Agone di Omero ed Esiodo

opera di Alcidamante
Agone di Omero ed Esiodo
Titolo originaleΠερὶ Ὁμήρου καὶ Ἡσιόδου καὶ τοῦ γένους καὶ ἀγῶνος αὐτῶν
Altri titoli'Certamen'
Homer British Museum.jpg
Testa di Omero conservata al British Museum
Autorevari scrittori tra cui Alcidamante
1ª ed. originaleIII secolo d.C. circa
Generepoema epico
Lingua originalegreco antico

L'Agone di Omero ed Esiodo (Περὶ Ὁμήρου καὶ Ἡσιόδου καὶ τοῦ γένους καὶ ἀγῶνος αὐτῶν) è un'operetta mista di prosa e versi in cui si racconta lo svolgersi di una gara immaginaria tra i due poeti Omero ed Esiodo a Calcide d'Eubea, durante i giochi funebri in onore del re Anfidamante (fine VIII secolo a.C.), morto nella guerra lelantina.

StrutturaModifica

Il Certamen[1] si apre con una sezione erudita[2] dedicata alla questione della patria di Omero ed alla sua genealogia, cui segue la ricostruzione della genealogia mitica di Esiodo (che fa risalire il poeta fino al dio Apollo) e l'esposizione delle teorie relative al rapporto cronologico tra i due poeti. La tesi secondo cui essi avrebbero anche potuto essere contemporanei fornisce lo spunto per la narrazione del loro incontro.

Morto Anfidamante, re dell'Eubea, il figlio Ganittore riunisce tutti gli uomini più celebri per forza, velocità e sapienza a Calcide, per onorare con grandi gare il funerale del padre. Giungono anche Omero ed Esiodo, e cominciano a confrontarsi di fronte a una giuria di cui fa parte, tra gli altri, anche Panede, il fratello di Anfidamante. Al termine di una gara in cui si succedono prove di improvvisazione intese a mettere in luce l'abilità compositiva e la saggezza dei due contendenti, il popolo vorrebbe che la vittoria fosse assegnata a Omero, ma Panede, il basileus della città, ordina ad ognuno dei due di recitare il brano più bello delle loro opere. Esiodo recita un passo di Le opere e i giorni, mentre Omero sceglie una scena di combattimento tratta dall'Iliade. Panede allora decreta la vittoria di Esiodo, ritenendo giusto, a suo parere, premiare coloro che esaltavano la pace e non la guerra, le stragi e i massacri.[3]

L'opera prosegue narrando le vicende dei due poeti fino alla loro morte e sepoltura.[4]

AnalisiModifica

 
Esiodo accompagnato da una Musa, dipinto di Gustave Moreau

Lo spunto per l'invenzione è fornito dallo stesso Esiodo, che nel suo poema Le opere e i giorni narra di essersi recato una volta a Calcide per partecipare ai funerali di Anfidamante.[5]

Nella redazione in nostro possesso, il Certamen non può risalire più indietro dell'età adrianea: nella sezione dedicata alla patria di Omero troviamo infatti un aneddoto relativo appunto all'imperatore Adriano, che, desiderando una risposta certa sull'origine e i genitori del poeta, si sarebbe rivolto ad un oracolo. Quanto all'autore, nella sua edizione dell'operetta Thomas Allen, dopo avere vagliato e scartato diverse possibilità, suggerisce che possa trattarsi di Porfirio, filosofo ed erudito del III secolo d.C.[6]

Tuttavia, nel suo nucleo principale, il Certamen risale senz'altro ad un'epoca più antica. Grazie a diverse attestazioni letterarie, possiamo affermare che la diffusione di alcune parti dell'opera, specialmente quelle in versi, era già cominciata nell'età del commediografo Aristofane, che nella Pace cita due versi del Certamen. Inoltre, un papiro di II-III secolo d.C. ne riporta la parte finale attribuendola al sofista Alcidamante (V-IV secolo a.C.), di cui sappiamo che fu discepolo di Gorgia e autore di un'opera enciclopedica intitolata Museo.[7] Di quest'opera, secondo la critica moderna, avrebbe fatto parte anche il Certamen. Ad Alcidamante si può dunque attribuire la redazione più antica dell'operetta,[8] che comunque in alcune sue parti, come dimostra l'esempio di Aristofane, è probabilmente ancora più antica.

NoteModifica

  1. ^ Pervenuto nel codice Laurentianus Mediceus Gr. LVI, I, del XIV secolo. Cfr. Cassanmagnago 2009, p. 888.
  2. ^ Capp. 1-5 (Allen 1946, p. 225 r. 1 - p. 228 r. 62).
  3. ^ Capp. 7-14 (Allen 1946, p. 228 r. 74 - p. 235 r. 253).
  4. ^ Cap. 14 per Esiodo (Allen 1946, p. 234 r. 224 - p. 236 r. 274), 15-18 per Omero (Allen 1946, p. 235 r. 254 - p. 238 r. 328).
  5. ^ Esiodo, Le opere e i giorni, vv. 651-659 (ed. West 1978).
  6. ^ Allen 1924, pp. 19-27.
  7. ^ Cfr. Cassanmagnago 2009, p. 889.
  8. ^ Colonna 1977, p. 37.

BibliografiaModifica

  • Thomas W. Allen, Homer. The Origins and the Transmission, Oxford, Clarendon Press, 1924.
  • Homeri Opera, recognovit Thomas W. Allen, tomus V, Oxford, Clarendon Press, 1946 [1912], pp. 225-38.
  • Esiodo, Opere, a cura di Aristide Colonna, Torino, UTET, 1977, ISBN 2560557331654.
  • Hesiod, Works and Days, edited with Prolegomena & Commentary by M. L. West, Oxford, Oxford University Press, 1978, ISBN 0198140053.
  • Esiodo, Tutte le opere e i frammenti con la prima traduzione degli scolii, a cura di Cesare Cassanmagnago, testo greco a fronte, Milano, Bompiani, 2009, ISBN 9788845263194.

Voci correlateModifica

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