 autocarri Morris di preda bellica, 3 autocarri Lancia RO, 4 Fiat 666, 2 moto, 1 autoambulanza, 2 autocarri Fiat 626, 1 autocarro Fiat-SPA 38R, 1 autovettura, 4 cannoni 65/17, 17 mitragliatrici da 20 mm, 18 mitragliatrici Breda, 2 cannoncini anticarro da 47/32.[1] Come reparto esplorante ha operato sulle piste desertiche per prevenire gli attacchi del Long Range Desert Group - SAS riuscendo a catturare, il 20 gennaio 1943, presso Al Ḥāmmah, il loro comandante, il tenente colonnello David Stirling.

Il GECo venne impiegato dal 25 febbraio al 17 aprile 1943, in azioni esplorative nel sud della Tunisia, nelle zone di Dour-Kébili-Bir Sultane, alla destra dello schieramento del Mareth; durante la battaglia di El-Hamma partecipò attivamente al ripiegamento dalla zona di Kebili, effettuando, durante l'ulteriore periodo della campagna di Tunisia, azioni di copertura dei reparti in ripiegamento, sia isolatamente, sia in cooperazione con reparti similari tedeschi.[1]

Il 29 marzo il III Gruppo, schierato in località Kebili, viene investito da due colonne corazzate nemiche e riuscì a contrastarne il passo, proteggendo il ripiegamento del Raggruppamento Sahariano e svolgendo in seguito notevole attività di ricognizione a favore della linea difensva di Gabès.[2]

L'8 aprile, con una compagnia del Raggruppamento Sahariano ed il II gruppo del 21º Artiglieria, costituì un gruppo di combattimento che si portò a Garaet Fatuassa, dove ha combattuto per stroncare una notevole infiltrazione nemica. Il 13 aprile, nel corso di combattimenti a Djebibina, catturò prigionieri e mezzi blindati delle avanguardie nemiche.[2]

Il GECo ebbe 5 morti e 10 feriti, distinguendosi in tutte le operazioni e superando sempre serie difficoltà imposte dall'inadeguatezza dei mezzi e dall'intensità dell'offensiva avversaria.[1]

Il 22 aprile il comando della 1ª Armata italiana decise di riunire al "RECo Lodi", che aveva perduto, in 5 mesi di lotta, il 50% del personale e il 60% del materiale, tutti i reparti corazzati esistenti in Tunisia, tra cui il III GECo "Monferrato" che combatté per la difesa di Capo Bon fino alal resa delle truppe dell'Asse in Tunisia, avvenuta il 13 maggio 1943.[2]

Utilizzò 30 carri L 6/40 e operò in Albania a Berat. I Cavalleggeri di Monferrato in Albania resistono fino al 21 settembre e poi proseguono l'azione sulle montagne con formazioni locali che si oppongono ai tedeschi. Valga ricordare per tutti il sacrificio del colonnello Luigi Lanzuolo, comandante dei Cavalleggeri di Monferrato che, dopo aver sottratto alla cattura il Reggimento, viene fatto prigioniero e trucidato dai tedeschi. Alla sua memoria è concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Nel maggio 1942 venne costituito l'erede corazzato dei "Cavalleggeri di Monferrato", il IV Gruppo Monferrato" inserito nel "Raggruppamento celere speciale"[4] equipaggiato con carri leggeri L6/40 e destinato in Albania a Berat.

In Albania, in seguito alle vicende armistiziali, il Reggimento a cavallo rifiutò di cedere le armi e raggiunse i monti di Berat combattendo contro i tedeschi; durante uno scontro, il Colonnello Luigi Lanzuolo comandante del reggimento venne catturato e fucilato a Berat e alla sua memoria sarebbe stata conferita la Medaglia d'oro al valor militare. I "Cavalleggeri di Monferrato", seguendo le direttive del loro comandante, impossibilitati a continuare la lotta uniti, si diedero alla macchia combattendo nelle formazioni partigiane. Il Reggimento non verrà più ricostituito.[1]

Comandanti (1921-1943)Modifica

  • Colonnello Camillo Jannelli (1921)
  • Colonnello Ulrico Pastore (1923)
  • Colonnello Carlo Fettarappa Sandri (1925)
  • Colonnello Ernesto Guillet d'Albigny (1927)
  • Colonnello Raffaele Berti (1932)
  • Colonnello Enrico Gazzale (1934)
  • Colonnello Mario Badino Rossi (1937)
  • Colonnello Paolo Tarnassi (1939)
  • Colonnello Francesco Mayer (1941)
  • Maggiore Antonio Gutieruz (ad interim)
  • Colonnello Luigi Lanzuolo (1943)

OnorificenzaModifica

  Medaglia di bronzo al valor militare
«per la condotta tenuta nel combattimento di Montebello e nella battaglia di San Martino e per servizi resi durante la campagna»
— Montebello della Battaglia (20 maggio 1859) San Martino della Battaglia (24 giugno 1859)

NoteModifica

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