al-Mundhir III ibn Imru' al-Qays

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Al-Mundhir III ibn Imru l-Qays o ibn al-Nu'man (? - 554) è stato un re dei Lakhmidi tra il 503/505 e il 554.

il nome di sua madre era Mārya bint Awf bin Jusham, soprannominata Maāʾ al-Samāʾ, mentre suo padre era Imruʾ l-Qays III b. al-Nuʿmān (ma, secondo alcuni, di al-Nu'man II ibn al-Aswad). Succedette al padre immediatamente dopo la sua morte nel 503 o dopo un breve interregno di Abu Ya'fur ibn 'Alqama.

È considerato uno dei migliori sovrani lakhmidi ed è stato ricordato come un guerriero ricco di virtù belliche. Il suo impegno militare fu mostrato immediatamente dopo la sua ascesa al trono, con un'incursione nella Palaestina Salutaris e nell'Arabia Petraea nel 503, nel corso della quale catturò un gran numero di Bizantini.[1] I raid di al-Mundhir coinvolgevano un'area che si stendeva tra il fiume Eufrate a est, l'Egitto a ovest[2] e l'altopiano arabico del Najd a sud, in cui nel 516 egli impegnò battaglia con il tubba' himyarita Maʿdīkarib.[3]

Nel 526 scoppiò una guerra tra l'Impero bizantino e quello persiano sasanide. Al-Mundhir, alleato dei Sasanidi, attaccò la Siria bizantina, sottoponendola a saccheggio. Due comandanti bizantini di alto rango furono catturati: Timostratus e Giovanni. Ciò comportò l'invio da parte dell'Imperatore di Bisanzio, Giustiniano I di un'ambasceria di pace ad al-Mundhir, composta da Abraham, figlio di Euphrasius (il cui figlio sarà lo storico Nonnosus) e da Simeone di Beth Arsham. Ad essi si aggiunse Sergius di Rusafa (che portò donativi di Giustiniano al re lakhmide).

Nel 528 al-Mundhir attaccò di nuovo la Siria, prendendo abbondante preda bellica. L'anno successivo (529) reiterò i suoi attacchi, prendendo dapprima tutta l'area frontaliera del Khabur. Dopodiché marciò verso Arzona e Nisibis spogliandole le città, sottoposte a crudele saccheggio, prima di proseguire in dizione di Apamea e Calcedonia. Al-Mundhir non fu invece in grado di conquistare Antiochia poiché Giustiniano schierò un possente esercito a sua protezione. Al-Mundhir tornò ad al-Hira con ricco bottino, tra cui 400 monache, che sacrificò al rogo in onore della divinità al-'Uzza, guadagnandosi il soprannome di "Bruciatore" (al-Muḥarriq).

Al-Mundhir fu ucciso in battaglia dai Ghassanidi di al-Harith ibn Jabala nel giugno del 554. Gli succedettero tre figli, 'Amr III (reg. 554–569), Qābūs (reg. 569–573) e al-Mundhir IV (reg. 574–580).

NoteModifica

  1. ^ John Binns, Ascetics and ambassadors of Christ: the monasteries of Palestine, pp. 314-631, a p. 113; Frank R. Trombley, J.W. Watt, The Chronicle of pseudo-Joshua, p. 108; Cirillo di Scythopolis, Life of John the Hesychast, 211 pp., alle pp. 15-20
  2. ^ Procopius I. xvii. 41; Rothstein, Dynastie der Lahmiden, p. 46; Shahid, Byzantium and the Arabs in the Fifth Century, pp. 24-25
  3. ^ Le Museon, LXVI, 1953, pp. 307, 310, Ryckmans, pp. 510-546

BibliografiaModifica

  • Theodor Nöldeke, Geschichte der Perser und Araber zur Zeit der Sasaniden, Leida, E. J. Brill, 1879.
  • Gustav Rothstein, Die Dynastie der Laḫmiden in al-Ḥîra. Ein Versuch zur arabisch-persichen Geschichte zur Zeit der Sasaniden, Berlino, Reuthar, 1899.
  • Franz Altheim - Ruth Stiehl, Die Araber in der Alten Welt, Berlino, De Gruyter, 1964-1968.
  • Meir Jacob Kister, "al-Ḥīra. Some notes on its relations with Arabia", in: Arabica, XV/2 (1968), pp. 143–169.
  • Irfan Shahid, Byzantium and the Arabs in the Fifth Century, Washington, D.C., Dumbarton Oaks Research Library, 1989.

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