Activision

azienda statunitense produttrice di videogiochi
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Activision, Inc.
Logo
Activisionheadquarters.jpg
La sede di Activision a Santa Monica
StatoStati Uniti Stati Uniti
Forma societariaPublic company
Fondazione1º ottobre 1979
Fondata da
Sede principaleSanta Monica[1]
GruppoActivision Blizzard
ControllateVedi elenco studi
Persone chiaveAmministratore delegato:[2]
  • Jim Levy (1979-1986)
  • Bruce Davis (1986-1991)
  • Robert Kotick (1991-)
  • Eric Hirshberg (2008-2018)
SettoreInformatica
ProdottiVideogiochi
Fatturato3,9 miliardi $[3] (2020)
Sito webwww.activision.com

Activision (stilizzato in ActiVision) è un'azienda statunitense produttrice di videogiochi.

Fondata il 1º ottobre 1979, è stata la prima azienda indipendente a sviluppare e pubblicare videogiochi per console (in precedenza realizzati dai produttori delle console stesse). I suoi primi prodotti furono cartucce per la console Atari 2600, pubblicati tra il luglio 1980 (sul mercato USA) e l'agosto 1981 (nel Regno Unito)[4] e ora è una delle più grandi editrici di videogiochi al mondo, dietro solo a Electronic Arts, dopo essere stata in cima alle classifiche di vendita negli USA nel 2007[5]. Nel dicembre 2007 ha annunciato la fusione con Blizzard Entertainment, controllata della Vivendi Games, diventando Activision Blizzard. Vivendi controllava il 68% della nuova società.[6] Il 18 gennaio 2022 viene annunciata l'acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft per 68,7 miliardi di dollari.[7]

StoriaModifica

Activision fu il primo editore di videogiochi indipendente[8]. Prima che l'azienda avviasse la propria attività, il software per le console era pubblicato esclusivamente dagli stessi produttori dei sistemi hardware per cui i giochi erano stati disegnati; ciò voleva dire che, ad esempio, Atari era l'unico editore dei giochi per il suo sistema Atari 2600. Tale situazione risultava particolarmente irritante per gli sviluppatori dei giochi, in quanto non ricevevano compensi aggiuntivi per i giochi campioni di vendite e non venivano nemmeno accreditati per i giochi da loro creati.

Nel maggio 1979 i programmatori della Atari David Crane, Larry Kaplan, Alan Miller e Bob Whitehead avanzarono all'amministratore delegato dell'azienda Ray Kassar la richiesta di un trattamento pari a quello ricevuto dai musicisti della Warner Communications (gruppo proprietario della Atari), con conseguenti royalties e accreditamento sulle confezioni dei giochi, ricevendo un secco rifiuto condito da parole di disprezzo per il loro ruolo ("[...] chiunque può realizzare una cartuccia [per videogiochi]"), cosicché Crane, Miller, e Whitehead fondarono la Activision nell'ottobre 1979[9] insieme a Jim Levy, proveniente dall'industria discografica, e all'imprenditore Richard Muchmore, accogliendo Kaplan tra loro dopo breve tempo.

Activision è stata la prima società indipendente sviluppatrice di software per l'Atari 2600 e, a differenza della casa che produceva tale console, accreditava i programmatori dei suoi giochi, dedicandogli addirittura una pagina sul libretto delle istruzioni[10][11][12] e sfidando i giocatori a riportare all'azienda i loro migliori punteggi (di solito con una foto a "provarlo") per poter ricevere una toppa ricamata[13][14][15]. Tali usanze aziendali aiutarono la giovane azienda ad attrarre programmatori esperti e di talento. Crane, Kaplan, Levy, Miller e Whitehead ricevettero il premio Game Developers Choice "First Penguin" nel 2003 per questo motivo.

Le dimissioni dei quattro programmatori dalla Atari, le vendite dei cui giochi ammontavano a oltre la metà delle vendite totali della casa produttrice, sfociarono in una battaglia legale tra le due aziende che non si risolse fino al 1982, lo stesso anno in cui la Activision pubblicò Pitfall!, un tale best seller per l'Atari 2600 che diede vita a molteplici cloni. Allo scoppiare della crisi dei videogiochi del 1983 la Activision si defilò dal mercato dei giochi per console, dedicandosi ai giochi per personal computer e acquisendo società editrici più piccole.

Contestualmente Activision spostò la propria attenzione verso l'Europa, e in particolare il Regno Unito. Venne fondata la Activision UK Limited a Londra. Il mercato europeo dei videogiochi per computer era il più importante al mondo, mentre negli Stati Uniti, nonostante il maggior numero di macchine presenti, il mercato era ancora influenzato dall'esplosione delle console. Nel 1985 gli uffici Activision di Londra davano lavoro a 30 persone[16].

Rafforzata dal grande successo in ambito computer di titoli come Ghostbusters, Little Computer People e Transformers, l'azienda raggiunse nuove vette di fama verso la metà degli anni '80, e poté ritornare anche al settore console quando questo risorse dalla crisi grazie ai sistemi Sega e Nintendo[17].

Dal 1988, essendosi espansa in un campo d'azione così vasto, l'azienda si diede una svolta significativa e iniziò ad acquisire numerosi studi di sviluppo emergenti, divenendo uno degli editori più aggressivi dell'epoca. Nata come società di programmatori indipendenti, si trasformò in un colosso industriale non più incentrato sulle ragioni di programmatori; a volte questo cambio di rotta viene additato come una causa del progressivo allontanamento dei membri fondatori[17].

La società espanse i suoi interessi anche nel software di produttività, tra cui una linea di titoli HyperCard commercializzata con le etichette TenpointO e Activision Presentation Tools. Nel 1988 cambiò la ragione sociale in Mediagenic, enfatizzando il nuovo orientamento al software di utilità, ma continuò a pubblicare giochi con i marchi Activision e Infocom[18].

I costi dell'espansione furono tuttavia molto elevati, arrivando fino ad annullare i margini di profitto[17], perciò si dovettero cercare nuovi investitori. Il magnate statunitense Robert Kotick prese il controllo dell'azienda come amministratore delegato nel 1991. Kotick ridimensionò la Mediagenic, prima riducendola al solo mercato PC e poi mandandola in bancarotta controllata. Il marchio Activision riprese invece il suo ruolo primario e spostò la sede principale nella Silicon Valley. A partire dal 1993 Kotick finanziò una rinvigorita produzione videoludica, con titoli di impatto come la serie MechWarrior, Heavy Gear e Interstate '76[19].

I successi degli anni '90 rafforzarono ulteriormente l'Activision come editrice. Tra la fine del decennio e l'inizio del successivo, ci fu l'acquisizione di molte software house di prestigio e di importanti serie come Quake, Doom, Call of Duty e Guitar Hero[19].

La prosperità dell'azienda infine attirò l'interesse del colosso multimediale Vivendi Games, che nel 2008 riuscì a rilevare l'intero pacchetto Activision per circa 18,8 miliardi di dollari. Fusa con la Blizzard Entertainment, l'azienda venne rinominata Activision Blizzard, che rimane uno dei maggiori nomi dell'industria videoludica, con un enorme giro d'affari e di aziende sussidiarie, e con importanti serie all'attivo come Destiny, Skylanders e la suddetta Call of Duty[19].

Studi di sviluppoModifica

Studi attiviModifica

Studi chiusiModifica

VideogiochiModifica

Lista parziale dei videogiochi pubblicati.

Anni 1980Modifica

Anni 1990Modifica

Anni 2000Modifica

Anni 2010Modifica

Anni 2020Modifica

Electric DreamsModifica

Electric Dreams era un'editrice britannica con sede a Southampton fondata nel 1985 da Rod Cousens (ex direttore della Quicksilva e divenuto anni dopo amministratore delegato della Acclaim Entertainment e poi della Codemasters) e Paul Cooper in accordo con la Activision, che ne gestiva i dipartimenti vendite, distribuzione e finanza. La Electric Dreams si concentrava su prodotti per i computer più diffusi in Europa, mentre la Activision era USA-centrica; rappresentava perciò il braccio europeo della Activision. Iniziò con lo ZX Spectrum, per il quale pubblicò i ben riusciti I, of the Mask e Riddler's Den, ma si fece notare soprattutto con i giochi multipiattaforma tratti con licenza ufficiale da film come Ritorno al futuro e Aliens, mentre dal 1987 pubblicò anche diverse conversioni di arcade. I giochi venivano sviluppati da esterni o, a partire dal 1986, da uno studio interno chiamato Software Studios. L'etichetta venne chiusa nel 1989, riassorbita nel marchio principale Activision, della quale Rod Cousens divenne direttore internazionale.[21]

Elenco approssimativo dei giochi pubblicati[22]:

NoteModifica

  1. ^ (EN) Activision - Corporate Info, su activision.com, 26 ottobre 2007 (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2007).
  2. ^ Retrogame Magazine 3, p. 55.
  3. ^ (EN) Net revenue generated by Activision from 2007 to 2020, su statista.com.
  4. ^ Zoom, su atarimania.de. URL consultato il 4 agosto 2012 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  5. ^ (EN) Activision Beats EA As Top Third Party Publisher In U.S., su gamasutra.com. URL consultato il 24 luglio 2007 (archiviato dall'url originale l'11 agosto 2007).
  6. ^ Videogiochi, è la guerra del software Blizzard Entertainment si prende Activision, su repubblica.it, 3 dicembre 2007. URL consultato il 3 dicembre 2007.
  7. ^ Microsoft to buy video game maker Activision Blizzard in $68.7bn deal, in Financial Times. URL consultato il 18 gennaio 2022.
  8. ^ (EN) Classic Gaming Expo Distinguished Guest: Alan Miller, su Classic Gaming Expo. URL consultato il 30 agosto 2006 (archiviato dall'url originale l'8 febbraio 2012).
  9. ^ (EN) Hubner, John; Kistner, William F. Jr., What went wrong at Atari?, in InfoWorld, Originally published in the San Jose Mercury News, 28 novembre 1983, p. 151. URL consultato il 5 marzo 2012.
  10. ^ Ice Hockey Instructions, page 4. Activision 1981
  11. ^ Pitfall! Instructions, page 4. Activision 1982
  12. ^ Chopper Command Instructions, page 4. Activision 1982
  13. ^ Ice Hockey instructions, page 3. Activision 1981
  14. ^ Pitfall! Instructions, page 3. Activision, 1982
  15. ^ Chopper Command Instructions, page 3. Activision 1982
  16. ^ (FR) Activision - Cap sur l'Europe (JPG), in Tilt, n. 25, Parigi, Editions Mondiales, ottobre 1985, p. 28, ISSN 0753-6968 (WC · ACNP).
  17. ^ a b c Retrogame Magazine 3, p. 58.
  18. ^ (EN) The History of Activision, su gamasutra.com.
  19. ^ a b c Retrogame Magazine 3, p. 59.
  20. ^ a b Scegli i migliori del 2008!, in Play Generation, n. 38, Edizioni Master, marzo 2009, p. 32, ISSN 1827-6105 (WC · ACNP).
  21. ^ (EN) From the archives: Electric Dreams, in Retro Gamer, n. 104, Bournemouth, Imagine Publishing, giugno 2012, pp. 80-85, ISSN 1742-3155 (WC · ACNP).
  22. ^ (EN) Electric Dreams Software, su MobyGames, Blue Flame Labs.

BibliografiaModifica

  • Activision forever - La storia della compagnia che cambiò le regole del gioco, in Retrogame Magazine, n. 3, speciale PC Giochi n. 12, Cernusco sul Naviglio, Sprea, novembre/dicembre 2016, pp. 54-59, ISSN 1827-6423 (WC · ACNP).
  • (EN) Activision celebrates a memorable decade (JPG), in Commodore Magazine, vol. 10, n. 7, West Chester, Commodore Magazine Inc., luglio 1989, pp. 50-53, 71-74, ISSN 0744-8724 (WC · ACNP).

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