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Adolfo Gregoretti
25 febbraio 1915 – 24 marzo 1943
Nato aCarrara
Morto aMar Mediterraneo
Cause della mortecaduto in combattimento
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegia Marina
Anni di servizio1936-1943
GradoTenente di vascello
GuerreSeconda guerra mondiale
BattaglieBattaglia di Capo Bon
Decorazionivedi qui
Studi militariAccademia navale di Livorno
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Adolfo Gregoretti (Carrara, 25 febbraio 1915Mar Mediterraneo, 24 marzo 1943) è stato un marinaio e militare italiano. Tenente di vascello della Regia Marina, combatte durante la seconda guerra mondiale dove fu decorato con la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Indice

BiografiaModifica

Nacque a Carrara (Massa Carrara) il 25 febbraio 1915, figlio di Giuseppe e Lea Lazzoni.[1] A partire dal 1932 entrò come allievo presso l'Accademia navale di Livorno, da cui uscì nel gennaio 1936 con il grado di guardiamarina. Nel 1937 fu promosso Sottotenente di vascello, e dopo un lungo periodo di imbarco, dapprima su incrociatore e poi sulle siluranti di superficie, frequentò a Livorno il Corso per Direttore del Tiro. Prestò servizio sull'incrociatore pesante Fiume,[2] imbarcandosi poi su quello leggero di Giussano. Dopo l'affondamento del da Giussano, avvenuto il 12 dicembre 1941, nel corso del quale fu decorato ”sul campo” con la Medaglia di bronzo al valor militare,[N 1], fu trasferito[N 2] sulla nave da battaglia Roma con l'incarico di Direttore del Tiro delle armi di piccolo calibro, venendo poi promosso Tenente di vascello. Il 19 dicembre 1942 si imbarcò sul cacciatorpediniere Malocello, a bordo del quale salpò da Pozzuoli la sera del 23 marzo 1943[3] insieme al Camicia Nera ed al Pancaldo per trasportare a Tunisi dei reparti di militari tedeschi. Alle ore 24.00 le tre unità furono raggiunte dal cacciatorpediniere Ascari che assunse il comando della formazione.[3] Alle ore 07.30 del giorno successivo il cacciatorpediniere Malocello urtò contro una mina nemica che esplose al centro della nave, spezzandola in due tronconi.[3] Durante i momenti seguenti all'esplosione egli si prodigò nei locali allagati ed invasi dal vapore, portando in salvo il personale ferito,[3] dedicatosi poi alla distruzione dei documenti[4] e delle carte nautiche. Dopo aver passato la propria cintura di salvataggio a un marinaio che ne era privo, affondò insieme alla nave.[4] Fu decorato con la Medaglia d'oro al valor militare[4] alla memoria.[1] La città di Roma gli ha intitolato una via.

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Direttore del Tiro di cacciatorpediniere irrimediabilmente colpito da offesa subacquea,si prodigava con calma e perizia nelle operazioni di abbandono della Nave. Nel nobile intento di assistere i propri marinai si calava coraggiosamente in locali allagati ed invasi dal vapore, portando in salvo personale ferito. Distrutti i documenti segreti e le carte nautiche, dimentico di sé, si dedicava al salvataggio della gente, reso difficoltoso dall’infuriare del mare, e generosamente passava la propria cintura di salvataggio a marinaio che ne era sprovvisto. Nell’imminenza dell’affondamento, rifiutava di abbandonare il proprio posto prima di avere la certezza che tutto l’equipaggio lo avesse preceduto e spariva con la Nave tenendo fede fino all’ultimo all’ideale che aveva costantemente animato la sua vita di uomo d’arme e di mare, quello di essere sempre il primo nel dovere e nel sacrificio. Mediterraneo Occidentale, 24 marzo 1943
— Decreto del Capo Provvisorio dello Stato 18 marzo 1947
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Imbarcato su un incrociatore impegnato in uno scontro notturno, dava prova durante il combattimento di serenità e coraggio. All'ordine di abbandonare la nave gravemente colpita, si prodigava per disciplinare il salvataggio del personale e, dalla zattera, ripetutamente si lanciava in mare per soccorrere i bisognosi, dimostrando elevato senso di abnegazione e altruismo. Mediterraneo Centrale, 13 dicembre 1941
— Regio Decreto 26 settembre 1942

NoteModifica

AnnotazioniModifica

  1. ^ Adolfo Gregoretti si era prodigato per disciplinare il salvataggio del personale, arrivando anche a gettarsi in mare dalla zattera su cui si trovava per soccorrere i naufraghi più in difficoltà.
  2. ^ Fu lui a presentare domanda per poter ritornare a combattere.

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Aldo Cocchia, Filippo De Palma, La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. VI: La Guerra nel Mediterraneo – La difesa del Traffico coll'Africa Settentrionale: dal 10 giugno 1940 al 30 settembre 1941, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1958.
  • Giuseppe Fioravanzo, La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. VIII: La Guerra nel Mediterraneo – La difesa del Traffico coll'Africa Settentrionale: dal 1º ottobre 1942 alla caduta della Tunisia, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1964.
  • (EN) Gordon E. Hogg, Steve Wiper, Italian heavy Cruiser of World War II, Tucson, Classic Warship Publishing, 2004, ISBN 0-9710687-9-8.
  • Gianni Rocca, Fucilate gli Ammiragli, Milano, A. Mondadori Editore, 1987.

PeriodiciModifica

  • Cronache dalle Federazioni, in Il Nastro Azzurro, nº 4, Roma, Istituto del Nastro Azzurro, luglio-agosto 2010, p. 44.

FontiModifica