Agliè
comune
Agliè – Stemma Agliè – Bandiera
Agliè – Veduta
Il castello
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Città metropolitanaCittà metropolitana di Torino - Stemma.png Torino
Amministrazione
SindacoMarco Succio (lista civica Agliè prima di tutto) dal 25-5-2014
Territorio
Coordinate45°22′N 7°46′E / 45.366667°N 7.766667°E45.366667; 7.766667 (Agliè)Coordinate: 45°22′N 7°46′E / 45.366667°N 7.766667°E45.366667; 7.766667 (Agliè)
Altitudine315 (min 284 - max 522) m s.l.m.
Superficie13,15 km²
Abitanti2 635[1] (30-11-2017)
Densità200,38 ab./km²
FrazioniMadonne delle Grazie, San Grato, Santa Maria
Comuni confinantiBairo, Cuceglio, Ozegna, San Giorgio Canavese, San Martino Canavese, Torre Canavese, Vialfrè
Altre informazioni
Cod. postale10011
Prefisso0124
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT001001
Cod. catastaleA074
TargaTO
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona E, 2 617 GG[2]
Nome abitantiAlladiesi
PatronoSan Massimo di Riez
Giorno festivoprima domenica di luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Agliè
Agliè
Agliè – Mappa
Localizzazione del comune di Agliè nella città metropolitana di Torino.
Sito istituzionale

Agliè (Ajé in piemontese) è un comune italiano di 2 635 abitanti, appartenente alla città metropolitana di Torino, in Piemonte.

Questo piccolo comune, reso illustre da personaggi quali Filippo d'Agliè e Guido Gozzano, si trova nel Canavese.

Indice

ToponimoModifica

Secondo Gian Domenico Serra, glottologo, il toponimo deriverebbe dal nome del colono romano Alliacus per successive modifiche. Altri ipotesi invece, fanno derivare il nome del paese da Ala Dei (ala di Dio). in quanto la pianta del castello originario forma un'ala spiegata verso levante, "da cui sorgerà il vero sole a rischiarare il mondo dalla pace".

 
Palazzo municipale

StoriaModifica

La città si trova sul sito di Alladium, un'antica città romana.

Il nucleo originario era con buona probabilità situato sulle colline della frazione Madonne delle Grazie, già menzionato in alcuni documenti risalenti al 1019. A quel tempo Agliè era un castello edificato per difendere Macugnano. Il nome di Agliè compare per la prima volta in documenti del 1141: i feudatari del Canavese si divisero il territorio, ed il paese divenne uno dei possedimenti dei San Martino di Rivarolo e di Agliè. Nel 1386 nella zona adiacente al paese scoppiò una violenta ribellione dei popolani e dei contadini verso i notabili, che fu stroncata nel sangue da Amedeo VII di Savoia, detto anche Conte Rosso. Forse grazie al suo buon governo Agliè non prese parte a tale ribellione che venne ricordata con il nome di Tuchinaggio.

I Guelfi e i GhibelliniModifica

Agliè comunque subì le lotte intestine tra Guelfi di San Martino d'Agliè e Ghibellini dei Conti di Valperga. Attorno all'anno 1350 il borgo fu saccheggiato per due volte da truppe mercenarie che risparmiarono il castello. L'imperatore Carlo V, nel 1355[data o imperatore sbagliato] donò ai Marchesi del Monferrato molte possedimenti fra cui Agliè. Tuttavia questo non fu sufficiente a far terminare i violenti contrasti tra i feudatari canavesani e Agliè ne subì pesantemente le conseguenze, con devastazioni, incendi e razzie che si susseguirono per diversi anni.

I SavoiaModifica

Nel 1391 grazie ai Savoia giunse la pace. Gli alliadesi chiesero ai loro signori, i Conti di Agliè, alcune concessioni e privilegi ottenendoli grazie alla fedeltà dimostrata ai loro feudatari al tempo del Tuchinaggio. Successivamente nel 1448 vennero concessi gli statuti comunali. Grazie ai Savoia crebbe l'influenza dei Conti di Agliè che estesero la loro influenza e su Ozegna, Bairo, Salto Canavese, Torre, Rivarolo Canavese, Castelnuovo Don Bosco, e parte di Pont Canavese. Agliè subi anche le conseguenze per la guerra tra i Savoia e la Francia, avvenuta dopo la metà del XVI secolo.

Filippo San Martino di AglièModifica

Quando giunse la pace nel 1561 i Conti di Agliè giurarono fedeltà al duca Emanuele Filiberto di Savoia. Il Seicento vide la comparsa sulla scena storica un'importantissima figura per il paese: Filippo San Martino di Agliè. Nato nel 1604, divenuto militare, nel 1630 divenne luogotenente della Compagnia delle Corazze di Vittorio Amedeo I, che al momento della sua morte lasciò un figlio troppo giovane per la successione, per cui la madre Maria Cristina di Borbone-Francia, figlia di Maria de' Medici ed Enrico IV, assunse la reggenza. In quel periodo si crearono due fazioni: i madamisti e i principisti. Filippo fu madamista e divenne ministro, consigliere personale e favorito di Cristina. Carlo Emanuele grazie alle sue doti diplomatiche riuscì a mantenere il trono. Per il sostegno dato al giovane duca Filippo si inimicò diverse persone tra cui il cardinale Richelieu che, nel 1640 lo fece arrestare, ma venne poi liberato solo alla morte del cardinale. Abbandonata la politica si diede a vita privata occupandosi del restauro ed ampliamento del Castello di Agliè coadiuvato dall'architetto Amedeo Cognengo di Castellamonte. Morto nel 1667 Filippo, il castello non vide più restauri per almeno i 100 anni successivi, se si esclude la scala dell'architetto Michela del 1774.

Il regno di Carlo Emanuele IIIModifica

Nel 1764 il feudo di Agliè passa a Carlo Emanuele III che lo rivendette al suo secondogenito Benedetto Maria Maurizio, duca del Chiablese. Questi incaricò l'architetto Ignazio Birago di Borgaro di ricostruire e ampliare il castello soprattutto sul lato verso la piazza. Tra il 1767 ed il 1775 vennero costruite delle gallerie che collegavano la chiesa al castello.

La dominazione napoleonicaModifica

Durante la dominazione napoleonica il borgo venne invaso nel 1796 dai francesi, il castello fu depredato dei pregevoli mobili e delle suppellettili. Nel 1825 Carlo Felice venne in possesso del castello e ne affidò il restauro all'architetto Borda di Saluzzo, che ne costruì anche il piccolo teatro interno.

Il Castello ducale e la chiesa parrocchialeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Castello ducale di Agliè.

È conosciuta per l'importante castello ducale che fa parte del circuito dei castelli del Canavese. Risalente al XII secolo, originariamente fu proprietà dei conti San Martino di Agliè.

Trasformato nel XVII secolo in un palazzo signorile dal conte Filippo di Agliè, fu devastato durante l'invasione francese del 1706; venne poi acquistato nel 1765 da Carlo Emanuele III di Savoia per essere ristrutturato in maniera radicale dieci anni dopo su disegno di Ignazio Birago di Bòrgaro. Residenza estiva dei Savoia, il castello presenta una facciata monumentale con due rampe di accesso e con un ampio giardino con fontana. La chiesa parrocchiale del 1775 è stata costruita su disegno sempre di Ignazio Birago. Attualmente è composto da ben 300 stanze, per la maggior parte arredate con mobili d'epoca. L'edificio è circondato dal giardini all'inglese e all'italiana, e da un grande parco ricco di fiori rari ed alberi secolari, è impreziosito da una fontana monumentale, progettata dai fratelli Collino. Nel 1939 i principi di Savoia-Genova vendettero allo stato il castello per la somma di 7 milioni di lire, approssimativamente 5.590.000 € al settembre 2007. È stato il set delle riprese della fiction "Elisa di Rivombrosa" di Cinzia TH Torrini.

Villa Il MeletoModifica

Villa Il Meleto, così chiamata perché il viale d'ingresso e il terreno confinante erano coltivati a frutteto, fu la residenza estiva del poeta Guido Gozzano.[3]

Costruzione risalente alla seconda metà dell'Ottocento, era proprietà del Senatore Massimo Mautino. La villa fu donata dal Senatore alla figlia Deodata in occasione delle sue nozze con l'ingegnere Fausto Gozzano e fu utilizzata come soggiorno estivo della famiglia, dopo il trasferimento della residenza a Torino.[4][5] Nel 1904 Guido Gozzano e la madre iniziarono il restauro dell'edificio giungendo al risultato ancora visibile oggi: una villa con balcone al primo piano e la facciata affrescata da glicini, secondo il gusto liberty che andava diffondendosi; attorno un giardino romantico e poco distante il frutteto e uno stagno con l'isoletta dello chalet (oggi demolito).[6]

L'edificio fu venduto nel 1912 come nuda proprietà ad un contadino, il sig. Brunasso, e rimase dunque alla famiglia Gozzano la possibilità di continuare ad abitarla.

Nel 1945 la villa fu acquistata dalla signora Edvige Gatti Facchini che cercò di ritrovare gli arredi mancanti. Nel 1972 la villa passò al dottor Francesco Conrieri che la restaurò facendo minuziose ricerche in modo da riportarla ad uno stato molto simile a quello descritto da Gozzano nelle sue poesie.[7]

Gozzano, durante le sue lunghe permanenze al Meleto che alternava ai soggiorni a Torino, diede vita ad una grande produzione poetica dai toni dannunziani prima, con l'ironia borghese e realistica e con i toni della scapigliatura poi. L'eleganza e l'estetismo non caratterizzarono solo la sua opera letteraria: la sua coerenza all'ideale di vita che lo spingeva a fondere vita e poesia, lasciò che il suo personaggio apparisse dandy e raffinato.[8] Il famoso salotto di Nonna Speranza, arredato in stile liberty, è immortalato nella poesia L'amica di Nonna Speranza.[9] Oggi è possibile visitare il frutteto con il giardino e, dentro l'edificio, il salotto di Nonna Speranza, la sala da pranzo, lo studio con la biblioteca e la camera da letto di Guido Gozzano.

A ricordo del grande poeta canavesano da alcuni anni vengono organizzati eventi culturali legati a diverse forme di espressione artistica.[10]

Galleria d'immaginiModifica

Altri edifici di pregioModifica

 
Chiesa di Santa Marta
 
Palazzo dei Conti Bardesono de Pavignano
  • Chiesa di Santa Marta
    È un prezioso esempio di architettura barocca, opera di Costanzo Michela, a cui si deve anche la costruzione del Santuario di Santa Maria delle Grazie a Macugnano. Molto particolare il campanile costruito con un'insolita pianta triangolare.
  • Parrocchiale di San Massimo
    Sorge nella piazza Castello e fu costruita da Ignazio Birago di Borgaro.
  • La Rotonda
    In cima alla collina sorge il Santuario di Santa Maria della Rotonda; originata da un tempio pagano, la cappella primitiva fu ricostruita diverse volte fino alla forma attuale (fine secolo XVIII).
  • Chiesa di San Gaudenzio
    Dal 1300 al 1580 fu la chiesa parrocchiale di Agliè; sull'altare maggiore si può ammirare il Crocifisso ligneo, opera dello scultore Carlo Giuseppe Plura di Lugano (1663-1737); nella seconda cappella sul lato destro sorge la tomba di Guido Gozzano.
  • Santuario della Madonna delle Grazie
    Progettato da Costanzo Michela su una cappella preesistente. È conosciuto anche come Tre Ciochè (Tre campanili), in quanto dotato una cuspide e due campanili.
  • Palazzo Facta o de Pavignano
    Situato in Piazza Castello sul lato opposto al Palazzo Ducale e di fianco alla Chiesa Parrocchiale, è oggi di proprietà del demanio dello Stato, ed è in stato di conservazione pessimo. Appartenne ai Conti Bardesono de Pavignano.
  • Setificio di Agliè
    Fondato nel '700, nel XIX secolo contava diverse centinaia di dipendenti. Sorge lungo il torrente che attraversa il paese. Di notevole imponenza il portale su Piazza Setificio, dove è anche presente un peso a bilico oggi in disuso.

EconomiaModifica

L'economia del comune si basa sull'agricoltura con una buona produzione di foraggi, cereali e vino. Già nel Settecento fu centro industriale di una certa importanza: fu sede di un rinomato setificio che occupava verso la metà dell'Ottocento da 150 a 400 operai, in prevalenza donne. Questa azienda produsse un indotto di coltivazioni di gelsi e allevamento dei bachi da seta. Tra i suoi dirigenti va menzionato Lorenzo Valerio, importante personaggio grazie alle importanti iniziative a carattere sociale e collaboratore del Cavour. Dopo una serie di ostilità fu eletto deputato e nel 1842 promosse ad Agliè la nascita di uno dei primi asili infantili e di un convitto per le donne del setificio. Durante la seconda metà dell'Ottocento si sviluppò un'importante industria tessile, prima di proprietà svizzera, poi della Società De Angeli-Frua di Milano che giunse ad avere verso il 1940 più di 1500 dipendenti e successivamente ceduto alla Olivetti. Nelle frazioni sorsero industrie minori nel settore meccanico ed elettronico, tra cui uno stabilimento della Olivetti, nel quale fu prodotta la celeberrima macchina da scrivere Lettera 22.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[12]

 


AmministrazioneModifica

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
14 giugno 1985 24 maggio 1990 Aldo Paglia Democrazia Cristiana Sindaco [13]
24 maggio 1990 24 aprile 1995 Giovanni Rossi lista civica Sindaco [13]
2 maggio 1995 14 giugno 1999 Walter Acquadro - Sindaco [13]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Walter Acquadro lista civica Sindaco [13]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Giovanni Battista Rossi lista civica Sindaco [13]
8 giugno 2009 25 maggio 2014 Edi Franca Maria Gianotti lista civica Sindaco [13]
25 maggio 2014 in carica Marco Succio lista civica: Agliè prima di tutto Sindaco [13]

SportModifica

La locale squadra di calcio è l'USD Agliè che milita nel campionato di seconda categoria. I colori sociali sono bianco-azzurro; la divisa ricorda quella della nazionale argentina.

Il 24 maggio 2014 Agliè è stata sede di partenza della quattordicesima tappa del Giro d'Italia con la tappa Agliè-Oropa vinta da Enrico Battaglin

NoteModifica

  1. ^ Bilancio demografico Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2017
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Paolo Mauri, Nei luoghi di Guido Gozzano. Saggi di geografia letteraria, Torino, Aragno Editore, 2012
  4. ^ Waler Vaccari, La vita e i pallidi amori di Guido Gozzano, Milano, Omnia editrice, 1958
  5. ^ Lilita Conrieri, Guido Gozzano. Il dolce paese che non dico, Daniela Piazza Editore, Torino, 1996
  6. ^ Lilita Conrieri, Guido Gozzano. Un poeta in viaggio da Torino al Meleto di Agliè, Torino, Daniela Piazza Editore, 2007
  7. ^ Aglie': Un Castello E La Sua “Corte”
  8. ^ M. Masoero, «Un nuovo astro che sorge». Giudizi 'a caldo' sulla Via del rifugio, Leo S. Olschki, Firenze 2007
  9. ^ Guido Gozzano: L'amica di Nonna Speranza Archiviato il 14 agosto 2012 in Internet Archive.
  10. ^ http://www.soveraedizioni.it/Uploads/Sovera/docs/16856_14732_Premio-meletto.pdf
  11. ^ GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2012 - “L’ITALIA TESORO D’EUROPA”
  12. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  13. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/

BibliografiaModifica

  • Waler Vaccari, La vita e i pallidi amori di Guido Gozzano, Milano, Omnia Editrice, 1958
  • Marziano Guglielminetti, Introduzione a Gozzano, Laterza Editore, Roma-Bari, 1993
  • Lilita Conrieri, Il dolce paese che non dico, Torino, Daniela Piazza Editore, 1996
  • M. Masoero, Un nuovo astro che sorge. Giudizi 'a caldo' sulla Via del rifugio, Leo S. Olschki, Firenze 2007 ISBN 978-88-222-5751-2
  • Lilita Conrieri, Guido Gozzano. Un poeta in viaggio da Torino al Meleto di Agliè, Torino, Daniela Piazza Editore, 2007
  • Paolo Mauri, Nei luoghi di Guido Gozzano. Saggi di geografia letteraria, Torino, Aragno Editore, 2012
  • L. Conrieri, M. Muzzolini, B. Quaranta, M. Michela, Guido Gozzano dalle Golose al Meleto (1916-2016), San Giorgio Canavese (Torino), Atene del Canavese editrice, 2016

Collegamenti esterniModifica

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