Abruzzo

regione d'Italia
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Abruzzo
regione
(IT) Regione Abruzzo
Abruzzo – Stemma Abruzzo – Bandiera
(dettagli) (dettagli)
Abruzzo – Veduta
Palazzo dell'Emiciclo, sede aquilana del Consiglio regionale
Localizzazione
StatoItalia Italia
Amministrazione
CapoluogoCoat of Arms of L'Aquila, Italy.svg L'Aquila
PresidenteMarco Marsilio (FdI) dal 23-2-2019
Data di istituzione16 maggio 1970[1]
Territorio
Coordinate
del capoluogo
42°21′58″N 13°23′40″E / 42.366111°N 13.394444°E42.366111; 13.394444 (Abruzzo)Coordinate: 42°21′58″N 13°23′40″E / 42.366111°N 13.394444°E42.366111; 13.394444 (Abruzzo)
Altitudine563[2] m s.l.m.
Superficie10 831,84 km²
Abitanti1 304 970[3] (30-11-2019)
Densità120,48 ab./km²
ProvinceChieti, L'Aquila, Pescara, Teramo
Comuni305
Regioni confinantiMarche, Lazio, Molise
Altre informazioni
Fuso orarioUTC+1
ISO 3166-2IT-65
Codice ISTAT13
Nome abitantiabruzzesi
Patronosan Gabriele dell'Addolorata
PIL(nominale) 31 959 mln [4]
PIL procapite(nominale) 24 400 [4]
Rappresentanza parlamentare14 deputati
7 senatori
Cartografia
Abruzzo – Localizzazione
Abruzzo – Mappa
Mappa dell'Abruzzo con le province
Sito istituzionale

L'Abruzzo (o gli Abruzzi)[5][6] (AFI: /aˈbruʦʦo/[7]; Abbrùzze, Abbrìzze o Abbrèzze in abruzzese, Abbrùzzu in aquilano) è, secondo la definizione fornita dall'Istat e adottata anche dall'Eurostat[8][9][10], una regione a statuto ordinario dell'Italia meridionale, con capoluogo L'Aquila, compresa tra il medio Adriatico e l'Appennino centrale[11]: pur potendo essere considerato centrale dal punto di vista geografico[12], l'Abruzzo è infatti storicamente, culturalmente, economicamente[13] e in gran parte anche linguisticamente[14] legato al Mezzogiorno d'Italia.

La Costituzione italiana del 1948 contemplava l'istituzione della regione Abruzzi e Molise, ma la riforma del 1963 stabilì il distacco del Molise dall'Abruzzo (entrambe le regioni divennero poi effettivamente operative a partire dal 1970). Il territorio regionale fu delimitato già dal 1233, con la costituzione del Giustizierato d'Abruzzo ad opera di Federico II di Svevia.

Occupa una superficie di 10 831 km² e ha una popolazione di 1 304 970 abitanti[3]. È diviso in quattro province: L'Aquila, Chieti, Pescara e Teramo, e in 305 comuni. Confina a nord con le Marche, ad est con il mare Adriatico, ad ovest con il Lazio e a sud con il Molise. Si divide principalmente in una parte costiera nel versante orientale con le spiagge dell'Adriatico, e in una parte montuosa dal lato occidentale con il Gran Sasso d'Italia (2 914 m s.l.m.), la Majella (2 793 m s.l.m.) e il Sirente-Velino (2 487 m s.l.m.), che costituiscono i tre massicci montuosi più alti dell'intera catena appenninica[15].

Nel 2016 il quotidiano statunitense Huffington Post inserì l'Abruzzo in quinta posizione tra le dodici migliori regioni al mondo per la qualità della vita[16]. La regione viene spesso chiamata regione verde d'Europa[17], per la grande estensione dei suoi tre parchi nazionali (il parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, il parco nazionale della Majella e il parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga) e delle restanti numerose aree protette, che rappresentano il 36,3% della sua superficie totale, con la concentrazione più alta in Europa[18]. All'interno delle diverse aree protette, disseminate non solo sulla dorsale appenninica, ma anche sulle colline dell'entroterra e lungo i 130 km di costa, è custodito oltre il 75% delle specie animali e vegetali del continente europeo[19]; sul versante settentrionale del Gran Sasso si trova il ghiacciaio Calderone, il più meridionale del continente[20].

Nel secondo dopoguerra l'Abruzzo è rapidamente diventato la regione con il maggiore PIL pro capite del Mezzogiorno d'Italia; inoltre, dopo il Trentino-Alto Adige, è la regione italiana con la più alta percentuale di investimenti fissi lordi sul PIL[21].

Il giornalista e diplomatico Primo Levi (da non confondere con l'omonimo scrittore sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz) definì l'Abruzzo "forte e gentile" dopo aver visitato la regione, coniando il popolare motto[22].

Etimologia e stemmaModifica

La parola Abruzzo, secondo l'ipotesi più accreditata proposta per la prima volta dallo storico umanista Flavio Biondo nella sua pubblicazione L'Italia Illustrata, deriverebbe da Aprutium come evoluzione popolare di (ad) Praetutium, ovvero la terra dei Pretuzi (lat. Praetutii o Praetuttii), un'antica popolazione italica che viveva nella zona dell'attuale Teramo.

La parola Abruzzo, secondo altre ipotesi, potrebbe derivare anche da abruptus (in latino "ripido", "scosceso" oppure "brusco", "rozzo"), participio perfetto del verbo abrumpere ("strappare", "troncare", "violare i patti").[23]

Dal momento in cui Carlo I d'Angiò nel 1273 col diploma di Alife, divise il Giustizierato d'Abruzzo (voluto da Federico II nel 1233), in due province sopra e sotto il tratto del fiume Pescara, cioè Abruzzo Ulteriore e Abruzzo Citeriore, la regione fu, da allora sino ad oggi, nota anche come "gli Abruzzi".

Lo stemma della regione è stato adottato nel 1976; la forma è quella di uno scudo italico ed il disegno è costituito da tre sbarre oblique, ognuna delle quali raffigura una caratteristica della regione: quella superiore, bianca, simboleggia le montagne innevate, quella mediana, le colline, mentre l'ultima richiama il colore del mare.[24]

Geografia fisicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia dell'Abruzzo.

TerritorioModifica

Il territorio abruzzese è prevalentemente montuoso (65%) e collinare (34%); la pianura (1%) è costituita soltanto da una stretta fascia costiera lungo il litorale, lunga 131 km. La regione si divide naturalmente in due macro aree, separate dalle catene montuose della Majella e del Gran Sasso: la zona interna, che ricalca la provincia aquilana, è formata dalle sub regioni della Marsica, la Conca aquilana, la Conca Peligna, la Valle dell'Aterno e la Valle Roveto, strette fra le vette dei diversi monti dell'Appennino abruzzese, mentre la zona costiera, con le restanti tre province di Pescara, Chieti e Teramo, è composta prevalentemente da una estesa fascia collinare, su cui si allargano le principali vallate della Val Pescara, la Val di Sangro e la Valle del Tordino, e dalla stretta pianura costiera, intensamente urbanizzata in particolare nel centro-nord della regione.

 
Le vette del Monte Velino
 
Tratto di costa presso Pineto


ClimaModifica

  Le singole voci sono elencate nella Categoria:Stazioni meteorologiche dell'Abruzzo

Il clima abruzzese è fortemente condizionato dalla presenza del Massiccio montuoso Appenninico-Centrale, che divide nettamente il clima della fascia costiera e delle colline sub-appenniniche da quello delle fasce montane interne più elevate: mentre le zone costiere presentano un clima di tipo mediterraneo con estati calde e secche ed inverni miti e piovosi la fascia collinare presenta caratteristiche climatiche di tipo sublitoraneo con temperature che decrescono progressivamente con l'altitudine e precipitazioni che aumentano invece con la quota (come nel caso di Pescara, che a circa 10 m s.l.m. ha temperature medie di circa 15 °C e piogge annuali intorno ai 700 mm, e Chieti, che, posta su un colle a 330 m s.l.m., pur presentando temperature medie simili, registra precipitazioni molto più copiose, con valori annui di circa 1000 mm).

Anche le precipitazioni difatti risentono fortemente della presenza delle dorsali montuose appenniniche della regione: aumentano con la quota risultando più abbondanti nel settore e sui versanti esposti ad occidente, decrescendo invece verso est e sui versanti esposti ad oriente. Spesso le coste adriatiche rimangono in ombra pluviometrica da ovest per l'effetto di sbarramento dell'Appennino subendo l'azione dei venti miti da esso discendenti (libeccio o garbino).

In inverno le precipitazioni sono per lo più nevose dalle quote medio-basse in su e occasionalmente fin sulle coste in occasione di eventi freddo-umidi (episodi di 'burian' e 'rodanate').

Ambiente naturaleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Aree naturali protette dell'Abruzzo.
 
Rappresentazione della Majella del 1920 ad opera di Vincenzo Alicandri

In Abruzzo vi sono tre parchi nazionali, un parco regionale e 38 aree protette tra oasi, riserve regionali e riserve statali. In totale il 36,3% del territorio regionale è sottoposto a tutela ambientale[25]. Nel territorio dimora il 75% delle specie animali presenti in Europa ed è patria di alcune specie rare come l'aquila reale, il lupo abruzzese il camoscio d'Abruzzo e l'orso marsicano.[26] In proposito si può parlare di un vero e proprio sistema protezionistico di interesse europeo, infatti il complesso sistema di aree protette abruzzese prosegue a nord con il parco nazionale dei monti Sibillini nell'appennino umbro-marchigiano.

Sul territorio abruzzese sono presenti i seguenti parchi nazionali e uno regionale:

La struttura delle aree protette comprende in Abruzzo, oltre i parchi nazionali e quello regionale, fra le 38 riserve statali, riserve regionali, Oasi e parchi territoriali attrezzati gestisce diversi biotopi di interesse scientifico, i quali nonostante di dimensioni territoriali a volte ridotte, presentano aspetti di notevole interesse scientifico e naturalistico e completano il sistema delle aree protette della regione. Le riserve tutelano complessivamente l'1% del territorio regionale e sono gestite dai comuni, che nella maggior parte dei casi si avvalgono di comitati allargati ad altri enti e associazioni in grado di avviare progetti di rilevazione e studio delle specie floristiche e faunistiche. Alcune riserve regionali si sono dotate di organi di gestione che prevedono oltre al rispetto delle norme di tutela, strumenti di pianificazione e programmi di valorizzazione dell'area protetta. Il sistema costituisce uno strumento di pianificazione ambientale, un laboratorio permanente di ricerca scientifica in cui sono stati realizzati importanti progetti faunistici dell'Appennino, con il ripristino dell'ecosistema e il reintegro di specie da tempo scomparse.

Aree marine protetteModifica

Istituita nel 2010, l'area marina protetta Torre del Cerrano è l'unica area marina protetta della regione; essa si estende per circa 37 km quadrati e tutela un tratto di mare unico in Abruzzo, trattandosi di uno dei pochi arenili dove è sopravvissuto un ambiente dunale pressoché intatto[27]; a poche decine di metri dalla costa sono presenti i resti sommersi di notevole interesse archeologico e naturalistico dell'antico porto di Atri.

Con la legge 93 del 23 marzo 2001 è stata prevista la realizzazione di un parco nazionale fra i comuni di Ortona e Vasto, noto come Parco della costa teatina. Nonostante la perimetrazione provvisoria del parco operata dal commissario ad acta Giuseppe De Dominicis, nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 4 agosto 2014[28], la consulta ne ha bloccato la legge regionale di istituzione, in quanto trattandosi di un'area marina tale competenza spetta allo Stato[29].

FloraModifica

La vegetazione abruzzese è caratterizzata dalla presenza di differenti ecosistemi mediterranei; nella costa e nelle zone limitrofe è notevole la presenza di querce, roverelle e carpini orientali, oltre alla presenza localizzata di piante classiche della macchia mediterranea come il mirto, l'erica e il lentisco; nella fascia collinare crescono anche il rovere, l'olivo, il pino, il salice, il leccio, il pioppo, l'ontano, il corbezzolo, la ginestra, la robinia, il rosmarino, il biancospino, la liquirizia e il mandorlo. Tra i 600 e i 1.000 metri di quota si estende la vegetazione submontana, caratterizzata principalmente da boschi misti di cerro, roverella, tiglio, acero e carpino; tra gli arbusti molto diffusi la rosa canina e il ginepro rosso.

A quote più alte, tra i 1000 e i 1900 metri d'altezza, è largamente diffuso il faggio, mentre sulle aree appenniniche di alta quota superiori ai 2000 metri sono presenti specie come l'orchidea alpina, il ginepro montano, l'abete bianco, il mirtillo nero e la stella alpina.[30]

FaunaModifica

La fauna abruzzese è molto varia; l'animale simbolo della regione è il camoscio d'Abruzzo, che dopo essere stato a rischio estinzione è al centro di progetti di ripopolamento[31]; anche l'orso bruno marsicano è un animale tipico della regione, assieme a lupo appenninico, cervo, lince, capriolo, arvicola delle nevi, volpe, istrice, gatto selvatico, cinghiale, tasso, vipera e lontra. Diversi anche gli anfibi presenti in regione: l'ululone appenninico, il geotritone italiano, la salamandra pezzata, la rana, il rospo, il tritone e la raganella italiana; inoltre è originaria della regione la razza canina del pastore maremmano-abruzzese. Fra le numerose specie di volatili, le più caratteristiche della regione sono l'aquila reale, il nibbio, il falco pellegrino, il fratino, il lanario, il grifone, il gufo, l'allocco, il picchio e il fringuello.

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'Abruzzo.
 
Anfiteatro romano di Alba Fucens

Età anticaModifica

Notizie dell'era preistorica di presenze sia animali, vegetali e umane sono documentate da vari ritrovamenti nel territorio di Teramo (Ripoli, Campovalano, Ponte Messato)[32], Chieti (necropoli Santa Maria Calvona, Touta Marouca, Grotta del Colle) e Pescara (parco archeologico colle del Telegrafo)[33]. Della preistoria esistono ritrovamenti fossili conservati oggi nel Museo Geopaleontologico del Castello ducale di Palena, nel Museo Archeologico Nazionale di Chieti e nel Museo delle genti d'Abruzzo di Pescara, mentre negli anni '50 a Scoppito fu rinvenuto uno scheletro di un mammut, conservato nel Forte spagnolo. Del periodo del Neolitico sono stati rinvenuti reperti nelle principali valli del Tordino, nella val Pescara, nella valle Peligna e nel bacino del Fucino (il villaggio di paludi presso Celano). Si ipotizza che le primitive popolazioni abruzzesi, viventi sia nelle montagne che preso le valli, seguissero uno stile di vita prevalentemente agricolo, dati i numerosi ritrovamenti di strumenti di lavorazione della campagna.

Popoli preromaniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Marrucini, Frentani, Peligni, Sanniti, Vestini, Piceni, Marsi, Equi e Pretuzi.

Nell'età del Neolitico l'uomo ha fatto la prima comparsa nell'Abruzzo, come testimoniano alcune necropoli del X secolo a.C., di Fossa[34] e Comino di Guardiagrele. Successivamente, dall'VIII secolo a.C. circa in poi, la regione fu popolata dalle colonie degli italici osco-umbri. In aggiunta a questo gruppo di popolazioni, anche i Sanniti si stanziarono nell'attuale Abruzzo, nel Molise, nella Campania e nella Basilicata. Queste popolazioni sabelliche provenienti da sud si divisero in Abruzzo in due sotto-gruppi o tribù, i Carricini ed i Pentri, che si adattarono, a partire dall'VIII secolo a.C. sia dal punto di vista culturale che sociale ai territori dove si erano stanziati.

I Marsi risiedevano nella Marsica ai bordi dell'antico lago Fucino, con capitale Marruvium tra i monti del Sirente-Velino; i Peligni fondarono la loro capitale Sulmona nella conca peligna; i Frentani colonizzarono la val di Sangro con la capitale ad Anxanum e con i principali sbocchi portuali ad Ortona e Histonium arrivando a controllare territori fino all'attuale Molise, presso Termoli e Larino, ai confini con le tribù dei Pentri, stanziati tra le città di Isernia, Boiano Aufidena (Alfedena) e Castel di Sangro. Altre popolazioni principali erano i Marrucini, situati nella valle del Foro e della Majella a ridosso di Chieti (l'antica Teate) e Guardiagrele; i Vestini, che divisi in due dal massiccio del Gran sasso controllavano parte della conca aquilana e tutta l'area vestina, arrivando fino alla costa con il porto di Aternum porto dell’antica Teate (Chieti), oggi divenuta Pescara ed i Pretuzi, con capitale Interamnia Praetutiorum (Teramo), aventi scambi commerciali con i Piceni.
Tali popolazioni erano sparse per il territorio abruzzese, facendo parte di un sistema amministrativo composto di unità proprie, con una capitale legata all'entità della tribù stessa.

Gli italici Sanniti e l'epoca romanaModifica

 
Anfiteatro di Amiternum

I popoli dell'Italia antica stanziati in territorio abruzzese, gli Equi, i Frentani, i Marrucini, i Marsi, i Peligni, i Piceni, i Pretuzi, i Sanniti, e i Vestini[35], vennero tutti sottomessi dai Romani intorno al III secolo a.C. Agli inizi del I secolo a.C. tali popoli, assieme al resto dei Sanniti, formarono una coalizione militare volta a costringere la repubblica romana ad estendere i diritti di cittadinanza, la Lega italica, che comprendeva anche popoli stanziati al di fuori dall'attuale Abruzzo; i popoli italici scelsero come capitale nel 91 a.C. la città di Corfinium[36][37] dove venne coniata una moneta d'argento dello stesso valore del denario romano recante la scritta "Italia" (nell'osco Viteliù). Questa fu la prima occasione storica in cui il termine Italia venne utilizzato con finalità politiche. Dopo due anni di guerra, la Lega italica, pur sconfitta militarmente, riuscì nell'89 a.C. ad ottenere il diritto alla cittadinanza da essa reclamato. Tuttavia il dittatore romano Lucio Cornelio Silla invase il Sannio e devastò le principali città, per poi ricostruirle ex novo, e a nulla valse la resistenza dei generali sanniti Quinto Poppedio Silone e Gavio Papio Mutilo[38].

Durante il principato di Augusto, il territorio sannita fu ripartito nella Regio IV Samnium, per quanto concerne il territorio dell'odierno Abruzzo e parte del Molise, e nella Regio V Picenum per quanto concerne il settore teramano, al nord del fiume Pescara.

Prima fase MedievaleModifica

In seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente la regione subì le invasioni dei Longobardi e dei Normanni (rispettivamente nel VI e nel XI secolo), e fu possesso di vari conti e potenti locali. Non si hanno molte notizie riguardo alla presenza bizantina del V secolo d.C., anche se è accertata, come dimostrano i ritrovamenti presso l'area frentana, conservati nel Museo dell'Abruzzo Bizantino Altomedievale del castello ducale di Crecchio. A quest'epoca risale la fondazione dell'abbazia di Santo Stefano in Rivomaris presso la costa di Casalbordino, una delle più antiche della regione.

Successivamente la regione entrò a far parte del Ducato di Spoleto, dopo la discesa in Italia di re Alboino, mentre alcune aree furono possesso dei monaci di grandi abbazie sviluppatesi nel IX secolo. Le prime cinque grandi abbazie cistercensi furono quelle di Santa Maria di Casanova, Santa Maria della Vittoria, Santi Vito e Salvo, Santa Maria Arabona e Santo Spirito d'Ocre[39]. Successivamente, nello stesso periodo, sorsero ulteriore monasteri, come San Clemente a Casauria, Santa Maria di Bominaco, San Giovanni in Venere, San Marco di Ortona e San Liberatore a Majella.

 
Castello ducale di Popoli

All'epoca della conquista longobarda, la gran parte delle città principali abruzzesi, fra le quali Teate, Interamnia, Anxanum, Sulmo, Histonium, Marruvio ed Ostia Aterni, erano in grave decadenza, tuttavia i conquistatori conservarono in parte il sistema amministrativo locale, riorganizzandolo, come descrive anche Paolo Diacono[40] e come si riporta dalle cronache dell'abbazia di Montecassino e di Farfa, nelle province della Marsica (provincia Valeria), di Corfinio-Valva, di Teate, di Interamnia, di Penne e di Anxanum.

I Longobardi edificarono prevalentemente piccoli presidi fortificati, per lo più minuscoli fortini e torri di guardia, per controllare il territorio. Successivamente alla venuta dei Franchi di Carlo Magno e dopo la conquista della città e la sua distruzione a opera di Pipino il Breve, nel 973 a Chieti venne istituita la "marca teatina", mentre l'antica Histonium nell'802 veniva incendiata e riedificata dal conte Aimone di Dordona. La ricostruzione e l'edificazione ex novo di molti borghi (allora detti castelli, terre, feudi o ville) e città fu un evento caratterizzante della presenza franca e longobarda in Abruzzo, che oltre ad influenzare molti toponimi con nomi di origine germanica, permise ai nobili franchi come i conti Attoni, i Berardi, gli Aprutini e i Valvensi di insediarsi nelle città maggiori della regione.
Nella Marsica acquisì una certa prominenza locale la contea dei Marsi, instaurata da Berardo di Francesco, che dette iniziò a una lunga dinastia che durò sino al XIV secolo. Il territorio occupava più o meno tutta l'area fucense e la Valle Roveto, fino ai confini con Rieti, e le sedi del controllo erano dislocate a Tagliacozzo e ad Albe.

Dai Normanni a Federico IIModifica

Nel periodo dal X al XII secolo si sviluppò una nuova economia di tipo pastorale, benché già presente in età romana, ma stavolta concentrata sul tratturo con specifiche regole del regno, che portava al grande mercato di bestiame di Foggia. I tratturi, percorsi stradali enormi nelle conche delle montagne e delle pianure, attraversavano le città dell'Aquila, di Pescasseroli e di Castel di Sangro, fino al tavoliere delle Puglie. Le principali città abruzzesi furono fortificate e trasformate in gastaldati, come nell'esempio di Vasto, nata dalla fusione di due città, e anche Atessa. Nella zona meridionale della regione acquisì prominenza la Diocesi Teatina di Chieti, affiancata dalla baronia di Manoppello, e nella Marsica il controllo dei primitivi castelli medievali era in mano ai conti dei Marsi di Celano[41]. Nel 1065 venne fondata un'altra importante abbazia abruzzese, quella di San Giovanni in Venere presso il promontorio costiero di Fossacesia, che amministrò per due secoli il diritto di governo su Vasto d'Aimone, e sugli altri feudi sparsi lungo il Sangro e il Trigno.
La difficile presenza normanna in Abruzzo è ricordata anche per il governo di Roberto III di Loritello, il quale si macchiò di empietà contro il sovrano di Sicilia e che compì scorrerie nella parte nord della regione, distruggendo la città di Teramo nel 1156, e nel 1143 i conquistatori occuparono anche la contea dei Marsi.

Il Giustizierato d'AbruzzoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Giustizierato d'Abruzzo.

La prima citazione giuridica della regione, con la prima definizione dei suoi confini, viene identificata con la creazione del giustizierato d'Abruzzo nel 1233, facente parte del Regno di Sicilia, voluto da Federico II di Svevia, con capitale Sulmona. Nel 1273 il giustizierato viene suddiviso in due territori, Abruzzo ulteriore, in massima parte corrispondente alle province dell'Aquila, Teramo e Pescara, e Abruzzo citeriore nella restante parte della regione corrispondente grosso modo alla provincia di Chieti.

In quel periodo il territorio della Conca amiternina, dal nome dell'antica città romana di Amiternum, era popolato soltanto da un piccolo nucleo urbano ad ovest del Gran Sasso, dove in seguito sorgerà L'Aquila e, nella parte orientale, dall'insediamento di Forcona. Già dall'XI-XII secolo nacquero piccoli castelli nella zona, i cui abitanti dal 1254 inizieranno a federarsi e a edificare la nuova città.

Fondazione dell'AquilaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'Aquila.

Il capoluogo del Giustizierato, fin dalle origini, era Sulmona, che restò sempre fedele al sovrano Federico II durante la campagna di conquista dell'Abruzzo; era la città più grande e più forte economicamente, e facilmente raggiungibile grazie alla sua posizione centrale rispetto al territorio abruzzese. Soltanto le città marittime di Histonium e Lanciano potevano competere in importanza. Nel 1254 la vecchia città romana di Amiterno, ormai completamente in rovina, non era più gestibile, e sorse la necessità della costruzione di un nuovo centro; secondo la leggenda, 99 castelli della conca aquilana e della valle dell'Aterno si riunirono ed edificarono in poco tempo la nuova città, costruendo vie e chiese che prendessero il nome da quelle dei castelli fondatori.

 
Basilica di Collemaggio dell'Aquila

La città rimase sempre fedele al partito angioino, già nel 1268 partecipando alla battaglia di Tagliacozzo contro Corradino di Svevia ed in seguito ostacolando le pretese della casa D'Aragona, sia prima che dopo l'assedio di Braccio da Montone nel 1424.

Il QuattrocentoModifica

Nel 1442, sotto il governo del il re Alfonso I di Aragona, vennero ripopolati molti castelli in disfacimento della regione, mentre a livello locale a Chieti si andavano affermando i Valignani, nobile famiglia napoletana che acquistò vari territori della zona, fra i quali Cepagatti, Alanno, Vacri e Ripa Teatina, mentre a Teramo erano i duchi Acquaviva di Atri a governare il territorio, beneficiando anche dell'importante sistema commerciale della transumanza, e nel 1472 un esponente della nobile famiglia atriana, Giulio Antonio Acquaviva, rifonderà l'antica città di Castrum Sancti Flaviani a poca distanza dal centro romano, dandole il nome "Giulia Nova"[42], con un nuovo impianto murario ed urbano in stile idealistico rinascimentali[43].

Il Cinquecento: la fine delle città libereModifica

Tra il 1510 e il 1566 le coste abruzzesi furono méta di saccheggio incessante da parte degli Ottomani, e per contenere la minaccia turca l'imperatore Carlo V eresse il sistema difensivo delle torri costiere del Regno di Napoli, scegliendo Pescara come baluardo del giustizierato: l'allora piccolo borgo venne pesantemente fortificato con la costruzione di una grande fortezza per controllare gli accessi al Regno dal nord e dall'Adriatico. Il sistema difensivo venne messo alla prova già nel 1566, in occasione della grande incursione della flotta di 105 galee e 7000 uomini dell'ammiraglio ottomano Piyale Paşa, comandante in capo (Kapudanpaşa) della flotta ottomana agli ordini del sultano Solimano il Magnifico, che aveva già saccheggiato Napoli stessa tre anni prima. La fortezza non fu presa, anche per il decisivo contributo del valoroso condottiero, Giovan Girolamo Acquaviva duca di Atri, il quale organizzò la resistenza del forte e respinse gli attacchi dispiegando un fuoco di sbarramento dal bastione principale con tutte le artiglierie disponibili, dissuadendo l’ammiraglio turco dal perseverare nell’attacco e costringendo gli aggressori alla fuga. Questi si accanirono, allora, contro Francavilla, Ripa Teatina, Ortona, San Vito Chietino, Vasto, Casalbordino e Termoli, che subirono distruzioni, deportazioni e saccheggi.[44] Tuttavia l'ammiraglio ottomano non conseguì l’obiettivo strategico della spedizione, ovvero la conquista delle Tremiti, proprio a causa della tenace resistenza di Pescara. I danni dell'attacco nel territorio furono notevoli, con l'incendio della cattedrale di San Tommaso Apostolo, dell'abbazia di San Giovanni in Venere e dell'abbazia di Santo Stefano in Rivomaris e la distruzione dell'antica chiesa di Santa Margherita di Vasto, oggi cattedrale di San Giuseppe.

Diversa la situazione di quel periodo nell'entroterra abruzzese, che tornò a vivere un periodo di crescita economica, grazie allo sviluppo della transumanza, e culturale, favorita anche dal governo di Margherita d'Austria che ereditò i feudi di Penne, Campli, Ortona, Leonessa, Cittaducale e Montereale, in seguito noti come i cosiddetti "stati Farnesiani d'Abruzzo".

Tuttavia con l'intensificarsi del controllo spagnolo sul regno napoletano, si assistette ad un sistematico infeudamento delle città, che spesso (come nel caso di Chieti e dell'Aquila) erano città appartenenti al regio demanio.

Il SeicentoModifica

 
Il Castello Orsini di Avezzano, prima del terremoto del 1915

Il Seicento per l'Abruzzo fu un secolo difficile, con le principali città dominate da signorotti locali. Chieti nel 1646, nonostante l'opposizione della famiglia Valignani, venne venduta con i suoi feudi al duca Francesco Caracciolo di Castel di Sangro, anche se successivamente i Valignani stessi comprarono la città, "autoinfeudandosi"; tuttavia la città aveva perso il diretto controllo, già dalla metà del '500 sullo scalo portuale di Pescara, quando con la costruzione della piazzaforte questa divenne un'universitas. Lo stesso valse per Teramo, che nel 1519 venne venduta dal re ad Andrea Matteo Acquaviva, che avanzò pretese sulla città, fino a quando non marciò contro di essa, fuggendo tuttavia, secondo la leggenda, in seguito alla miracolosa apparizione del santo patrono della città, Berardo da Teramo, sulle mura brandendo una spada.

Benché Teramo riuscì a sfuggire alle pretese degli Acquaviva, che nel frattempo facevano fiorire il loro ducato con sede ad Atri, ogni suo tentativo di rivalsa economica veniva bloccato dalla presenza di vari signorotti mandati dal viceré; inoltre si trovò coinvolta nella "guerra del Sale", che riguardò la zona del Tronto e in particolare Civitella del Tronto, dove dalla metà del '500 era stata eretta una poderosa fortezza. Anche L'Aquila, dopo il breve esperimento di governo "illuminato" di Margherita d'Austria, passò il secolo tra alti e bassi nell'economia e nella politica.

L'unica realtà in ascesa, grazie soprattutto all'impegno di Diego d'Avalos, fu Vasto, anche se la cittadina non fu risparmiata dai mali che sconvolsero gran parte della regione, come la pestilenza del 1656, che flagellò molte vite soprattutto a Chieti. Alto secondo grave fenomeno fu il banditismo, con il significativo episodio dell'assalto alla città di Vasto da parte del teramano Marco Sciarra.

Il SettecentoModifica

La prima metà del secolo, anche a causa di due nuovi e catastrofici eventi sismici nell'entroterra aquilano, vide protagoniste le città di Chieti, Lanciano, Vasto e Teramo. Quest'ultima, dal 1562 al 1770 fu sede del cosiddetto Patriziato dei Quarantotto, una sorta di parlamento cittadino con gli uomini illustri dei quattro quartieri della città, ma alla fine del secolo questo istituto perse molta importanza, trasformandosi nella municipalità.

Anche Lanciano nel 1730 riuscì a liberarsi della feudalità e ad istituire un proprio municipio, pur non riottenendo gli antichi feudi sparsi per la vallata, di cui fu privata nel 1646.

I due terremoti del 1703 e del 1706Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoto dell'Aquila del 1703 e Terremoto della Maiella del 1706.


Nel 1703 un ennesimo e distruttivo terremoto colpì Aquila, danneggiando gravemente la città con le due forti scosse superiori al 6º grado della scala Richter verificatesi il 16 gennaio e il 2 febbraio. Molti edifici medievali crollarono e quasi tutte le chiese risultarono danneggiate. Durante la ricostruzione, le chiese vennero riedificate alla maniera barocca per quanto concerne l'interno, mentre numerosi palazzi nobili sostituirono le vecchie case medievali. La città impiegò quasi cinquant'anni per riprendersi completamente, dato che la ricostruzione, per l'entità dei danni e per la grave perdita dei cittadini, iniziò timidamente soltanto dal 1713.
Un nuovo potente terremoto sconvolse la valle Peligna e Sulmona il 3 novembre 1706, con una scossa del grado 6.6 della scala Richter che distrusse gran parte della città e di molti borghi circostanti, originatosi nella faglia di Campo di Giove.

L'inizio della smilitarizzazione di PescaraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Pescara e Fortezza di Pescara.

Pescara, per secoli circondata dalle mura della sua fortezza, conobbe un primo grande sviluppo economico solamente a partire dalla seconda metà dell'800, e ancor più nel '900, grazie alla bonifica delle paludi che la circondavano ed all'arrivo della ferrovia Adriatica; lo sviluppo cittadino fu favorito anche da personalità come il poeta Gabriele D'Annunzio, che vi nacque nel 1863, ed il sindaco Leopoldo Muzii, che progettò il primo piano regolatore spostando il centro del borgo di Castellammare Adriatico nell'attuale centro città.

La grande fortezza voluta da Carlo V, con i suoi 7 bastioni a nord ed a sud del fiume, poté dirsi completa nel 1568 ca., e per i successivi 200 anni, sebbene con diverse interruzioni, venne infeudata ai D'Avalos-D'Aquino.

Proprio per la posizione strategica del sito, posto al confine settentrionale del Regno di Napoli, Pescara subì dalla metà del Seicento al primo Settecento numerosi attacchi: coinvolta in molti conflitti di scala continentale combattuti dal Regno di Napoli, nel tempo la città venne assediata più volte dalle principali potenze europee, fra cui francesi, spagnoli ed austriaci, oltre che dagli stessi borbonici durante le rivolte carbonare a cui prese attivamente parte. In seguito a questi eventi bellici, conclusi dalla restaurazione, la fortezza iniziò ad essere lentamente smantellata, e le caserme sulla riva sud del fiume furono adibite a carceri per dissidenti politici. Nel 1806 le univesitas del Regno di Napoli vennero abolite e sostituite dai comuni, e quella pescarese venne divisa in due municipalità, Pescara a sud del fiume, con lo storico borgo e la grande fortezza e Castellammare Adriatico a nord del fiume, ricadendo la prima nel distretto di Chieti, in Abruzzo citeriore, e la seconda nel distretto di Penne, nell'Abruzzo ulteriore. Negli anni la fortezza venne sempre più ridotta ed in molti tratti le mura vennero inglobate nelle abitazioni, mentre altri vennero demoliti; le caserme del corso vennero invece riconfermate come carcere, guadagnandosi il nome di "sepolcro dei vivi": vi vennero rinchiusi molti patrioti meridionali del Risorgimento, tra cui Clemente De Caesaris, dopo l'insurrezione dei "martiri Pennesi" nel 1837.

Le occupazioni francesi del 1799Modifica

Dopo la discesa di Gioacchino Murat nel regno di Napoli, occupando nel 1798 Roma e costringendo papa Pio VII a recarsi prigioniero a Parigi, le truppe di re Ferdinando IV di Borbone tentarono senza successo di ricacciare gli assedianti francesi. Il generale Championnet allora mandò immediatamente delle truppe francesi di Duhesme, Lemoine e Couthard in Abruzzo, dove si stava organizzando, da parte dei nobili, una resistenza filo-borbonica all'assedio imminente. Le truppe francesi si divisero in due schieramenti: una sarebbe passata per L'Aquila da Roma, occupando la Marsica, e ricongiungendosi con l'altra, che sarebbe partita da Civitella del Tronto passando per Teramo e lungo la vecchia via Tiburtina Valeria fino a Sulmona, occupando Pescara, Chieti, Lanciano, Ortona e Vasto.

Mentre a Napoli veniva instaurata la Repubblica Napoletana, un altro esperimento di governo repubblicano giacobino si ebbe soltanto a Vasto con la Repubblica Vastese e a Pescara, occupata da Ettore Carafa e Gabriele Manthoné, mentre nel resto della regione il breve periodo repubblicano rappresentò solamente caos e saccheggi. All'Aquila le truppe arrivarono da Antrodoco il 16 dicembre, e la città venne occupata il 24 gennaio 1799. Gli insorti sanfedisti aquilani, guidati da Salomone d'Arischia, riuscirono a isolare i francesi all'interno della fortezza spagnola, e infine a ricacciarli dalla città, non senza saccheggi delle chiese e dei palazzi da parte degli stessi francesi di Pluncket.
Lo stesso avvenne nelle città di Teramo e Sulmona, dove i francesi vennero dapprima cacciati dalla città. Le truppe del cosiddetto Esercito della Santa Fede erano comandate in Abruzzo da Giuseppe Pronio: nato a Introdacqua nel 1760, si guadagnò il soprannome di Gran Diavolo quando le truppe di Championnet scesero in Abruzzo, e si arruolò nell'esercito di Ferdinando IV di Napoli per combattere i francesi. L'8 settembre 1798 Ferdinando IV lanciò in battaglia l'esercito abruzzese, e il Pronio partecipò alle operazioni con un suo contingente, combattendo il 5 gennaio 1799 sul ponte san Panfilo a Sulmona, per poi tentare di arrestare il più possibile l'avanzata nemica verso Venafro con scaramucce e imboscate nell'altopiano delle Cinquemiglia. Successivamente fu incaricato di combattere i francesi a Chieti, Ortona, Vasto e Pescara, sollevando le popolazioni contro gli invasori. Occupò a sorpresa Ripa Teatina il 3 febbraio, e poi scese tra il 12 e il 15 a Lanciano, e tra il 18 e il 21 a Vasto, dove regnava l'anarchia dopo la proclamazione della Repubblica Vastese. Il 2 giugno fu nominato Generale Comandante dei tre Abruzzi. Combatté un'ultima volta per i Borbone il 30 marzo 1801 presso Civitella del Tronto fino alla morte nel 1804.

Anche a Teramo si tentò un esperimento simile a quello di Vasto di governo francese, basandosi per lo più sull'abilità politica di Melchiorre Delfico; il tutto però si risolse in un nulla di fatto e nel saccheggio generale durante la ritirata. Vasto divenne sede della repubblica dal 6 gennaio al 20 maggio 1799, vennero eletti i municipalisti tra i membri più influenti della società, anche se costoro per mancanza della guardia civica, non riuscirono a controllare gli episodi di violenza e saccheggio da parte della popolazione, di cui il capitolo più sciagurato spetta alla città di Ortona, quando, stando alle cronache di Omobono Bocache, la gente catturava i nobili e i personaggi d'alto rango politico per ucciderli e bruciarli in mezzo alla strada, subendo in conseguenza le rappresaglie francesi, e l'occupazione della città, difesa dai sanfedisti, da parte dei generali di Pescara.
Altro episodio di grave violenza avvenne il 25 febbraio a Guardiagrele, quando i cittadini vennero circondati e assediati dai francesi e dagli abitanti della vicina Orsogna, che desideravano vendetta per secolari questioni di divisione territoriale, incendiando l'archivio comunale e bruciando la città.

L'OttocentoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Variazioni territoriali e amministrative di Abruzzi e Molise.

Fra le novità apportate dagli occupanti francesi, vi fu l'abolizione del feudalesimo ed il riassetto moderno del regno, con la creazione di comuni, distretti e circondari. Il territorio mantenne le precedenti divisioni fino al 1806, quando l'Abruzzo Ultra fu suddiviso nelle due regioni di Abruzzo Ulteriore Primo (distretti di Teramo e Penne) e Abruzzo Ulteriore Secondo (distretti di Aquila, Sulmona, Cittaducale e Avezzano). L'Abruzzo Citeriore era invece suddiviso nei distretti di Chieti, Lanciano e Vasto.

Dopo il definitivo ritorno del regno in mano a Ferdinando I delle Due Sicilie nel 1820 e in seguito al figlio Ferdinando II, in Abruzzo ci furono i primi movimenti carbonari, principalmente situati in confraternite di Pescara, Chieti, L'Aquila, Vasto, nella Marsica e a Sulmona. Questi ideali liberali tuttavia non ebbero tempo di crescere, e vennero immediatamente stroncati dai Borbone, così come i successivi movimenti popolari del 1848. Di queste battaglie risorgimentali, si ricorda l'esempio dei "martiri Pennesi", dal nome della città dove esplose la rivolta del 1837 guidata dal liberale Clemente De Caesaris. Questo episodio rimase un caso isolato, e venne punito con la morte degli insorti e l'incarcerazione di De Caesaris a Pescara.

L'Unità d'Italia ed il brigantaggioModifica

 
Gabriele D'Annunzio, nato a Pescara nel 1863

In Abruzzo, nel 1861 durante gli sconvolgimenti dell'unificazione italiana, non ci furono vere e proprie rivolte contro il governo borbonico del Regno delle Due Sicilie, come nel 1848, bensì quasi solo l'appello di letterati e patrioti come Gabriele Rossetti, Silvio Spaventa e Cesare de Horatiis, che incitavano a fiancheggiare Vittorio Emanuele II di Savoia, poiché la popolazione era in massima parte vicina al vigente governo borbonico. Difatti furono numerose le bande di briganti che, con la motivazione spesso pretestuosa della difesa del governo dei Borbone, iniziarono ad operare in regione con saccheggi e tattiche da guerriglia. L'episodio più significativo dell'annessione della regione al Regno d'Italia fu l'assedio di Civitella del Tronto, la grande fortezza borbonica, baluardo più settentrionale del regno che era ancora sotto assedio mentre il 17 marzo del 1861 veniva proclamata la nascita del regno italiano:

Il 15 febbraio 1861, il Generale Mezzacapo ordinà un violentissimo bombardamento; nonostante gli evidenti danni, la fortezza non dava cenni di resa. Con la resa della piazzaforte di Messina, il 12 marzo 1861, l'esercito piemontese si concentrò maggiormente su Civitella del Tronto, oltre che sul Garigliano ed a Gaeta.

Il 17 marzo 1861, giorno della proclamazione del Regno d'Italia, venne ordinato un ulteriore rafforzamento del dispositivo d'assedio e, contemporaneamente, il generale sabaudo Della Rocca viene fatto entrare entro le mura di cinta, recando ai difensori il messaggio del re Francesco II con l'ordine di deporre le armi, informandoli della resa di Gaeta, ove il sovrano borbonico si era rifugiato. Della Rocca non viene creduto e lo scontro continuò fino al 20 marzo, giorno della resa.

Il primo NovecentoModifica

 
Veduta di Chieti nel primo '900

Il Novecento portò in Abruzzo cambiamenti epocali, che spostarono definitivamente gli equilibri socio economici dai territori dell'entroterra a quelli costieri, i quali già dagli ultimi anni del secolo precedente iniziarono a conoscere un boom demografico ed economico, sostenuto sia dalla colonizzazione di nuove ed ampie fasce di territorio in precedenza disabitate, e sia dalla costruzione di importanti infrastrutture come la ferrovia Adriatica nel 1863, che aprirà la costa abruzzese ai commerci con il resto del Paese. Le ferrovie, allora fondamentale veicolo di sviluppo, si moltiplicarono anche localmente, come la ferrovia Teramo-Giulianova del 1884, la ferrovia Roma-Sulmona-Pescara del 1888, la ferrovia Sangritana del 1912 e la ferrovia Pescara-Penne del 1929. In particolare le città che seppero veicolare meglio questo nuovo sviluppo economico e sociale furono Castellammare Adriatico e Pescara, le due municipalità in cui la città adriatica sarà divisa fino al 1927: da una parte, lo smantellamento della fortezza pescarese e la bonifica dei territori circostanti consentirono un nuovo grande sviluppo fuori dalle storiche mura cittadine, mentre dall'altra il piccolo borgo collinare di Castellammare si riversò sulla pianura costiera, e grazie agli investimenti nella zona del crescente ceto borghese cittadino, in pochi anni seppe rimodellarsi in affermata stazione balneare e centro turistico di livello nazionale. Nel resto della costa abruzzese, seguendo un percorso analogo a quello castellammarese di discesa dai colli verso la riva del mare, si svilupparono come centri turistici e culturali anche le città di Giulianova e Francavilla al Mare. Questo sviluppo della riviera abruzzese fu alimentato anche dall'inizio del fenomeno dell'immigrazione interna regionale, che perdurando a fasi alterne e con varie intensità sino ai giorni nostri, vede l'interno della regione spopolarsi progressivamente in favore delle aree più sviluppate della costa.

Terremoto della Marsica del 1915Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoto della Marsica del 1915.

Il 13 gennaio 1915, a pochi mesi dall'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale, una grande scossa di terremoto rase al suolo molti borghi della Marsica, tra cui Avezzano, il centro principale dell'area.

 
Macerie ad Avezzano dopo il sisma del 1915

Pochi decenni dopo la bonifica del Fucino e nel pieno dello sviluppo socio-economico della Marsica avvenne l'evento più tragico: il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915. Conosciuto anche con il nome di "Terremoto di Avezzano", fu uno degli eventi sismici più gravi registrati in Italia. Colpì l'intera area della Marsica, subregione abruzzese. Il sisma del 1915, per forza distruttiva e numero di vittime, è classificato tra i principali terremoti avvenuti in territorio italiano. Causò 30.519 morti, secondo studi recenti del Servizio sismico nazionale. 10.700 vittime (più dell'80% dei residenti) vi furono nella città di Avezzano, epicentro del sisma, che contava prima della scossa di magnitudo 7.0 (Mw momento sismico) e ancora dell'11º grado della scala Mercalli (MCS), poco più di 13mila abitanti. La tragedia avvenne alle ore 7.52.48 (dato dell'INGV) del 13 gennaio 1915. Avezzano, come visibile anche dalle dozzine di immagini storiche scattate nel circondario colpito, fu rasa letteralmente al suolo, e rimasero in piedi poche strutture, come il castello (benché gravemente compromessa), la chiesa di San Giovanni Decollato e il Santuario di Pietraquaria, mentre luoghi come la cattedrale, piazza Vittorio Emanuele III, via XX Settembre e piazza Torlonia, insieme al palazzo principesco, erano ridotti soltanto a un ammasso di macerie. Lo stesso dicasi per i vicini centri di Trasacco, Celano (con il castello completamente sfondato), Pescina, con la parte alta della torre Piccolomini franata, Alba Vecchia (oggi nel comune di Massa d'Albe), Magliano de' Marsi, Ortucchio; Gioia dei Marsi e Lecce nei Marsi, insieme a Cerchio e Collarmele dovettero essere ricostruite da zero per la portata dei danni.

Si ebbero danni anche a Roma, distante circa 100 km dall'epicentro, come pure nel Sorano, in Ciociaria e nel basso Lazio, in Molise e al confine della Campania; a Nord, nel Cicolano e nell'Aquilano e dalla Sabina alle Marche, infine verso Est, alle porte di Chieti e Pescara. La scossa fu avvertita dalla Val Padana alla Basilicata.

Il ventennio fascistaModifica

Negli anni del regime fascista il territorio abruzzese fu riorganizzato dal punto di vista amministrativo, con diverse ripartizioni interne e anche cessioni verso altre regioni. Il regime infatti istituì nel 1927 la provincia di Pescara, creata scorporando il circondario di Penne dalla provincia di Teramo (salvo il mandamento di Bisenti, che resterà nella provincia teramana) e numerosi comuni dal circondario di Chieti, oltre a Bussi sul Tirino e Popoli, ceduti dalla provincia aquilana. Il capoluogo, costituito dall'unione dei comuni della vecchia Pescara e Castellammare Adriatico, avrebbe dovuto chiamarsi Aterno in un primo momento ma l'influenza di Gabriele D'Annunzio su Mussolini spinse quest'ultimo a favorire il nome della città che diede i natali al poeta. Nello stesso anno venne firmato il decreto soprannominato Grande Aquila, che con una sorta di compensazione per il trasferimento dalla provincia dell'Aquila a quella reatina del circondario di Cittaducale, univa al comune aquilano (che per l'occasione acquisiva l'attuale nome L'Aquila, cambiando il precedente nome postunitario Aquila degli Abruzzi) 8 comuni limitrofi.

L'unificazione cittadina di Pescara si accompagnò a un nuovo e importante sviluppo edilizio, in parte dovuto anche alla notevole attività pubblica, con il regime che costruì in città numerosi ed imponenti edifici pubblici in stile razionalista. L'ediliza pubblica fu molto attiva anche nella Marsica, con la ricostruzione ex novo di Avezzano, e a Lanciano, dove si inaugurò l'asse stradale principale della città nuova fuori dal vecchio centro medievale.
Lo sviluppo della città di Pescara e della costa abruzzese continuava ad accelerare, scandito dalla costruzione di monumentali edifici pubblici e amministrativi e dall'avvio delle prime forme di attività industriali e della massiccia colonizzazione di vaste aree rimaste disabitate. In quegli anni nacque il turismo balneare, favorito dalla costruzione dei primi alberghi e strutture ricettive a Pescara e Francavilla al Mare. Nella costa teramana l'intensa colonizzazione portò alla nascita di intere nuove città da piccoli casali di campagna, come accaduto per Montesilvano marina, Roseto degli Abruzzi, sviluppatasi dal colle di Montepagano, e i comuni di Pineto, Tortoreto e Martinsicuro.

Fiero oppositore del fascismo fu lo scrittore pescinese Ignazio Silone, che da esiliato in Svizzera scrisse i primi romanzi con ambientazione abruzzese come Fontamara e Vino e pane. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale le persecuzioni fasciste degli ebrei e dissidenti politici si fecero sistematiche, e vennero aperti nella regione un totale di 15 campi d'internamento di prigionieri come il Campo 78 di Fonte d'Amore a Sulmona e quello della Caserma Rebeggiani a Chieti Scalo.

La Seconda guerra mondialeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Bombardamento di Pescara, Battaglia di Ortona, Linea Gustav e Battaglia del Sangro.

Con l'armistizio italiano dell'8 settembre, l'Abruzzo, tagliato in due dalla Linea Gustav, venne rapidamente occupato dai tedeschi. Nei giorni seguenti la regione assistette all'episodio della fuga di Vittorio Emanuele III e dei resto del governo. Numerose furono le organizzazioni di resistenza partigiana, spesso di carattere locale, oltre al gruppo maggiore, la Brigata Maiella di Ettore Troilo, che contava 1700 combattenti e che fu in seguito aggregata alle forze alleate, mentre nell'ottobre dello stesso anno alcuni giovani di Lanciano si ribellavano ai nazisti, scatenando una guerriglia. I giovani oggi sono ricordati come i martiri ottobrini. A partire dall'estate del 1943 iniziarono le campagne di bombardamento alleate; particolarmente drammatici furono i ripetuti e distruttivi bombardamenti di Pescara, ma furono colpite anche altre località come Sulmona ed Avezzano. La battaglia del Trigno dell'ottobre 1943, combattuta dai tedeschi e dai militari dell'VIII Armata britannica del generale Bernard Law Montgomery in arrivo da città di Foggia, diede avvio alla liberazione della regione; ulteriori scontri, con gravi distruzioni nei paesi circostanti, proseguirono con la battaglia del Sangro.

 
Corso Vittorio Emanuele II di Ortona durante i combattimenti del 1943

Il culmine dei combattimenti nel settore si raggiunse il 21-27 dicembre '43, nella battaglia di Ortona. La città, capo adriatico della Linea Gustav, subì grandi distruzioni al patrimonio storico edilizio, perdendo il 70% degli edifici costruiti. I combattimenti ed i bombardamenti procedettero ancora per diversi mesi, quando finalmente i tedeschi si ritirarono dalla regione verso nord nell'estate del 1944. Chieti venne liberata dagli alleati il 9 giugno di quell'anno, Pescara il 10 giugno, L'Aquila e Teramo il 13; la guerra, sebbene non coinvolse con la stessa intensità il tutti i vari territori regionali, azzerò tutte le realtà produttive esistenti e recò gravissimi danni ai centri urbani, come nei casi di Ortona, Francavilla al Mare e Pescara, le città più martoriate dai combattimenti che persero gran parte del loro patrimonio storico.

Dal secondo dopoguerra a oggiModifica

Gli anni della ricostruzione videro un accentuarsi del fenomeno migratorio interno abruzzese: sempre più abitanti dell'entroterra si spostavano verso la costa abruzzese, anche a causa delle diverse congiunture economiche che vivevano i due territori. In particolare iniziava l'accrescimento urbano di Pescara, che diventò dopo il conflitto la città più grande della regione. Nel 1956 una grave frana colpì il centro storico di Vasto, con il crollo di un intero storico rione. L'emigrazione della popolazione abruzzese non era però solo interna, infatti riprese con forte intensità l'emigrazione verso altri paesi europei. La costruzione di diversi insediamenti ed aree industriali nella Val di Sangro, la Val Pescara, la Marsica, l'aquilano ed il vastese negli anni 70 aiutò la regione a risollevarsi economicamente e ad affrancarsi dalla tradizionale economia agricolo-pastorale che fino ad allora fu sempre il principale sostentamento degli abruzzesi. In quegli anni si rimediò anche allo storico isolamento geografico, con la realizzazione delle due grandi arterie autostradali A24 Roma-Teramo e A25 Torano-Pescara che collegano i capoluoghi abruzzesi con la capitale. Dalla fine degli anni '80 nel centro della regione va sempre più saldandosi e strutturandosi una vasta area metropolitana, incentrata su Pescara e Chieti.

Il 6 aprile 2009 un nuovo grave terremoto colpì l'Abruzzo interno, con epicentro all'Aquila. L'evento sismico provocò oltre 300 vittime ed ingenti i danni in tutta la Conca aquilana e zone circostanti. Nel 2012 sono cominciati ufficialmente i lavori di ricostruzione delle zone colpite. Nel 2016 e 2017 l'Abruzzo viene nuovamente colpito dagli eventi sismici del Centro Italia del 2016 e del 2017, con numerosi danni in molti paesi della provincia di Teramo.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti (migliaia)

 
Monteferrante, uno dei comuni meno popolati d'Abruzzo

La densità della popolazione in regione non è mai stata elevata, se comparata alle altre regioni italiane: nel 2019 vi sono 120,84 abitanti per km² in Abruzzo a fronte di una media nazionale di 199,6. A livello provinciale la situazione però è molto varia: la provincia di Pescara è la più densamente popolata, con 258,92 abitanti per km quadrato nel 2019, mentre, all'altro estremo, quella dell'Aquila è la meno densamente popolata, con soli 59,02 abitanti per km quadrato nello stesso anno. Importante fenomeno demografico è l'immigrazione interna abruzzese, che continua ininterrotta con varie intensità sin dalla fine del 1800: il grande sviluppo della costa infatti ha sempre attratto nuovi residenti dalle zone più depresse dell'entroterra, e questo fenomeno che continua ancora oggi ha portato ad un progressivo spopolamento dell'entroterra regionale, in favore delle aree costiere. L'emigrazione estera, che in particolare nel dopoguerra spinse tanti abruzzesi a trasferirsi in altri paesi europei, si arrestò negli anni '80, coincidendo con l'inizio del nuovo fenomeno dell'immigrazione dai paesi africani e dell'Europa orientale. Il debole incremento demografico degli ultimi decenni è infatti dovuto al saldo migratorio positivo.

Comuni più popolosiModifica

 
Pescara
 
L'Aquila
 
Montesilvano
 
Teramo
 
Chieti

Di seguito vengono riportate le prime 15 città della regione per popolazione:[45]

Stemma Città Popolazione

(30/11/2019)

Provincia Superficie
(km²)
  Pescara 118 740 Provincia di Pescara 34,36
  L'Aquila 69 489 Provincia dell'Aquila 466,87
  Montesilvano 54 515 Provincia di Pescara 23
  Teramo 53 895 Provincia di Teramo 151
  Chieti 50 442 Provincia di Chieti 58
  Avezzano 42 284 Provincia dell'Aquila 104,09
  Vasto 41 412 Provincia di Chieti 71,35
  Lanciano 34 797 Provincia di Chieti 66
  Francavilla al Mare 26 026 Provincia di Chieti 22
10º   Roseto degli Abruzzi 25 973 Provincia di Teramo 52
11º   Giulianova 23 768 Provincia di Teramo 27
12º   Sulmona 23 484 Provincia dell'Aquila 58,33
13º   Ortona 22 849 Provincia di Chieti 70
14º   San Salvo 20 065 Provincia di Chieti 36
15º   Spoltore 19 150 Provincia di Pescara 36

EmigrazioneModifica

Secondo stime attendibili[46] sono oltre 1.300.000 gli abruzzesi che negli anni hanno lasciato la regione seguendo l'emigrazione italiana; infatti fino a qualche decennio fa l'Abruzzo è stata una regione povera che viveva principalmente di pastorizia e agricoltura, molte persone perciò partirono per fuggire da questa condizione; le mete più frequenti furono gli Stati Uniti, il Canada, l'America Latina e l'Australia, dove vivono tuttora i discendenti; parecchi abruzzesi si stabilirono anche a Roma; i periodi di forte emigrazione furono quelli che vanno dall'Unità d'Italia fino alla Prima guerra mondiale e quelli che abbracciano il periodo tra le due guerre mondiali, con una ripresa del fenomeno nel secondo dopoguerra.

Etnie e minoranze straniereModifica

Secondo i dati ISTAT, i cittadini stranieri residenti nella Regione al 31 dicembre 2018 erano 89 298, circa il 6.81% della popolazione. I gruppi più numerosi erano:[47]

Nel territorio si sono storicamente insediate diverse comunità di origine slava (in particolare serba e croata) e albanese nel teramano nel chietino e nei dintorni di Pescara, dove sorge l'insediamento arbëreshë di Villa Badessa[48][49]; nel corso dei secoli queste comunità hanno perso quasi del tutto l'uso della loro lingua d'origine e gran parte delle eredità culturali della loro etnia (pur con varie sopravvivenze, come la fede cristiano-ortodossa ancora praticata a Villa Badessa)[50]. Esse sono frutto di una grande emigrazione dai Balcani verso l'altra sponda dell'Adriatico avvenuta intorno al XVI secolo, in seguito all'espansione dell'impero Ottomano[51].

Lingue e dialettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetti d'Abruzzo.
 
Dialetti abruzzesi (I)

I dialetti e le parlate della regione possono essere divisi in quattro gruppi fondamentali:

Esisteva anche una lingua di ceppo autonomo, la lingua albanese, parlata a Villa Badessa (Badhesa), frazione di Rosciano, ora del tutto estinta, mentre permane fra gli abitanti il rito cristiano ortodosso.

Qualità della vitaModifica

Il rapporto sull’ecosistema urbano stilato dal quotidiano Il Sole 24 ORE, misura il benessere nelle province e nelle città metropolitane italiane stimando tramite numerosi indicatori la qualità della vita complessiva e suddivisa nei settori ricchezza e consumi, ambiente e servizi, giustizia e sicurezza, affari e lavoro, demografia e società, cultura e tempo libero[52]. Il dato riguardante l'Abruzzo vede i propri capoluoghi nei posti centrali della classifica nazionale del 2019:[53]:

Posizione
2019
Provincia Variazione Posizione
2018
43a Pescara  21 64
52a Chieti  5 57
56a Teramo  3 53
61a L'Aquila  9 70

PoliticaModifica

Suddivisioni amministrativeModifica

Dal 1º gennaio 1948, come stabilito dall'art. 131 della Costituzione[54], l'Abruzzo è una regione a statuto ordinario della Repubblica Italiana, ma solo con la legge n. 281 del 1970 furono attuate le sue funzioni. Con la legge costituzionale del 27 dicembre 1963, n. 3[55] recante "Modificazioni agli articoli 131 e 57 della Costituzione e istituzione della regione Molise", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 3 del 4 gennaio 1964, fu istituita la regione Molise, territorialmente separata dall'Abruzzo. Pur essendo L'Aquila il capoluogo regionale, giunta e consiglio regionali si riuniscono anche nelle loro sedi di Pescara[56], dove hanno sede anche diversi assessorati regionali.

Stemma Provincia Mappa Comuni Abitanti
(31/10/2019)
Superficie
(km²)
Sito Istituzionale
  Provincia di Chieti   104 383 963 2 599,58 Chieti
  Provincia di Pescara   46 317 868 1 230,33 Pescara
  Provincia di Teramo   47 306 709 1 954,38 Teramo
  Provincia dell'Aquila   108 296 743 5 047,45 L'Aquila
  Abruzzo   305 1 305 283 10 831,84 Abruzzo

Sino al 1927, anno in cui venne istituita la provincia di Rieti, facevano parte della regione anche tutti i comuni del circondario di Cittaducale.

Presidenti della RegioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenti dell'Abruzzo.

OnorificenzeModifica

  Attestato e medaglia di bronzo dorata di eccellenza di I classe di pubblica benemerenza del Dipartimento della Protezione civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010, ai sensi dell'art.5, comma 5, del D.P.C.M. 19 dicembre 2008.

EconomiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Economia dell'Abruzzo.

Fino agli anni cinquanta l'Abruzzo era storicamente una delle regioni più povere del mezzogiorno, ma grazie ad una intensa industrializzazione del territorio, in particolare nel secondo dopoguerra e in un primo momento limitata ai soli interventi pubblici, nel 1996 era già la prima regione del meridione ad uscire dal cosiddetto (e ormai obsoleto) obiettivo 1[57], conoscendo dagli anni 50 una crescita costante del PIL. Nel 1951 il reddito pro capite ammontava al 53% del reddito pro capite medio in Italia; nel 1971 al 65%, mentre nel 1994 al 76%[58]; nel 2006 ha raggiunto l'84,4%, il valore del PIL pro capite più alto fra le regioni del Sud Italia,[59] superando per tasso di crescita le altre regioni italiane; la costruzione fra gli anni '70 e '80 del XX secolo delle autostrade A14, A24 e A25 ha aperto la regione a nuovi investimenti, favorendo la crescita della produttività della regione.

Secondo stime Eurostat, nel 2009 l'Abruzzo aveva un reddito pro capite a parità di potere di acquisto pari al 84,0% della media dell'Unione europea, il più alto reddito tra le regioni del Sud Italia. Il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009 ha però determinato una forte frenata dell'economia in tutta la zona aquilana, la cui ripresa appare ancora piuttosto incerta[60], mentre la crescita dell'economia regionale continua ad essere trainata in maniera preponderante dalla fascia costiera, grazie ai poli industriali del teramano e del chietino ed alla forte concentrazione del terziario nella conurbazione pescarese.

Agricoltura e settore primarioModifica

 
Un trabocco nei pressi di San Vito Chietino

Sebbene con gli anni la rilevanza dell'agricoltura si sia di molto contratta nelle attività regionali, il suo peso sull'economia abruzzese continua ad essere rilevante[61], con numerose produzioni, spesso di eccellenza, di vini, formaggi, cereali ed ortaggi. La transumanza, ovvero la pratica oggi quasi del tutto scomparsa dello spostamento stagionale delle greggi in altri territori, fu in passato un notevole veicolo di sviluppo economico della regione. Anche le attività di pesca contribuiscono al settore primario dell'economia regionale; praticata prevalentemente nei porti di Pescara, Giulianova ed Ortona, in passato era caratterizzata dai tipici trabocchi, le antiche macchine da pesca che punteggiano e danno il nome alla Costa dei Trabocchi.

IndustriaModifica

L'industria regionale si è sviluppata rapidamente nel dopoguerra, stimolata dai numerosi interventi pubblici dell'epoca, crescendo segnatamente nei settori metalmeccanico, automobilistico, alimentare, del trasporto e delle telecomunicazioni; altri nuclei industriali minori sono sorti in tutta la regione nei settori chimico, del mobile, dell'artigianato e del tessile.

 
Impianti sciistici a Campo Imperatore

La zona più industrializzata è la fascia costiera della provincia di Teramo, seguita dalla Val di Sangro nel chietino, sede del polo automotive, e dalla zona industriale della Val Pescara. In particolare la Val Vibrata, al confine con la regione Marche, è sede di numerose piccole e medie imprese del settore tessile e calzaturiero.

La Val di Sangro, una delle zone industriali più grandi del Mezzogiorno, è invece sede di stabilimenti di importanti multinazionali, dove risiede il più grande stabilimento produttivo di veicoli commerciali leggeri in Europa.

La provincia aquilana soffre di un certo ritardo nello sviluppo industriale rispetto alle altre, relativamente sfavorita da un territorio per lo più montano ed a minor densità abitativa; tuttavia la minore industrializzazione è in parte compensata dallo sviluppo del settore turistico, in particolare di quello invernale.

Nella Val Pescara per secoli si è sviluppato una importante industria di estrazione di idrocarburi attraverso pozzi superficiali e miniere[62].

TurismoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Turismo in Abruzzo.

L'offerta turistica regionale è sostanzialmente divisa in due distinte categorie, seguendo le caratteristiche e le vocazioni dei vari territorii: il turismo invernale è molto sviluppato nell'entroterra regionale, con 24 impianti di risalita[63][64], fra cui le famose stazioni sciistiche di Roccaraso ed Ovindoli; importanti anche i parchi naturali e le aree protette della regione che sono visitati da molti turisti amanti della natura[65]; la zona costiera invece, più attrezzata per il turismo di massa, fin dal 1800 si propone come méta di turismo balneare. La presenza di numerosi piccoli borghi medievali, in molti casi quasi del tutto spopolati, genera ulteriori visite di carattere storico-culturale in tutta la regione.

Nonostante gli incoraggianti dati di crescita continua delle presenze in regione, l'Abruzzo resta una delle regioni meno visitate d'Italia[66][67]. Nonostante gli sforzi più o meno efficaci dei vari enti locali di migliorare la comunicazione e la promozione turistica del territorio[68], l'Abruzzo resta in fondo alla classifica delle presenze turistiche.

Infrastrutture e trasportiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Trasporti in Abruzzo.

AutostradeModifica

  •   Autostrada Adriatica: la lunga dorsale adriatica percorre tutta la costa abruzzese da nord a sud, collegando i principali centri della regione al resto del Paese.
  •   Strada dei Parchi: è stata costruita negli anni settanta e collega Roma con L'Aquila e Teramo; dopo molti anni di lavoro, la costruzione dell'autostrada venne interrotta a Teramo, lasciando incompiuto il tratto finale, che avrebbe dovuto ricongiungersi al'A14 presso Alba Adriatica[69]. All'interno del traforo del Gran Sasso vi è l'accesso ai Laboratori nazionali del Gran Sasso, costruiti contestualmente all'autostrada.
  •   Strada dei Parchi: diramazione meridionale dell'A24, l'autostrada collega le città di Pescara e Chieti al Lazio e Roma
  •   Ascoli-mare: il raccordo autostradale, che collega Ascoli Piceno con l'A14, si sviluppa per un breve tratto in territorio abruzzese, in corrispondenza dello svincolo Ancarano-Castel di Lama
  •   Asse attrezzato: breve asse viario di tipo autostradale che collega i caselli dell'A25 ed A14 della Val Pescara alle città di Chieti e Pescara, fungendo anche da tangenziale est-ovest della conurbazione.

Strade stataliModifica

Le principali strade statali della regione, in molti casi in seguito alla costruzione delle autostrade e di numerose varianti, sono diventate itinerari per lo più turistici attraversando spesso i diversi parchi abruzzesi e zone di alto valore paesaggistico:

FerrovieModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Rete ferroviaria dell'Abruzzo.

La rete ferroviaria abruzzese si estende per 524 km.[71]; nonostante numerosi interventi di adeguamento svolti negli anni, perdurano le forti disparità fra l'entroterra, servito da poche linee non concorrenziali con i tempi di percorrenza del trasporto su gomma, e la fascia costiera, dove invece transitano la moderna dorsale adriatica e le linee per Lanciano e Teramo che vi si diramano:

PortiModifica

 
Il porto turistico di Pescara, e sullo sfondo il massiccio del Gran Sasso

Oltre a diversi approdi minori ad uso prevalentemente turistico e peschereccio, in regione sono presenti quattro porti di dimensioni maggiori:

  • Porto di Pescara: in seguito alla costruzione del porto turistico Marina di Pescara alla fine degli anni ottanta in aggiunta all'esistente porto canale, oggi è il terzo porto turistico in Italia per numero di posti barca dopo Savona e Napoli[72]. Offre una vasta gamma di servizi e ha un florido mercato della pesca e dell'acquacoltura ed effettua anche servizio passeggeri verso la Croazia tramite moderni aliscafi. Dal primo anno di attività l'approdo turistico è insignito della Bandiera Blu per la qualità dei servizi offerti. Il porto è gestito dalla Direzione marittima di Pescara.[73]
  • Porto di Ortona: È il maggiore porto abruzzese, di ampie dimensioni e con fondale in grado di supportare navi di grande stazza e pescaggio; il bacino portuale ortonese riveste una posizione strategica per i traffici marittimi delle merci; nel 2019 sono state movimentate nel porto 1 037 662 tonnellate di merci[74]. Il porto è attualmente gestito dalla Capitaneria di porto di Ortona.[75]
  • Porto di Vasto: è situato in località Punta Penna, a circa otto chilometri dalla città, ed è un porto commerciale; nel 2017 sono state movimentate nel porto 576 814 tonnellate di merci[76]. Il porto è gestito dalla Capitaneria di porto di Ortona, dagli uffici circondariali marittimi di Vasto e Giulianova e dalla Direzione marittima di Pescara.[77]
  • Porto di Giulianova: è di tipo peschereccio; il movimento merci che si verifica nel porto è limitato esclusivamente al pescato giornaliero. Dispone di una serie di servizi e la sua gestione è affidata a un ente autonomo gestito da regione, provincia di Teramo, comune di Giulianova, Camera di commercio e Nucleo industriale.[78]

Altri porti di tipo turistico minori si trovano a Francavilla al Mare, San Vito Chietino, Fossacesia, e Roseto degli Abruzzi.[79]

AeroportiModifica

 
Aeroporto di Pescara

L'unico scalo internazionale della regione è l'aeroporto di Pescara, prima pista ad essere storicamente sorta in Abruzzo. In seguito ai lavori di adeguamento di una esistente pista svolti in occasione del vertice G8 del 2009 tenutosi all'Aquila, anche l'aeroporto dell'Aquila-Preturo tentò una gestione commerciale[80], che però non riuscì mai ad attivarsi, finché l'ENAC non ne decretò la sospensione di ogni attività nel 2015[81], lasciando lo scalo pescarese come unico aeroporto attivo della regione.

CulturaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cultura in Abruzzo.

IstruzioneModifica

UniversitàModifica

 
Università dell'Aquila
 
Università di Chieti-Pescara

Delle università statali della regione, l'università "Gabriele d'Annunzio" di Chieti e Pescara è quella con il maggior numero di iscritti, contandone 24 716 nel 2017[82]. Seguono l'università dell'Aquila, con 16 421 iscritti nel 2018[83] e l'università di Teramo, nata 1993 scorporandosi dall'Università Gabriele D'Annunzio, con 5 810 iscritti nel 2017[83].

Tra le diverse università private operanti in regione le principali sono l'università telematica "Leonardo da Vinci" situata a Torrevecchia Teatina, l'università Niccolò Cusano a Pescara, l'università popolare Medio-Adriatica di Teramo e l'università Europea del Design di Pescara.

Nel 2013 l'Abruzzo si colloca all'ottavo posto in Italia con la percentuale del 23,6% di 30-trentaquattrenni che hanno conseguito un titolo di studio universitario[84]

Ricerca scientifica e tecnologicaModifica

Nella regione sono presenti anche importanti centri di ricerca e formazione in vari campi della scienza, come l'International center for relativistic astrophysics di Pescara e gli importanti "Laboratori Nazionali del Gran Sasso", situati sotto le cime della montagna. Oltre all'International center for relativistic astrophysics, presso il "Polo Universitario di Roio" a L’Aquila, all’interno dell’Università degli Studi dell'Aquila, è situata la sede operativa della Società Italiana della Scienza e dell’Ingegneria (SIdSI), presieduta dallo scienziato Antonino Zichichi,[85] istituto che si occupa di ricerca e divulgazione scientifica. Sempre all’interno dell’Università aquilana, è la sede del Centro Interdipartimentale di Trasporti e Mobilità Sostenibile (CITraMS) che si occupa di progettazione delle nuove forme di mobilità.

Altre strutture di formazione universitaria e ricercaModifica

Istituti musicali e Centro StudiModifica

MuseiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Musei dell'Abruzzo.

Numerosi reperti della ricca storia abruzzese sono conservati nei diversi musei della regione, fa i quali:

ArteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Arte in Abruzzo e Architettura in Abruzzo.

StoriaModifica

Epoca romanaModifica
 
Il "Mosaico del leone" di Teramo

L'arte abruzzese, nelle primarie forme, è rintracciabile nel periodo della conquista di Roma dopo la guerra sociale dell'88 a.C. Fino al III secolo a.C. gli unici elementi di valore artistico erano i templi sacri dedicati ai vari dei nelle diverse tribù dei popoli Sanniti. Esempi sono il tempio nel bosco sacro di Lucus Angitiae in Luco dei Marsi, dedicato alla dea dei Marsi[86], il tempio italico di Castel di Ieri e infine il santuario italico di Schiavi d'Abruzzo; con la dominazione romana in regione si moltiplicarono nuove costruzioni monumentali, come terme teatri ed anfiteatri, di cui spesso se ne sono conservati i resti come nei casi di Chieti e Teramo.

Il MedioevoModifica

Intorno all'VIII secolo vi fu un primo risveglio architettonico, con la costruzione delle grandi abbazie cistercensi, che diventeranno i nuovi centri del potere: l'abbazia di Santa Maria di Casanova a Villa Celiera, l'abbazia di San Giovanni in Venere a Fossacesia, l'abbazia di Santa Maria della Vittoria a Scurcola Marsicana, l'abbazia di Santa Maria Arabona a Manoppello e l'abbazia dei Santi Vito e Salvo a San Salvo. Si trattava di costruzioni molto spartane e severe, prive di decorazioni artistiche, come merlature o beccatelli, aggiunte nei secoli successivi. Per molti anni, l'arte sacra sarà l'unica manifestazione artistica presente in Abruzzo.

Il Settecento e l'OttocentoModifica

Gli anni a cavallo fra XVIII e XIX secolo portarono diverse novità nel patrimonio artistico regionale, che inizio a concentrarsi in maniera sempre più prevalente all'arte civile, fino ad allora sempre rimasta in secondo piano rispetto all'arte sacra. Si ebbe una diffusa trasformazione di palazzi medievali e fortificati in residenze gentilizie in tutto l'Abruzzo, che così andava assumendo un aspetto diffusamente barocco nei suoi centri principali.

Dal Novecento a oggiModifica
 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'arte a Pescara.

L'inizio del secolo vide, in particolare nella fascia costiera, un diffuso sviluppo dello stile liberty, che presto però lascerà il posto allo stile razionalista durante gli anni del regime fascista. In particolare a Pescara la trasformazione urbana fu massiccia, guidata prevalentemente dagli architetti Vincenzo Pilotti e Cesare Bazzani. La città, in precedenza divisa nelle due municipalità di Pescara e Castellammare Adriatico, venne unificata ed elevata a capoluogo di provincia nel 1927, e tutti i necessari edifici amministrativi vennero costruiti nel tipico stile celebrativo del regime.

Con le grandi distruzioni causate dai bombardamenti di Pescara, la città dovette affrontare un'estesa opera di ricostruzione, che con esiti spesso contrastanti, pose le basi per un certo sperimentalismo architettonico cittadino, che annovera fra i suoi ultimi esponenti la Fontana la Nave di Pietro Cascella ed i due attraversamenti del fiume, il ponte del Mare ed il ponte Flaiano.

Pittura e sculturaModifica

Gli affreschi medievali di Capestrano, Pianella e Bussi, risalenti al XI secolo, furono le prime e più significative manifestazioni di arte visiva sopravvissute fino ad oggi; nei secoli successivi le testimonianze si moltiplicano, con i cicli di Fossa, Bominaco, Ronzano, Loreto Aprutino, Castelvecchio Subequo e Atri. A partire dal Quattrocento si inizia a sperimentare una fusione fra gli stili tardo gotico e rinascimentale; un esempio di questa commistione si ebbe ad Atri, dove l'arte di Andrea De Litio, per la sua complessità e originalità, segnò il momento conclusivo della stagione pittorica medioevale abruzzese ed insieme quello d'inizio dell'età propriamente rinascimentale. I principali lavori dell'artista sono conservati nella basilica di Santa Maria Assunta. Negli stessi anni a Guardiagrele operava il fabbro Nicola da Guardiagrele, i cui crocifissi, paliotti e busti sacri segnarono notevolmente l'arte scultorea del ferro in regione. Tra i suoi lavori maggiori il Paliotto di Teramo, conservato nella collegiata di Santa Maria Maggiore.

I primi esempi di pittura rinascimentale, a cavallo tra '400 e '500, furono prodotti da Saturnino Gatti, che lavorò nelle chiese dell'Aquila, e soprattutto nella chiesa di San Panfilo a Tornimparte. Nel XVIII secolo la pittura trovò affermazione anche sulla ceramica, coronando con la notorietà internazionale l'arte della maiolica, una tradizione che fin da due secoli si era sviluppata presso Castelli, Rapino, Anversa degli Abruzzi e Loreto Aprutino. Uno dei massimi esponenti, con la sua bottega, fu Carmine Gentili, che sperimentò varie cromature e tipi di ritratto sulla maiolica spaziando ed ampliando il tradizionale modello del bozzetto bucolico con elementi vegetali in cornice.

Nella seconda metà dell'Ottocento si affermò il pittore Teofilo Patini da Castel di Sangro, con le sue opere Bestie da soma, La catena, L'erede, Vanga e latte, Ritorno all'ovile e Pulsazioni e palpiti, celebrando la vita semplice e povera dei contadini abruzzesi; successivamente raggiunse la notorietà Francesco Paolo Michetti di Francavilla al Mare, con la sua opera più famosa "La figlia di Iorio", rifatta più volte, una conservata nel palazzo della provincia di Pescara (versione definitiva, giorno, tempera), un'altra nel Museo Palazzo de' Mayo a Chieti (versione precedente, tramonto, olio). Michetti si dedicò a molte altre opere, come ad esempio un ritratto dell'amico Gabriele d'Annunzio, con cui lavorò nello studio del "cenacolo michettiano" preso il convento Michetti a Francavilla od il suo contributo nell'affermazione del giovane scultore Costantino Barbella, specializzato nella creazione di piccoli oggetti in bronzo e argilla, la cui collezione si trova a Chieti. Alla fine del XIX secolo fu attivò soprattutto Basilio Cascella, l'esponente più famoso della pittura abruzzese moderna, insieme ai figli Tommaso, Michele e Gioacchino. Molte delle tele, che oscillano tra realismo e post-impressionismo, sono conservate nella Pinacoteca Cascella ad Ortona (quelle di Basilio), e nel Museo Cascella di Pescara. Molto attivi anche gli scultori Nicola Eugenio D'Antino, Pietro Cascella e Andrea Cascella nipoti di Basilio, Gabriele Smargiassi ed i fratelli Palizzi di Vasto, di scuola napoletana; in particolare Filippo Palizzi, uno dei pittori animalisti più noti dell'Ottocento.

LetteraturaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della letteratura abruzzese.

Nell'epoca romana ad Amiternum nacque Gaio Sallustio Crispo, storico romano che scrisse le monografie De coniuratione Catilinae e il Bellum Iugurthinum. Sempre durante l'Impero romano vennero dall'Abruzzo importanti personalità quali Asinio Pollione da Teate e Publio Ovidio Nasone da Sulmona, che ricorderà la sua città nell'opera Tristia. Fu uno dei maggiori poeti dell'epoca classica romana, come dimostrano le opere Ars amatoria, le Metamorfosi e i Fasti.

Nel Medioevo vi fu uno stallo per la letteratura abruzzese, che trovò espressione solamente in alcuni esempi nella composizione di preghiere e libri a carattere giuridico-cattolico, come gli scritti di Tommaso da Celano e il Chonicon Casauriense di San Clemente a Casauria. Un unicum fu il manoscritto delle Cronache aquilane, redatte a più riprese e da diversi autori, sia medievali che rinascimentali, fra i quali Buccio di Ranallo e Antonio di Boetio.

La letteratura conobbe una florida ripresa soltanto nel XVIII secolo, con un'ampia produzione storiografica e trattatistica al livello giuridico-amministrativo, come nell'esempio di Niccolò Toppi di Chieti, che si specializzò nella storia antica della sua città.

Il più celebre letterato nella storia della regione fu Gabriele D'Annunzio, uno dei personaggi abruzzesi più rappresentativi e più conosciuti. Poeta, romanziere, novelliere e autore teatrale, D'Annunzio fu personalità di primo piano nella storia nazionale e in quella della cultura europea. Le prime composizioni poetiche e prosaiche sono rivolte al piccolo borgo pescarese (allora piccola cittadina, appena liberata dalle mura della grande fortezza), e a un universo idilliaco e cristallizzato di Abruzzo selvaggio, naturale e primordiale. Tali composizioni sono Primo vere (1879), Canto novo (1881), Il libro delle vergini (1884) e le storie de Le novelle della Pescara (1902). Successivamente il poeta si dedicò all'approfondimento naturalistico decadentista e superomistico dell'eroe dannunziano a confronto con la natura selvaggia nelle opere Il trionfo della morte (1894) e La figlia di Iorio (1904). Il primo è un romanzo ispirato a un viaggio di d'Annunzio nella Costa dei Trabocchi, e al pellegrinaggio a Casalbordino, il secondo è una tragedia che mostra ancora una volta il confronto tra un universo perfettamente conservato nella sua identità ancestrale, e gli estremi delle passioni dei propri esseri viventi, come i pastori che condannano a morte la ragazza Mila di Codro, rifugiatasi nella Grotta del Cavallone, accusata di stregoneria.

D'Annunzio si distinse nel panorama letterario per aver incarnato l'aspetto italiano di decadentismo, esposto nel romanzo Il piacere (1889) e nella raccolta poetica delle Laudi (1903).

Un altro scrittore e poeta famoso è Ignazio Silone, di Pescina, il quale fu sempre legato a un'idea astratta di comunismo e solidarietà sociale, nonché alla lotta contro il potere oppressore. Gran parte della sua produzione è ambientata in un Abruzzo povero e martoriato da carestie e terremoti, in particolare la piana del Fucino, dove i protagonisti delle storie sono poveri nullatenenti, che possono poggiarsi soltanto sui loro ideali di riscatto e comunanza quasi fraterna nel subire la propria disgrazia. È l'esempio di Fontamara (1933) e Vino e pane (1938), in cui i contadini di un paese di montagna, nel primo romanzo, lottano per i soprusi del podestà di Avezzano, che vuole deviare il fiume Giovenco; mentre la seconda storia vede protagonista il comunista Pietro Spina, che torna nel suo paese sotto le mentite spoglie di don Paolo, per sfuggire alla polizia fascista.

Nel corso del '900 ci furono altre importanti personalità letterarie, come Cesare De Titta di Sant'Eusanio del Sangro, che compose in dialetto un Canzoniere di stampo carducciano, e Modesto Della Porta di Guardiagrele, il quale composea raccolta poetica Ta-Pu (1920), incentrata sulle avventure di un povero musicista, infarcita di massime locali e bozzetti di vita locale.

Un altro celebre pescarese fu Ennio Flaiano, scrittore, sceneggiatore e giornalista e personaggio unico nel panorama cinematografico, noto per la sua ironia pungente. Scrisse la sceneggiatura del film I vitelloni, diretto da Fellini, la cui storia era ispirata alle zingarate del Flaiano nella gioventù pescarese. Il regista però preferì ambientare il film a Rimini, più nota della località abruzzese al grande pubblico.
Nacque a Pescasseroli il filosofo e saggista Benedetto Croce, esponente del liberalismo e del neoidealismo. Oltre alla filosofia, incentrata sulla critica del pensiero di Hegel, Croce si occupò anche di saggistica del territorio di Napoli, ponendo attenzione sulla storia del regno partenopeo.

MusicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Musica in Abruzzo.

La storia della musica in Abruzzo ha origini molto antiche, risalenti al Medioevo, andando sino ad oggi, in un rinnovamento continuo, che nel XIX secolo ha visto la divisione ben distinta tra musica di compositori di area classica e la musica popolare, che ha contribuito a rappresentare culturalmente l'Abruzzo nel panorama nazionale e internazionale.

Musica classica e colonne sonoreModifica

 
Gaetano Braga ritratto da Étienne Carjat

Uno dei più importanti compositori abruzzesi, fu Fedele Fenaroli di Lanciano, vissuto nel Settecento e compositore di musica sacra e da camera a Napoli, poi a Lanciano seguì Francesco Masciangelo, sempre compositore di musica sacra, a Chieti uno dei più noti compositori settecenteschi fu Saverio Selecchy, che realizzò il Miserere del Salmo 50.

Un grande musicista classico abruzzese fu Gaetano Braga, nato a Giulianova (1829-1907): a 14 anni decise di dedicarsi in particolare allo studio del violoncello, strumento col quale si esibì in concerto per l'Europa, suonando in molte città tedesche, a Vienna, Parigi, nonché a Firenze, dove fu sempre accolto con entusiasmo. Come compositore raggiunse l'apice del successo con le opere Il ritratto, Reginella e Caligola.

 
Francesco Paolo Tosti

Nel secondo Ottocento, a Ortona nacque Francesco Paolo Tosti, che compose romanze e musiche da camera, come A vucchella, testo scritto dall'amico Gabriele d'Annunzio.

 
Il compositore francavillese Alessandro Cicognini, autore delle colonne sonore di Sciuscià, Ladri di biciclette, Pane amore e fantasia, La banda degli onesti.

L’Abruzzo vanta uno dei padri della musica da film a livello internazionale, il compositore Alessandro Cicognini (1906-1995), autore di oltre trecento colonne sonore[87] tra cui i film che vinsero il Premio Oscar Sciuscià e Ladri di biciclette di Vittorio De Sica. Visse a Francavilla al Mare dove mantenne la residenza sino agli anni Ottanta.[88]

 
Dal film “Premio Oscar” Ladri di biciclette, regia di Vittorio De Sica, musiche di Alessandro Cicognini

A Francavilla al Mare, nacque il compositore e direttore d’orchestra Ettore Montanaro[89] (1888-1967) autore di musica sinfonica e di musiche da film e di romanze su testi di Gabriele D’Annunzio. La vocazione di Francavilla al Mare città dei compositori di musica da film si rinnova anche negli anni Duemila: il compositore Bruno Zambrini nasce il 5 aprile 1935 a Francavilla al Mare ed è autore di numerose colonne sonore[90] e musiche per film comici e musicarelli, tra cui quelli del regista Neri Parenti (quasi tutti quelli della serie su Ugo Fantozzi) e della serie televisiva degli anni settanta Qui squadra mobile e per altre pellicole di grande successo come Notte prima degli esami, Femmine contro maschi, Maschi contro femmine, Ex; il compositore Davide Cavuti vive a Francavilla al Mare dove ha frequentato le scuole:[91] storico compositore del regista Michele Placido,[92] ha composto le colonne sonore oltre che per Placido,[93] anche per Pasquale Squitieri,[94] Giorgio Albertazzi,[95]Arnoldo Foà, Lino Guanciale, Edoardo Leo.[96]

Molti musicisti abruzzesi negli anni Duemila, hanno ottenuto importanti successi oltre i confini nazionali: il direttore d’Orchestra Donato Renzetti, il pianista e compositore teramano Paolo Di Sabatino, il pianista celanese Nazzareno Carusi, il fisarmonicista e compositore francavillese Davide Cavuti, il violoncellista pescarese Luigi Piovano, il violoncellista, compositore e direttore d’orchestra teramano Enrico Melozzi, i cantanti Ildebrando D’Arcangelo, Carmela Remigio.

Musica leggeraModifica

 
Il Volo al concerto per il Premio Nobel per la pace 2012

Per la musica leggera, tra i cantanti raggiunse la notorietà Ivan Graziani di Teramo, cantautore e chitarrista di genere pop e rock, autore di numerose canzoni di successo tra cui Pigro, Agnese, Firenze (canzone triste). Accanto al cantautore teramano, altri artisti abruzzesi famosi sono Giò Di Tonno, vincitore del Festival di Sanremo 2008 in coppia con la cantante argentina Lola Ponce, Franz Di Cioccio, fondatore della band storica italiana della PFM, Gianluca Ginoble, componente del trio Il Volo vincitori del Festival di Sanremo 2015, Piero Mazzocchetti, terzo classificato al Festival di Sanremo 2007 e Simona Molinari, più volte presente alla kermesse sanremese.

Musica tradizionaleModifica

Uno strumento importante nella varia musica popolare abruzzese è la caratteristica fisarmonica diatonica o organetto (chiamato in dialetto du bott), suonata nelle quadriglie, tarantelle, ballarelle e saltarelli. Fra gli altri strumenti caratteristici, la zampogna e la ciaramella.[97]

Fra le canzoni popolari più rappresentative, le più note sono Vola vola vola, Sant'Antonie a lu deserte, e Tutte le funtanelle. Gran parte di queste canzoni popolari vennero trascritte dal poeta Cesare De Titta.

CinemaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cinema in Abruzzo.

L'Abruzzo, per la particolare conformazione dei suoi territori, scenografie naturali, è stato spesso luogo di riprese per molti film, fra i quali "...continuavano a chiamarlo Trinità", "Parenti serpenti"," Amici miei - Atto IIº", "The American", "Il nome della rosa", "Ladyhawke" e diverse altre produzioni.

Hanno raggiunto notorietà nel mondo cinematografico i registi: Anton Giulio Majano, Tonino Valerii, Guido Celano, Mario Orfini, Luciano Odorisio, Carmine Amoroso, Maccio Capatonda, Davide Cavuti; gli attori Guido Celano, Carlo Delle Piane, Maria Pia Casilio, Lino Guanciale, Sara Serraiocco, Maccio Capatonda, Gabriele Cirilli, Federica Di Martino, Rocco Siffredi, Milly Carlucci, Ivo Garrani; i doppiatori Roberto Pedicini, Christian Iansante, Marco Papa; gli sceneggiatori Ennio Flaiano, Ettore Maria Margadonna, Carmine Amoroso; i compositori Alessandro Cicognini, Ettore Montanaro, Bruno Zambrini, Davide Cavuti, Germano Mazzocchetti.

Nel 2017 è stata istituita la Film commission d’Abruzzo[98], con lo scopo di sviluppare l’industria cinematografica, televisiva e audiovisiva in regione e di valorizzare e pubblicizzare il territorio proponendolo come set cinematografico e televisivo.

TeatroModifica

 
Il Teatro Marrucino di Chieti

Nella regione sono presenti diversi teatri anche di importanza nazionale:

Altri teatri importanti sono il Teatro Talia di Tagliacozzo, il Teatro Comunale F.P. Tosti di Ortona (dove ha sede anche l'Istituto Nazionale Tostiano), il Teatro Comunale “Gabriele Rossetti”di Vasto; L'Aquila Temporary Concert Hall e il Teatro Stabile d'Innovazione L'Uovo dell'Aquila.

I teatri più antichi in Abruzzo documentati, erano il teatro di Berardino Angeloni a Roccaraso (1698), la sala San Salvatore dell'ex monastero di Sant'Agnese a L'Aquila (attuale ex ospedale civile in piazza Giulio Natali) e la Sala Olimpica ricavata dall'ex monastero di Sant'Agostino sempre a L'Aquila, dove sino al 2009 aveva sede la Prefettura. Il teatro Angeloni andò distrutto nel 1943 a causa della guerra, rimane solo un basamento rimontato accanto la chiesa madre, la Sala Olimpica è stata gravemente danneggiata dal terremoto del 2009.

Nel XVIII secolo dei nobiluomini privati, nelle maggiori città d'Abruzzo, come ricostruisce lo storico Corrado Marciani[99], furono adibite a teatro pubblico delle rimesse e delle aule-cantine di palazzi, di cui si hanno ancora esemplari nel Palazzo Feneziani di Chieti in Largo Teatro vecchio e nella Casa Catenacci-Corradi a Teramo in via Vittorio Veneto. a Lanciano l'antico teatro era una rimessa in via Umberto I.

Feste tradizionali, tradizioni e sagreModifica

 
Celebrazioni della Settimana santa a Sulmona
 Lo stesso argomento in dettaglio: Folclore in Abruzzo.

Nelle numerose sagre e feste patronali riemergono i diversi costumi ed usanze tradizionali abruzzesi, con la musica e i piatti tipici della regione. Hanno raggiunto una certa notorietà la processione del Venerdì Santo di Chieti, la tradizionale apertura della Porta santa della Perdonanza Celestiniana dell'Aquila, la settimana santa di Sulmona e la caratteristica festa dei serpari di Cocullo, di evidente origine pagana[100].

Patrimoni dell'umanità dell'UNESCOModifica

Nel 2017 i cinque nuclei di faggete vetuste ricadenti in una superficie di 937 ettari inclusa tra i comuni di Lecce nei Marsi (Selva Moricento), Opi (Cacciagrande e Valle Jancino in Val Fondillo), Pescasseroli (Coppo del Principe e Coppo del Morto) e Villavallelonga (Val Cervara), databili intorno ai 600 anni, sono stati riconosciuti patrimonio mondiale dell'umanità unitamente alle foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d'Europa. Si tratta del primo riconoscimento UNESCO per l'intera regione abruzzese[101][102].

EnogastronomiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina abruzzese.

L'isolamento che per secoli ha caratterizzato la regione ha fatto sì che quest'ultima abbia mantenuto un'arte culinaria varia ed indipendente. Anche la cucina abruzzese, divisa fra "sapori di terra" e "sapori di mare", rispecchia le due anime della regione, conservando ricette e tradizioni contadine, pastorali e marinare[103].

Prodotti agroalimentari tradizionaliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Prodotti agroalimentari tradizionali abruzzesi.

Il ministero delle Politiche agricole e alimentari, in collaborazione con la regione Abruzzo, ha riconosciuto 79 prodotti abruzzesi come "tradizionali".

Primi e secondi piattiModifica

 
Ventaglio di arrosticini, simbolo culinario dell'Abruzzo

Il piatto più rappresentativo della regione, gli spaghetti alla chitarra, viene prodotto mediante l'antica e tipica "chitarra" venendo poi condito nei più svariati modi;[104] mentre fra i secondi piatti gli apprezzati arrosticini, spiedini di carne di pecora tagliata in pezzetti piccoli e cotti rigorosamente sulla brace, hanno ormai raggiunto notorietà nazionale, divenendo uno dei simboli dell'Abruzzo in Italia.

Salumi e formaggiModifica

La forte tradizione pastorale ha lasciato in eredità alla regione un'ampia varietà di salumi formaggi, tra cui gli apprezzati salame Aquila, la ventricina e la annoia, oltre al pecorino d'Abruzzo, la giuncatella e la pampanella.

DolciModifica

 
Il parrozzo

Sono molti i dolci presenti nelle variegate tradizioni locali abruzzesi, fra i più rappresentativi i cagionetti; la pizza di mosto cotto; le pizzelle; i bocconotti di Castel Frentano; il parrozzo, tipico di Pescara; le nevole, dolce tipico di Ortona di difficile preparazione[105]; la cicerchiata dolce tipico di Carnevale, il fiadone, simile a un raviolo fritto, che può essere sia dolce che salato; le sise delle monache di Guardiagrele; le peschette al tartufo; i pepatelli; il pan dell'orso; i celli pieni; le zeppole di San Giuseppe; il torrone di Guardiagrele; il pan ducale di Atri; il torrone tenero al cioccolato aquilano; i taralli di Sant'Antonio ed infine la pupa, il cavallo e il cuore; sono inoltre molto apprezzati i confetti di Sulmona.

OlioModifica

Sono diverse le produzioni di olio d'eccellenza in regione, fra le quali l'Aprutino Pescarese, il Pretuziano delle Colline Teramane, l'olio extra vergine di oliva delle Valli Aquilane e il Colline Teatine.

Vini e liquoriModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Vini dell'Abruzzo.

Il vino abruzzese è tradizionalmente identificato con il montepulciano d'Abruzzo, dal colore rosso rubino intenso con sfumature violacee; per complessità e invecchiamento è uno dei primi vini d'Italia. Esso è prodotto in tutta la regione, anche in versione Rosato, con la denominazione di Cerasuolo D'Abruzzo, dal colore che varia dal rosso cerasuolo al rosa pallido; come vino rosato è uno dei più apprezzati. Fra gli altri vini abruzzesi il Trebbiano, il Montonico, il Pecorino, il Tullum, il Controguerra Passerina, e altri vini ad indicazione geografica tipica. Fra i liquori tipici della regione il centerba, la ratafià, il liquore allo zafferano, il mosto cotto, l'Aurum, l'amaro di genziana, il vino cotto e il Corfinio.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Architetture civili dell'Abruzzo, Architetture militari dell'Abruzzo, Architetture religiose dell'Abruzzo e Aree naturali dell'Abruzzo.

Nonostante i numerosi terremoti, la regione conserva numerosi luoghi di valore storico e artistico, con diversi centri medievali e rinascimentali integralmente conservati. L'isolamento di alcune aree di montagna, come la piana di Campo Imperatore o la Conca Peligna, lontane dalle principali vie di comunicazione o di interesse militare, ha determinato infatti la conservazione spesso pressoché completa di molti borghi come Scanno, Santo Stefano di Sessanio, Navelli, Pacentro e Anversa degli Abruzzi.

 
Il castello di Rocca Calascio

Oltre alle città maggiori, sono numerosi i borghi e paesi abruzzesi con un rilevante patrimonio artistico, come Sulmona, Tagliacozzo, Atri, Giulianova, Campli, Civitella del Tronto, Scanno, Lanciano, Ortona, Guardiagrele, Vasto e Penne.

Fra i numerosi castelli e fortezze della regione, i meglio conservati sono la Fortezza di Civitella del Tronto del XVII secolo, il Castello Aragonese di Ortona del XV secolo, il Castello di Roccascalegna del XI secolo e il Forte spagnolo dell'Aquila del XVI secolo.

Città d'arteModifica

Centri maggioriModifica


 
Il ponte del Mare di Pescara
 
Corso De Parma e il duomo di Vasto
 
Lanciano
 
Sulmona
 
La porta Hohensalzburg della fortezza di Civitella del Tronto
  • L'Aquila: fondata nel 1254, secondo la leggenda riportata da Buccio di Ranallo (mentre secondo le fonti storiche nel 1230 circa da Federico II di Svevia[106]), fu costruita con la ripartizione in quattro Rioni principali (San Giorgio, Santa Maria, San Pietro e San Giovanni d'Amiterno), in un'area diversa dalla romana Amiternum. Fu città santa nel 1288 con la costruzione della Basilica di Santa Maria di Collemaggio (l'esempio più classico di stile romanico in Abruzzo[107]) per volere di Pietro da Morrone (Celestino V), e nel 1444 vi fu costruita la Basilica di San Bernardino, in onore del santo senese. La città fino alla dominazione spagnola, poi borbonica del XVI secolo, rimase sempre fedele al casato d'Angiò, e per questo entrò nella guerra dell'Aquila del 1423, assediata da Braccio da Montone, che dapprima distrusse i castelli fondatori della città, e successivamente bloccò la città dentro le mura. Nel '500 fu amministrata da Margherita d'Austria che favorì lo sviluppo culturale delle arti, e successivamente dagli spagnoli, che costruirono la Fortezza. Nel 1703 fu colpita da un grave terremoto, che cambiò profondamente l'aspetto urbano, nonché i colori dello stemma cittadino, le cui cromature rosse e bianche furono portate al nero e al verde dagli aquilani, come simbolo di tragedia e speranza.
    La città ancora oggi è ben conservata nel tessuto medievale, con il centro storico racchiuso dalle mura medievali con le relative porte di accesso, ed ospita i simbolici monumenti del forte spagnolo alle porte della città, le basiliche di Collemaggio e San Bernardino, la Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio, la chiesa di Santa Giusta, la Fontana Luminosa e la Fontana delle 99 cannelle. Numerosi anche i palazzi storici, costruiti dopo il terremoto dell'Aquila del 1703, come il Palazzo Margherita, il Palazzo Ardinghelli e il Palazzo Cappelli.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'arte a Pescara.
  • Pescara: la città, conosciuta come Ostia Aterni in epoca romana, era il terminale adriatico della Via Tiburtina Valeria. Nel XVI secolo l'imperatore Carlo V vi ordinò la costruzione della Fortezza di Pescara, a pianta pentagonale con bastioni a nord ed a sud del fiume Pescara[108], confine tra i due Abruzzi. Nel XIX secolo la città venne divisa in due comuni: la storica Pescara, all'interno della fortezza, dove nel 1863 nacque Gabriele D'Annunzio, ed il comune di Castellammare Adriatico (la porzione di città a nord del fiume), piccolo borgo collinare che nel secolo successivo colonizzerà massicciamente la fascia costiera. Nel 1927[109] fu costituita la provincia di Pescara, le due cittadine riunite in un solo centro dopo oltre un secolo di divisione. A causa dei bombardamenti del 1943, gran parte del vecchio centro pescarese fu distrutto, e l'architetto Luigi Piccinato si occupò della ricostruzione moderna della città, specialmente della vecchia Castellammare, creandone il nuovo spazio centrale di piazza della Rinascita. La città oggi è la più grande della regione, ed è da traino per tutta l'economia abruzzese, in particolare per il settore terziario, per la centralità nelle vie di comunicazione e la storica presenza industriale. Il centro storico della città, noto come Pescara vecchia, ospita la maggior parte delle testimonianze storico culturali della città, con il museo della casa natale di Gabriele d'Annunzio, il vicino Museo delle genti d'Abruzzo presso i resti della fortezza, la cattedrale di San Cetteo, edificata negli anni '30 per volere (e con finanziamenti) dello stesso D'Annunzio ed il teatro Michetti, uno dei maggiori esponenti della tuttora numerosa architettura liberty presente in città.
    Anche nella zona castellammarese, ed in particolare in corso Umberto I, resistono molti palazzi signorili in stile liberty e la storica chiesa del Sacro Cuore. La vicina piazza della Rinascita ed il monumentale lungomare cittadino con la fontana "La nave" di Pietro Cascella testimoniano invece lo sviluppo moderno della città, simboleggiato dai due nuovi ponti, il ponte del Mare ed il ponte Flaiano (rispettivamente del 2009 e del 2017) che hanno ridisegnato lo skyline pescarese.
  • Chieti: Anticamente nota come Teate Marrucinorum[110], la città capitale dei Marrucini fu un municipium romano, e nell'età imperiale diede i natali al mecenate Asinio Pollione. Nel Medioevo, in seguito alle riforme di Federico II, divenne capitale dell'Abruzzo Citeriore, accrescendo l'importanza della sua diocesi, una delle più antiche d'Abruzzo e in controllo di feudi fino ai confini della Majella. La città conobbe una nuova crescita economica e culturale nel XVI secolo in seguito all'arrivo della famiglia napoletana dei Valignani, che nel XIX secolo finanziò la costruzione del teatro Marrucino.
    Il centro storico cittadino, ridisegnato dai Valignani nel XVII secolo è per lo più composto di palazzi settecenteschi e rinascimentali, con pochi elementi superstiti del passato medievale, spesso comunque rimaneggiati nello stile, quali la cattedrale di San Giustino, di stampo neogotico, e le chiese barocche di San Francesco al Corso, San Domenico degli Scolpi e Sant'Agostino. Resistono nel centro storico diverse testimonianze del passato romano, come l'anfiteatro del Museo archeologico La Civitella, i tempietti Giulio-Claudi e le terme. Molti rinvenimenti archeologici inoltre sono conservati nel Museo Archeologico d'Abruzzo di Villa Frigerij, in cui è esposto uno dei simboli regionali, il Guerriero di Capestrano.
  • Teramo: città capitale dei Pretuzi, dopo la caduta dell'impero romano mantenne il controllo sulla valle del Tordino, diventando nel XIII secolo capitale dell'Abruzzo Ulteriore Primo. Fu una delle poche città a godere del prestigio di centro semi-autonomo durante l'epoca angioina, entrando in contrasto con il Ducato di Atri per il possesso del territorio. Nel XVIII secolo riebbe uno sviluppo culturale grazie alle ricerche di personalità come Melchiorre Delfico, al quale è intitolata la Biblioteca comunale. La città oggi si presenta organizzata in maniera un po' disomogenea per alcuni abbattimenti operati negli anni '60 dalla giunta Carino Gambacorta, conservando tuttavia l'antico centro che si snoda lungo i due corsi di San Giorgio-De Michetti, attraversando i due importanti monumenti romani dell'anfiteatro e del teatro presso la cattedrale di Santa Maria Assunta, considerata il simbolo gotico della città. Altre opere importanti sono le chiese di San Domenico, Sant'Antonio e il santuario della Madonna delle Grazie. Presso Largo Sant'Anna si trova l'antica Cattedrale di Santa Maria in Aprutiensis, oggi chiesa di Sant'Anna dei Pompetti, risalente al IX secolo, dove è stata trovata un'antica domus con il mosaico del Leone.
  • Avezzano: la città, semplice villa nelle vicinanze della città di Alba Fucens in epoca romana, iniziò a delinearsi come una vera e propria cittadina nel XIII secolo, diventando in seguito capoluogo della contea di Albe nel XV secolo, parallelamente al declino dell'antica città romana. Ebbe possibilità di una notevole espansione urbana dopo il prosciugamento del lago Fucino e dopo il disastroso terremoto della Marsica del 1915[111], anche se numerosi monumenti del centro originario andarono perduti. Nel nucleo urbano moderno persistono alcuni monumenti principali come il restaurato castello Orsini-Colonna, la villa Torlonia, la cattedrale dei Marsi (ricostruita ex-novo dopo il sisma) e la chiesa di San Giovanni Decollato. Sulla sommità del monte Salviano si trova il santuario della Madonna di Pietraquaria, mentre sul versante orientale della montagna si aprono i Cunicoli di Claudio.
  • Vasto: importante municipium durante l'epoca romana noto come Histonium, dopo la caduta dell'impero la città divenne un covo di pirati e successivamente, nell'VIII secolo, distrutta dai Longobardi e da questi rifondata come Guasto Gisone. Accanto vi fu eretta una seconda città, Guasto d'Aimone, e i due centri nel XIII secolo crebbero fino a fondersi in un unico agglomerato. Nel XV secolo la città fu amministrata da Jacopo Caldora, che vi costruì il Castello Caldoresco, mentre nel secolo successivo dalla potente famiglia D'Avalos. Nel XIX secolo Vasto visse un importante sviluppo culturale, veicolato da artisti come il pittore Gabriele Rossetti, padre del più famoso Dante Gabriel Rossetti. Benché danneggiata dalla frana del 1956, la città conserva ancora il centro storico. La piazza ellissoidale Rossetti è eretta sopra le rovine dell'anfiteatro romano, e nel centro cittadino si conservano ancora resti delle mura, visibili nella Torre di Bassano. Presso il castello si trovano le chiese del Carmine e di Santa Maria Maggiore, il Duomo di San Giuseppe. Il Palazzo d'Avalos è uno dei simboli della città, contenente un complesso di Musei civici dedicati all'archeologia locale e alla cultura vastese. Ambita dai turisti è la passeggiata del belvedere Amblingh, dove si conservano tracce della fortificazione medievale, e del vecchio quartiere di San Pietro, distrutto dalla frana del '56, dove si conserva la facciata gotica della chiesa madre.
  • Lanciano: la città, fondata secondo la leggenda nel 1192 a.C. da un compagno di Enea, fu anticamente la capitale dei Frentani. Dopo la conquista romana e la successiva caduta dell'impero, nel VIII secolo acquisì notorietà in ambito ecclesiastico per il Miracolo eucaristico di Lanciano, in aggiunta alla storica vocazione commerciale generata dai pastori transumanti e i contadini della valle del Sangro che partecipavano alle fiere del bestiame, le cosiddette Nundinae. La città, appartenente in un primo momento al contado di Manoppello e poi agli Angioini e agli Aragonesi, la città mantenne sempre un certo controllo sul suo territorio ed una certa prosperità, simboleggiata dallo stile barocco della cattedrale della Madonna del Ponte. Nel la città 1426 entrò in conflitto con la vicina Ortona per il controllo del porto di San Vito Chietino, finché la pace fra le due cittadine fu raggiunta grazie alla mediazione di Giovanni da Capestrano.
    La città oggi possiede uno dei centri storici più estesi della regione, suddiviso nei quattro rioni medievali: Lancianovecchia, Sacca, Civitanova e Borgo. Il primo comprende la piazza della Cattedrale e la via dei Frentani (l'antico corso della città romana), con le chiese di Sant'Agostino e San Biagio, e diversi palazzi medievali. Il secondo è fuso al Civitanova, il secondo quartiere più esteso della città, con le chiese di San Nicola e Santa Maria Maggiore. Il quartiere Civitanova presenta ancora elementi delle passate fortificazioni presso le Torri Montanare, poste accanto al Palazzo arcivescovile, sede del Museo diocesano, contenente molte opere d'Arte Sacra dalle chiese lancianesi. L'ultimo quartiere del Borgo contiene la romanica chiesa di Santa Lucia, e alla confluenza con la piazza Plebiscito il Santuario del Miracolo Eucaristico e la chiesa del Purgatorio.
  • Ortona: antica città frentana dall'importante movimento commerciale, in seguito alla caduta dell'impero romano, Ortona fu ricostruita ex novo dai Longobardi, e poi dai Normanni, alternando periodi di prosperità con frequenti incursioni e distruzioni. Nel 1258 la città ospitò in maniera permanente nella sua cattedrale le reliquie di Tommaso apostolo, diventando un punto di riferimento religioso. In seguito a vari conflitti con la città rivale di Lanciano, Ortona passò in mano a Jacopo Caldora, che ne ricostruì la cinta muraria. Fra i secoli XIX e XX fu raccontata nelle opere di Francesco Paolo Tosti e Gabriele D'Annunzio. Durante la Seconda guerra mondiale la città, posta sull'estremo adriatico della Linea Gustav, fu teatro tra il 21-28 dicembre del 1943 della cruenta battaglia di Ortona, che segnò la città con la distruzione di gran parte del centro storico cittadino.
    Nonostante i gravi danni dei combattimenti e dei bombardamenti, la città conserva ancora in parte il suo aspetto antico, rintracciabile nel rione medievale di Terravecchia, con il palazzo Corvo, il Castello Aragonese e la basilica di San Tommaso Apostolo, il cinquecentesco Palazzo Farnese del rione di Terranova, sede della Pinacoteca Cascella e l'ex convento di Santa Maria di Costantinopoli di belvedere Tosti, sede del Museo della battaglia di Ortona.
  • Giulianova: la città era nota già durante l'epoca romana, e successivamente nell'epoca medievale come Castrum Novum Piceni (o Castrum Sancti Flaviani). Nel V secolo infatti le reliquie di Flaviano di Costantinopoli erano state trasferita nella città, presso il Duomo di San Flaviano, santo molto venerato nell'Abruzzo Ultra, particolarmente nel ducato di Atri. Nel 1471 il duca Giulio Antonio Acquaviva decise di ricostruire quasi ex novo la vecchia città, facendone un esempio di "città ideale" entro una fortezza di otto torri. Il progetto ebbe buon esito, benché oggi l'assetto urbano sia un po' stravolto. Comunque alcune delle storiche torri resistono nel tessuto del centro storico, come le torri Santa Maria, Porta Napoli e La Rocca. Il centro è rappresentato dal cupolone del Duomo, e da vari palazzi signorili, come il Palazzo Ducale degli Acquaviva e il Palazzo Cerulli. Fuori il centro si staglia il Santuario della Madonna dello Splendore, molto frequentato da pellegrini. Numerose sono le villette Liberty disseminate per la città e interessanti esempi di architettura novecentesca sono il Kursaal e il Lungomare Monumentale, nella parte bassa.
  • Sulmona: città capitale dei Peligni, dette i natali al poeta Ovidio nel I secolo a.C.. Anche dopo l'impero romano, la città continuò a godere di grande prestigio, poiché posta presso il valico di Pacentro presso la Majella, pur troneggiando al centro della conca peligna. Nel XIV secolo si sviluppò il cosiddetto "gotico sulmonese" in ambito artistico, con la costruzione di numerosi palazzi e chiese medievali, tra le quali la Cattedrale di San Panfilo, il Complesso della Santissima Annunziata, con il palazzo annesso, la chiesa di Santa Maria della Tomba e quella di San Francesco della Scarpa. In piazza Maggiore (oggi Garibaldi) fu costruito nel XIII secolo l'acquedotto svevo da Federico II di Svevia sui resti del precedente romano. Sulmona fino al 1706 era arrivata a un tale sviluppo culturale ed economico da essere considerata la Siena degli Abruzzi, quando un terremoto violento della Majella la danneggiò in gran parte. Per la ricostruzione degli edifici fu sperimentato il barocco napoletano, benché il gotico sulmonese continuasse a prevalere. Dopo tale evento, Sulmona iniziò ad essere conosciuta per il suo tradizionale confetto. Nel 1783 fu inaugurata la prima fabbrica di confetti da Mario Pelino, oggi sede del Museo del Confetto, e tale attività ancora oggi è una delle fonti dello sviluppo economico locale.
    Il centro storico si snoda attraverso il corso Ovidio, partendo dalla Cattedrale fuori le mura, passando per la piazzetta del Complesso Monumentale dell'Annunziata (considerato il simbolo della città), fino alla piazza Garibaldi con l'acquedotto, e proseguendo fino alla porta Napoli, dove si trova la chiesa della Tomba. Fuori dalla città sono da vedere la Badia Morronese, fondata da Pietro da Morrone, l’eremo di Sant'Onofrio al Morrone, e il tempio romano di Ercole Curino.
  • Atri: la città ha antiche origini romane, e dette i natali all'imperatore Adriano. Fino alla fine dell'impero romano la città aveva anche contatti commerciali presso il mare, come dimostra il porto romano, di cui oggi resta la cinquecentesca Torre di Cerrano. Nel Medioevo dal XIV secolo iniziò ad essere amministrata dalla potente famiglia Acquaviva, diventando capitale del ducato omonimo. La città conserva ancora perfettamente il centro storico, simboleggiato dalla mole possente del Cattedrale di Santa Maria Assunta, di matrice gotica, abbellita all'interno da affreschi di Andrea De Litio; mentre altri monumenti sono il Palazzo Ducale Acquaviva, il teatro comunale, e le varie chiese di San Nicola, Sant'Agostino, Santa Reparata e il Complesso monastico di Santa Chiara. Le vestigia delle fortificazioni medievali sono visibili nel bastione dell'imponente Rocca Capo d'Atri
  • Francavilla al Mare: la città fu fondata dai Longobardi, e si sviluppò come centro fortificato presso l'area della Civitella, con il convento di Sant'Antonio fuori le mura. Nel 1889 divenne molto famosa in ambito culturale per la presenza di Gabriele d'Annunzio e Francesco Paolo Michetti, che acquistò il convento, trasformandolo nel "Convento Michetti", un cenacolo culturale con ospiti Francesco Paolo Tosti, Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio. Nel 1944 ci furono gravi bombardamenti sulla città, il cui centro storico fu quasi raso al suolo, meno il convento Michetti. Benché oggi Francavilla sia un centro famoso per il turismo balneare, presso l'area della Civitella sono da vistare innanzitutto il Convento Michetti, poi il Museo Michetti nell'ex municipio e la chiesa di Santa Maria Maggiore, costruita sui resti della chiesa di San Franco, contenente lo storico ostensorio medievale di Nicola da Guardiagrele. Nei pressi vi è anche il Museo del Mare, situato nella Torre Ciarrapico.
  • Tagliacozzo: importante città della Marsica, è inclusa nei Borghi più belli d'Italia. Viene citata da Dante Alighieri nella Divina Commedia per quanto riguarda la battaglia del 1268 combattuta tra Carlo I d'Angiò e Corradino di Svevia nei Piani Palentini. Di interesse la Piazza Obelisco, il Convento di San Francesco, il santuario della Madonna dell'Oriente, la chiesa dei Santi Cosma e Damiano e il Palazzo Ducale.
  • Celano: seconda città per numero di abitanti della Marsica, divenne un avamposto militare normanno, arricchito di prestigio durante il governo degli Orsini e dei Piccolomini. Il monumento simbolico è il Castello Piccolomini del 1223[112] sede del Museo d'arte sacra della Marsica, assieme al centro storico e alle chiese di San Francesco, San Giovanni e al convento di Santa Maria in Valleverde. Nei pressi della città ci sono anche il Museo della Preistoria Paludi e le Gole di Celano.
  • Guardiagrele: importante avamposto militare dei Marrucini, fu rifondata dai Longobardi nei villaggi di Guardia -Graeli. Fino al XVI secolo mantenne un importante controllo sui traffici della Majella orientale verso Chieti e pianura, tanto che nel XIII secolo ottenne il permesso di Ladislao di Durazzo di battere moneta. Delle fortificazioni antiche resta il Torrione Longobardo, assieme a varie torri lungo il perimetro del centro storico. Il simbolo è la Cattedrale di Santa Maria Maggiore, in gotico abruzzese realizzato in pietra della Majella, chiesa seguita da altri templi cattolici come le chiese di San Nicola, San Francesco, San Silvestro. Presso la contrada Comino è stata scoperta una necropoli del Neolitico, legata alla civiltà dei Marrucini. Fa parte del circuito dei Borghi più belli d'Italia, e fu descritta da D'Annunzio nel romano Il trionfo della morte.
  • Atessa: seconda città della val di Sangro, visse un periodo di splendore nel XV secolo con il governo di Giovanna II di Napoli. Una leggenda vuole che il centro nell'VIII secolo fosse diviso in due comunità, minacciate da un drago sputafuoco, ucciso dal vescovo Leucio d'Alessandria, il quale staccando una costola dal drago, la donò alla città, esigendo la costruzione di un edificio religioso, Tale chiesa è il Duomo di San Leucio. La città conserva perfettamente il nucleo storico, con resti delle mura e le porte di accesso. Le varie chiese, oltre al Duomo, sono quelle di San Domenico, Santa Croce e San Rocco. Il castello è individuabile nella Casa De Marco. Fuori l'abitato, in prossimità di Tornareccio vi sono il Convento di San Pasquale e la città neolitica fortificata di Pallanum.
  • Casoli: città frentana anticamente conosciuta come Cluviae, durante il dominio dei Normanni fu rifondata presso un colle, dove venne fortificata la torre dell'attuale Castello Ducale. Nel XIV secolo fu governata dagli Orsini. Nel 1895 fu visitata da Gabriele d'Annunzio che fu ospitato al castello, dove incisi un ditirambo per l'amico Pasquale Masciantonio. Durante la seconda guerra mondiale fu quartiere generale della "Brigata Maiella". Il centro storico è perfettamente conservato, dominato dalla mole del Castello Ducale, affiancato dalla chiesa di Santa Maria Maggiore. Discendendo lungo il corso Umberto, si trova la chiesa di Santa Reparata, dichiarata nel 1902 "Monumento nazionale". Fuori la città si trova l'artificiale lago di Casoli, dominato da un colle con la Torretta di Prata, usata come rifugio dei Briganti nel periodo postunitario.
  • Civitella del Tronto: importante avamposto militare del Medioevo, già nel 1251 si trovò al centro di una faisa tra Ascolani e Teramani per il possesso del controllo sulla valle del Tronto. Nel 1442 fu governata da Alfonso d'Aragona, che portò sconforto nella popolazione, e nel 1557 subì un ulteriore assedio. La rocca di Civitella, entrata a far parte del Regno di Napoli, subì l'ultimo grande assedio il 23 febbraio 1861, quando la fortezza divenne centro militare delle operazioni belliche dei borbonici contro le truppe di Vittorio Emanuele II. Dichiarata uno dei Borghi più belli d'Italia, Civitella del Tronto è sovrastata dall'imponente mole della Fortezza Borbonica, con il borgo sottostante. Tra i monumenti di interesse, la chiesa di San Lorenzo e la chiesa di San Francesco. Fuori l'abitato sono da visitare la grotta Sant'Angelo, l'Abbazia di Santa Maria in Montesanto e il Santuario della Madonna dei Lumi.
  • Castel di Sangro: feudo medievale dell'Abbazia di San Vincenzo al Volturno, è la "Porta della Majella" dal Molise, dove passa anche il tratturo Castel di Sangro-Lucera. La città visse un florido periodo nel XVII secolo per il commercio del bestiame e per la buona amministrazione del Regno di Napoli. Di interesse è la città medievale con il simbolo della Basilica di Santa Maria Assunta, i resti del castello medievale e la chiesa di San Giovanni. Nel medievale Palazzo De Petra si trova la "Pinacoteca Patiniana" con quadri del pittore locale Teofilo Patini.
  • Spoltore: città fortificata dei Longobardi, divenne comune nel XV secolo dopo essere appartenuto a Loreto Aprutino. Nel 1927 passò dal distretto di Teramo alla neonata provincia di Pescara. Del nucleo originario si conserva il Castello Longobardo, mentre le architetture del periodo settecentesco sono la chiesa madre di San Panfilo e il convento di San Panfilo Fuori le Mura. Essendo stato un possedimento della famiglia De Sterlich, appena fuori il centro si trova una masseria con il cosiddetto "Torrione De Sterlich".
  • Popoli: abitato romano con il nome di Pagus Fabianus, fu feudo della vicina Abbazia di San Clemente a Casauria, e denominato Chiave dei Tre Abruzzi per la posizione di controllo presso la Majella, vicino al valico di Caramanico Terme, posto al confine tra gli Abruzzi Ultra e Citra. Fu posseduto dalla potente famiglia dei Cantelmo, che fece fortificare il castello normanno preesistente, in posizione dominante sopra il borgo. Il centro storico conservato conserva le chiese di San Francesco, della Santissima Trinità e San Lorenzo, dette le "chiese gemelle", assieme alla Taverna Ducale, usata come dogana per i pastori transumanti.
  • Penne: città romana dei Vestini, nell'874 grazie a Ludovico II la nuova città medievale si distaccò dai feudi del Monastero di Casauria, diventando ducato autonomo. Ebbe notevole importanza come centro amministrativo nel 1233 con la costituzione de Giustizierato d'Abruzzo, entrando presto in rivalità con il monastero di Picciano. Nel XVI secolo fu amministrata dalla famiglia De Sterlich-Aliprandi, una delle principali dell'Abruzzo Ulteriore Primo, che esercitò il suo potere fino al XIX secolo. La città, facente parte dei Borghi più belli d'Italia, è sede di una delle più antiche diocesi abruzzesi, con sede nella Cattedrale di San Massimo e Santa Maria degli Angeli, in posizione dominante sul borgo. Altri edifici di interesse religioso sono le chiese di Sant'Agostino, Santa Chiara e San Domenico, nonché il convento di Santa Maria del Carmine.
  • Loreto Aprutino: importante avamposto militare dei Vestini, fu ricostruito dai Normanni presso il castello Chiola, in posizione dominante. Cambiò varie baronie, tra i quali quelle delle famiglie Caracciolo, D'Aquino e D'Avalos. Io centro storico abbastanza conservato è sormontato dal Palazzo Ducale, costruito sui resti del castello, e dalla Chiesa Abbaziale di San Pietro. Altri edifici di culto sono le chiese di San Francesco, San Biagio e Santa Maria de Lecto, e specialmente il Monastero di Santa Maria in Piano, fuori il centro, contenente un affresco medievale del Giudizio Universale. Il comune, legato alla fama delle ceramiche di Castelli, ospita un complesso di Musei civici tra i quali il Museo Acerbo delle Ceramiche, il Museo dell'Olio e l'Antiquarium.
  • Città Sant'Angelo: città di fondazione longobarda, nel 1233 giocò un ruolo importante nel Giustizierato d'Abruzzo, dopo essere stata distrutta e ricostruita da Federico II in seguito a ribellioni. Per il possesso di alcuni feudi al confine tra il distretto di Teramo e quello di Penne per alcuni secoli fu in accesa rivalità con il ducato di Atri. Avendo fatto sempre parte del circondario di Penne, nel 1927 fu aggregata nella provincia di Pescara, con la cessione di Silvi a Teramo. Il centro storico è incluso nella lista dei Borghi più belli d'Italia, attraversato dall'asse principale del corso Vittorio Emanuele. Il simbolo della città è la Collegiata di San Michele Arcangelo, all'esterno in gotico romanico, e all'interno in puro barocco. Ulteriori monumenti sono le mura abbastanza conservate, e le chiese di San Francesco d'Assisi e Santa Chiara, in stile rinascimentale.

Centri minoriModifica

 
Porta Angioina a Castelnuovo di Campli
 
Chiesa di San Tommaso di Caramanico Terme

Oltre alle città principali, vi sono altre città di minori dimensioni ma con una presenza di arte e cultura non meno importanti, fra le quali:

Borghi più belli d'ItaliaModifica

Con 23 paesi inseriti nel circuito "I borghi più belli d'Italia", l'Abruzzo è la terza regione più rappresentata:

Provincia Borgo Foto Stemma
L'Aquila Anversa degli Abruzzi    
Bugnara    
Castel del Monte    
Introdacqua    
Navelli    
Opi    
Pacentro    
Pescocostanzo    
Pettorano sul Gizio    
Santo Stefano di Sessanio    
Scanno    
Tagliacozzo    
Villalago    
Chieti Guardiagrele    
Rocca San Giovanni    
Pretoro    
Pescara Abbateggio    
Caramanico Terme    
Città Sant'Angelo    
Penne    
Teramo Castelli    
Civitella del Tronto    
Pietracamela    

Castelli e roccafortiModifica

Molti dei numerosi castelli abruzzesi sono oggi ridotti a completi ruderi, tuttavia non mancano esempi in tutta la regione di strutture meglio conservate e spesso visitabili:

Basiliche, cattedrali e collegiateModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Architetture religiose dell'Abruzzo.

Abbazie, conventi, monasteri, santuari ed eremiModifica

Siti archeologiciModifica

MontagnaModifica

Le estese montagne abruzzesi attraggono turisti sia durante il periodo invernale sia durante quello estivo, e le numerose stazioni sciistiche che vi operano si dividono nei tre comprensori sciistici principali di Passolanciano-Maielletta, Alto Sangro e Tre Nevi:

Riserve naturaliModifica

Oltre ai tre parchi nazionali della Majella, d'Abruzzo, Lazio e Molise e del Gran Sasso e Monti della Laga ed al parco regionale Sirente-Velino, in regione sono presenti numerose riserve naturali di minore estensione[113]:

StataliModifica

RegionaliModifica

MareModifica

 
Spiaggia di Vasto

Le principali località di turismo balneare in Abruzzo sono:

I tratturi della TransumanzaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Tratturo.
 
Il tratturo dei pastori verso il Santuario della Madonna d'Appari in un disegno del 1875

L'Abruzzo e il Molise sin dal VI secolo a.C. circa, ai tempi delle prime popolazioni italiche, sono attraversati da lunghe valli che formano strade naturali, da sempre usate dai pastori con le greggi di pecore durante la transumanza, percorrendo vie e gole di montagna dalle zone circostanti L'Aquila fino a Foggia seguendo l'alternarsi delle stagioni. La transumanza fu il principale mezzo di sostegno economico del territorio interno della regione già dal tempo dei Sanniti, consolidandosi ulteriormente nel II secolo a.C quando furono emanate apposite leggi romane con i vari regolamenti ed itinerari. I tratturi, specialmente il principale, il tratturo L'Aquila - Foggia, non persero la loro funzione dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, ed i percorsi continuarono ad essere impiegati da pellegrini e pastori diretti alla fiera di Foggia. Nel 1155 Guglielmo I di Sicilia emanò nuove regole per il censimento dei tratturi e delle principali vie di comunicazione agresti, seguite da nuove leggi volute nel 1456 da Alfonso d'Aragona. In questa occasione venne istituito l'istituto della Regia dogana della mena delle pecore a Foggia, con una seconda sede anche all'Aquila. I tratturi persero infine la loro regolamentazione amministrativa nel 1806, per decreto di Giuseppe Bonaparte, anche se il loro utilizzo perdurò fino agli anni '60 del XX secolo. Gabriele D'Annunzio raccontò il rito della transumanza abruzzese in una celebre poesia della raccolta Alcyone. Successivamente, la costruzione di strade provinciali e statali su buona parte degli antichi tracciati naturali contribuirono alla quasi completa scomparsa del commercio pastorale nelle fiere di Foggia.
I tratturi abruzzesi ancora riconoscibili e praticabili sono i seguenti:

SportModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sport in Abruzzo e Impianti sportivi dell'Abruzzo.

Lo sport in Abruzzo ha avuto notevole sviluppo nel dopoguerra come in quasi tutte le altre regioni italiane sia per quanto riguarda gli sport di squadra che gli sport individuali, e sono molti gli atleti e sportivi abruzzesi che si sono distinti nel panorama nazionale e internazionale.

XVI Giochi del MediterraneoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: XVI Giochi del Mediterraneo.
 
La cerimonia di chiusura dei Giochi del Mediterraneo a Pescara

La città di Pescara ha ospitato i XVI Giochi del Mediterraneo dal 26 giugno al 5 luglio 2009; alcune gare di diversi sport si sono svolte anche in altre località abruzzesi, come quelle di canottaggio svoltesi sul Lago di Bomba.

SciModifica

Le numerose stazioni sciistiche della regione sono spesso sede di eventi sportivi anche di carattere internazionale, come le finali di coppa Europa di sci alpino del 2005 e 2006 disputate a Roccaraso, Pescocostanzo e Rivisondoli, ed i campionati mondiali juniores di sci alpino del 2012, nuovamente a Roccaraso.

CalcioModifica

Il Delfino Pescara 1936, noto come Pescara calcio, è la squadra più titolata della regione, militando attualmente in Serie B. I biancoazzurri hanno partecipato sette volte al campionato di Serie A (unica compagine abruzzese ad aver mai raggiunto la massima serie) e trentanove nel campionato cadetto, terminando in due occasioni al primo posto, conseguendo una coppa "Ali della vittoria". Lo stadio Adriatico, che ospita le sue partite casalinghe, è l'impianto maggiore della regione, ed ha ospitato in molte occasioni volte partite della Nazionale di calcio italiana.

L'unica altra squadra a partecipare a campionati professionistici è il Teramo calcio, militante in Serie C.

Calcio a 5Modifica

Nel calcio a 5 sono stati conseguiti i maggiori successi abruzzesi: il Città di Montesilvano Calcio a 5 infatti è l'unica squadra italiana ad aver vinto la UEFA Futsal Champions League, massima competizione continentale per club di calcio a 5, oltre ad uno scudetto ed una Coppa Italia. Anche il Pescara Calcio a 5, con due supercoppe, due Coppe Italia ed uno scudetto, era fra le squadre più titolate in Italia. Oggi entrambe le società si sono sciolte, ma con i successi dell'Acqua e Sapone Calcio a 5, militante in Serie A, sono tornati in Abruzzo altre due supercoppe, tre Coppe Italia ed uno scudetto.

Ginnastica ritmicaModifica

L'Armonia D'Abruzzo A.S.D. di Chieti ha vinto numerosi scudetti a squadre fra il 2008 ed il 2013;

RugbyModifica

L'Aquila Rugby Club (Rugby a 15) ha vinto cinque scudetti (1967, 1969, 1981, 1982 e 1994) e due coppe Italia. Retrocessa in Serie A nel 2007, dopo molti anni nella massima serie, la TOP12, nel 2009 riuscì a tornare nel campionato maggiore, allora chiamato "Super 10". Ha partecipato a numerose coppe europee, e lo stadio Tommaso Fattori ha visto la presenza di numerose nazionali estere. La squadra, insignita dal World Rugby del premio "IRB Spirit of Rugby" nel 2009, si è sciolta nel 2018, senza che altre squadre cittadine ne raccogliessero l'eredità.

PallanuotoModifica

La Pescara nuoto, squadra di pallanuoto pescarese, è stata campione d'Italia negli anni 1987, 1997, 1998, nonché campione d'Europa nel 1987. La società venne sciolta nel 2009, ed oggi la sua tradizione sportiva è mantenuta dalla Pescara Nuoto e Pallanuoto, militante in Serie A2.

PallacanestroModifica

Anche la pallacanestro è uno sport molto diffuso in regione. Il Teramo Basket, prima di sciogliersi nel 2012, è stata la squadra principale della regione, avendo partecipato per 9 stagioni consecutive nella massima serie italiana e portando diversi giocatori nella nazionale italiana; oggi è la squadra Roseto Sharks a detenere il primato abruzzese, militando nel campionato di Serie A2.

Nel 2007 si è svolto a Chieti e provincia il campionato europeo femminile di pallacanestro, vinto dalla squadra della Russia che ha battuto in finale la Spagna.

PallamanoModifica

A Teramo si svolge la Interamnia World Cup, importante torneo di pallamano al quale partecipano squadre giovanili provenienti da numerose nazioni in tutto il mondo, e sempre a teramo ha sede la squadra maggiore della regione, la Teramo Handball.

AutomobilismoModifica

Dal 1924 al 1961 è stata disputata la Coppa Acerbo, gara che si districava sul tracciato cittadino di Pescara di circa 25 km. Nelle molte edizioni, hanno partecipato alla gara le migliori case automobilistiche italiane e straniere dell'epoca, nonché molti illustri piloti: Enzo Ferrari nel 1924 vinse la prima edizione con partenza a Castellammare Adriatico. Questo tracciato è ancora tutt'oggi il più lungo della storia della Formula 1; nel 1957 infatti si disputò il Gran Premio di Pescara, gara valida per il mondiale di Formula 1 di quell'anno[114]; conservano una certa rilevanza le gare della Cronoscalata Svolte di Popoli ed il Rally d'Abruzzo.

PallavoloModifica

La Pallavolo Impavida Ortona, storica società sportiva regionale, da alcuni anni è la più importante nel panorama della pallavolo abruzzese, militando in Serie A2.

PattinaggioModifica

L'Aquila, così come Roseto degli Abruzzi, ha una grande tradizione nel pattinaggio velocità, sport nel quale vanta diversi campioni mondiali. Nel settembre del 2004 a Pescara, L'Aquila e Sulmona si sono svolti i XXXII campionati mondiali di pattinaggio di velocità a rotelle.

Altra specialità molto affermata in regione è il pattinaggio artistico, con i 15 titoli mondiali della giuliese Debora Sbei ed ai 13 della teramana Raffaella Del Vinaccio; il palaghiaccio di Roccaraso ospita spesso competizioni nazionali ed internazionali.

Altri sport e sportivi abruzzesiModifica

Antonio Tartaglia è stato campione Olimpico di bob a due alle Olimpiadi di Nagano del 1998.

Hanno avuto carriere rilevanti i calciatori Massimo Oddo (Pescara)[115] e Fabio Grosso (nato a Roma ma a lungo residente a Città Sant'Angelo, dove ha esordito come calciatore prima nella Renato Curi Angolana in Eccellenza ed in seguito nel Chieti e nel Teramo in Serie C2)[116], che hanno fatto parte della squadra nazionale vincitrice del campionato mondiale di calcio del 2006; un altro calciatore abruzzese di livello internazionale è Marco Verratti, centrocampista nel Paris Saint-Germain.

Il ciclista spoltorese Danilo Di Luca ha vinto l'edizione 2007 del Giro d'Italia, oltre a varie competizioni classiche.

Domenico Urbano è stato l'unico pugile abruzzese a raggiungere il vertice della classifica europea nella categoria pesi piuma[117].

L'ASD Circolo Scacchi R. Fischer di Chieti ha vinto lo scudetto a squadre maschile nel 2008 e femminile nel 2010, 2011 e 2012.

Ad Atri, in estate, si svolge ogni anno l'Atri Cup, torneo multisportivo internazionale al quale partecipano squadre giovanili provenienti da tutte le regioni italiane e da vari Paesi d'Europa e del mondo.

NoteModifica

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 Lo stesso argomento in dettaglio: Bibliografia sull'Abruzzo.
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Voci correlateModifica

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