film italiano del 1963 diretto da Federico Fellini
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Milo Mastrojanni.jpg
Sandra Milo e Marcello Mastroianni in una scena del film
Lingua originaleitaliano, inglese, francese, tedesco
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno1963
Durata138 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,85:1
Generecommedia, drammatico, grottesco, fantastico
RegiaFederico Fellini
SoggettoFederico Fellini, Ennio Flaiano
SceneggiaturaFederico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Brunello Rondi
ProduttoreAngelo Rizzoli
Distribuzione in italianoCineriz
FotografiaGianni Di Venanzo
MontaggioLeo Catozzo
MusicheNino Rota
ScenografiaPiero Gherardi
CostumiPiero Gherardi
TruccoOtello Fava
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

è un film del 1963 diretto e co-sceneggiato da Federico Fellini. La pellicola ottenne, tra gli altri riconoscimenti, l'Oscar al miglior film straniero e ai migliori costumi nel 1964.

La pellicola vede come protagonista Marcello Mastroianni nel ruolo di Guido Anselmi, un regista confuso alle prese con la sua prossima opera.

È considerato uno dei capolavori di Fellini ed una delle migliori pellicole cinematografiche di tutti i tempi[1], fonte d'ispirazione per generazioni di registi. È stato inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare[2], ed è stato inoltre classificato al 51º posto nella classifica dei 500 migliori film della storia dalla rivista Empire.[3]

TramaModifica

 
Una scena del film

Guido Anselmi, un affermato regista di quarantatré anni, sta elaborando il suo prossimo film. Egli si trova a trascorrere un periodo di riposo in una stazione di cure termali (il set reale fu ambientato nel Lazio, e principalmente a Roma[4]). Guido cerca in quella località di coniugare i propri problemi fisici (stanchezza cardiaca) con quelli della produzione del film, ancora allo stato di preparazione.

La quiete che vorrebbe è continuamente minata dalla presenza delle maestranze del film (produttore, tecnici, attori) che soggiornano nel suo stesso albergo e che vedono in lui l'unico appoggio sicuro. Ma il suo spirito creativo si è inaridito e non riesce a dare una direzione chiara al suo progetto cinematografico. Oltretutto, ai suoi problemi professionali si aggiungono grattacapi sentimentali.

L'amante lo raggiunge alle terme e poco dopo arriva anche sua moglie. Sollecitato dal produttore, interrogato dai suoi assistenti e dagli attori che vogliono capire quale storia stia per raccontare, quali intenzioni vorrebbe esprimere, cerca di imbastire alla meglio una trama: un bilancio fatto di rapporti con personaggi reali e di fantasticherie, ricordi, sogni, che si inseriscono all'improvviso negli avvenimenti concreti delle sue giornate e delle sue notti. Dei suoi sogni fanno parte i ricordi del padre e della madre, morti, con i quali egli discorre teneramente, come con persone vicine.

Continui dubbi e incertezze si palesano attraverso una crisi esistenziale senza via d'uscita, in cui non riesce a dare un senso al suo rapporto con gli altri e al suo passato. E tutto questo non fa che rendere consapevole quello smarrimento che egli si porta dentro da anni e che le cure della esistenza quotidiana e del lavoro avevano in parte mascherato. In un onirico, fatato affresco di immagini si alternano un centinaio di personaggi di contorno, tra cui spiccano: un intellettuale, che gli è stato messo alle calcagna dal produttore, la moglie, l'amante e la protagonista femminile del film in produzione.

 
Marcello Mastroianni in una scena del film

I giorni trascorrono mentre i fatti reali, i ricordi e le fantasie del regista si accavallano sempre più fino a diventare indistinguibili. Il produttore fa visionare a Guido i provini già girati, e presso la scenografia di un'enorme piattaforma di lancio per un'astronave indice una conferenza stampa in cui finalmente il regista dovrà raccontare a tutti quelle che sono le sue intenzioni riguardo al film, ma in realtà il regista è sempre più confuso, non ha idea di cosa vuole raccontare, né di come farlo.

La sua confusione professionale rispecchia la sua confusione esistenziale: è la fine della sua carriera e della sua stessa vita: egli decide di abbandonare la regia del film durante la conferenza stampa. Ma proprio quando tutto sembra essere finito, quando i giornalisti si sono allontanati e le maestranze iniziano a smontare il set di un film che non si farà più, Guido ha la percezione che tutto quello che gli accade intorno, tutte le persone che ha conosciuto e che con lui hanno percorso la strada della vita, nel bene e nel male, sono parte di lui.

Tutti insieme in un girotondo circense roteano intorno a lui, che li dirige, ma che da loro riceve, un dare-avere indistinguibile. Nel carosello finale con tutti i personaggi del film, il regista, che ha ora riconquistato l'innocenza e la gioia di vivere, si rivede bambino.

La genesiModifica

Dopo aver girato Le tentazioni del dottor Antonio, episodio del film corale Boccaccio '70, per la testa di Fellini comincia a girare l'idea di un nuovo film, ma non un'idea precisa, piuttosto un accumulo di idee vaghe che tentano di mescolarsi tra di loro. Quando parla del progetto all'amico Ennio Flaiano questi sembra più scettico che convinto; come si può filmare il pensiero di un uomo, la sua immaginazione, i suoi sogni?

La scrittura della sceneggiatura non procede, non c'è un progetto preciso e Fellini non ha neanche un titolo da dargli: si accontenta per ora del provvisorio , poiché questa pellicola viene dopo sei film interamente da lui diretti (Lo sceicco bianco, I vitelloni, La strada, Il bidone, Le notti di Cabiria e La dolce vita) più tre "mezzi" film, in quanto codiretti con altri registi (cioè Luci del varietà, girato assieme ad Alberto Lattuada, l'episodio Agenzia Matrimoniale ne L'amore in città e l'episodio Le tentazioni del dottor Antonio in Boccaccio '70).

Ma quando tutto è pronto sorge un problema di cui Fellini non ha parlato a nessuno: il film non c'è più, l'idea che aveva in testa è sparita. Quando è ormai deciso a comunicare la disfatta al produttore Angelo Rizzoli, Fellini viene interrotto da un capo macchina di Cinecittà che lo chiama per festeggiare il compleanno di un macchinista.

Tra i festeggiamenti gli arrivano gli auguri per il nuovo film, che ormai non c'è più, ma una volta seduto su una panchina arriva il lampo di genio: il film parlerà proprio di questo, di un regista che voleva fare un film ma non si ricorda più quale, cosicché il protagonista, Guido Anselmi, interpretato da Marcello Mastroianni, diventa la proiezione di Fellini stesso per un nuovo capolavoro del regista, con cui arriverà al terzo premio Oscar della sua carriera, forse il più importante di tutti.

Mastroianni non fu comunque la prima scelta: all'inizio infatti Fellini pensò a Laurence Olivier o Charlie Chaplin.[5] Anche per avere Sandra Milo, Fellini dovette lottare, perché il marito di lei si opponeva al suo ritorno al cinema, dopo la delusione del film Vanina Vanini di Roberto Rossellini. Rimasero invece fin dall'inizio Anouk Aimée, già presente ne La dolce vita, e Claudia Cardinale, che per la prima volta non venne doppiata e che stava lavorando contemporaneamente anche a Il Gattopardo.

All'uscita del film in diverse copie distribuite in Italia alcune scene erano virate (in seppia in certe copie, in azzurro in altre): si trattava, come spiegava una didascalia all'inizio del film, delle scene che rappresentavano ciò che era sognato o immaginato dal protagonista. Il viraggio fu deciso dalla casa distributrice per facilitare agli spettatori la distinzione fra scene reali e non[6], specie nell'ottica della distribuzione in mercati stranieri.

Altre sequenze invece Fellini le volle sovraesposte (cioè eccessivamente luminose, effetto ottenuto in fase di stampa dei positivi), come la sequenza alla fonte, quando Marcello è in fila con altre persone, con il suo bicchiere in mano. Questo aspetto volutamente abbacinato della scena è andato perduto purtroppo con il recente restauro del film. I restauratori hanno rifatto la sequenza con un perfetto bianco e nero estremamente contrastato, tradendo così le originali intenzioni di Fellini.

ProduzioneModifica

Le riprese del film si sono svolte tra il Maggio e l'Ottobre 1962 negli studi di Cinecittà, a Roma.[7]

Come dirà lo stesso Fellini in una intervista:

«L'ho girato senza vedere mai nulla di quello che facevo, perché era in atto uno sciopero di quattro mesi di tutti gli stabilimenti di sviluppo e stampa. Rizzoli voleva fermare il film, Fracassi, il direttore di produzione, si rifiutava di proseguire la lavorazione. Ho dovuto impormi, gridare, per obbligare tutti a continuare ugualmente. Ed è stata la situazione ideale. Perché a me sembra che quando vai a vedere giorno per giorno il materiale girato, vedi un altro film, vedi cioè il film che stai facendo, che comunque non sarà mai identico a quello che volevi fare. E il film che volevi fare, avendo questo continuo termine di paragone nel film che stai veramente facendo, rischia di mutarsi, si affievolisce, può sparire. Questa cancellazione del film che volevi fare deve avvenire, sì, ma soltanto alla fine delle riprese, quando in proiezione accetterai il film che hai fatto e che è l'unico film possibile. L'altro, quello che volevi fare, avrà avuto così soltanto una sua determinante funzione di stimolo, di suggerimento e ora dinanzi alla realtà fotografata non lo ricordi nemmeno più, si è come scolorito, sta scomparendo.»

(Federico Fellini, Fare un film, p. 166)

AccoglienzaModifica

Il film venne accolto positivamente dalla critica in modo pressoché unanime, sull'aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes il film ha ottenuto un punteggio medio del 98% sul 100%, su Metacritic ha invece ottenuto un voto di 91 su 100, su Imdb il pubblico lo ha votato con 8.0 su 10.[7]

Elogiato in particolare da Morando Morandini ( in Storia del Cinema), Giovanni Grazzini (il Corriere della Sera) e François Truffaut che così ne parla: "Fellini mostra che un regista è prima di tutto un tizio che dalla mattina alla sera viene seccato da un mare di gente che gli pone domande alle quali non sa, non vuole o non può rispondere. La sua testa è piena di piccole idee divergenti, di impressioni, di sensazioni, di desideri nascenti e si pretende da lui che dia certezze, nomi precisi, cifre esatte, indicazioni di luogo e di tempo. Lo si può ammirare ovunque: lo scetticismo di sua cognata («Hallo, come sta il nostro venditore di fumo»), gli rivolta lo stomaco. Il solo mezzo per vendicarsi è di integrare di forza la cognata nelle sue fantasticherie erotiche, per esempio quella dell'harem in cui raggiungerà, tra le altre, una bella sconosciuta che noi spettatori abbiamo intravista al telefono nella hall dell'albergo ma che avremmo giurato che Mastroianni-Guido non avesse notata! Tutti i tormenti che possono distruggere le energie di un regista prima delle riprese sono qui accuratamente enumerati in questa cronaca che sta alla preparazione di un film come Rififi sta alla elaborazione di un colpo."[7]

Incasso accertato nelle sale a tutto il 30 giugno 1965 £ 729.172.439. Guadagnò inoltre 50.690 $ al Box-office degli Stati Uniti.[7]

Il regista Martin Scorsese lo ha inserito nella lista dei suoi dodici film preferiti di tutti i tempi, in seconda posizione.[8]

Il film è stato inoltre selezionato tra i 100 film italiani da salvare.[2]

Nel 2008 la rivista Empire lo inserì al 51º posto nella lista dei 500 migliori film della storia. [3]

RiconoscimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ The Top 100 films
  2. ^ a b Rete degli Spettatori
  3. ^ a b Empire's 500 Greatest Movies of All Time, su IMDb. URL consultato il 28 luglio 2020.
  4. ^ 8½ (1963) - Filming Locations - IMDb
  5. ^ Hollis Alpert, Fellini, p. 155.
  6. ^ P. Noli, Che cos'è un Filmfest?, Poltronissima (Editore Polis Cultura arl), n. 4, luglio 2008, pag. 77
  7. ^ a b c d 8½ - Film 1963, su Movieplayer.it. URL consultato il 10 settembre 2021.
  8. ^ (EN) Scorsese’s 12 favorite films, su miramax.com. URL consultato il 25 dicembre 2013 (archiviato dall'url originale il 26 dicembre 2013).

BibliografiaModifica

  • Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1956/1965.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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