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GoldenEye (film)

film del 1995 diretto da Martin Campbell
(Reindirizzamento da Agente 007 - GoldenEye)
GoldenEye
Logo goldeneye eu.svg
Logo del film
Titolo originaleGoldenEye
Paese di produzioneRegno Unito
Anno1995
Durata129 min
Rapporto2,35:1
Generespionaggio, azione, avventura
RegiaMartin Campbell
SoggettoMichael France
SceneggiaturaJeffrey Caine e Bruce Feirstein
ProduttoreBarbara Broccoli, Michael G. Wilson
FotografiaPhil Meheux
MontaggioTerry Rawlings
MusicheÉric Serra, Monty Norman (tema di James Bond)
ScenografiaPeter Lamont
CostumiLindy Hemming
TruccoTrefor Proud, Jane Royle
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

GoldenEye è il diciassettesimo film di James Bond, diretto da Martin Campbell e interpretato da Pierce Brosnan, per la prima volta nei panni dell'agente segreto.

TramaModifica

Unione Sovietica, 1986. I due agenti dell'MI6, James Bond (nome in codice 007) e Alec Trevelyan (006), si infiltrano in un complesso sovietico destinato alla costruzione di armi chimiche. I due devono distruggerlo, ma vengono scoperti dallo spietato colonnello Arkadij Grigorovič Ourumov, il quale giustizia Trevelyan e costringe alla fuga Bond, che riesce comunque a far esplodere lo stabilimento.

Principato di Monaco, 1995. Dopo aver conosciuto l'ambigua Xenia Onatopp, pilota sovietica, sospettata di essere membro dell'organizzazione mafiosa Janus, Bond assiste impotente al furto del Tiger, avveniristico elicottero da combattimento. Il velivolo viene rubato da Xenia e Ourumov, che si recano in Siberia, alla stazione di Severnaja, che ha i codici di comando del GoldenEye, satellite in grado di paralizzare i sistemi informatici. I due russi eliminano tutti gli operatori, si impossessano dei codici di attivazione del satellite, che usano per distruggere la struttura e non lasciare tracce, e si allontanano. Il movimento non sfugge ai satelliti britannici, sicché M invia Bond a San Pietroburgo per rintracciare l'unica sopravvissuta di Severnaya, la programmatrice Natalya Simonova.

Giunto in Russia, Bond viene accolto dall'agente CIA Jack Wade, che suggerisce un incontro con l'ex agente KGB Valentin Dmitrovič Zukovsky, vecchia conoscenza di 007. Grazie a lui, Bond entra in contatto prima con Xenia, e poi con il leader di Janus: Alec Trevelyan. 006 aveva finto la sua morte per tradire l'Inghilterra, deciso a vendicarsi della nazione da lui ritenuta responsabile della morte dei genitori di origine cosacca, eliminati dalle purghe staliniane, e Ourumov, deciso a conquistare la Russia, lo aiuta nel suo intento.

Trevelyan cerca di far uccidere Natalya e Bond, ma i due si salvano. Vengono però arrestati dalla polizia russa, e quando spiegano il tradimento del generale Ourumov al ministro della difesa, il militare interviene rapendo Natalya, uccidendo il politico e cercando di far accusare Bond per poi fuggire in auto. Bond riesce però a scappare e a inseguire l'auto di Ourumov a bordo di un carro armato T-80 per le vie della città. 007 rintraccia il treno corazzato nel quale si nascondono Ourumov, Xenia e Trevelyan che tengono in ostaggio Natalya.

L'ex 006 fugge insieme a Xenia, mentre Bond uccide Ourumov e salva Natalya, che rivela l'esistenza di una seconda stazione in grado di gestire il GoldenEye, a Cuba. Sorvolando una foresta cubana, l'aereo di Bond e Natalya viene colpito da un missile, e subito 007 affronta e neutralizza Xenia, sparando all'elicottero con cui Xenia è collegata che così cadendo la trascina e la sbatte su un albero soffocandola.

Bond e Natalya entrano nella base segreta, gestita da Boris Grishenko, collega di Natalya a Severnaja e ora alleato di Janus. Da qui Trevelyan intende lanciare un attacco magnetico contro Londra, con un duplice obiettivo: vendicare il tradimento dell'Inghilterra verso la sua famiglia, risalente alla seconda guerra mondiale, e coprire con un disastro colossale il più spettacolare furto informatico della storia. Nonostante gli sforzi di Boris, Natalya riesce a sabotare GoldenEye causandone la distruzione, mentre Bond lotta con Trevelyan, riuscendo a ucciderlo e a distruggere la base. Boris sopravvive alla deflagrazione, ma muore congelato per via dell'azoto liquido fuoriuscito da delle cisterne. Subito dopo Natalya fugge con Bond. La coppia è poi salvata da Wade e una squadra di Marines e i due sono portati in tutta sicurezza a Guantánamo.

ProduzioneModifica

 
La diga di Verzasca, teatro della sequenza iniziale del film.

Per la prima volta il ruolo di James Bond è interpretato da Pierce Brosnan; tra i molti candidati, dopo l'addio al personaggio di Timothy Dalton da lui stesso annunciato, erano stati vagliati Liam Neeson, Ralph Fiennes (quest'ultimo verrà coinvolto nella serie quasi vent'anni più tardi con il ruolo di Gareth Mallory), Daniel Day-Lewis, Mel Gibson e perfino Bruce Willis.[1] È inoltre il primo Bond-movie in cui il personaggio di M è interpretato da una donna, Judi Dench.

GoldenEye è stato uno dei pochi Bond-movie a non essere girato nei Pinewood Studios di Londra, visto che nelle date previste gli studios non erano disponibili. I produttori ripiegarono così su una vecchia fabbrica di elicotteri della Rolls-Royce dismessa nel 1993, che acquistarono e trasformarono nel più grande teatro di posa d'Europa.[2]

L'acrobazia in bungee jumping che apre il film è stata eseguita sulla diga di Verzasca, vicino a Locarno, in Svizzera. Il salto di quasi 200 metri fu eseguito dallo stunt Wayne Michaels, il quale nello stesso tempo stabilì anche un nuovo record del mondo della disciplina.[3] Lo stesso stunt ha in seguito un piccolo cameo nel film: è il pilota d'elicottero che recita la battuta quando Xenia e Ouromov rubano il Tiger nel porto di Monte Carlo.

VeicoliModifica

 
La BMW Z3 Roadster utilizzata da Bond nella pellicola

L'elicottero Tiger presente nel film all'epoca (1995) era l'unico prototipo al mondo funzionante di un avveniristico elicottero da guerra, l'Eurocopter Tiger, che sarebbe entrato in funzione per le forze armate tedesche e francesi soltanto nel 2005. Il produttore Tom Pevsner dovette smuovere mari e monti e fare affidamento su tutte le sue influenti conoscenze per poterlo avere nel film, così come per poter usare la fregata stealth La Fayette della Marina Francese dove avviene il furto del Tiger.

Per la prima volta 007 abbandona le auto inglesi: in questa avventura Bond utilizza una BMW Z3 Roadster, vettura al tempo non ancora in produzione (infatti quella usata nel film è un modello pre-serie; l'auto verrà messa in commercio solo l'anno successivo). L'auto è però presente nel film solo per poco più di 1 minuto perché, come spiegò il regista Martin Campbell: «Il contratto con la BMW fu firmato molto tardi, quando la sceneggiatura era ormai conclusa, e così dovemmo cercare di inserirla dove potevamo!»[4]

Per le scene dell'inseguimento nelle strade di San Pietroburgo a bordo di un carro armato è stato utilizzato un veicolo modello T-55 modificato per apparire simile al più recente T-80.[5]

Colonna sonoraModifica

La canzone che accompagna i titoli di testa, l'eponima GoldenEye, è stata composta da Bono Vox e The Edge, e interpretata da Tina Turner. La colonna sonora è stata invece curata da Éric Serra.

AccoglienzaModifica

 
Statua di cera raffigurante Pierce Brosnan, nei panni di Bond, da Madame Tussauds a Londra.

IncassiModifica

Primo film di James Bond prodotto in sei anni, GoldenEye debuttò in vetta al botteghino nordamericano con un incasso di oltre 26 milioni di dollari nel suo primo fine settimana.[6] Divenne un successo finanziario, incassando 106.429.941 negli Stati Uniti e 245.764.093 all'estero, per un totale di 352.194.034 in tutto il mondo.[6] Fu il quarto più alto incasso dell'anno,[7] e il maggior successo della saga dai tempi di Moonraker - Operazione spazio (1979).[8]

CriticaModifica

Il film fu accolto ottimamente dalla critica. Il sito Rotten Tomatoes gli ha dato una valutazione pari a 78% basandosi su 72 recensioni, con un punteggio medio di 7/10. Il consenso recita: "Il primo e migliore film di Pierce Brosnan nei panni di Bond, GoldenEye porta la serie in un contesto più moderno, con il risultato di uno 007 ad alta tecnologia, ricco di azione e sofisticato".[9] Su Metacritic ha invece un punteggio di 65 basato su 18 recensioni.[10]

Generalmente la critica si trovò concorde nel definire Brosnan un miglioramento deciso nei confronti di Timothy Dalton.[11][12] Roger Ebert, nella sua recensione sul Chicago Sun-Times, definì il nuovo Bond "in qualche modo più sensibile, più vulnerabile, più psicologicamente complesso" rispetto ai precedenti.[13] Il film rilanciò in maniera definitiva la saga, generando altri tre seguiti con Brosnan protagonista, per poi lasciare spazio a Daniel Craig.

Citazioni e riferimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ Cappi, Coffrini Dell'Orto, p. 227.
  2. ^   Peter Aston, Pierce Brosnan, Martin Campbell, GoldenEye: The Secret Files, Carlton Television, 26 dicembre 1995.
  3. ^ (EN) Amazing Bond stunt wins top award, CBBC Newsround, 17 novembre 2002. URL consultato il 18 giugno 2013.
  4. ^   Martin Campbell, Michael G. Wilson, GoldenEye audio commentary, MGM Home Entertainment.
  5. ^ (EN) La pagina "Trivia" nella scheda di GoldenEye su IMDB, su imdb.com. URL consultato il 18 giugno 2013.
  6. ^ a b (EN) GoldenEye, su Box Office Mojo. URL consultato il 20 settembre 2018.  
  7. ^ (EN) 1995 Worldwide Grosses, su boxofficemojo.com. URL consultato il 20 settembre 2018.
  8. ^ (EN) Box Office History for James Bond Movies, The Numbers. URL consultato il 20 settembre 2018.
  9. ^ (EN) GoldenEye, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC. URL consultato il 20 settembre 2018.  
  10. ^ (EN) GoldenEye, su Metacritic, CBS Interactive Inc.. URL consultato il 20 settembre 2018.  
  11. ^ (EN) James Berardinelli, GoldenEye, su preview.reelviews.net, 1995. URL consultato il 20 settembre 2018.
  12. ^ (EN) Christopher Null, GoldenEye, su filmcritic.com. URL consultato il 20 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 13 ottobre 2007).
  13. ^ (EN) Roger Ebert, GoldenEye, in Chicago Sun-Times, 17 novembre 1995. URL consultato il 20 settembre 2018.

BibliografiaModifica

  • Andrea Carlo Cappi e Edward Coffrini Dell'Orto, James Bond 007 - 50 anni di un mito, introduzione di Piera Detassis, Milano, Oscar Mondadori, 2002, ISBN 88-04-51030-7.

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Collegamenti esterniModifica

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