Adamo da Brema

storico e teologo tedesco

Adamo da Brema o Adamo di Brema (Adam Bremensis in latino) (ante 1050 – 12 ottobre 1081/1085) è stato un teologo e storiografo tedesco vissuto nella seconda metà dell'XI secolo.

Fu canonico a Brema e in seguito divenne anche magister alla scuola cattedrale di Brema. Intorno al 1066 fu mandato dall'arcivescovo di Amburgo in ambasceria presso il re di Danimarca Sven Estridsson.

BiografiaModifica

Si hanno poche informazioni riguardanti la vita di Adamo da Brema, provenienti soprattutto dalla sua opera Gesta Hammaburgensis Ecclesiae Pontificum. È noto che nacque prima del 1050 e la morte avvenne molto probabilmente il 12 ottobre di un anno compreso tra il 1081 e il 1085. Adamo proveniva dalla Saxonia superior, forse da Bamberga, dove studiò. Secondo Leuschner invece verrebbe dalla Franconia, vicino a Würzburg,[1] dove secondo alcuni studiosi avrebbe anche studiato.[2] Tra il 1066 e il 1067 giunse a Brema e visse a stretto contatto con l’arcivescovo di Brema, Adalberto; fu probabilmente quest’ultimo che gli affidò il compito di scrivere una storia degli arcivescovi di Amburgo-Brema. Poco dopo il suo arrivo a Brema, venne mandato in Danimarca presso il re danese Sven Estridsson, al fine di raccogliere materiale per la sua opera.

È lecito supporre che fu canonico della cattedrale della città, nonché magister scholarum e direttore della scuola cattedrale di Brema. Helmold di Bosau, che alla metà del XII secolo si rifarà ad Adamo per comporre la sua opera, lo nomina come il «magister Adam, qui gesta Hammemburgensis ecclesiae pontificum disertissimo sermone conscripsit». In secondo luogo, egli potrebbe essere identificato con l'Adam magister scholarum che sottoscrisse un documento dell’arcivescovo Adalberto dell’11 giugno 1069; in questo caso è possibile che Adamo svolgesse a Brema le funzioni di responsabile della scuola cattedrale e che lavorasse nella cancelleria di Adalberto. Inoltre, all’interno del Diptychon Bremense, si cita un magister Adam la cui morte avvenne il 12 ottobre di un anno imprecisato. Adamo morì presumibilmente nel 1081 e comunque non oltre il 1085.

Tra la morte di Adalberto e il 1075 redasse, con abbondante e accurato uso di vecchie cronache e fonti, la sua opera: i Gesta Hammaburgensis Ecclesiae Pontificum, che dedicò al nuovo arcivescovo, Liemaro.[2]

Gesta Hammaburgensis Ecclesiae PontificumModifica

È probabile che l’opera originariamente fosse stata commissionata ad Adamo dall’arcivescovo Adalberto. Tuttavia nella prefazione Adamo tace su un possibile committente, al contrario della prassi medievale, e anzi attribuisce a sé il merito dell’iniziativa. Questo comportamento fu forse dettato dal fatto che l’arcivescovo era un personaggio poco amato dalla nobiltà e Adamo temeva che un legame con lui avrebbe portato la sua opera nell’oblio. In ogni caso, l’opera fu iniziata da Adamo sotto Adalberto, ma una volta completata (1075-1076) fu dedicata al suo successore, Liemaro.

L'opera è suddivisa in quattro volumi e narra la storia dell'arcivescovato di Amburgo-Brema, nato nell’864, dall’unione dell’arcivescovato di Brema con quello di Amburgo,[3] in seguito alla distruzione di Amburgo per mano dei danesi nell’845. L’opera tratta inoltre delle missioni di cristianizzazione inaugurate da Anscario, arcivescovo di Amburgo-Brema, nell’832, quando ottenne da papa Gregorio IV l’incarico di evangelizzare le popolazioni al di fuori del territorio imperiale. Adamo stesso dice di aver preso le informazioni riportate nella sua opera da carte, opere storiche e privilegi romani, ma anche da narrazioni di anziani che erano a conoscenza dei fatti.[2]

Nel primo libro viene rappresentato il periodo che va dall’origine dell’arcivescovato fino all’arcivescovo Unni. In questo volume Adamo presta molta attenzione a precisare le fonti dei fatti narrati. Il libro si apre con una descrizione della Sassonia, della sua storia e della conversione dei Sassoni avvenuta grazie a San Bonifacio. Gli arcivescovi presentati in questo primo libro sono descritti come uomini eroici.

Il secondo libro prosegue il racconto, partendo dall’arcivescovo Adaldago e arrivando fino all’arcivescovo Becelino-Alebrando. In questo libro la storia degli arcivescovi va incontro a una svolta: infatti Adaldago fu il primo a fondare i vescovati e fu anche il primo a rappresentare le caratteristiche di alto prelato della Richskirche, ovvero a integrare la sua funzione episcopale con il servizio imperiale.

Il terzo libro è interamente dedicato all’episcopato di Adalberto. Questa descrizione così dilatata del personaggio è dovuta probabilmente al fatto che Adamo fu suo contemporaneo, e oltre ad analizzare il suo operato, non si trattiene dal giudicarlo e delineare in modo approfondito anche il modo di agire e i sentimenti di Adalberto. In particolare il libro si divide in tre sezioni: le attività interne all’arcivescovato, quelle esterne e quelle missionarie di Adalberto. Di particolare importanza furono i rapporti molto stretti di Adalberto con l’imperatore Enrico III[4] e con papa Leone IX, grazie ai quali l’episcopato visse un periodo particolarmente positivo. Da sottolineare il mutamento del giudizio dell’arcivescovo che trapela tra le righe vergate da Adamo: in un primo momento, l’autore descrive Adalberto positivamente e in toni adulatori; la visione cambia poi radicalmente, poiché l’arcivescovo diviene preda dei propri sogni di grandezza e potere.

Il quarto libro si distacca vistosamente dai precedenti: è infatti incentrato sulla geografia, la storia e i costumi dell’area dano-scandinava e baltica. Questo libro costituisce la prima rappresentazione medievale dell’area. Di queste terre Adamo descrive l’aspetto, l’improduttività o la fertilità e di conseguenza la ricchezza della popolazione, fornendo anche nozioni storiche riguardo a questi luoghi; inoltre si sofferma su abitudini e comportamenti degli abitanti. Di particolare importanza è il fatto che Adamo descriva l’evangelizzazione di quelle zone e spesso confronti la nuova religione con quelle preesistenti; per questo è una fonte molto importante riguardo alla religione nordica precristiana. Di particolare impatto sono le descrizioni delle terre all’estremità nord-orientale del golfo: qui Adamo colloca popolazioni che assumono tratti mistici e mostruosi, attingendo a piene mani da antiche credenze e tradizioni locali. In questa zona infatti vengono posti, tra gli altri, amazzoni, cinocefali, uomini verdi e antropofagi. L’importanza di questo quarto libro è data dal fatto che Adamo tratta di Vinland, la porzione di America settentrionale scoperta dai vichinghi islandesi intorno all’anno mille. Adamo fu il primo a diffondere questa scoperta, ben attestata nelle saghe islandesi, e descrive la nuova terra come una grande isola ricca di viti. Fu anche il primo a descrivere il tempio di Uppsala e i rituali pagani che venivano celebrati in quel luogo.

Nonostante abbia descritto innumerevoli luoghi, Adamo non viaggiò in prima persona. Le informazioni riportate sono frutto di ricerche personali, svolte in parte appoggiandosi alla tradizione documentaria e letteraria di testi antichi e medievali, ma facendo affidamento anche sulla tradizione orale, con la quale venne in contatto soprattutto presso la corte di Svein Estridsson, da dove passavano molti missionari di ritorno dalle terre nordiche.

Modelli letterariModifica

Dall’opera di Adamo si può capire quanto la sua istruzione fosse avanzata. Infatti, leggendo i Gesta, si può notare l’influenza di molti scrittori sia classici che mediolatini, come ad esempio Eginardo, Gregorio Magno e Gregorio di Tours; in particolare, per quanto riguarda la descrizione di Adalberto, si può notare l’influenza di Virgilio e Sallustio, mentre nel quarto libro sono evidenti le riprese da Tacito, Marziano Capella, Isidoro di Siviglia e Paolo Diacono. In tutta l’opera inoltre sono presenti molte citazioni bibliche. Anche la parte finale dell’opera, la dedica all’arcivescovo Liemaro, scritta in 61 esametri, dimostra la statura intellettuale dell’autore.

FortunaModifica

I Gesta Hammaburgensis Ecclesiae Pontificium non ebbero vastissima fortuna e la loro diffusione si limitò alle zone limitrofe all’arcivescovato.

In molte opere però si può notare l’influenza dei Gesta: oltre che nei Gesta Danorum di Saxo Germanico, e nella Chronica Slavorum di Helmold di Bosau, anche nello Íslendigabók di Ari Fróoi Porgilsson alcuni studiosi hanno visto l’influenza di Adamo.[5]

Edizioni e ManoscrittiModifica

I manoscritti oggi conosciuti dell’opera di Adamo da Brema sono i seguenti:

  • Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat.lat. 2010 (datato 1451).DigiVatLib
  • Hamburg, Staats- und Universitätsbibliothek, Hist. 22.
  • Hannover, Gottfried Wilhelm Leibniz Bibliothek –Niedersächsische Landesbibliothek, XXI 1688 (datato 1685).
  • København, Kongelige Bibliotek, Addit. 180 (datato prima metà XVIII secolo).
  • København, Kongelige Bibliotek, Addit. 522 (datato 1685).
  • København, Kongelige Bibliotek, GKS 719 (datato XVI secolo).
  • København, Kongelige Bibliotek, GKS 1175 2° (datato ca. 1557).
  • København, Kongelige Bibliotek, GKS 2296 4° (datato 1200/1225).GKS 2296 4°: Adam Bremensis, Gesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum
  • København, Kongelige Bibliotek, GKS 718 2° (datato ca. 1434).GKS 718 2°: Adam Bremensis, Descriptio insularum Aquilonis
  • København, Kongelige Bibliotek, GKS 1115 (datato XVII secolo).
  • København, Kongelige Bibliotek, NKS 1463 2° (datato XIV secolo).NKS 1463 2°: Adam Bremensis, Gesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum (fragment)
  • Leiden, Bibliotheek der Universiteit, Voss. lat. 2° 123 (datato ca. 1100).
  • Wien, Österreichische Nationalbibliothek, 521 (datato prima metà XIII sec.).Sammelhandschrift
  • Wolfenbüttel, Herzog August Bibliothek, Gud. lat. 83 (4387) (datato XV sec.).

L’editio princeps dei Gesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum è stata stampata nel 1579 a Copenaghen.

La prima edizione critica risale al 1846 ed è stata curata da Micheal Lappenberg;[6] questa fu poi soppiantata dall’opera curata da Bernhard Schmeidler nel 1917.[7]

Al 1876 risale l’edizione l’edizione dell’opera di Adamo a cura di Georg Waitz.

L’edizione italiana è uscita nel 1996 a cura di Ileana Pagani.[8]

NoteModifica

  1. ^ Joachim Leuschner, Adam von Bremen, In “Neue Deutsche Biographie. A cura di Duncker e Humblot, Berlin, 1953, S. 49 f.
  2. ^ a b c Storia degli Arcivescovi della Chiesa di Amburgo a cura di I. Pagani, Introduzione.
  3. ^ L’arcivescovato di Brema fu fondato da Carlo Magno nel 787; quello di Amburgo nell’831 o nell’864.
  4. ^ Il rapporto molto forte con i sovrani caratterizzò fin dalle origini l’arcivescovato di Amburgo-Brema.
  5. ^ Simonetta Battista «Svá segir í Hamborgar historia». Un compendio del secondo libro dei «Gesta» di Adamo di Brema in antico nordico, in «Devotionis munus». pp. 204, 173-93.
  6. ^ MGH SS. 7
  7. ^ MGH SS rer. Germ. 2 S
  8. ^ Giancarlo Abbamonte Alcune osservazioni di «Textkritik» alle edizioni di Adamo di Brema in «Devotionis munus». pp. 204, 11-33.

BibliografiaModifica

  • Mag. ADAMI, Gesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum, a cura di J. Micheal Lappenberg, Hannoverae, 1846, M.G.H., SS., 7.MAG ADAMI Gesta Hammenbugensis Ecllesiae Pontificum
  • ADAMI Gesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum ex recensione Lappenbergii, a cura di Georg Waitz, Ludwig Weiland, editio altera, Hannoverae, 1876 (M.G.H., Script. rer. Germ.)
  • ADAMO DA BREMA, Gesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum, a cura di Bernhard Schmeidler, 1917, MGH SS rer. Germ.2.[1]
  • BERNHARD SCHMEIDLER, Adams Leben, in “Hamburgische Kirchengeschichte”, 1917, pp. VII-XIX.
  • BERNHARD SCHMEIDLER, Hamburg-Bremen und Nordost-Europa vom 9. bis 11. Jahrhundert. Kritische Untersuchungen zur Hamburgischen irchengeschichte des Adam von Bremen, zu Hamburger Urkunden und zur nordischen und wendischen Geschichte, Leipzig, 1918.
  • BERNHARD SCHMEIDLER, Kleine Forschungen in literarischen Quellen des 11. Jahrhunderts, in “Historische Vierteljahrschrift”, 1920/21, pp. 138-141.
  • BERNHARD SCHMEIDLER, Zur Entstehung und zum Plane der Hamburgischen Kirchengeschichte Adams von Bremen, in “Neues Archiv”, 1935, pp. 221-228.
  • BERNHARD SCHMEIDLER, Adam von Bremen und das Chronicon breve Bremense, in “Deutsches Archiv”, 1939, pp. 499-512.
  • ADAMI BREMENSIS, Gesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum. Codex Havniensis, a cura di Carl Andreas Christensen, København, 1948.
  • JOACHIM LEUSCHNER, Adam von Bremen, In “Neue Deutsche Biographie. A cura di Duncker e Humblot, Berlin, 1953, S. 49 f.Digitale Bibliothek - Münchener Digitalisierungszentrum
  • GEORG MISCH, Studien zur Geschichte der Autobiographie III Das Bild des Erzbischofs Adalbert in der Hamburgischen Kirchengeschichte des Domscholasters Adam von Bremen, in “Nachrichten der Akad. der Wissenschaften in Göttingen aus dem Jahre” 1956. Ph.-H. Klasse, pp. 203-281.
  • ADAM OF BREMEN, History of the Archbishops of Hamburg-Bremen, a cura di F. J. Tschan, New York, 1959.
  • ANNE K. G. KRISTENSEN, Geschichte der Autobiographie III, 2, 1 Das Bild des Erzbischofs Adalbert, in “der Hamburgischen Kirchengeschichte des Domscholasters Adam von Bremen”, Frankfurt, 1959, pp. 168-214.
  • GEORG MISCH, Geschichte der Autobiographie III, 2, 1 Das Bild des Erzbischofs Adalbert in “der Hamburgischen Kirchengeschichte des Domscholasters Adam von Bremen”, Frankfurt, 1959, pp. 168-214.
  • ANNE K. G. KRISTENSEN, Studien zur Adam von Bremen Überlieferung. Die Wiener Handschrift: Erstredaktion oder später verkürzte Fassung? Eine Huitfeldt-Abschrift der Soröer Handschrift, København, 1975.
  • GIORGIO BRUGNOLI, Il modo di produzione germanico dall’etnografia romana a Adamo di Brema, in “Quaderni linguistici e filologici”. Ricerche svolte presso l’Università degli studi di Macerata, 1985, pp. 279-306.
  • RITA CAPRINI, Leif «il fortunato» in America prima di Colombo, in “Columbeis”, Genova, 1987, pp. 117-130.
  • GIORGIO BRUGNOLI Modelli classici in Adam di Bremen in “Tra testo e contesto. Studi di scandinavistica medievale” a cura di Carlo Santini, Roma, Il Calamo 1994 (I convegni di Classiconorroena 2) pp. 89, 5-12.
  • ADAMO DA BREMA, Storia degli arcivescovi della chiesa di Amburgo, Introduzione, traduzione con testo latino a fronte, commento a cura di Ileana Pagani, Torino, UTET, 1996.
  • ADAM VON BREMEN, Gesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum. In “Quellen des 9. und 11. Jahrhunderts zur Geschichte der Hamburgischen Kirche und des Reiches”, a cura di Werner Trillmich, Rudolf Buchner, Darmstadt 2000.
  • PIETRO BUGIANI, Adamo di Brema. Un incontro con Ileana Pagani, traduttrice e curatrice di una edizione esemplare, in “Settentrione. Rivista di studi italo-finlandese”, (12), 2000, pp. 102-114.
  • AA.VV., «Devotionis munus». La cultura e l'opera di Adamo di Brema a cura di Riccardo Scarcia - Fabio Stok, Pisa, ETS 2010.
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