Abbazia di Saint-Remi

UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
Cattedrale di Notre-Dame, ex abbazia di Saint-Remi e palazzo di Tau, Reims
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
West Façade of Basilique Saint-Rémi, Reims 140306 1.jpg
TipoCulturali
Criterio(i)(ii)(vi)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal1991
Scheda UNESCO(EN) Cathedral of Notre-Dame, Former Abbey of Saint-Remi and Palace of Tau, Reims
(FR) Scheda

L'abbazia di Saint-Remi è un'abbazia che si trova a Reims, in Francia, fondata nell'VIII secolo. La chiesa abbaziale conserva le reliquie di San Remigio, vescovo della città, che convertì al Cristianesimo il re dei Franchi Clodoveo I il giorno di Natale del 496, dopo che egli aveva sconfitto gli Alemanni nella battaglia di Tolbiac.

Insieme alla cattedrale di Reims e al palazzo di Tau, nel 1991 è stata inserita nell'elenco dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

I resti attualiModifica

I monumenti di valore che si trovavano nell'ambito della chiesa in passato sono stati saccheggiati durante la rivoluzione, ed anche la tomba del santo è in realtà una ricostituzione recente. Restano tuttavia vetrate del XII secolo nell'abside, come pure arazzi che rappresentano la storia di san Remigio, donate da Robert de Lénoncourt. La basilica Saint-Remi e l'abbazia benedettina attigua sono del XVIII secolo.

StoriaModifica

 
Stemma dell'antica abbazia di Saint-Remi di Reims

Le originiModifica

La storia dell'abbazia è molto antica. Già nel 496 il vescovo Remigio di Reims vi battezzò Clodoveo I, re dei Franchi, convertitosi in seguito alla battaglia di Tolbiac.

Il vescovo morì nel 533, all'età di 96 anni. La sua reputazione gli valse la santificazione, ed i miracoli ripetuti attirarono numerosi pellegrini. Nello stesso anno venne ingrandita quella che era una semplice cappella, facendola diventare una chiesa, e trasferendovi il 1º ottobre il corpo del nuovo santo.

VIII secoloModifica

 
La navata

Verso il 750-760, l'arcivescovo Turpino fonda una comunità di monaci destinati ad accogliere e guidare i pellegrini. Essi seguivano la regola mista di San Colombano di Luxeuil e san Benedetto, fino alla riforma generale benedettina di Benedetto d'Aniane.

IX secoloModifica

Incmaro, arcivescovo nella metà del IX secolo, ingrandisce la chiesa consacrandola e collegandola all'abbazia carolingia che scompare, dopo l'anno mille, per essere sostituita da una grande chiesa romanica iniziata dall'abate Airard. Il progetto, troppo ambizioso, viene modificato dall'abate Thierry, suo successore. Restano le undici traverse della navata e le panchine, come pure il transetto. All'epoca, una struttura in legno copriva tutto l'insieme.

XI secoloModifica

La basilica, dedicata a San Remigio, venne consacrata da papa Leone IX nel 1049, in occasione del concilio di Reims. Questo papa, nato a Eguisheim in Alsazia (nome attuale della regione), viaggiava molto tra Italia, Francia e Germania. Dopo essere stato fatto prigioniero dai Normanni, e dopo la sua morte avvenuta nel 1054, ci fu uno scisma tra l'oriente e l'occidente.

XII secoloModifica

Nel 1162 Pierre de Celle, nuovo abate, decise importanti modifiche alla chiesa: il portico romanico viene demolito e si prolunga la navata con due porzioni gotiche. Una nuova facciata viene costruita. Un nuovo coro gotico, più profondo, con deambulatorio e cinque volte radianti, sostituisce il vecchio coro romanico. Vengono realizzate anche numerose vetrate.

Nel 1181 Dom Simon succede a Pierre de Celle. Ingrandisce ancora la struttura ed aggiunge le pareti romaniche della navata.

XVI e XVII secoloModifica

 
L'organo creato da Bertrand Cattiaux

L'arcivescovo Robert de Lénoncourt, all'inizio del XVI secolo, fa alzare la barriera a finestra che splende nella parte meridionale del transetto. La Congregazione di San Mauro, che riforma l'abbazia nel XVII secolo, fa costruire il colonnato rinascimentale che racchiude il coro.

XVIII secoloModifica

La basilica sfugge alle demolizioni della tempesta rivoluzionaria. I benedettini vengono cacciati del loro monastero nel 1793, dopo la rivoluzione, e l'edificio diventa chiesa parrocchiale.

XIX secoloModifica

Il XIX secolo vede la ricostruzione della parte nord e della cima della facciata, a partire dal rosone. Le volte della navata vengono sostituite da volte in legno, e viene costruito un nuovo mausoleo. Viene rifatta la "corona di luce", simbolo della Gerusalemme celeste e le cui 96 candele ricordano la durata della vita di san Remigio.

XX secoloModifica

Il 1º agosto 1918 alcune granate tedesche si abbattono sulla basilica: il tetto prende fuoco e crolla, le volte in legno ed intonaco crollano per tutta la lunghezza della navata ed una parte del transetto. Anche l'organo viene seriamente danneggiato (soltanto nel 2000 la basilica potrà vantare un grande organo prodotto dal costruttore Bertrand Cattiaux). I danni vengono aggravati dalle intemperie dell'inverno, che vede in seguito crollare le banchine sud, nell'aprile 1919, mentre la pioggia e la tempesta abbattono la parte settentrionale del transetto nel 1920.

Visita di Giovanni Paolo IIModifica

Papa Giovanni Paolo II visita Reims nel 1996, per commemorare il 1500º anniversario del battesimo di Clodoveo I, primo re dei franchi, effettuato per mano di San Remigio.

La basilica di Saint-Remi commemora nel 2007 il millennio dalla costruzione.

PronunciaModifica

Nella regione di Reims si ha l'abitudine di pronunciare Remi (o R'mi), poiché l'accento acuto non esisteva all'epoca. Quest'abitudine perdura tuttora.

Elenco degli abati di Saint RemiModifica

 
Un abate del XII secolo (Museo St. Remy di Reims)

Il fondatore Giovanni Turpin si riservò il nome di abate. In seguito gli arcivescovi di Reims furono abati di Saint Remi. Ugo di Vermandois fu lꞌultimo arcivescovo a portare la dignità di abate.[1] Lꞌabate Airardo (1007-1035) fu uno dei primi abati eletti dai monaci.

Gli abati regolariModifica

Gli abati commendatariModifica

NoteModifica

  1. ^ Poussin, 1857, p 45
  2. ^ (FR) Charles Joseph Hefele, Histoire des conciles d’après les documents originaux - Tome IV, volume 21, p. 110
  3. ^ (FR) Louis-Paul Colliette, Mémoires pour servir à l'histoire ecclésiastique, civile et militaire de la province du Vermandois, Cambrai, 1771-1772, p. 240. URL consultato il 12 novembre 2019..
  4. ^ (FR) Maximilien Melleville, Dictionnaire historique du département de l'Aisne, Paris, Dumoulin, 1865, volume 2, p.169
  5. ^ ꞌꞌGallia Christianaꞌꞌ (t. IX, col. 236)
  6. ^ Registro di Onorio IV, a. 2, n° 164, f° 171 v°: Johanni abbati monasterii Sancti Remigii Remensis. Ex suscepte servitutis.... Dat. Rome, apud Sanctam Sabinam, idibus Octobris anno secundo.
  7. ^ Giovanni di Clinchamp successe come abate di Saint Remi, non a Bartolomeo dell'Espinasse, come riporte la ꞌꞌGallia Christianaꞌꞌ, ma a Bertrando. Questꞌultimo, accusato dal suo convento di dilapidarne i beni fu deposto a seguito di una sentenza pronunciata da dei canonici della cattedrale. Il metropolita permise ai religiosi di Saint Remi di procedere all'elezione di un nuovo abate. Le monaco Evrard fu eletto e poi confermato dall'arcivescovo. Ma Bertrand si appellò alla Santa Sede. Benedetto Caetani, cardinale diacono di San Nicola in carcere Tulliano, incaricato da papa Martino IV di esaminare la causa annullò l'elezione di Evrard. Evrard interpose appello. Nel frattempo il suo rivale morì. A questa notizia i monaci di Saint Remi procedettero a unꞌaltra elezione e divisero i loro voti fra Evrard e Giovanni di Clinchamp, priore dellꞌAbbazia di Solesmes nella diocesi di Le Mans. Entrambi rinunciarono ai loro diritti sulla dignità abbaziale. Papa Onorio IV pose allora Giovanni a capo dellꞌabbazia di San Remi il 12 ottobre 1286; le lettere di provvisione sono datate dal 15 dello stesso mese. Riguardo allꞌaltro candidato Evrard, il papa gli affidò lꞌabbazia di San Salvatore di Anchin, nella diocesi di Arras.
  8. ^ (FR) Scuola francese di Roma, Mélanges d'archéologie et d'histoire, 1885

BibliografiaModifica

  • Pierre Riché, les Grandeurs de l'An Mil, edizioni Bartillat, 1999;
  • Pierre Riché, Atlas de l'An Mil,
  • Georges Duby Le temps des cathédrales. L'art et la société, 980-1420, edizioni Gallimard. 1976, 379 p.

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