Alberto d'Asburgo-Teschen

generale austriaco
Princely Hat.svg
Alberto d'Asburgo-Teschen
HGM Barabas Erzherzog Albrecht von Österreich-Teschen.jpg
Ritratto del Principe Alberto d'Asburgo-Teschen, (Opera di Miklós Barabás)
Principe del Sacro Romano Impero Duca di Teschen
Stemma
In carica 30 aprile 1847 –
2 febbraio 1895
Predecessore Carlo d'Asburgo-Teschen
Successore Federico d'Asburgo-Teschen
Nome completo Albrecht Friedrich Rudolf Dominik von Habsburg-Teschen
Altri titoli Arciduca d'Austria
Principe reale di Ungheria
Principe reale di Boemia
Principe reale di Toscana
Principe reale di Croazia e Slavonia
Nascita Vienna, 3 agosto 1817
Morte Arco, 2 febbraio 1895
Sepoltura Cripta Imperiale di Vienna
Luogo di sepoltura Vienna
Dinastia Asburgo-Lorena
Padre Carlo d'Asburgo-Teschen
Madre Enrichetta di Nassau-Weilburg
Consorte Ildegarda di Wittelsbach
Figli Maria Teresa d'Asburgo-Teschen
Carlo d'Asburgo - Teschen
Matilde d'Asburgo-Teschen
Religione Cattolicesimo
Alberto d'Asburgo-Teschen
Erzherzog Albrecht Habsburg-Lothringen (1817 - 1895).jpg
ritratto in Uniforme del Principe Alberto d'Asburgo-Teschen, (Presunta Opera di Georg Decker)
SoprannomeArciduca Alberto
NascitaVienna, 3 agosto 1817
MorteArco, 2 febbraio 1895
Luogo di sepolturaCripta Imperiale di Vienna
EtniaTedesco
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servitoFlag of the Habsburg Monarchy.svg Impero austriaco
Forza armataEsercito imperiale austriaco
ArmaFanteria
Anni di servizio1793-1809
Grado
Comandanti
Guerre
Battaglie
Comandante di

VIII° corpo d'armata austriaco a Vicenza III Corpo d'Armata in Boemia

Decorazionicavaliere dell'Ordine del Toson d'oro
Altre cariche
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Alberto Federico Rodolfo Domenico d'Asburgo-Teschen (Vienna, 3 agosto 1817Arco, 2 febbraio 1895) è stato un generale austriaco. Noto anche come l'Arciduca Alberto, principe imperiale, arciduca d'Austria, principe reale di Ungheria e Boemia, duca di Teschen, fu generale dell'esercito imperiale austriaco che sconfisse l'esercito italiano nella battaglia di Custoza.

BiografiaModifica

EsordiModifica

Era il secondogenito, ma figlio maggiore maschio, dell'arciduca Carlo d'Asburgo-Teschen e della principessa Enrichetta di Nassau-Weilburg. Quale figlio del vincitore di Essling e cugino del padre dell'imperatore, Alberto salì rapidamente i gradini dell'esercito, ricevendo, appena tredicenne (1830), il grado onorifico di secondo colonnello. Passò poi alla vita militare pratica nel 1837, quando fu nominato secondo colonnello del reggimento di fanteria Wimpffen. Per completare la propria educazione militare, nel 1839, ventiduenne, cambiò arma, passando al reggimento di corazzieri Mengen col medesimo grado.

La rivoluzione vienneseModifica

Nel 1840 venne promosso maggiore generale, nel 1843 tenente-feldmaresciallo. Nel 1845 venne nominato comandante militare di Salisburgo, Bassa ed Alta Austria.

A seguito dello scoppio della rivoluzione viennese del 13 marzo 1848, della quale Alberto venne incolpato per aver dato ordine di sparare sulla folla, si dimise dalla carica.

La prima guerra di indipendenzaModifica

Reietto dai costituzionalisti, prese la saggia decisione di affrettarsi presso l'ultimo bastione dell'assolutismo: si arruolò volontario nella armata d'Italia del feldmaresciallo Radetzky, rinserrato attorno a Verona. Qui si distinse alla battaglia di Santa Lucia, il 6 maggio, un bel successo sardo non sfruttato da Carlo Alberto.

Il contributo più importante che la famiglia diede al Radetzky, tuttavia, venne, probabilmente, dalla sorella maggiore di Alberto, la regina Maria Teresa (18161867), seconda moglie di Ferdinando II delle Due Sicilie, re delleDue Sicilie: alla metà di quel maggio, mentre Alberto giungeva a Verona, il 're bomba' ritirò dal conflitto le sue truppe, che avevano ormai raggiunto il Po ed erano in procinto di entrare in Veneto. Ciò impedì al generale Pepe di ricongiungersi con l'esercito pontificio del Durando e consentì a Radetzky la strategica vittoria di Custoza, il 10 giugno.

Venne poi l'armistizio di Salasco del 9 agosto e la ripresa dei combattimenti, l'8 marzo 1849, quando Carlo Alberto ruppe la tregua con l'Austria. Nel corso di questa breve campagna, Alberto ebbe un comando nel corpo d'armata del feldmaresciallo d'Aspre e si batté con distinzione a Gravellona, Mortara e specialmente a Novara. Qui la sua divisione tenne testa a un ben più numeroso nemico abbastanza a lungo da permettere l'arrivo dei rinforzi. La conclusione della battaglia fu talmente univoca che Carlo Alberto abdicò in favore di Vittorio Emanuele II.

Rimase nel seguito del generale d'Aspre quando questi fu inviato, con il suo 2º corpo d'armata, prima alla rioccupazione di Parma e poi a quella della Toscana per reinsediarvi Leopoldo II, fuggito a Gaeta: prese parte all'assedio e al saccheggio di Livorno (317 fucilazioni ed 800 morti), l'11 maggio 1849, e all'occupazione di Firenze, il 25.

Comandante in Boemia e governatore in UngheriaModifica

 
Arciduca Alberto, litografia di Josef Kriehuber 1851

Dopo il completamento delle brevi e trionfali campagne, Alberto venne nominato comandante del III Corpo d'Armata in Boemia e governatore della fortezza di Magonza, dove già aveva concluso la propria carriera il padre.

Nel 1851 ebbe l'importante carica di governatore generale e comandante militare dell'Ungheria. Si trattava di un incarico assai difficile, ove Alberto si esercitò in parziali aperture agli ungheresi che parvero loro insufficienti, ma eccessive a Vienna. Ciò fu la causa delle sue dimissioni nel 1860.

La seconda guerra di indipendenzaModifica

Nella primavera del 1859 gli venne affidata una missione riservata a Berlino, volta ad ottenere l'appoggio prussiano in vista della prossima guerra contro il Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele II e la Francia di Napoleone III. La missione non ebbe alcun risultato evidente, benché tra le ragioni che indussero l'imperatore francese all'armistizio di Villafranca molto contarono i timori dell'imperatrice Eugenia circa una possibile mossa prussiana in Germania o sul Reno.

La guerra dello SchleswigModifica

I risultati, comunque, non dovettero essere troppo disprezzati a Vienna, dal momento che, nella primavera del 1864, Alberto venne reinviato a Berlino con un nuovo incarico, legato, questa volta, alla Seconda guerra dello Schleswig in corso e che contrapponeva la Danimarca alla Confederazione tedesca. Il tema del contendere era il controllo danese del ducato dello Holstein, maggioritariamente di lingua tedesca, e della attigua provincia dello Schleswig, maggioritariamente di lingua danese.

Rispetto alla precedente missione del 1859, a Berlino il fronte anti-austriaco si era notevolmente rafforzato con l'ascesa al trono di Guglielmo I, il 2 gennaio 1861, seguita, il 3 settembre 1862, dall'insediamento del nuovo cancelliere Bismarck. Quest'ultimo, in particolare, premeva su Vienna perché accettasse di estendere il conflitto all'intero territorio danese, ben oltre le due province contese. Occorre ricordare che l'Austria e la Prussia non avevano rivendicazioni specifiche, ma gareggiavano per dimostrare la propria superiorità militare e il proprio attaccamento alla causa germanica.

Con la firma del Trattato di Vienna, (30 ottobre 1864) la Danimarca cedeva Holstein, Schleswig e Sassonia-Lauenburg all'Austria e alla Prussia, in condominio, anche se la vera vincitrice diplomatica fu la Prussia. La missione di Alberto si era quindi tradotta in un sostanziale scacco politico, benché la gran parte delle responsabilità andassero addebitate al governo di Francesco Giuseppe.

La terza guerra di indipendenzaModifica

Nel 1860 Alberto venne nominato comandante generale dell'8º corpo d'armata austriaco a Vicenza. Qui venne promosso, nel 1863, feldmaresciallo.

Scoppiata la terza guerra di indipendenza, il 24 giugno 1866 Alberto inflisse una dura (sebbene certamente non decisiva) sconfitta al La Marmora a Custoza.

Dopodiché, raggiunto dalla notizia della grave sconfitta austriaca a Sadowa, venne nominato comandante in capo al posto del Benedek e comandato a Vienna. La sua decisione cruciale fu di richiamare a Vienna uno dei tre corpi d'armata già stanziati in Veneto, aggiungendolo alle truppe ritiratesi dalla Boemia. Ciò gli consentì di costituire una nuova linea difensiva lungo il Danubio, la quale, tuttavia, non venne mai messa alla prova, dal momento che l'imperatore Francesco Giuseppe, fortemente influenzato dalla richiesta della municipalità di Vienna di dichiarare la capitale città aperta, stabilì di avviare colloqui di armistizio.

 
La statua equestre dell'arciduca Alberto di fronte alla Albertina, a Vienna

Gli storici militari austriaci hanno sostenuto che tale decisione fosse quanto meno affrettata, stante il notevole apparato difensivo organizzato da Alberto. Ed è certo che quest'ultimo ebbe una qualche influenza nell'indurre Bismarck ad assai ragionevoli termini di pace. Lo svantaggio principale riguardò, in effetti, il fronte italiano, ove l'esercito imperiale non seppe in alcun modo arrestare la successiva avanzata del Garibaldi e del Medici in Trentino e quella del Cialdini attraverso il Veneto, da Ferrara sino oltre Udine. Se l'armistizio fosse stato rimandato oltre, Garibaldi e Medici avrebbero certamente condotto l'assedio di Trento contro il pur assai valente Kuhnenfeld e Cialdini avrebbe proseguito oltre l'Isonzo.

La riorganizzazione dell'esercito austriacoModifica

Dopo i trattati di Praga e Vienna, Alberto venne nominato capo della commissione di riorganizzazione dell'esercito imperiale, alla quale diede un notevole contributo. Seguì anche le orme del padre quale scrittore di arte militare.

Prese stabile residenza al suo palazzo di Vienna, ove proseguì la importantissima collezione di stampe iniziata dai suoi predecessori. Già uno dei maggiori possidenti terrieri dell'Impero (possedeva sino a 2 070 km²), ne divenne uno dei maggiori industriali.

Qui fu colpito da una terribile, quanto incredibile, sciagura: durante un ricevimento in un castello fuori città, la sua terza figlia, l'arciduchessa Matilde d'Austria, appena diciottenne, lasciò cadere la sigaretta che stava fumando sul vestito da sera, che prese fuoco e ne causò la morte di fronte all'intera famiglia.

L'arciduca è sepolto nella tomba 128 della Cripta Imperiale, nella chiesa dei Cappuccini di Vienna.

 
L'arciduca Alberto d'Asburgo-Teschen e la sua famiglia.

DiscendenzaModifica

Il 1º maggio 1844 sposò la principessa Ildegarda di Baviera (18251864), figlia di Luigi I di Baviera e di Teresa di Sassonia-Hildburghausen (17921854).

La coppia ebbe tre figli:

AscendenzaModifica

Arciduca Alberto, Duca di Teschen Padre:
Arciduca Carlo, Duca di Teschen
Nonno paterno:
Leopoldo II d'Asburgo-Lorena
Bisnonno paterno:
Francesco I di Lorena
Trisnonno paterno:
Leopoldo di Lorena
Trisnonna paterna:
Elisabetta Carlotta di Borbone-Orléans
Bisnonna paterna:
Maria Teresa d'Austria
Trisnonno paterno:
Carlo VI d'Asburgo
Trisnonna paterna:
Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel
Nonna paterna:
Maria Ludovica di Borbone-Spagna
Bisnonno paterno:
Carlo III di Spagna
Trisnonno paterno:
Filippo V di Spagna
Trisnonna paterna:
Elisabetta Farnese
Bisnonna paterna:
Maria Amalia di Sassonia
Trisnonno paterno:
Augusto III di Polonia
Trisnonna paterna:
Maria Giuseppa d'Austria
Madre:
Enrichetta di Nassau-Weilburg
Nonno materno:
Federico Guglielmo, Duca di Nassau
Bisnonno materno:
Carlo Cristiano, Principe di Nassau-Weilburg
Trisnonno materno:
Carlo Augusto, Principe di Nassau-Weilburg
Trisnonna materna:
Principessa Augusta Federica di Nassau-Idstein
Bisnonna materna:
Carolina d'Orange-Nassau
Trisnonno materno:
Guglielmo IV, Principe di Orange
Trisnonna materna:
Anna, Principessa Reale
Nonna materna:
Luisa Isabella di Kirchberg
Bisnonno materno:
Giorgio, Langravio di Kirchberg, Conte di Sayn-Hachenburg
Trisnonno materno:
Guglielmo Luigi, Landgrave of Kirchberg
Trisnonna materna:
Contessa Luisa di Dhaun
Bisnonna materna:
Contessa Elisabetta Augusta Reuss di Greiz
Trisnonno materno:
Enrico XI, Principe Reuss di Greiz
Trisnonna materna:
Corradina Eleonora, Principessa Reuss di Köstritz

OpereModifica

  • Prima relazione ufficiale sulla battaglia di Custoza (Erster offizieller Bericht über die Schlacht bei Custoza am 24. Juni 1866), in Österreichische Militärische Zeitschrift, anno 1866, Nr. 2
  • Istruzioni per il comando e gli alti ufficiali della imperial regia armata in Italia (Instruction für die Generalität und höheren Officiere der k.k. Armee in Italien), in Österreichische Militärische Zeitschrift, anno 1866, Nr. 3, pagine 33-60
  • Come dovrebbe essere organizzato l'esercito austriaco (Wie soll Österreichs Heer organisiert sein?), Vienna, 1868.
  • Della responsabilità in guerra (Über die Verantwortlichkeit im Kriege), Vienna, 1869
  • Riflessioni sullo spirito militare (Gedanken über den militärischen Geist), Vienna, 1869
  • L'anno 1870 e la forza militare della Monarchia (Das Jahr 1870 und die Wehrkraft der Monarchie), Vienna, 1870

OnorificenzeModifica

Onorificenze austriacheModifica

  Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (austriaco)
«1830»
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria
— Vienna, 1852
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Maria Teresa
— Vienna, 1866-1870
  Croce al Merito Militare d'Austria

Onorificenze straniereModifica

  Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea
  Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Sant'Aleksandr Nevskij
  Cavaliere di I Classe dell'Ordine di San Vladimiro
  Cavaliere di I Classe dell'Ordine Imperiale di San Giorgio
  Cavaliere di I Classe dell'Ordine di Sant'Anna
  Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Bianca
  Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
  Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera
  Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Rossa
  Gran Commendatore dell'Ordine Reale di Hohenzollern
  Cavaliere di Gran Croce del Reale ordine di San Ferdinando e del merito
  Cavaliere di gran croce del Sacro militare ordine costantiniano di San Giorgio
  Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante
— 19 settembre 1881
  Cavaliere dell'Ordine dei Serafini
— 20 aprile 1885
  Cavaliere d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta
  Cavaliere di gran croce dell'Ordine di San Giuseppe
  Cavaliere di Gran croce dell'Ordine della Legion d'Onore
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud
  Cavaliere di I classe dell'Ordine Imperiale di Osmanie
  Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada
  Collare dell'Ordine di Carlo III
  Cavaliere di Gran Croce Laureata dell'Ordine di San Ferdinando
  Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Massimiliano Giuseppe
  Cavaliere dell'Ordine della corona fiorata
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona del Württemberg
  Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo
«1856»
  Cavaliere di gran croce dell'Ordine del Salvatore
  Cavaliere dell'Ordine di San Giorgio
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Ordine Reale Guelfo
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella di Romania
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila bianca (Serbia)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Takovo
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Fedeltà
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Luigi d'Assia
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Falco Bianco
  Cavaliere dell'Ordine del Leone d'Oro di Nassau
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Enrico il Leone
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Principe Danilo I
  Commendatore dell'Ordine Militare di Guglielmo
  Cavaliere dell'Ordine Supremo del Cristo

BibliografiaModifica

  • Johann Christoph Allmayer-Beck, Der stumme Reiter. Erzherzog Albrecht. Der Feldherr "Gesamtösterreichs", Graz-Wien-Köln, Böhlau, 1997, ISBN 3-222-12469-8
  • Matthias Stickler, Erzherzog Albrecht von Österreich. Selbstverständnis und Politik eines konservativen Habsburgers im Zeitalter Kaiser Franz Josephs (= Historische Studien, Band 450), Husum, 1997, ISBN 3-7868-1450-3
  • Josef Jakob Holzer, Erzherzog Albrecht. Politisch-militärische Konzeptionen und Tätigkeit als Generalinspektor des Heeres. Wien, Diss. 1974

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