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24 Ore di Daytona
Daytona International Speedway - Road Course.png
SportCasco Kubica BMW.svg Automobilismo
TipoEndurance (automobilismo)
Categoriaturismo e Gran Turismo
PaeseStati Uniti Stati Uniti
LuogoDaytona International Speedway
CadenzaAnnuale
Storia
Fondazione1966
Ultima edizione2018
Edizione in corso2019
Prossima edizione2020
Foto di "gruppo" alla Rolex 24 Daytona Prototypes del 2011

La 24 Ore di Daytona (ufficialmente denominata Rolex 24 at Daytona) è una corsa di resistenza per vetture sport-prototipo e Gran Turismo che si disputa dal 1966 a Daytona Beach in Florida sul circuito Daytona International Speedway. Questa corsa si è ispirata alla 24 Ore di Le Mans, introdotta nel 1923 e molto popolare negli Stati Uniti.

Il nome ufficiale della corsa è variato negli ultimi anni a seconda degli sponsor principali. La prova assunse il nome di 24 Hours Pepsi Challenge tra il 1978 e il 1983, poi di SunBank 24 at Daytona tra il 1984 e il 1991 e infine l'attuale Rolex 24 at Daytona a partire dal 1992. Dal 1991, la prestigiosa marca svizzera di orologi Rolex è lo sponsor principale della corsa, i vincitori di ciascuna categoria ricevono come premio un Rolex Cosmograph Daytona in acciaio della marca con inciso l'anno della vittoria.

StoriaModifica

La prima edizione della 24 Ore di Daytona è stata disputata nel 1966, l'origine risale però al 1962, con l'introduzione di una corsa detta la 3 Ore di Daytona valida per il campionato mondiale sport. Nel 1964, la gara viene trasformata in una 2000 chilometri (distanza doppia rispetto alle classiche prove di endurance) e vicino ad una durata di una dozzina di ore, prima di adottare il formato di 24 ore a partire dalla stagione 1966 su pressione della Ford, che voleva preparare al meglio il suo assalto alla 24 Ore di Le Mans di quell'anno. Questo formato persiste ancora oggi.

A differenza di Le Mans, la corsa di Daytona viene disputata interamente dentro ad un circuito chiuso senza perciò ricorrere all'uso di strade pubbliche, sfruttando alcune porzioni dell'anello dell'alta velocità comprese curve sopraelevate ed un tratto stradale interno al circuito. Sempre diversamente da Le Mans, la corsa si svolge in inverno, perciò le fasi notturne di gara sono molto più lunghe, il circuito è comunque dotato di un impianto di illuminazione lungo tutto il percorso sebbene la sezione interna sia scarsamente illuminata rispetto all'ovale principale. Tuttavia, le luci del circuito sono attivate solo ad un livello del 20%, con luci più brillanti nell'area dei box.

In passato, le vetture dovevano tagliare il traguardo dopo 24 ore per poter essere classificate, ciò ha portato spesso a scene drammatiche dove automobili danneggiate aspettavano ai box o a bordo pista per ore l'approssimarsi della fine della corsa, per poi riavviare i loro motori e concludere gli ultimi istanti di gara, venendo così classificati, anziché venire esclusi come corsa non conclusa. Una cosa del genere è accaduta per la prima volta nel 1962, durante la corsa di 3 ore: Dan Gurney che era in testa alla guida di una Lotus aveva costruito un buon margine di vantaggio sugli inseguitori, ma a pochi minuti dal termine ebbe dei problemi al motore e, temendo di non riuscire a completare ancora un altro giro fermò la vettura sulla parte superiore della curva sopraelevata antistante il traguardo, a un paio di metri dalla linea, attendendo che trascorresse il minuto e quaranta secondi che lo separava dallo scoccare delle tre ore di gara. Non appena il direttore di corsa sventolò la bandiera a scacchi e con i diretti inseguitori ancora distanti, Gurney premette il pulsante di accensione del motore e riuscì lentamente ad attraversare la linea del traguardo grazie alla spinta del motorino elettrico di avviamento, vincendo così la corsa[1][2]. Ciò portò all'istituzione di una regola internazionale che impone ad un'automobile di attraversare la dirittura d'arrivo per mezzo della propria potenza per poter essere classificata. Ironia della sorte, proprio lo stesso Gurney fu "vittima" di questa nuova regola alla 12 Ore di Sebring del 1966, quando mentre conduceva la gara il motore della sua Ford GT40 si fermò a soli 2 minuti dal termine: il pilota frustrato spinse a mano la sua vettura per circa un quarto di miglio fino a superare il traguardo[3], venendo poi squalificato[4].

Dopo essere stata battuta dalla Ford nel 1966 sia a Daytona che a Le Mans, la Ferrari vinse l'edizione del 1967 monopolizzando il podio, organizzando un arrivo in parata trionfale delle sue 3 vetture che percorsero la curva sopraelevata appaiate destando molto stupore tra gli spettatori.
La Porsche vittoriosa nell'edizione del 1968 ripeté un analogo arrivo in parata con le sue 3 vetture. Nel 1972, a causa della crisi energetica, la gara è stata ridotta a 6 ore, mentre nel 1974 per gli stessi motivi la corsa è stata cancellata del tutto.

A partire dal 1970 alle squadre fu consentito di schierare un equipaggio di 3 piloti per vettura, oggi invece spesso 4 o 5 piloti guidano la stessa vettura, sulla vettura vincitrice nel 1997 si alternarono alla guida ben 7 piloti.

Campionati e regolamentiModifica

In origine, la 24 Ore di Daytona era una gara valevole per il Campionato del Mondo per Vetture Sport a cui partecipavano le migliori macchine guidate dai piloti specialisti di endurance. A partire dal 1982, questa gara di resistenza non è più stata inserita nel calendario delle prove del Campionato del mondo, in quanto venne adottato il regolamento tecnico della corsa, gestita dalla IMSA che non accettava ne la limitazione dei consumi prevista dalla FISA per le vetture iscritte al campionato riservato alle nuove Gruppo C, né alcuni accorgimenti ammessi per tali vetture (doppio turbocompressore e pedaliera oltre l'asse anteriore).

 
La Porsche 962 del team Lowenbrau-Holbert vincitrice nel 1986 e nel 1987

Nel 1982 divenne una prova valida solamente per il Campionato IMSA, la serie nordamericana di endurance. Questo cambiamento non limitò affatto la partecipazione alla gara da parte di veicoli e di equipaggi di qualità, al contrario gli anni ottanta furono tra i periodi più floridi, dominati dalle vetture GTP, categoria simile ai prototipi FIA Gruppo C. Ma all'inizio degli anni novanta, il regolamento tra le due serie si differenziò ancora di più (le vetture FIA adottarono motori di F.1), mentre di li a poco dei problemi finanziari colpirono i principali costruttori impegnati nelle due serie (Porsche, Nissan, Jaguar e Toyota) che si ritirarono, contribuendo ad un brusco calo dei partecipanti.

L'IMSA reagì dando vita nel 1994 ad una nuova categoria di vetture denominate World Sports Car (WSC), sport prototipi con carrozzeria aperta, di cui i due modelli più emblematici sono stati la Ferrari 333 SP e la Riley & Scott, senza comunque raggiungere il successo in termini di qualità e di partecipazione del decennio precedente.

Nel 1998, il regolamento tecnico IMSA stava per sposare la stessa normativa della 24 Ore di Le Mans, ma la volontà della famiglia France (proprietaria del circuito di Daytona) era quella di rendere la serie finanziariamente accessibile al maggior numero di team tagliando i costi delle vetture. Si giunse così ad una rottura con la federazione IMSA, e la gara passò sotto l'egida dello Sports Car Club of America (SCCA), organismo che dette vita alla serie denominata United States Road Racing Championship (USRRC) nella quale la 24 Ore di Daytona fece parte nel biennio 1998-1999, tale campionato non riscosse successo e ben presto fallì.

 
Una vettura della categoria Daytona Prototype

Nel 2000, la Famiglia France appoggiò un'altra federazione, la Grand American Road Racing Association, promotrice del nuovo campionato Grand-Am Rolex Sports Car Series (o più semplicemente Grand-Am), del quale la 24 Ore di Daytona fa tuttora parte e ne rappresenta l'evento di spicco. Rispetto all'American Le Mans Series organizzata dall'IMSA, la Grand-Am persiste con una politica orientata a garantire una griglia di partenza molto consistente livellando le prestazioni, sovente da alcuni criticata per il discreto livello qualitativo delle vetture, inclusi i prototipi che dovrebbero essere la classe regina.

Nel 2002 viene varato un nuovo regolamento tecnico, i tradizionali prototipi WSC vengono banditi e sostituiti da nuovi mezzi denominati Daytona Prototype, telai molto standardizzati costruiti solo da alcuni costruttori incaricati e dotati di motori derivati dalla grande produzione di serie, sono perciò meno sofisticati e più facilmente gestibili finanziariamente; anche le vetture Gran Turismo più potenti ed evolute vengono escluse, consentendo la partecipazione esclusivamente a versioni strettamente vicine a modelli stradali.

 
Alcuni Daytona Prototype affrontano la curva sopraelevata del circuito

L'introduzione dei Daytona Prototype, ha contribuito anche ad isolare la 24 Ore di Daytona dalle altre gare e campionati del genere endurance, infatti queste vetture sport possono gareggiare solo nella Grand-Am; spesso vengono criticati dagli amanti dell'automobilismo che li considerano automobili poco spettacolari e con prestazioni contenute, la conformazione aerodinamica conferisce loro una dubbia estetica, soprattutto in confronto alla sofisticazione dei prototipi impiegati nella 24 Ore di Le Mans.
Diversi segnali positivi sostengono le scelte degli organizzatori; il parco partenti è numeroso, ricco di piloti famosi (presenza massiccia di campioni della NASCAR, nonché della IndyCar). L'assenza di costruttori ufficiali, che di solito occupano un ruolo dominante, permette di assistere a gare combattute, influenzate dalle doti dei piloti o per scelte strategiche delle squadre e solo in minima parte dalla supremazia tecnica.

Albo d'oro dei vincitoriModifica

Anno Data Piloti Team Auto Distanza Campionato
3 Ore
1962 11 febbraio   Dan Gurney   Frank Arciero Lotus 19B-Coventry Climax 502.791 km World Sportscar Championship
1963 17 febbraio   Pedro Rodríguez   North American Racing Team Ferrari 250 GTO 494.551 km World Sportscar Championship
2000 km
1964 16 febbraio   Pedro Rodríguez
  Phil Hill
  North American Racing Team Ferrari 250 GTO - World Sportscar Championship
1965 28 febbraio   Ken Miles
  Lloyd Ruby
  Shelby-American Inc. Ford GT40 Mk.II - World Sportscar Championship
24 ore
1966 5 febbraio
6 febbraio
  Ken Miles
  Lloyd Ruby
  Shelby-American Inc. Ford GT40 Mk. II 4157.222 km World Sportscar Championship
1967 4 febbraio
5 febbraio
  Lorenzo Bandini
  Chris Amon
  SpA Ferrari SEFAC Ferrari 330 P3/4 4083.646 km World Sportscar Championship
1968 3 febbraio
4 febbraio
  Vic Elford
  Jochen Neerpasch
  Rolf Stommelen
  Jo Siffert
  Hans Herrmann
  Porsche System Engineering Porsche 907LH 4126.567 km World Sportscar Championship
1969 1º febbraio
2 febbraio
  Mark Donohue
  Chuck Parsons
  Roger Penske Sunoco Racing Lola T70 Mk.3B-Chevrolet 3838.382 km World Sportscar Championship
1970 31 gennaio
1º febbraio
  Pedro Rodríguez
  Leo Kinnunen
  Brian Redman
  J.W. Engineering Porsche 917K 4439.279 km‡ World Sportscar Championship
1971 30 gennaio
31 gennaio
  Pedro Rodríguez
  Jackie Oliver
  J.W. Automotive Engineering Porsche 917K 4218.542 km World Sportscar Championship
6 ore
1972 5 febbraio
6 febbraio
  Mario Andretti
  Jacky Ickx
  SpA Ferrari SEFAC Ferrari 312 PB 1189.531 km World Sportscar Championship
24 ore
1973 3 febbraio
4 febbraio
  Peter Gregg
  Hurley Haywood
  Brumos Porsche Porsche Carrera RSR 4108.172 km World Sportscar Championship
1974 Non disputata
1975 1º febbraio
2 febbraio
  Peter Gregg
  Hurley Haywood
  Brumos Porsche Porsche Carrera RSR 4194.015 km World Sportscar Championship
IMSA GT Championship
1976 31 gennaio
1º febbraio
  Peter Gregg
  Brian Redman
  John Fitzpatrick
  BMW of North America BMW 3.0 CSL 3368.035 km IMSA GT Championship
1977 5 febbraio
6 febbraio
  Hurley Haywood
  John Graves
  Dave Helmick
  Ecurie Escargot Porsche Carrera RSR 4208.499 km World Sportscar Championship
IMSA GT Championship
1978 4 febbraio
5 febbraio
  Peter Gregg
  Rolf Stommelen
  Toine Hezemans
  Brumos Porsche Porsche 935/77 4202.319 km World Sportscar Championship
IMSA GT Championship
1979 3 febbraio
4 febbraio
  Hurley Haywood
  Ted Field
  Danny Ongais
  Interscope Racing Porsche 935/79 4227.039 km World Sportscar Championship
IMSA GT Championship
1980 2 febbraio
3 febbraio
  Rolf Stommelen
  Volkert Merl
  Reinhold Joest
  L&M Joest Racing Porsche 935J 4418.615 km World Sportscar Championship
IMSA GT Championship
1981 31 gennaio
1º febbraio
  Bobby Rahal
  Brian Redman
  Bob Garretson
  Garretson Racing/Style Auto Porsche 935 K3 4375.355 km World Sportscar Championship
IMSA GT Championship
1982 30 gennaio
31 gennaio
  John Paul Sr.
  John Paul Jr.
  Rolf Stommelen
  JLP Racing Porsche 935 JLP-3 4443.334 km IMSA GT Championship
1983 5 febbraio
6 febbraio
  A.J. Foyt
  Preston Henn
  Bob Wollek
  Claude Ballot-Lena
  Henn's Swap Shop Racing Porsche 935L 3819.167 km IMSA GT Championship
1984 4 febbraio
5 febbraio
  Sarel van der Merwe
  Tony Martin
  Graham Duxbury
  Kreepy Krauly Racing March 83G-Porsche 3986.023 km IMSA GT Championship
1985 2 febbraio
3 febbraio
  A.J. Foyt
  Bob Wollek
  Al Unser Sr.
  Thierry Boutsen
  Henn's Swap Shop Racing Porsche 962C 4027.673 km IMSA GT Championship
1986 1º febbraio
2 febbraio
  Al Holbert
  Derek Bell
  Al Unser Jr.
  Löwenbräu Holbert Racing Porsche 962C 4079.236 km IMSA GT Championship
1987 31 gennaio
1º febbraio
  Al Holbert
  Derek Bell
  Chip Robinson
  Al Unser Jr.
  Löwenbräu Holbert Racing Porsche 962C 4314.136 km IMSA GT Championship
1988 30 gennaio
31 gennaio
  Raul Boesel
  Martin Brundle
  John Nielsen
  Jan Lammers
  Castrol Jaguar Racing (TWR) Jaguar XJR-9 4170.905 km IMSA GT Championship
1989 4 febbraio
5 febbraio
  John Andretti
  Derek Bell
  Bob Wollek
  Miller/BFGoodrich Busby Racing Porsche 962C 3557.873 km IMSA GT Championship
1990 3 febbraio
4 febbraio
  Davy Jones
  Jan Lammers
  Andy Wallace
  Castrol Jaguar Racing (TWR) Jaguar XJR-12D 4359.970 km IMSA GT Championship
1991 2 febbraio
3 febbraio
  Hurley Haywood
  "John Winter"
  Frank Jelinski
  Henri Pescarolo
  Bob Wollek
  Joest Racing Porsche 962C 4119.341 km IMSA GT Championship
1992 1º febbraio
2 febbraio
  Masahiro Hasemi
  Kazuyoshi Hoshino
  Toshio Suzuki
  Nissan Motorsports Intl. Nissan R91CP 4365.700 km IMSA GT Championship
1993 30 gennaio
31 gennaio
  P. J. Jones
  Mark Dismore
  Rocky Moran
  All American Racers Eagle MkIII-Toyota 3999.027 km IMSA GT Championship
1994 5 febbraio
6 febbraio
  Paul Gentilozzi
  Scott Pruett
  Butch Leitzinger
  Steve Millen
  Cunningham Racing Nissan 300ZX 4050.090 km IMSA GT Championship
1995 4 febbraio
5 febbraio
  Jürgen Lässig
  Christophe Bouchut
  Giovanni Lavaggi
  Marco Werner
  Kremer Racing Kremer K8 Spyder-Porsche 3953.192 km IMSA GT Championship
1996 3 febbraio
4 febbraio
  Wayne Taylor
  Scott Sharp
  Jim Pace
  Doyle Racing Riley & Scott MkIII-Oldsmobile 3993.298 km IMSA GT Championship
1997 1º febbraio
2 febbraio
  Rob Dyson
  James Weaver
  Butch Leitzinger
  Andy Wallace
  John Paul Jr.
  Elliott Forbes-Robinson
  John Schneider
  Dyson Racing Riley & Scott MkIII-Ford 3953.192 km IMSA GT Championship
1998 31 gennaio
1º febbraio
  Mauro Baldi
  Arie Luyendyk
  Gianpiero Moretti
  Didier Theys
  Doran-Moretti Racing Ferrari 333 SP 4073.507 km U.S. Road Racing Championship
1999 30 gennaio
31 gennaio
  Elliott Forbes-Robinson
  Butch Leitzinger
  Andy Wallace
  Dyson Racing Team Inc. Riley & Scott MkIII-Ford 4056.319 km U.S. Road Racing Championship
2000 5 febbraio
6 febbraio
  Olivier Beretta
  Dominique Dupuy
  Karl Wendlinger
  Viper Team Oreca Dodge Viper GTS-R 4142.258 km Rolex Sports Car Series
2001 3 febbraio
4 febbraio
  Ron Fellows
  Chris Kneifel
  Franck Fréon
  Johnny O'Connell
  Corvette Racing Chevrolet Corvette C5-R 3758.398 km Rolex Sports Car Series
2002 2 febbraio
3 febbraio
  Didier Theys
  Fredy Lienhard
  Max Papis
  Mauro Baldi
  Doran Lista Racing Dallara SP1-Judd 4102.153 km Rolex Sports Car Series
2003 1º febbraio
2 febbraio
  Kevin Buckler
  Michael Schrom
  Timo Bernhard
  Jörg Bergmeister
  The Racer's Group Porsche 911 GT3-RS 3981.839 km Rolex Sports Car Series
2004 31 gennaio
1º febbraio
  Christian Fittipaldi
  Terry Borcheller
  Forest Barber
  Andy Pilgrim
  Bell Motorsports Doran JE4-Pontiac 3013.98 km Rolex Sports Car Series
2005 5 febbraio
6 febbraio
  Max Angelelli
  Wayne Taylor
  Emmanuel Collard
  SunTrust Racing Riley MkXI-Pontiac 4068.300 km Rolex Sports Car Series
2006 28 gennaio
29 gennaio
  Scott Dixon
  Dan Wheldon
  Casey Mears
  Target Ganassi Racing Riley MkXI-Lexus 4205.82 km Rolex Sports Car Series
2007 27 gennaio
28 gennaio
  Juan Pablo Montoya
  Salvador Durán
  Scott Pruett
  Telmex Ganassi Racing Riley MkXI-Lexus 3826.972 km Rolex Sports Car Series
2008 26 gennaio
27 gennaio
  Juan Pablo Montoya
  Dario Franchitti
  Scott Pruett
  Memo Rojas
  Telmex Ganassi Racing Riley MkXI-Lexus 3981.839 km Rolex Sports Car Series
2009 24 gennaio
24 gennaio
  David Donohue
  Antonio García
  Darren Law
  Buddy Rice
  Brumos Racing Riley MkXI-Porsche 4211.009 km Rolex Sports Car Series
2010 30 gennaio
31 gennaio
  João Barbosa
  Terry Borcheller
  Ryan Dalziel
  Mike Rockenfeller
  Action Express Racing Riley MkXI-Porsche 4326.15 km Rolex Sports Car Series
2011 29 gennaio
30 gennaio
  Joey Hand
  Graham Rahal
  Scott Pruett
  Memo Rojas
  Telmex Chip Ganassi Racing Riley MkXI-BMW 4125.6 km Rolex Sport Car Series
2012 28 gennaio
29 gennaio
  A. J. Allmendinger
  Oswaldo Negri
  John Pew
  Justin Wilson
  Michael Shank Racing con Curb-Agajanian Riley MkXXVI-Ford 4359 km Rolex Sports Car Series
2013 26 gennaio
27 gennaio
  Juan Pablo Montoya
  Charlie Kimball
  Scott Pruett
  Memo Rojas
  Chip Ganassi Racing Riley MkXXVI-BMW 3981,839 km Rolex Sports Car Series
2014 25 gennaio
26 gennaio
  João Barbosa
  Christian Fittipaldi
  Sébastien Bourdais
  Action Express Racing Coyote-Corvette DP 3981,839 km United SportsCar Championship
2015 24 gennaio
25 gennaio
  Scott Dixon
  Tony Kanaan
  Kyle Larson
  Jamie McMurray
  Chip Ganassi Racing Riley MkXXVI-Ford 4238,750 km[5] United SportsCar Championship
2016 30 gennaio
31 gennaio
  Ed Brown
  Johannes van Overbeek
  Scott Sharp
  Pipo Derani
  Tequila Patrón ESM Ligier JS P2-Honda 4215,837 km[6] WeatherTech SportsCar Championship
2017 28 gennaio
29 gennaio
  Ricky Taylor
  Jordan Taylor
  Max Angelelli
  Jeff Gordon
  Wayne Taylor Racing Cadillac DPi-V.R 3774,778 km[7] WeatherTech SportsCar Championship
2018 27 gennaio
28 gennaio
  João Barbosa
  Filipe Albuquerque
  Christian Fittipaldi
  Mustang Sampling Racing Cadillac DPi-V.R 4629,84 km WeatherTech SportsCar Championship
2019 26 gennaio
27 gennaio
  Jordan Taylor
  Fernando Alonso
  Renger van der Zande
  Kamui Kobayashi
  Wayne Taylor Racing Cadillac DPi-V.R 3236,52 km WeatherTech SportsCar Championship

NoteModifica

  1. ^ Stirling Moss Race History: 1962 Daytona Continental 3 hours, www.stirlingmoss.com. URL consultato il 13 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 5 maggio 2013).
  2. ^   (EN) 1962 Daytona Continental Finish, su YouTube, a 0 min 20 s. URL consultato il 13 febbraio 2016.
  3. ^   (EN) 12 Hours of Sebring Race 1966, su YouTube, Triangle Racefilm Team, 1966, a 22 min 20 s. URL consultato il 13 febbraio 2016.
  4. ^   (EN) 12 Hours of Sebring Race 1966, su YouTube, Triangle Racefilm Team, 1966, a 25 min 20 s. URL consultato il 13 febbraio 2016.
  5. ^ Copia archiviata (PDF), su imsa.com. URL consultato il 27 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 21 aprile 2015). La classifica ufficiale recita: 740 giri in 24h00m57,667s - tracciato di 3,560 miglia - distanza totale 2634.400 miglia
  6. ^ http://autoweek.com/article/imsa/results-2016-rolex-24-hours-daytona La classifica recita: 736 giri in 24h00m34,607s - tracciato di 3,560 miglia - distanza totale 2620,160 miglia
  7. ^ http://autoweek.com/article/imsa/complete-results-2017-imsa-24-hours-daytona La classifica recita: 659 giri in 24h00m57,343s - tracciato di 3,560 miglia - distanza totale 2346,040 miglia

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