9º Reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin"

Forze Speciali Italiane
9º Reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin"
CoA mil ITA rgt paracadutisti 009.png
Stemma del 9º Reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin"
Descrizione generale
Attiva1953 - oggi
NazioneItalia Italia
ServizioCoat of arms of the Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
TipoForze Speciali (FS - TIER1)
IncursoriOperazioni speciali, guerriglia, azioni dirette, guerra non convenzionale, antiterrorismo, liberazione ostaggi, scorta, ricognizioni speciali
DimensioneReggimento (il numero esatto è segreto militare)
Guarnigione/QGCaserma "Vannucci" di Livorno, Toscana
SoprannomeCol Moschin
Nono
"Il Reggimento"
PatronoSan Michele Arcangelo
MottoDella Folgore l'impeto
MarciaCome Folgore dal Cielo
Battaglie/guerreLibano II, UNOSOM II

Guerra in Afghanistan
Guerra d'Iraq

Parte di
Comandanti
Comandante attualecolonnello Yuri Grossi (dal 2018)[1]
Voci su unità militari presenti su Wikipedia

Il 9º Reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin" è il reparto di incursori (Tier 1) dell'Esercito Italiano, il precursore dal 1954 dei reparti di forze speciali Italiani.

Il Reggimento "Col Moschin" è inquadrato nel Comando delle forze speciali dell'Esercito e tiene in custodia la bandiera del IX Reparto d'Assalto, del quale ha ereditato l'anno di costituzione (1918), il nome del luogo di un'epica azione e le mostrine (fiamme nere degli Arditi), riadottate nel 2006. Dal 1995, nel quadro di ristrutturazione dell'Esercito Italiano, è passato da battaglione a reggimento.

La base del Reggimento è a Livorno presso la caserma "Vannucci". Esiste anche un centro di addestramento, denominato Base addestramento incursori (BAI) a Pisa, situato nel parco regionale di San Rossore (ex tenuta presidenziale) vicino alla foce del fiume Arno, che viene utilizzato per le attività anfibie e subacquee del reggimento.[2]

Per l'attività operativa dipendono dal COFS, il Comando interforze per le operazioni delle forze speciali.

StoriaModifica

Prima guerra mondialeModifica

 
Trincee italiane sul Col Moschin (monte Grappa)

La storia del Reggimento può essere associata a quella di alcune unità di Arditi della prima guerra mondiale, quale il IX Reparto d'assalto.[3] Gli arditi si imposero sulla scena militare, guadagnandosi una fama impressionante grazie ai loro atti di eroismo e per la violenza delle loro azioni. Gli arditi erano specialisti degli assalti con lancio di bombe a mano e con combattimenti all'arma bianca nelle trincee nemiche.

Il IX Reparto, in particolare, si distinse sul monte Grappa, dove il 15 giugno 1918 salì urgentemente in quota con 600 arditi guidati dal maggiore Giovanni Messe per recuperare le linee perdute. Alle 22 Valle San Lorenzo, Col Fagheron e Col Fenilon erano riconquistati. Rimaneva il Col Moschin. Alle 7.10 di mattina del 16 giugno 1918, gli arditi di Messe (nonostante l’artiglieria italiana non avesse ancora allungato il tiro come da ordini[4]) partirono all'attacco del Col Moschin (comune di Solagna). Dopo 10 minuti, la sommità veniva ripresa, peraltro facendo numerosi prigionieri (più di 300) e sottraendo molte mitragliatrici. Pochi giorni dopo prese parte alla conquista dell'Asolone (comune di Pove), che costò al IX un enorme contributo di sangue e fu solo temporanea, perché un contrattacco avversario ebbe la meglio sulle sue forze esauste. In poche ore il IX perse quasi il 50% degli effettivi.

Seconda guerra mondialeModifica

Nel corso della Seconda guerra mondiale, il 20 luglio 1942, si costituisce a Santa Severa un Reggimento arditi che pochi mesi dopo viene denominato 10º Reggimento arditi. Il reparto, con mostrina dalle fiamme azzurre, opera alle dipendenze dell'Ufficio operazioni dello stato maggiore del Regio Esercito. Impiegato in operazioni dietro le linee nemiche in Tunisia, Algeria, e nella Sicilia invasa dagli Alleati, cessa di esistere l'8 settembre del 1943.

Guerra di LiberazioneModifica

Il I Battaglione, noto anche come battaglione arditi "Boschetti" dal nome del suo comandante, originariamente su tre compagnie numerate 101ª, 102ª e 103ª (paracadutisti, nuotatori poi "da sbarco" e camionette poi "terrestre"), dislocato in Sardegna nel gennaio del 1943, dopo la proclamazione dell'armistizio dell'8 settembre 1943 rimase dislocato nell'isola in funzione di riserva mobile e ridenominato IX reparto d'assalto venne riordinato nel 1944 su una compagnia da sbarco, una terrestre e una speciale (102ª, 123ª e 110ª) entrando a far parte dal 20 marzo del 1944 nel 1º Raggruppamento Motorizzato in via di trasformazione in Corpo Italiano di Liberazione, inquadrando dal 27 giugno anche lo Squadrone Volontari "Guide" che ha rappresentato l'Arma di Cavalleria nel Corpo Italiano di Liberazione.

Il IX reparto d'assalto venne assegnato alla II Brigata del C.I.L. per essere poi inquadrato, quando il 24 settembre 1944 il C.I.L. venne sciolto, con la denominazione di III Battaglione "Col Moschin" nel 68º Reggimento fanteria del Gruppo di Combattimento "Legnano",[5] partecipando alla Guerra di Liberazione. Il 9º reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin" ne ha ereditato le tradizioni.

DopoguerraModifica

Smobilitato nel 1946, viene ricostituito come compagnia presso la scuola di fanteria a Cesano nel 1953, ed un anno dopo diviene Reparto sabotatori paracadutisti. Assegnato alla scuola di paracadutismo di Pisa nel 1957, diviene Battaglione sabotatori paracadutisti il 25 settembre 1961.

Segue quindi le sorti della rinata Brigata paracadutisti "Folgore", e nel 1975 assume la denominazione di 9º Battaglione d'assalto paracadutisti "Col Moschin",[6] inquadrato nel 9º Rgt. Paracadutisti d'Assalto “Folgore”.

Il 30 dicembre 1985 nacquero i Gruppi operativi speciali (GOS) su disposizione dell'allora ministro della Difesa Spadolini, e furono chiamati a farne parte una quota del "Col Moschin" e una del COMSUBIN della Marina, per operazioni del Sismi[7].

 
Incursori del Col Moschin durante la parata del 2 giugno 2007

Nel 1995 da battaglione diventa reggimento e assume la denominazione attuale: Reggimento d'Assalto paracadutisti incursori “Col Moschin”. Nel 2014 il reggimento lascia la brigata Folgore, per passare al neo costituito Comando forze speciali dell'esercito.

Nell'aprile 2019 viene consegnato il basco grigio-verde, che si aggiunge allo specifico fregio da basco, alle mostrine nere e al distintivo di brevetto con gladio, tutti simboli e fregi degli Arditi.[8]

OperativitàModifica

Il reparto è stato protagonista di numerose operazioni speciali ed antiterroristiche in tutto il mondo ed è l'unico ad aver partecipato a tutte le missioni militari all'estero dell'Esercito Italiano dal dopoguerra ad oggi.

Il reggimento, inquadrato nel Comando delle forze speciali dell'Esercito, per l'attività operativa dipende dal COFS, il Comando interforze per le operazioni delle forze speciali. Dal 2016 opera anche, su richiesta dei servizi d'intelligence dell'AISE, per singole missioni riservate all'estero, colmando una lacuna rispetto ai servizi di altri paesi.[9]

OrganizzazioneModifica

 
La precedente struttura
  9º Reggimento d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin"

Con la nuova riorganizzazione il reggimento è disposto su tre battaglioni:

  • 1º Battaglione Incursori
  • Battaglione Supporto Operativo
    • Compagnia Comando e Supporto Logistico
    • Compagnia C4.
  • RAFOS (Reparto Addestramento Forze per Operazioni Speciali)
    • Base Addestramento Incursori

Distaccamento operativoModifica

Un distaccamento operativo del Col Moschin (di solito sei per ciascuna compagnia) ha al suo interno: un Incursore con specializzazione Combat Medic, un Breacher (maneggio esplosivi), un disattivatore EOD-IEDD (artificiere), un SF JTAC – Special Forces Joint Terminal Attack Controller (controllo aereo avanzato), un addetto alla raccolta informativa e uno o due Sniper (tiratori scelti).

FormazioneModifica

SelezioneModifica

 
Fregio del Reggimento

I candidati al reparto vengono scelti attraverso un iter selettivo della durata di 21 giorni, presso il centro di addestramento BAI (Base Addestramento Incursori) di Pisa; successivamente vengono formati attraverso un lungo ciclo di addestramento della durata di circa due anni. La selezione e l'addestramento iniziale vengono svolti insieme ai candidati per il 185º Reggimento paracadutisti ricognizione acquisizione obiettivi "Folgore" e per il 4º Reggimento Alpini Paracadutisti "Btg Monte Cervino", per poi proseguire la formazione specifica presso i loro reparti di destinazione. Partecipano alle selezioni ufficiali (grado di sottotenente e tenente), sottoufficiali (sergenti o marescialli), VSP, VFP-4, e con un iter a loro dedicato i VFP1 di qualsiasi reparto e incarico.

Fase selettiva (7 settimane) è strutturata in pre-selezione e tirocinio di selezione. L'iniziale pre-selezione prevede diverse prove fisiche:[10]

  • corsa piana: 2000 m entro 8’20’’;
  • trazioni alla sbarra: minimo 10 in 1’ (impugnatura prona);
  • piegamenti sulle braccia (piegamenti/flessioni): minimo 30 in 1’;
  • piegamenti alle parallele: minimo 10 in 1’;
  • piegamenti addominali: minimo 40 in 1’;
  • salita alla fune (**): 4 m entro 1’45’’ (qualunque tecnica);
  • salto in alto: minimo 120 cm (qualunque tecnica);
  • marcia celere: 7000 m entro 45’ (in uniforme da combattimento e servizi);
  • marcia zavorrata: 10 km con zaino 10 kg entro 1h 12’;
  • prova di apnea in piscina (**): 15 m lineari in uniforme da combattimento e servizi senza stivaletti;
  • prova di galleggiamento (**): minimo 12’ in uniforme da combattimento e servizi senza stivaletti;
  • prova di nuoto: 50 m entro 2’15’’ in uniforme da combattimento e servizi senza stivaletti (qualunque stile).

(**) Prova di sbarramento

Chi supera le pre-selezioni fisiche partecipa presso la 101ª Compagnia Allievi, al Tirocinio di selezione, seconda fase dell'iter selettivo, che include:

  • 5 marce zavorrate a tempo, in uniforme da combattimento e zaino di 20 kg senza arma, su itinerari di difficoltà, dislivello e distanza variabile;
  • prove d'ardimento, presso il complesso “Lustrissimi” di Livorno, che prevedono il superamento di percorsi di guerra, ostacoli aerei e ponti di corda, per accertare le doti di coraggio, coordinazione e velocità.
  • test d'acquaticità e anfibia, alla base a mare, nuoto di superficie e voga.

Fase formativa comune (19 settimane)Modifica

  • Corso di paracadutismo Fune di Vincolo (FV) (4 settimane) presso il Centro Addestramento Paracadutisti (CAPAR) della Brigata paracadutisti "Folgore", permette agli aspiranti di conseguire il brevetto di paracadutista militare per chi non ne risulta già titolare;
  • Corso Operatore Basico per Operazioni Speciali (OBOS) (15 settimane), a fattor comune sotto egida del RAFOS nelle sedi di Livorno e di Montorio Veronese. È incentrato sul potenziamento della prestanza e della resistenza fisica e sull’acquisizione delle nozioni di base per la pianificazione e la condotta delle Operazioni Speciali. Include la formazione teorico pratica sulla topografia, alle marce topografiche, all'apprendimento delle tecniche di orientamento e di navigazione terrestre, procedure tecnico tattiche (PTT) delle FOS, addestramenti tecnici specifici sulle trasmissioni, sulle procedure di pronto soccorso e medicina tattica con la frequenza di un corso che ricalca il BLS (Basic Life Support).

Fase formativa specialisticaModifica

Dopo aver superato il corso Operatore Basico Operazioni Speciali – OBOS, i futuri incursori rimangono al RAFOS per incominciare l'addestramento specialistico riservato alla formazione degli operatori del 9º Reggimento Col Moschin. Questa fase è della durata di 52 settimane.

Corso Combattimento per Forze Speciali (CCFS)Modifica

Della durata di 23 settimane, è condotto, come nell'OBOS, da istruttori di grande esperienza assegnati al RAFOS a rotazione dalle compagnie operative del Nono, si tiene interamente presso il RAFOS ed è suddiviso in diverse parti:

  • Sopravvivenza, evasione e fuga, resistenza agli interrogatori, della durata di 3 settimane.
  • Corso Maneggio Esplosivi, della durata di 8 settimane, che insegna le tecniche e le procedure di maneggio degli esplosivi, sulle tecniche di sabotaggio e di demolizione speditiva.
  • Combat Medic secondo i protocolli Combat Life Support, che forniscono i rudimenti delle tecniche di primo soccorso.
  • Modulo di operatore radio per Forze Speciali, che abilita all'impiego delle sofisticate apparecchiature radio VHF, HF e satellitari in dotazione, necessarie a garantire le comunicazioni tattiche e strategiche.
  • Procedure Tecnico Tattiche per Forze Speciali (PTT/FS), per l'approfondimento delle procedure del distaccamento operativo incursori nelle situazioni tipiche d'impiego.

Infine viene approfondita la conoscenza di tutte le armi leggere in dotazione al reparto e gli allievi frequentano un ciclo di lezioni sulla fotointerpretazione delle riprese aeree. Al termine, conseguito il brevetto di "Guastatore Paracadutista", l'allievo affronterà la fase successiva, il corso di qualificazione Incursore Paracadutista.

Corso Combattimento Avanzato per Forze Speciali (CCAFS)Modifica

Della durata di 5 settimane e destinato ad approfondire le tecniche avanzate di combattimento in ambiente urbano, di tiro istintivo, discriminato e ravvicinato, di irruzione e intervento nei più disparati scenari contro obiettivi posti all'interno di varie tipologie di edifici.

Abilitazione da IncursoreModifica

I candidati, che hanno terminato con successo la prima fase di specializzazione, incominciano il "Corso di qualificazione Incursore Paracadutista", che ha lo scopo di completare la formazione degli allievi, specializzare il personale e renderlo in grado di operare nei diversi ambienti e scenari di impiego peculiari delle forze speciali. Il perfezionamento include una serie di corsi di durata variabile gestiti direttamente dal RAFOS o svolti presso enti scolastici esterni e sono i seguenti:

  • Corso di mobilità anfibia, della durata di sei settimane, per l'apprendimento delle tecniche delle operazioni anfibie, che include esercitazioni di navigazione diurna e notturna con gommoni con motore fuoribordo, pratica del nuoto operativo di superficie, messa a mare e recupero veloce da imbarcazioni in movimento e conoscenza sia teorica sia pratica dei mezzi nautici in dotazione al reparto: battelli a scafo rigido, canoe, gommoni autogonfianti a scafo rigido. Al termine del corso viene conseguita la patente nautica per l'impiego dei mezzi più piccoli entro la fascia costiera delle 12 miglia.
  • Corso Riconoscimento Mezzi e Materiali, della durata di 3 settimane, per la conoscenza e riconoscimento delle armi, i mezzi e le uniformi di alcune forze armate straniere.
  • Corso di Paracadutismo con la Tecnica della Caduta Libera (TCL), al superamento del traguardo di 20 lanci con la tecnica della fune di vincolo; si svolge presso il Centro Addestramento Paracadutismo (CAPAR) di Pisa per un periodo compreso tra le cinque e le sei settimane, durante le quali si effettuano lanci ad apertura comandata da una altezza massima di 3-4000 metri (10.000 piedi).
  • Corso basico Addestramento Alpinistico (CA1), presso il Centro Addestramento Alpino (CEALP) di Aosta, della durata di 6 settimane (dal 2011), per fornire le conoscenze fondamentali relative alle tecniche d'arrampicata e movimento in montagna, necessarie a conferire la capacità di operare in ambienti montani in condizioni di sicurezza.
  • Corso basico di Addestramento Sciistico (CS1), sempre presso il CEALP di Aosta, della durata di 6 settimane dal 2011 dedicate all'apprendimento delle tecniche di movimento in montagna in ambiente innevato: sci alpinistico e sci di fondo, prevenzione delle valanghe e sopravvivenza in climi freddi.
  • Corso Basico di Lingua Inglese, della durata di 5 settimane, presso la SLEE (Scuola di Lingue Estere dell'Esercito) di Perugia, o presso istituti scolastici convenzionati a Livorno.

Al termine di questo lungo processo formativo, i candidati ricevono l'agognato brevetto da Incursore Paracadutista e transitano in un distaccamento di compagnia operativa.

Corsi ulteriori di perfezionamento e specializzazioneModifica

Corsi di perfezionamentoModifica

  • Corso Subacqueo, della durata di 12 settimane, presso il COMSUBIN del Varignano (La Spezia), per apprendere a operare con sicurezza nell'ambiente marino, con un approfondimento delle tecniche di nuoto operativo di superficie e subacqueo, e per conseguire l'abilitazione all'uso degli apparati subacquei A.R.O. (Auto Respiratore ad Ossigeno) e A.R.A. (Auto Respiratore ad Aria).
  • Corso di Perfezionamento Alpinistico e Sciistico, presso il Centro addestramento alpino di Aosta, per l'approfondimento delle tecniche alpinistiche e per l'apprendimento della capacità d'agire in ambienti artici e d'alta montagna, ed elevare il grado di mobilità operativa in condizioni particolarmente impegnative e in presenza di un avversario addestrato a operare in montagna. Il succedersi dei corsi può portare all'ottenimento delle qualifiche di istruttore o istruttore militare scelto di sci e di combattimento in montagna.
  • Corso Avanzato di Paracadutismo, della durata di 3-4 settimane, per l'apprendimento delle tecniche per lanci ad alta quota (di 7.000-11.000 metri) con ossigeno ad apertura a quote basse – HALO (High Altitude Low Opening), o con apertura ad alta quota e navigazione sotto vela – HAHO (High Altitude High Opening).

Corsi per specialitàModifica

  • Corso Tiratore scelto, tenuto presso il Reggimento, per l'abilitazione al corretto utilizzo dei numerosi fucili di precisione in dotazione, derivato dal S.O.T.I.C. (Special Operations Target Interdiction Course) statunitense, studiato per il calibro.308.
  • Corso FAC (Forward Air Controller), per abilitazione alle missioni relative alla direzione da terra degli attacchi aerei e la designazione ai piloti degli obiettivi, tenuto presso la Scuola di Aerocooperazione dell'Aeronautica Militare, della durata di cinque settimane (tre teoriche e due pratiche). Tale qualifica è limitata agli elementi in possesso del necessario livello di conoscenza della lingua inglese (che può essere conseguita con la frequenza del corso avanzato alla SLEE di Perugia). Di norma, il corso è seguito da quello di Controllore del Fuoco per Operazioni Speciali (CF/OS), di ulteriori tre settimane. Tutto ciò prelude all'abilitazione alla funzione di Laser Target Marking (FAC/LTM) per l'impiego dei designatori laser in dotazione al Reggimento.
  • Corso Combat Medic. A livello nazionale gli Incursori destinati a questo settore conseguono la qualifica di “Soccorritore militare” presso la Scuola di Sanità di Roma, dopo un corso di tre settimane che garantisce, tra l'altro, una sorta di veste legale per operare nell'ambito del primo soccorso, anche se con significative limitazioni. Inoltre si può frequentare lo "Special Operations Combat Medics (SOCM) Course”, svolto presso l'ISTC di Pfullendorf e che insegna le procedure fondamentali di pronto soccorso, come fermare le emorragie e garantire una corretta terapia infusionale e anti shock, e il corso “18D – Special Operations Combat Medic” dei Berretti Verdi americani.
  • Corso EOD (Operatore Bonifica Ordigni Esplosivi) e Corso IEDD (Operatore Bonifica Ordigni Esplosivi Improvvisati),da frequentare presso il Centro Addestramento EOD della Scuola del Genio dell'Esercito.

Altri corsiModifica

  • Corso Scorte e Protezione ravvicinata di personalità, tenuto al Reggimento, sulle tecniche di protezione e scorta di V.I.P, della durata di cinque settimane.
  • Corso avanzato di lingua inglese, di approfondimento del corso base, per un completa conoscenza della lingua inglese, presso la Scuola Lingue Estere dell'Esercito di Perugia.

Armamento individualeModifica

Nome Calibro Tipo Nazionalità
Glock 17 9x19 mm Parabellum pistola semiautomatica   Austria
Beretta APX 9x19 mm Parabellum pistola semiautomatica   Italia
Beretta 92 9x19 mm Parabellum pistola semiautomatica   Italia
FN Five-seveN 5,7x28 mm pistola semiautomatica   Belgio
Heckler & Koch MP5 9x19 mm Parabellum Mitra   Germania
Heckler & Koch MP7 4,6x30 mm pistola mitragliatrice/PDW   Germania
FN P90 5,7x28 mm pistola mitragliatrice/PDW   Belgio
Colt M4 5,56x45 mm NATO fucile d'assalto   Stati Uniti
HK 416 5,56x45 mm Nato fucile d'assalto   Germania
Beretta ARX-160 5,56x45 mm NATO fucile d'assalto   Italia
Heckler & Koch G36 5,56x45 mm NATO fucile d'assalto   Germania
Beretta SCP 70/90 5,56x45 mm NATO fucile d'assalto   Italia
Benelli M4 Super 90 12 fucile a canna liscia semiautomatico   Italia
Beretta RS202 12 fucile a pompa   Italia
Accuracy International AWM .338 Lapua Magnum fucile di precisione   Regno Unito
Sako TRG-42 .338 Lapua Magnum fucile di precisione   Finlandia
M107 12,7x99 mm NATO fucile di precisione   Stati Uniti
Extrema Ratio Col Moschin coltello da combattimento   Italia

Operazioni noteModifica

Italcon Libano 2Modifica

Il 15 marzo 1983 alle 21.00 una pattuglia del Battaglione San Marco cadde in una imboscata nei pressi del campo di Sabra, in Libano, e quattro marò rimasero feriti, di cui uno gravemente. Quella stessa notte l'allora generale di brigata Franco Angioni, comandante della missione Italcon ed ex comandante del Col Moschin, decise di uscire con gli incursori per intercettare gli assalitori, che ancora non avevano lasciato la zona. Al contatto col nemico iniziò un violento scontro a fuoco, nel quale i libanesi si batterono con armamento più pesante e armi controcarro. Nel combattimento tre incursori rimasero feriti e si decise di sospendere l'azione. Uno degli italiani perse una gamba.

Il giorno dopo, 16 marzo, al contingente italiano arrivò un messaggio via radio dal comando dell'esercito israeliano:

"Comunicate al vostro comandante che siete ammirati, perché in Medio Oriente nessuno combatte di notte.".[11]

Il 18 marzo il sottocapo del Battaglione San Marco Filippo Montesi di 20 anni, ferito nell'imboscata, fu trasferito in Italia per essere operato all'ospedale militare del Celio. Nonostante l'intervento dei medici, egli morì il 22 marzo.

Achille LauroModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dirottamento dell'Achille Lauro.

Lunedì 7 ottobre 1985, il giorno del sequestro dell'Achille Lauro (avvenuto alle ore 13:15), già in tarda serata 60 incursori del Col Moschin arrivarono alla base militare di Akrotiri, nell'isola di Cipro, messa a disposizione dal governo britannico, pronti ad intervenire seguendo un piano sviluppato insieme all'UNIS del COMSUBIN, presenti in fase di pianificazione. I sessanta operatori avrebbero dovuto effettuare una "saturazione a macchia d'olio" e lo sgombero degli ostaggi, mentre gli operatori UNIS del COMSUBIN avrebbero effettuato l'irruzione iniziale. I fatti andarono diversamente e prevalse la linea diplomatica.

SomaliaModifica

Il 13 dicembre 1992, scattata l'operazione Restore Hope in Somalia, un C-130 Hercules della 46ª Aerobrigata arrivò a Mogadiscio con una squadra di incursori del 9º Reggimento "Col Moschin". Gli operatori occuparono il palazzo dell'ambasciata italiana[12], lasciata abbandonata dopo lo scoppio della guerra civile nel 1991.

Il 5 giugno 1993, alle 09:30 un flash del corrispondente dell'agenzia di stampa ANSA Remigio Benni, unico giornalista presente a Mogadiscio, parla di "situazione drammatica, disordini e sparatorie". Un reparto di caschi blu pakistani cade in un'imboscata dei miliziani somali di Mohammed Farah Aidid nei pressi di Radio Mogadiscio: 24 soldati sono massacrati a colpi di Kalashnikov e di mitragliatrice. L'intervento di circa 20 incursori, guidati dal tenente colonnello Marco Bertolini, evitò una strage di proporzioni ancora maggiori. Le forze speciali italiane, combattendo corpo a corpo, portarono in salvo circa 80 pakistani delle forze ONU.

Quattro settimane dopo, il 2 luglio 1993, avvenne la Battaglia del pastificio. Un gruppo di intervento italiano, composto da paracadutisti della Folgore, cavalleria corazzata e fanteria, riuscì a salvare molti militari italiani rimasti intrappolati in un'imboscata congegnata dai miliziani somali, subendo però gravi perdite: 3 morti e 26 feriti. Tra i morti uno degli incursori, il sergente maggiore Stefano Paolicchi, 30 anni, colpito sul lato destro della milza, nell'unica parte non protetta dal giubbetto antiproiettile. Per il suo contributo all'azione verrà decorato con la medaglia d'oro al valor militare (alla memoria).

RuandaModifica

Nel 1994, in Ruanda, gli Incursori ebbero il compito di evacuare i civili italiani dalla terra africana martoriata dalla guerra. L'operazione, detta Operazione Ippocampo, si concluse il 19 novembre con il recupero dei connazionali.

Ne corso del genocidio del Ruanda, perpetrato contro i tutsi e gli hutu moderati, che ha devastato il paese centrafricano, il "Col Moschin" tornò a più riprese nel paese portando in salvo molti connazionali ed evacuando numerosi bambini locali. In conseguenza all'operazione, perse la vita il sergente maggiore Marco Di Sarra (già decorato di medaglia di bronzo al valore dell'Esercito per il suo comportamento in Somalia durante l'operazione IBIS), colpito da una forma grave di malaria.

L'Italia per consentire l'evacuazione dei suoi connazionali inviò un distaccamento composto da operatori del "Col Moschin" e da incursori del Comsubin trasportati da velivoli dell'Aeronautica Militare.[13] Giunti a Kigali, la capitale,[14] il gruppo iniziò la sua attività in un clima di tragedia muovendosi tra corpi lasciati agli angoli delle strade; occorse recuperare persone a vari chilometri dall'aeroporto e il distaccamento non aveva potuto portare mezzi di trasporto con sé; contattati, gli altri contingenti non resero disponibili alcun mezzo, così gli operatori decisero di requisire dei pick up civili all'aeroporto e, dopo aver smontato le portiere e averli adattati alle loro esigenze, si diressero verso i luoghi dove rimanevano civili da recuperare. Muovendosi sempre con le armi pronte, gli operatori riuscirono ad evacuare tutti, affrontando anche molte resistenze.[15] Il Generale canadese Romeo Dallaire, comandante della missione militare ONU in Ruanda UNAMIR, e presente a Kigali durante il genocidio, nel suo libro "Shake Hands With the Devil"[16] (da cui è tratto l'omonimo film) critica i soldati italiani per aver "vandalizzato" l'aeroporto di Kigali e alcuni automezzi che vi trovarono. Nel suo libro Dallaire deplora più volte il comportamento delle forze europee che intervennero a Kigali, non coordinandosi con l'UNAMIR e limitandosi all'evacuazione di civili europei senza prestare soccorso ai civili ruandesi.

AfghanistanModifica

 
Incursori del Col Moschin

Nel settembre 2007 il Reggimento ha partecipato, insieme all'SBS britannico, ad un blitz per liberare due agenti del servizio di sicurezza italiano, l'AISE, rapiti pochi giorni prima nella provincia di Farah, nell'ovest dell'Afghanistan. Gli incursori italiani fornirono la copertura di sicurezza, mentre l'assalto finale fu effettuato dai soldati britannici dotati di appositi mezzi a trazione integrale. L'operazione non ha avuto possibilità di pianificazione, poiché i terroristi hanno improvvisamente cercato di trasferire i prigionieri e gli incursori sono dovuti intervenire immediatamente. Nella battaglia che ne è seguita, i due agenti dell'AISE sono rimasti gravemente feriti, forse da fuoco amico, e uno dei due è morto alcuni giorni dopo.

IraqModifica

30 incursori del Col Moschin nel 2015 hanno operato con forze speciali americane contro l'ISIS in una nuova base militare creata a Taqaddum, tra Falluja e Ramadi[17].

LibiaModifica

Almeno 40 incursori (forse anche più) sono stati inviati sul terreno per addestrare, coordinare, aiutare negli scontri i ribelli del CNT e per illuminare i bersagli agli aerei NATO.

OnorificenzeModifica

Alla BandieraModifica

  Croce di cavaliere dell'ordine militare d'Italia
«Prestigioso reparto, di eccezionale qualifica professionale, alla quale si coniuga - in perfetta armonia - il forte temperamento dei propria uomini, la versatilità operativa, il generoso anelito realizzativo e l'immediato riscontro ad ogni richiesta di intervento per il bene della collettività nazionale e internazionale. Presente in Alto Adige (1967-1971) per svolgere operazioni antiterrorismo e in Sardegna (1992) con l'operazione "Forza Paris" in concorso alle forse dell'ordine nella lotta alla criminalità organizzata, impegnato nella missione oltremare in Libano (1982-1984), in Irak e in Turchia (1991), in Somalia (1992-1993) dava mirabile prova di efficienza e di salda disciplina, offrendo continue prove di coraggio e sacrificio. Assolveva sempre e dovunque i compiti ad esso affidati con pieno successo, anche in un contesto operativo ambientale difficile e ostile caratterizzato da elevato indice di rischio.Gli Ufficiali, i Sottufficiali incursori e i Paracadutisti si prodigavano in ogni circostanza, in una mirabile gara di abnegazione e di dedizione al servizio, offrendo anche tributo di sangue e fornendo un eccezionale esempio di alte virtù militari che contribuivano ad accrescere il prestigio dell'Italia e delle sue Forze Armate in campo internazionale.»
— 25 ottobre 1994
  Croce di cavaliere dell'ordine militare d'Italia
«Nel solco della più fulgida tradizione dei reparti d’assalto dell’Esercito Italiano, gli incursori del reggimento offrivano reiterate prove di ammirevole valore, impareggiabile perizia e non comune senso di responsabilità, operando da più di tre anni nell’ambito della missione “International Security Assistance Force” (ISAF) in Afghanistan. All’insegna di uno straordinario spirito di sacrificio e di una assoluta dedizione al dovere, impegnati in condizioni tattiche ed ambientali spesso difficili, concorrevano in maniera decisiva agli sforzi di ISAF per stabilizzare il Paese ed alleviare le sofferenze del popolo afgano, duramente segnato da un perdurante e violento stato di conflittualità interna. Incondizionatamente riconosciuti dalla comunità internazionale, i successi riscossi hanno contribuito a rafforzare il prestigio e l’immagine dell’intera nazione italiana e delle sue forze armate nello scenario internazionale. Kabul (Afghanistan), luglio 2006-ottobre 2009
— 23 novembre 2010
  Medaglia d'oro al valore dell'esercito
«Il 9º Battaglione d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin" partecipava, con proprie unità inquadrate nelle forze italiane in Somalia, alle operazioni di soccorso alla popolazione somala. Composto essenzialmente da professionisti, consapevoli del ruolo di primo piano da sostenere nel quadro dell'operazione, in virtù della saldezza morale, del senso del dovere e dell'attaccamento alla Specialità dei propri uomini, si prodigava con totale dedizione ed elevata capacità nella pericolosa missione confermando, in numerose azioni di rastrellamento per la ricerca d'armi ed in operazioni contro guerriglieri ed anti banditismo, l'altissimo livello di efficienza, il grande coraggio e la generosità dei suoi uomini nonché la compattezza morale delle sue formazioni. I suoi distaccamenti operativi, coinvolti in numerosi conflitti a fuoro reagivano sempre con efficacia e determinazione mettendo in luce il valore militare, la capacità operativa e la fortissima motivazione dei propri componenti. Nonostante le dolorose, gravi perdite subite in combattimento, continuava ad assolvere i compiti affidati senza flessioni con la fierezza e l'orgoglio di perseverare nel tentativo di ridare sicurezza e soccorso umanitario, al martoriato popolo somalo e nella determinazione di rendere onore alla Patria lontana. Somalia, 22 dicembre 1992 - 7 settembre 1993.»
— 5 ottobre 1994
  Medaglia di argento al valor militare
«(al IX Reparto d'Assalto) Per l'irrefrenabile audacissimo impeto onde d'un sol balzo raggiunse sanguinosamente formidabili importanti posizioni. Col Moschin, 15 giugno 1918 - Col della Berretta, 20 ottobre 1918.»
— 5 giugno 1920
  Medaglia di argento al valor militare
«(al IX Reparto d'Assalto) Durante più mesi di guerra dava costante prova di aggressività e di spregiudicatezza. Nel corso di un'azione offensiva, lanciato su un'ala scoperta, sviluppava la propria manovra con rapidità, decisione ed energia, riuscendo a sorprendere ed a scompigliare il dispositivo tedesco. Chiamato improvvisamente ad altro importante compito, entrava con superbo slancio nella battaglia e nel duro e contrastato attacco, quando l'esito della lotta era ancora incerto, rompeva d'impeto lo schieramento nemico, dopo lotta audace frammentaria ravvicinata raggiungeva a notte tutti gli obiettivi. Nell'inseguimento non dava tregua all'avversario. Eccellente strumento di guerra, elastico e tenace; fierissimo e generoso degno erede delle tradizioni fulgidissime legate al suo nome. Colli al Volturno, Guardiagrele, Cingoli, Musone, Esino, 11 febbraio - 25 luglio 1944.»
— 15 febbraio 1945
  Medaglia di argento al valor militare
«(al IX Reparto d'Assalto) Veterano nella guerra di Liberazione, partecipava con inesauribile ardore alla battaglia di rottura sull'Appennino di Bologna, dando un contributo decisivo alla liberazione della città. Con impeto eroico piegava, spezzava, frantumava la resistenza fanatica di agguerrite unità tedesche, imponendosi all'ammirazione dei reparti alleati che si battevano al suo fianco. Guerra per la liberazione d'Italia, 20 marzo - 30 aprile 1945.»
— 24 luglio 1947
  Medaglia d'argento al valore dell'esercito
«Reggimento inquadrato nella brigata multinazionale nord impegnata in Bosnia – Herzegovina, svolgeva i compiti assegnati con straordinario entusiasmo, totale dedizione e non comune spirito di sacrificio. Nel corso delle molteplici attività di monitoraggio, pattugliamento degli itinerari, scorta a convogli umanitari e controllo ed ispezioni dei siti, in una situazione operativa ed ambientale particolarmente delicata e complessa, operava con costante equilibrio, profondo senso del dovere ed elevatissima professionalità. L’incessante impegno nel sostegno umanitario alle popolazioni, la prevenzione delle attività criminose della malavita ed il salvataggio di numerose vite umane, mettevano in luce le straordinarie capacità e le eccezionali doti di coraggio, fermezza e solidarietà degli uomini del 9º Reggimento d’Assalto “Col. Moschin”, che assolvevano una funzione determinante per il ripristino della convivenza pacifica, talvolta a rischio dell’incolumità personale. Chiaro esempio di unità fortemente motivata e coesa che ha evidenziato nei suoi uomini altissima professionalità, concreta saldezza morale ed elevate virtù militari e che ha significativamente contribuito ad accrescere ed a nobilitare il prestigio dell’Italia e della Forza Armata nel contesto internazionale. Sarajevo, 03 luglio 1996 – 24 marzo 1997.»
— 16 aprile 2002

IndividualiModifica

Nel corso della Prima guerra mondiale vennero conferite a militari del IX Reparto d'Assalto numerose decorazioni, tra cui 1 Ordine Militare di Savoia, 3 Medaglie d'Oro al Valore Militare, 147 Medaglie d'Argento al Valor Militare, 88 Medaglie di Bronzo al Valor Militare ed 8 Croci di Guerra al Valor Militre.

  Croce di cavaliere dell'ordine militare di Savoia
«Giovanni Messe, da Mesagne (Lecce), Maggiore IX Reparto d'Assalto Comandante di battaglione d’assalto, contro nemico forte di armi e di numero, baldanzoso di recente vittoria, tradusse in atto con singolare valentia gli ordini per riconquistare il terreno perduto. All’attacco di successive munite posizioni trasfuse nei suoi arditi il suo personale valore, la entusiastica fede nel buon successo; con perizia coordinò gli sforzi di altre truppe allo scopo, onde in breve tempo, con mirabile slancio, posizioni di capitale importanza tornavano in nostro potere con larga cattura di prigionieri e di armi. Col Fagheron e Col Fenilon, 15 giugno 1918 – Col Moschin, 16 giugno 1918»
— 25 ottobre 1994
  Medaglia d'oro al valor militare
«Ciro Scianna, da Bagheria (Palermo), soldato IX Reparto d'Assalto. Soldato di altissimo ardimento, in aspra battaglia, sotto un micidialissimo tiro di fucileria e mitragliatrici nemiche e fra tragiche lotte corpo a corpo, portava con irresistibile slancio lo stendardo del Battaglione d’Assalto alla testa delle ondate, infiammando i compagni entusiasti del suo coraggio. Sulla vetta, raggiunta; colpito in pieno petto, cadeva nell’impeto della sua superbia audacia, dando al tricolore l’ultimo bacio ed alla Patria l’ultimo pensiero col grido di “Viva l’Italia!”. Monte Asolone, 24 giugno 1918»
  Medaglia d'oro al valor militare
«Dario Vitali, da Lucca, Sottotenente complemento IX Reparto d'Assalto. Porta stendardo di un battaglione Fiamme Nere, in un fierissimo combattimento fece sventolare alto il tricolore alla testa della prima ondata, infiammando ed entusiasmando i soldati. Convinto dell’importanza morale del sacro segnacolo di vittoria, lo tenne spiegato nei punti più pericolosi e minacciati anche quando attorno a lui imperversava la distruzione e la morte. Ferito gravemente con la perdita di un occhio, rifiutò di lasciare il combattimento. Accerchiato con altri pochi compagni da forze superiori, con sublime slancio, si scagliò in violenta ed impari lotta, riuscendo col suo eroico ardimento, a far abbassare le armi al reparto nemico che gli aveva tagliata la ritirata. Solo a combattimento ultimato si sottopose alle cure mediche. Fulgido esempio di eroismo e di alte virtù militari. Monte Asolone – Col della Berretta, 25 ottobre 1918»
  Medaglia d'oro al valor militare
«Maurizio Zanfarino, da Sassari, Tenente IX Reparto d'Assalto. In commutazione della Medaglia d’Argento concessagli con Regio decreto 21 marzo 1920: Ufficiale di altissimo ardimento, già distintosi in precedenti fatti d’arme, troncò volontariamente la licenza di cui stava fruendo quando seppe che il battaglione era sul punto di iniziare una nuova azione offensiva, e da ufficiale di vettovagliamento insisté per essere portato sulla linea del fuoco. In fiero vittorioso combattimento, funzionando da aiutante maggiore di un battaglione di assalto, diede prove luminose, del più puro eroismo. Acceso da sacro entusiasmo, fieramente percorse più volte il terreno di combattimento, spazzato in modo micidiale dal fuoco di artiglieria e di numerosissime mitragliatrici, per dirigere reparti e consigliare ed incitare i combattenti. Con un pugno di prodi si slanciò contro il nemico minaccioso, impegnando fierissima lotta corpo a corpo e riuscendo a spezzarne l’impeto. Ferito gravemente il porta stendardo del reparto, impugnò il tricolore, sollevandolo, nel fragore della battaglia, ad incitamento, come simbolo della vittoria. Colpito a morte da una pallottola di mitragliatrice, che gli trapassava la gola, si abbatté di colpo, ma, facendo appello alle sue ultime forze, si rizzò sulle ginocchia, e, con voce rantolante, in faccia al nemico lanciò l’ultimo grido «Viva l’Italia!». Monte Asolone – Col della Berretta, 29 ottobre 1918»

Persone legate al repartoModifica

Nella cultura di massaModifica

  • Nel videogioco Battlefield 1 sono presenti più plotoni di Arditi, predecessori del IX Reg. Col. Moschin (IX CM).
  • Nel videogioco Call of Duty: Modern Warfare è presente l'operatore denominato "Morte" (Sergio Sulla). Nella sua biografia è spiegato che ha prestato servizio nel 9º Reggimento prima di entrare in "Warcom" (una delle fazioni del gioco). L'operatore è basato e doppiato da Fabio Rovazzi.

NoteModifica

  1. ^ Il colonnello Yuri Grossi è il nuovo comandante del Nono Reggimento Col Moschin, su congedatifolgore.com. URL consultato il 29 settembre 2018.
  2. ^ Esercito.difesa.it
  3. ^ Righe 1-10 Archiviato il 2 settembre 2012 in Internet Archive..
  4. ^ https://www.arditigrandeguerra.it/storia-reparti-assalto/9-reparto-assalto/.
  5. ^ Righe 11-24 Archiviato il 2 settembre 2012 in Internet Archive..
  6. ^ Righe 25-34 Archiviato il 2 settembre 2012 in Internet Archive..
  7. ^ La Nuova Sardegna
  8. ^ analisidifesa.it
  9. ^ Sole 24 Ore, 5 marzo 2016 Archiviato il 6 marzo 2016 in Internet Archive..
  10. ^ L'Incursore - Esercito Italiano.
  11. ^ [unaacies.iobloggo.com/390/in-medio-oriente-nessuno-combatte-di-notte In Medio Oriente nessuno combatte di notte], unaacies.iobloggo.com, 4/3/2008.
  12. ^ (EN) AGGIORNATO – Somalia 1992 -1994: un Incursore racconta | Corpi d' élite - Forze speciali italiane, antiterrorismo, intelligence, su corpidelite.net. URL consultato il 22 settembre 2017.
  13. ^ Operazione Ippocampo, su esercito.difesa.it. URL consultato il 9 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2008). «L'"operazione Ippocampo" in Costa d'Avorio, in gergo sinonimo di "operazione d'Evacuazione" - che ha impegnato i velivoli C130J dell'Aeronautica Militare, nel portare in salvo cittadini italiani e stranieri dalle zone in mano ai ribelli - si è conclusa definitivamente il 19 novembre, con il rientro dell'ultimo velivolo con a bordo una parte dei militari della task force, che ha assicurato lo svolgimento dell'operazione in sicurezza. Una task force, composta da personale delle quattro forze armate, che ha operato alle dipendenze del Comando operativo di vertice interforze (COI) in stretto coordinamento con l'Unità di Crisi del Ministero degli Esteri».
  14. ^ OPERAZIONE IPPOCAMPO: UNA NUOVA MISSIONE PER I C-130J DELL'AERONAUTICA MILITARE, su aeronautica.difesa.it. URL consultato il 9 febbraio 2009. «All'operazione partecipa anche l'Italia con un contingente formato da 112 uomini della "Folgore", 65 uomini del Comando Subacquei Incursori "Teseo Tesei" della Marina e 3 velivoli da trasporto della 46ª Brigata Aerea».
  15. ^ Sito ufficiale "Col Moschin", https://web.archive.org/web/20140808212049/http://www.colmoschin.it/africa/ruanda.html (archiviato dall'url originale l'8 agosto 2014).
  16. ^ "Shake Hands with the Devil", pag 317 e altre, Vintage Canada, ISBN 0-679-31172-6..
  17. ^ infiltrato.it

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica