Al-Malik al-Mu'azzam Sharaf al-Din 'Isa

sultano curdo

al-Malik al-Muʿaẓzam Sharaf al-Dīn ʿĪsā ibn Sayf al-Dīn Aḥmad (in arabo: الملك المعظم شرف الدين عيسى بن سيف الدين أحمد‎; Il Cairo, 1176Damasco, 1227) è stato un sultano ayyubide curdo, emiro di Damasco dal 1218 al 1227, figlio di al-ʿĀdil, sultano d’Egitto e di Damasco. È stato considerato un faqīh e apparteneva al madhhab hanafita.

BiografiaModifica

Il 5 febbraio 1200, suo padre, al-ʿĀdil, prende il controllo dell'Egitto, depone il nipote al-Malik al-Manṣūr, e diventa sultano supremo dell'impero ayyubide. In quell'occasione nomina il figlio al-Malik al-Muʿaẓzam viceré di Damasco[1]. Nel 1203, al-Malik al-Muʿaẓzam, su richiesta del padre, guida una spedizione contro Acri, più che altro per dimostrare il potere bellico dell'impero[2]. Nel luglio 1211, tenta nuovamente di prendere la città, durante l'assenza di Giovanni di Brienne a Tiro per il suo coronamento, ma la resistenza dei difensori lo spingono a rinunciare all'impresa[3]. Si trova in Siria nel novembre 1217, respingendo una prima ondata di crociati ungheresi a seguito della Quinta crociata[4].

La seconda ondata di crociati attacca l'Egitto, con lo scopo di scambiare poi la città di Damietta con territori in Terrasanta. Al-ʿĀdil è allora troppo anziano per dirigere le truppe e i figli al-Kāmil e al-Muʿaẓzam prendono la testa dell'esercito rispettivamente in Egitto e in Siria. Durante l'assedio di Damietta, al-Muʿaẓzam tenta una diversione attaccando Cesarea: distrugge la città per poi essere fermato davanti alla cittadella difesa dai cavalieri Templari. Il 25 agosto 1218, i Crociati prendono la Torre della catena, un importante elemento difensivo di Damietta, che impediva l'accesso al Nilo alle navi crociate[5].

Al-ʿĀdil muore il 31 agosto 1218, consigliando ai figli di cedere Gerusalemme ai crociati, in cambio della partenza dall'Egitto. La successione di al-ʿĀdil I avviene senza urti per Malik al-Muʿaẓzam a Damasco, ma gli emiri egiziani complottano per rovesciare al-Kāmil e sostituirlo con il fratello più giovane e più controllabile al-Fāʾiz Ibrāhīm. Al-Kāmil, non sentendosi al sicuro, fugge dall'accampamento nella notte dal 4 al 5 febbraio 1219. Al-Muʿaẓzam viene in suo aiuto e sottomette i congiurati; fa poi abbattere le mura di Gerusalemme nel mese di marzo 1219, pensando di cedere la città ai Franchi. Difatti, a più riprese (nei mesi di giugno e luglio) al-Kāmil propone la restituzione di Gerusalemme, ma il legato pontificio Pelagio d'Albano rifiuta. I Crociati prendono Damietta il 5 novembre 1219. Nel luglio 1221, riprendono l'offensiva e marciano verso Il Cairo, ma al-Kāmil fa aprire le chiuse delle dighe che regolano l'afflusso delle acque del fiume sul territorio. I Crociati rimangono sorpresi dall'inondazione delle acque del Nilo che ne paralizza l'avanzata[6]. Le truppe cristiane vengono in buona parte fatte prigioniere e solo la restituzione di Damietta permetterà loro di lasciare liberamente l'Egitto[7].

La resistenza musulmana e la finale vittoria alla fine della Quinta crociata è stato un successo dovuto alla collaborazione dei tre fratelli al-Muʿaẓzam, al-Kāmil e al-Ashraf, sultano di Khilat e della Giazira. Ma alla fine dell'anno 1223, approfittando della scomparsa del cugino al-Malik al-Manṣūr Moḥammed (m. 1222), emiro di Hama, al-Muʿaẓzam tenta di impossessarsi della città. L'intervento dei fratelli al-Kāmil e al-Asraf lo obbligano a rinunciare. Più tardi, nel 1226, al-Ashraf arriva a Damasco per chiedergli aiuto contro le incursioni dei Corasmi, ma al-Muʿaẓzam lo trattiene in cattività per forzarlo a prestargli man forte contro al-Kāmil. Al-Ashraf, una volta liberato, non rispetta i patti e si allea con il fratello al-Kāmil. Al che, al-Muʿaẓzam si allea con i Corasmi contro i fratelli, che hanno inviato nel frattempo un'ambasciata presso l'imperatore Federico II, promettendogli Gerusalemme in cambio di aiuti militari. La guerra tra i fratelli è sul punto di scoppiare, quando al-Malik al-Muʿaẓzam muore improvvisamente l'11 novembre 1227.
Gli succede il figlio al-Nāṣir Dāʾūd (1204-1258), sultano de Damasco dal 1227 al 1229 ed in seguito emiro di Transgiordania dal 1229 al 1258.

NoteModifica

  1. ^ Grousset, p. 200.
  2. ^ Grousset, p. 212.
  3. ^ Grousset, p. 224.
  4. ^ Grousset, pp. 231-2.
  5. ^ Grousset, pp. 236-241.
  6. ^ (FR) Cronologia delle crociate del cavaliere e storico curdo Abū l-Fidāʾ (1206-1227), su Histoire Islamique, 13 settembre 2014. URL consultato il 24 agosto 2015.
  7. ^ Grousset, pp. 241-268.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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