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2º Battaglione Granatieri "Cengio"
Stemma 2º Battaglione Granatieri "Cengio"
Stemma araldico del 2º Battaglione Granatieri "Cengio"
Descrizione generale
NazioneRegno di Sardegna Regno di Sardegna
Italia Italia
Italia Italia
ServizioFlag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Armata Sarda
Flag of Italy (1860).svg Regio esercito
Coat of arms of the Esercito Italiano (1991-2014).svg Esercito Italiano
TipoFanteria
DimensioneReggimento
PatronoSan Martino
Motto"A me le guardie"
Battaglie/guerrePrima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
DecorazioniCroce di cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia

Medaglia d'Oro al Valor Militare Medaglia d'Argento al Valor Militare Medaglia d'Argento al Valor Militare

Medaglia d'Argento al Valor Militare Medaglia di Bronzo al Valor Militare
Simboli
fregio e alamari di specialitàAlamari granatieri.jpg Fre ftr graC.jpg Alamari granatieri.jpg
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Il 2º Reggimento "Granatieri di Sardegna" è stata un'unità militare dell'Esercito Italiano dal 1848 al 1943 e dal 1996 al 2002.

Il 21 novembre 2017 è stato ricostituito il 2º Battaglione Granatieri "Cengio", autonomo, in attesa della ricostituzione del Reggimento, di cui il battaglione è erede e il cui comando ne custodisce la Bandiera di guerra.

Indice

StoriaModifica

Le originiModifica

Le origini del Reggimento risalgono al 14 ottobre 1848 con la costituzione della Brigata Guardie su tre Reggimenti: agli esistenti Reggimento Cacciatori e al Reggimento Granatieri (1°) venne aggiunto un secondo Reggimento Granatieri cui si aggiunse nel marzo 1850 un terzo Reggimento Granatieri che prese il nome di 3º Reggimento "Granatieri Guardie", formato da due Battaglioni di riserva, che ebbe vita breve essendo stato soppresso due mesi dopo a seguito dello scioglimento dei Battaglioni di riserva. Sempre nel 1850 la Brigata Guardie tornò ad essere articolata su due Reggimenti Granatieri prendendo il nome di Brigata Granatieri, con il Reggimento Cacciatori Guardie che venne staccato diventando autonomo con il nome di Cacciatori di Sardegna, che però venne sciolto definitivamente nel 1852 cedendo le sue dieci compagnie, cinque e cinque, nei due Reggimenti Granatieri che, da allora e per perpetuare il ricordo del disciolto Reggimento, presero il nome Reggimenti Granatieri di Sardegna e analogamente l’antica Brigata Granatieri prese il nome di Brigata Granatieri di Sardegna.

Il RisorgimentoModifica

Il 2º Reggimento "Granatieri di Sardegna" prese parte alle guerre d’indipendenza, distinguendosi nel corso della prima guerra di indipendenza nelle battaglie di Pastrengo e Santa Lucia e nel corso della seconda guerra di indipendenza nella Battaglia di San Martino, nella presa di Perugia in cui il reggimento venne decorato di Medaglia d'argento al valor militare e il corpo sanitario del reggimento di Medaglia di bronzo al valor militare, e nella presa di Mola di Gaeta in cui venne decorato di Medaglia d'argento al valor militare.

Nel 1866, nel corso della Terza guerra di indipendenza, il 2º Reggimento "Granatieri di Sardegna", al comando del colonnello Federico Manassero di Costagliola prese parte alla Battaglia di Custoza. In particolare il 2º Reggimento "Granatieri di Sardegna" difese strenuamente le posizioni del Monte Croce, Che era stato teatro, già nella Prima guerra di indipendenza, di un feroce scontro del quale erano stati protagonisti proprio i Granatieri di Sardegna, e per il valore dimostrato nel corso della battaglia, il suo comandante venne decorato con la Medaglia d'oro al valor militare.

Prima guerra mondialeModifica

Nel corso delle prima guerra mondiale tra gli episodi di valore particolare rilievo merita quello di Monte Cengio nel giugno 1916, per la difesa dell'altopiano di Asiago. Monte Cencio era diventato l'ultimo baluardo difensivo all'attacco austroungarico in quanto in caso di conquista nemica, l'Imperial regio Esercito avrebbe potuto raggiungere agevolmente la pianura veneta; nel corso del combattimento i Granatieri, dopo avere esaurito le munizioni, ingaggiarono un furioso corpo a corpo con i soldati dell'Esercito austro-ungarico che li spingevano sempre più verso il baratro; giunti sull'orlo dei precipizio, i granatieri si difesero fino all'ultimo a colpi di baionetta ed infine, avvinghiando le loro braccia intorno ai corpi degli assalitori, li trascinarono con loro nel precipizio. Da allora quel dirupo è soprannominato "Il salto del Granatiere" e per ricordare questo episodio il battaglione che nel 1976 ereditò la bandiera di guerra del Reggimento prese il nome di 2º Battaglione "Cengio".

Al loro sacrificio, nell'area commemorativa sul Monte Cengio è stata dedicata una scultura, costituita di pezzi di granate esplose raffigurante un Granatiere ed eseguita dall'artista Cogollese Giocondo Zordan ed eretta nel 1975 dal Gruppo Alpini di Cogollo del Cengio per onorare gli eroici caduti durante l'offensiva austriaca del 1916.

Tra le due guerre mondialiModifica

Con l'ordinamento del Regio Esercito del 1926, che prevedeva la costituzione di brigate ternarie il 2º Reggimento "Granatieri di Sardegna" venne assegnato, insieme al 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna" e al ricostituito 3º Reggimento "Granatieri Guardie", alla XXI Brigata di fanteria.

Nell'autunno 1939 quando vennero costituite le Divisioni articolate su due reggimenti di fanteria, su due reggimenti di fanteria, il 2º Reggimento "Granatieri di Sardegna" venne assegnato, insieme al 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna" e al 13º Reggimento artiglieria, alla 21ª Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna", mentre il 3º Reggimento "Granatieri Guardie" venne staccato da essa, restando dislocato in Albania alla cui invasione aveva preso parte e sarebbe stato poi impiegato durante la seconda guerra mondiale sul fronte greco-albanese.

Seconda guerra mondialeModifica

All'entrata in guerra dell'Italia nel secondo conflitto mondiale la 21ª Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna" venne trasferita sul fronte occidentale inquadrata nella 7ª Armata con compiti di riserva, stabilendo la sede del Comando a Subbio nell'astigiano, ma non venne impiegata nelle operazioni contro la Francia a causa del rapido concludersi delle operazioni con l'armistizio di Villa Incisa.

L'8 maggio 1941, in seguito all'invasione della Jugoslavia da parte delle truppe dell'Asse la Grande Unità venne trasferita in Slovenia nella zona di Lubiana-Kočevje con il compito di presidiarne parte del territorio.

Nel mese di settembre 1942, la Divisione venne trasferita in Croazia, per iniziare nella seconda metà di novembre il rimpatrio, prendendo sede a Roma.

Alla data dell'8 settembre 1943 la Divisione faceva parte del Corpo d'Armata Motocorazzato adibito alla difesa della capitale ed era schierata nella zona sud di Roma a presidio dei capisaldi predisposti in corrispondenza delle vie di accesso alla Capitale, lungo un semicerchio dell'estensione di circa trenta chilometri, dalla Via Boccea alla Via Collatina e in seguito alla proclamazione dell'armistizio tutti i reparti della Divisione presero parte agli scontri del 9 e 10 settembre a sud di Roma contro i tedeschi a cavallo della Via Ostiense subendo notevoli perdite.

Il 10 settembre 1943 la Divisione "Granatieri di Sardegna" venne sciolta e con essa anche il 2º Reggimento "Granatieri", ma i Quadri effettivi del Reggimento continuarono a prestare la loro opera al fianco degli Alleati nella Guerra di Liberazione, dando vita al III Battaglione dell'88º Reggimento fanteria "Friuli", inquadrato nel Gruppo di Combattimento "Friuli" ed in tale ambito presero parte alla campagna che avrebbe portato alla liberazione di Riolo Terme, Castello dei conti ed alla battaglia del Lento.

Nel dopoguerra il Reggimento non venne ricostituito e l'8 maggio 1966 le decorazioni al Valor Militare delle Bandiere di Guerra del 2º e del 3º Reggimento Granatieri vennero appuntate al drappo del 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna", l’unico ricostituito nel 1946, per riassumere nei simboli l'essenza unitaria dei tre secoli di tradizioni militari comuni dei Granatieri.

La storia recenteModifica

Nel 1976 in seguito alla profonda riforma dell'Esercito Italiano del 1975, che tra le altre cose aboliva il livello reggimentale, il 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna" venne sciolto e vennero costituiti tre Battaglioni autonomi: il l° Battaglione "Assietta", il 2º Battaglione "Cengio" ed il 3º Battaglione "Guardie", inquadrati nella nuova Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna" ai quali venne affidata la custodia delle Bandiere di Guerra rispettivamente del del 2° e del 3º Reggimento Granatieri.

Con il ripristino del livello reggimentale nell'Esercito Italiano, nell’ottobre del 1992 vennero ricostituiti i tre Reggimenti Granatieri. Il 2º Reggimento Granatieri, il 1º luglio 1996, venne trasferito a Spoleto presso la Caserma "Garibaldi".

Il 29 ottobre 2002 il 2º Reggimento Granatieri venne soppresso e la Bandiera di Guerra fu concessa in custodia presso l’ufficio del Comandante della Brigata "Granatieri di Sardegna", dal 2017 affidata al comando del ricostituito 2º Battaglione Granatieri "Cengio".

OnorificenzeModifica

Decorazioni alla Bandiera di GuerraModifica

Nella loro storia il 2º Reggimento "Granatieri di Sardegna" e il 2º Battaglione Granatieri "Cengio" hanno meritato le seguenti onorificenze alla Bandiera di guerra:

  Croce di Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia (già di Savoia)
«Nei duri cimenti della guerra, nella tormentata trincea o nell'aspra battaglia,conobbe ogni limite di sacrificio e di ardimento; audace e tenace, domò infaticabilmente i luoghi e le fortune, consacrando con sangue fecondo la romana virtù dei figli d'Italia. Guerra italo-austriaca 1915 - 1918

(all'Arma di Fanteria del Regio Esercito e per duplicazione a tutti i Reggimenti combattenti)»
— Roma, regio decreto 5 giugno 1920 [1][2]

  Medaglia d'oro al valor militare
«Con grandi sacrifici di sangue e con insigni atti di valore, scrisse nel Trentino fulgide pagine di storia, contrastando per più giorni, sulla fronte Monte Cengio - Cesuna, il passo al nemico che tentava sboccare nella pianura Vicentina (22 maggio -3 giugno 1916). Sanguinosamente conquistò formidabili posizioni nemiche, difendendone con tenacia sovrumana il possesso, pur con le forze assottigliate dalla lotta, dando mirabile esempio di abnegazione e di sublime spirito di sacrificio. Nell’intera campagna rinverdì di novella gloria le fiere tradizioni dei Granatieri di Sardegna. Carso - Regione Fornaia - Q. 241: 23 maggio - 7 giugno 1917»
— Carso: Regione Fornaza, Quota 241, 23 maggio - 7 giugno 1917
— Roma, regio decreto 29 ottobre 1922 [3]
  Medaglia d'argento al valor militare
«Per essersi distinto alla presa di Perugia, 14 settembre 1860»
— Torino, regio decreto 3 ottobre 1860
  Medaglia d'argento al valor militare
«Per la bella condotta tenuta alla presa del Molo di Gaeta. Gaeta, 4 novembre 1860»
  Medaglia d'argento al valor militare
«Durante più di un anno di guerra (giugno 1915 - agosto 1916), segnalandosi a Monfalcone sul Sabotino, ad Oslavia, sull'altopiano Carsico, ha ognora dimostrato di essere degno delle secolari tradizioni. Guerra Italo-austriaca 1915 - 1918»
— Roma, regio decreto 28 dicembre 1916
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Schierato per la difesa di Roma, sostenne il proditorio attacco tedesco che si scatenò violento nel suo settore. Per due giorni resistette opponendo alla schiacciante superiorità del nemico la ferrea volontà dei suoi gregari che pagarono a caro prezzo il volontario sacrificio sempre degni delle secolari tradizioni di gloria dei Granatieri. Roma, 8-10 settembre 1943»
  Medaglia di bronzo al valore dell'Esercito
«Affluiva fin dalle prime ore nelle località sinistrate dal sisma del 23 novembre 1980 con un complesso di circa 350 uomini, intervenendo nei comuni di Montorno Superiore, Montorno Inferiore, Solafra, Serino, San Michele di Serino, Santo Stefano del Sole, Santa Lucia di Serino, considerati tra i più disastrati della provincia di Avellino. Con la generosità propria dei militari di leva e con altissimo spirito di sacrificio e senso del dovere, operava incessantemente per estrarre i sopravvissuti dalle macerie, recuperare ed inumare i corpi delle vittime, portare i primi soccorsi a circa 9.000 superstiti, recuperare masserizie, allestire tendopoli, contribuendo con calore umano a dare fiducia e serenità ai sinistrati. Dopo 22 giorni di ininterrotta, immane fatica svolta in condizioni meteorologiche particolarmente avverse e caratterizzata anche da situazioni di oggettivo pericolo, senza che nessun militare manifestasse alcun cenno di cedimento, veniva avvicendato, lasciando negli abitanti dei Comuni ove aveva operato profondi sentimenti di riconoscenza, stima ed affetto. Chiara espressione di virtù militari e civili. Provincia di Avellino, 25 novembre - 16 dicembre 1980

(al 2º Battaglione Granatieri Meccanizzato "Cengio")»
— Roma, decreto del Presidente della Repubblica 11 dicembre 1981

IndividualiModifica

  Medaglia d'oro al valor militare

StemmaModifica

Scudo Inquartato. Il primo controinquartato; a) d'argento alla croce di oro potenziata, accantonata da quattro crocette, dello stesso (Gerusalemme); b) fasciato d'argento e d'azzurro di dieci pezzi, e caricato da un leone attraversante di rosso, armato, lampassato e coronato d'oro (Lusignano); c) d'oro, al leone di rosso armato e coronato d'argento, lampassato d'azzurro (Armenia); d) d'argento, al leone di rosso, con la coda bifida, decussata e ridecussata (Lussemburgo). Il secondo partito ed innestato: a) di rosso al puledro allegro spaventato e rivoltato, d'argento (Westfalia); b) fasciato d'oro e di nero di dieci pezzi caricato da un crancelino di verde fruttato di rosso attraversante sul tutto (Sassonia); c) innesto d'argento a tre puntali di guaina di spada, di rosso (2-1) (Angria). Il terzo partito: a) d'argento seminato di plinti neri, al leone di nero attraversante armato e lampassato di rosso (Chiablese); b) di nero, al leone d'argento, armato e lampassato di rosso (Aosta). Il quarto controinquartato: a) di rosso alla croce d'argento con un lambello d'azzurro a tre pendenti (Piemonte); b) d'argento al capo di rosso (Monferrato); c) scaccato d'oro e d'azzurro (5, 4) (Genevese); d) d'argento al capo d'azzurro (Saluzzo). Il tutto innestato in punta d'argento all'aquila di rosso, coronata dello stesso dal volo abbassato sopra un monte di tre vette, uscente da un mare d'azzurro (Nizza). Sul punto d'onore, uno scudetto d'argento alla croce di rosso, accantonata da quattro teste di moro, attortigliate del campo (Sardegna). In cuore uno scudetto ancile d'oro caricato da un'aquila di nero, rostrata di rosso (Moriana).

Corona turrita.

Ornamenti esteriori: lista bifida: d'oro, svolazzante, collocata sotto la punta dello scudo, incurvata con la concavità rivolta verso l'alto, riportante il motto: "A ME LE GUARDIE!"

onorificenza: accollata alla punta dello scudo con l'insegna dell'Ordine Militare d'Italia pendente al centro del nastro con i colori della stessa.

nastri rappresentativi delle ricompense al Valore:

Insegne e SimboliModifica

  • Il Reggimento indossa il fregio dei Granatieri (composto da una bomba con una fiamma dritta). Al centro nel tondino è riportato il numero "2".
  • Sul colletto i Granatieri non indossano le mostrine come le altre specialità dell'Esercito bensì gli Alamari. Alla base degli stessi si trova la stella argentata a 5 punte bordata di nero, simbolo delle forze armate italiane.

Motto del ReggimentoModifica

Il motto dei Granatieri «A me le guardie!» deriva dal grido lanciato da Vittorio Emanuele, Duca di Savoia, «A me le guardie per l'onore di casa Savoia!», comandante del Reggimento Granatieri-Guardie, ai granatieri, che si lanciarono in un corpo a corpo contro gli austriaci a Goito il 30 maggio 1848 (prima guerra d'indipendenza): in quella circostanza essi decisero le sorti del combattimento. Il motto venne ridotto, dopo la proclamazione della Repubblica, all'attuale motto: "A me le guardie!"[4]

Festa del reggimentoModifica

18 aprile: anniversario della fondazione (anno 1659, la più antica specialità dell'esercito)

18 febbraio: festa del Duca di San Pietro (tutti gli anni una cerimonia solenne in uniformi storiche nella basilica di Santa Maria degli Angeli in Roma, a ricordo del fondatore don Bernardino Genovese)

Ogni anno a febbraio il Reggimento partecipa alla solenne messa in armi in memoria di Alberto Genovese, Duca di San Pietro, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma. È l'evento di maggiore importanza per il Reggimento e si svolge in maniera molto formale e sentita. Lo spettacolo è molto suggestivo, infatti, i Granatieri indossano l'uniforme storica con fucili e colbacco e sfilano per le vie di Roma marciando a tempo della musica reggimentale.

L'inno - Marcia dei pifferiModifica

«Siamo Granatier/ superbi e fier/ orgoglio della stirpe/ poema di valor/ noi siamo Granatier/ noi siamo Granatier/ al Cengio daremo/ la gloria e l'onor/ alteri noi siam/ ansiosi al doman/ la fermezza noi giuriam/ fulgido valor/ passion d'amor/ al Reggimento nostro/ daremo tutto il cuor e non v'è timor/ che manchi il valor/ del Cengio saremo gloriosi assertor/ noi siamo Granatier/ noi siamo Granatier/ per la Patria e gli Alamar/ sempre noi vogliamo serbar/ nel cuore la vittoria/ dei padri che a noi/ di esempio sarà/ del Cengio i forti Granatier superbi di valor/ ad esso noi daremo/ tutto il nostro cuor/per la Patria e gli alamar/ sempre avanti Granatier/ gloria gloria ai Granatier»

Persone legate al ReggimentoModifica

NoteModifica

  1. ^ L'ordine militare venne assegnato a quasi tutte le unità di fanteria che parteciparono alla prima guerra mondiale.
  2. ^ Scheda dal sito del Quirinale - visto 18 ottobre 2010.
  3. ^ Scheda dal sito del Quirinale - visto 10 gennaio 2012.
  4. ^ Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna - Il motto: "A me le Guardie!".

Voci correlateModifica

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