Apri il menu principale

Achemenide (Eneide)

personaggio della mitologia greca, compagno di Odisseo nell'Eneide

Achemenide (Ἀχαιμενίδης Akhaimenides), nella mitologia greca, era uno dei compagni di Odisseo durante il suo viaggio di ritorno da Troia.

Il mitoModifica

Il personaggio di Achemenide, non presente nelle opere di Omero, è citato da Virgilio nel Libro III dell'Eneide e nel libro XIV delle Metamorfosi di Ovidio. Figlio di un certo Adamasto di Itaca e reduce dalla guerra di Troia, egli per disguido fu abbandonato nella terra dei Ciclopi perché non fece in tempo a reimbarcarsi. Qui visse a lungo nascondendosi e perdendo ogni speranza di venire salvato, finché Enea, tempo dopo, lo trovò e lo portò via con sé, senza fargli del male.[1][2][3]

Il suo nome deriva dal nome di origine persiana Achaemenes e significa "colui che attende con sofferenza". Sebbene non sia menzionato nei poemi epici di Omero, Achemenide è un personaggio significativo; il suo abbandono e il conseguente salvataggio per mano della flotta di Enea lo rende, insieme a Macareo, uno degli unici due membri noti dell'equipaggio di Odisseo (o Ulisse) a sopravvivere durante il viaggio di ritorno a Itaca (in quanto tutte le navi, a parte quella ammiraglia, furono distrutte dai giganti Lestrigoni, e tutti i membri dell'ultima nave, a parte ovviamente Ulisse, perirono annegati come punizione per aver divorato il bestiame sacro di Elio). L'episodio fornisce a Virgilio l'opportunità di mostrare la magnanimità di Enea nel salvare un membro dell'equipaggio di Odisseo senza provare risentimento, nonostante Ulisse avesse avuto un ruolo decisivo nella distruzione di Troia, la patria di Enea.

NoteModifica

  1. ^ Virgilio, Eneide III, 613–614
  2. ^ Ovidio, Metamorphoses XIV, 158
  3. ^ Leonhard Schmitz, Achaemenides, in William Smith (a cura di), Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, vol. 1, Boston, MA, 1867, pp. 8.

BibliografiaModifica

Fonti anticheModifica

Bibliografia modernaModifica

Voci correlateModifica