Alessandria del Carretto

comune italiano
Alessandria del Carretto
comune
Alessandria del Carretto – Stemma Alessandria del Carretto – Bandiera
Alessandria del Carretto – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
SindacoDomenico Vuodo (Lista civica "Impegno comune") dal 26-05-2019
Territorio
Coordinate39°58′N 16°23′E / 39.966667°N 16.383333°E39.966667; 16.383333 (Alessandria del Carretto)Coordinate: 39°58′N 16°23′E / 39.966667°N 16.383333°E39.966667; 16.383333 (Alessandria del Carretto)
Altitudine1 000 m s.l.m.
Superficie41,12 km²
Abitanti382[1] (29-02-2020)
Densità9,29 ab./km²
Comuni confinantiAlbidona, Castroregio, Cerchiara di Calabria, Oriolo, Plataci, San Paolo Albanese, Cersosimo, Terranova di Pollino (PZ)
Altre informazioni
Cod. postale87070
Prefisso0981
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT078007
Cod. catastaleA183
TargaCS
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona E, 2 794 GG[2]
Nome abitantialessandrini
Patronosant'Alessandro papa
Giorno festivoultima domenica di aprile - 3 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Alessandria del Carretto
Alessandria del Carretto
Alessandria del Carretto – Mappa
Posizione del comune di Alessandria del Carretto all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Alessandria del Carretto è un comune italiano di 382 abitanti[1] della provincia di Cosenza. Il suo territorio confina con quello dei comuni di Albidona, Castroregio, Cerchiara, Oriolo, Plataci, San Lorenzo Bellizzi, San Paolo Albanese, Terranova del Pollino. Fa parte del parco nazionale del Pollino, del quale è il comune più alto, essendo situato a 1.000 metri s.l.m.. Alessandria del Carretto fa parte dell'associazione Borghi autentici d'Italia.

L'innalzamento della Pitë

StoriaModifica

Un’antica pergamena (1193) redatta in greco e tradotta poi in latino (1277) è il documento più antico relativo all’attuale territorio di Alessandria del Carretto. Si tratta di una donazione di terreni, di cui sono riportati i confini, ad un monastero preesistente. Tuttavia, la sua fondazione ufficiale, sull'insediamento preesistente di "Torricella", voluta dal feudatario il marchese Alessandro Pignone del Carretto, risale al XVII secolo, probabilmente nel 1633, ad opera di contadini provenienti dalla vicina Oriolo con l'intento di aiìumentare i terreni coltivabili e quindi le produzioni cerealicole. Il marchese assunse, col passare del tempo, il titolo di Principe di Alessandria e ad oggi è l'unico paese in Italia a portare nome e cognome del suo fondatore. Successivamente la popolazione aumentò di numero, grazie anche a persone provenienti dai centri vicini come Albidona, Cerchiara e San Lorenzo Bellizzi.[3]

Feste tradizionaliModifica

Festa della Pitë e del patrono Sant'Alessandro P.M.Modifica

La tradizione orale alessandrina riporta che la Festa dell'Abete ebbe inizio nel '600, quando un boscaiolo, dopo aver abbattuto un abete bianco, trovò all'interno del tronco l'immagine di Sant'Alessandro Papa Martire, morto decapitato.

Da quel giorno, ogni anno, l'ultima domenica di aprile e il tre maggio, ad Alessandria del Carretto si svolge un secolare momento comunitario scandito da lavori preparatori, riti collettivi, cerimonie religiose e momenti spettacolari.

La partecipazione della comunità è totale e diverse generazioni di alessandrini dedicano al loro Santo patrono un abete bianco: esso viene ritualmente scisso in due parti: il tronco e la cima che sono trasportati, a forza di braccia, fin dentro al centro abitato, dove verranno ricomposti e innalzati, scalati e riabbattuti.

Intorno all'albero si ristabilisce l'identità culturale di una comunità e il suo senso di appartenenza al territorio. La Festa della Pitë è un evento festivo che dura per circa un mese e prevede eventi rituali ripetuti annualmente per celebrare i simboli della comunità.

Possiamo divere la Festa della Pitë in diverse giornate:

  • Agli inizi di aprile le Autorità comunali si rivolgono agli enti di dovere (Autorità del Parco Nazionale del Pollino ecc.) facendo richiesta per l’abbattimento dell’abete bianco;
  • La penultima domenica di aprile inizia il rituale festivo: i partecipanti si riuniscono in località Spinazzeta (Basilicata) e qui, dagli alberi prescelti, vengono ricavati il tronco, che deve essere di circa 20 metri, e la cima;
  • L’ultima domenica di aprile, sempre in località Spinazzeta inizia il trasporto della “Pitë” e del “Cimale”, che dalle prime ore del giorno durerà fino alla sera. Pian piano, a forza di braccia, attraverso diverse tappe, il tronco e la cima giungono il paese. Importanti sono le due soste in località “Timpone u‘latrë” ed in località “Difisella”;
  • Nella giornata del 2 maggio la Pitë, che ora si trova in piazza San Vincenzo, viene regolata in lunghezza, scortecciata e levigata in modo da risultare quasi liscia;
  • Il 3 maggio, giorno del santo patrono (Sant’Alessandro P.M.), è quello dove la Pitë viene innalzata e poi fatta cadere. La mattina si ha il “matrimonio” tra il tronco ed il suo cimale che, successivamente, viene adornato con i vari prodotti tipici, sempre durante la mattinata la Pitë viene innalzata dalla sapiente forza degli alessandrini e nel mentre si ha la celebrazione della messa e la successiva processione. Nel pomeriggio si ha la scalata: i giovani, paesani e oggigiorno anche di altri paesi, tentano la scalata e chi arriva in cima può prendere tutti i doni che vuole per poi riscendere giù. Finita la scalata arriva il momento dell’abbattimento, la Pitë viene fatta cadere e poi ognuno può cercare di prendere i doni rimasti ed un ramoscello in segno di buon augurio;
  • Il 4 maggio è il giorno dedicato a San Francesco, dopo la messa si tiene la processione e durante la processione la Pitë viene messa all’asta, si tiene “l’incanto”, e i proventi vengono devoluti alla Chiesa di Alessandria.

Il carattere di straordinarietà della festa, ciò che infine costituisce il senso e il motivo della sua ripetizione efficace, proviene dalla scelta di voler riutilizzare i soliti simboli per continuare a reinventarsi come individui storici e sociali.La festa dell'abete, tuttavia, veicola, oltre ai valori dettati dalla tradizione culturale locale, anche quelli contemporanei della tolleranza culturale ed è divenuto un momento di riflessione per la comunità che, ridotta e geograficamente frammentata, include l'alterità e la fuoriuscita ragionevole dalle regole tradizionali a salvaguardia della propria possibilità d'esistenza. Infatti, se prima le donne apparivano nella festa soltanto all’arrivo della “pite” alla Difisella, durante i momenti festivi di carattere religioso e quando la festa era finalmente in paese, oggi la presenza femminile è accertata, in maniera attiva, come durante la fase del trasporto dell’albero. Se, inoltre, precedentemente la presenza dei “forestieri” era quasi osteggiata nelle fasi rituali della festa mentre veniva tollerata e favorita soltanto durante i momenti religiosi e ludici come quello della scalata della “pita”, oggi i “forestieri” sono addirittura invitati ad assistere alla festa e a partecipare anche attivamente a quasi tutte le varie fasi festive.

RadicazioniModifica

Radicazioni, festival delle culture tradizionali, ogni anno ha luogo dal 20 al 22 agosto. Radicazioni è organizzato dall'Associazione Culturale "Francesco Vuodo-Tillë Tillë"[4]; La prima edizione si è tenuta nel 2003 ed ogni anno si è ripetuto ad eccezione del 2015, anno nel quale per vari motivi non si è tenuto. Questo festival viene articolato in 3 giornate nelle quali le strade del paese vengono animate da gruppi musicali di vario genere, artisti di strada, bancarelle di prodotti artigianali come, per esempio, gioielli fatti interamente a mano, spettacoli di intrattenimento per grandi e piccini, dibattiti di vario genere e, durante le ore serali, vengono tenuti concerti di musica tradizionale, popolare e non solo. L'associazione organizza anche uno stand per la distribuzione di vino locale, birra e panini di vario genere. Radicazioni attira nel piccolo borgo centinaia, migliaia di turisti in cerca di divertimento e svago che, insieme agli alessandrini, portano fervore per le strade e per i vicoli del paese. L'associazione culturale negli ultimi anni ha, inoltre, organizzato un evento invernale: "Iamë 'nni suenë" finalizzato ad un autofinanziamento per il festival dell'anno successivo. Questo si è tenuto gli ultimi 3 giorni di dicembre completato con un veglione di attesa dell'anno venturo, anche questo evento annuale è vivacizzato da canti e balli delle varia tradizioni italiane e non solo.

Carnevale TradizionaleModifica

Questa tradizione risale alle origini del borgo, tramandata di generazione in generazione fino ai giorni nostri. Il carnevale alessandrino è un misto di tradizioni e leggende, di sacro e profano che si articola dall'unione e dal contemporaneo scontro di diverse maschere.

I Polëcënëllë BiëllëModifica

La figura dei Belli incarna l'apollineo, l'impulso della bellezza, la primavera."La maschera dei Belli rappresenta un'esperienza catartica, mostra il sublime e il divino. Il loro scopo è quello di riuscire a proiettare la realtà in un mondo fantastico che popola i sogni degli uomini, di creare un incantesimo tra la folla, un mondo magico e meraviglioso" (G.Sole). La maschera dei beli era legata a determinate famiglie di Alessandria che tramandavano l'arte del vestirsi e del ballo di padre in figlio. Il vestiario di questa maschera è complesso: il copricapo, la maschera lignea e lo "scriazzo" sono di proprietà del pulcinella, mentre il resto dell'abbigliamento è prestato per l'occasione, solitamente dalla famiglia alla quale il pulcinella è legato da un vincolo sentimentale. Ogni parte del corpo deve essere celata al pubblico. In passato, questa maschera era indossata dal promesso sposo e quindi molte parti del costume appartenevano alla famiglia della futura sposa: scialli e fazzoletti di seta antica, non mancavano, inoltre, in alcuni casi monili in oro. Le maschere belle trasmettono soggezione e inquietudine a chi le guarda. Il corteo è organizzato in modo militaresco. Guidati dalla figura "du gëgandë”, la maschera più alta e bella, il quale raduna tutti gli altri belli, si muovono in corteo un fila per due saltellando e tenendosi l'una a l'altra dal mignolo verso la casa della sposa. Il corteo è accompagnato da vari suonatori ed, in particolare, un suonatore di surdulina. Una volta radunato tutto il corteo le maschere si dirigono in punti strategici del paese, il suono del campanaccio indica il loro arrivo, campanaccio che viene reso muto durante il ballo. La danza dei belli è una tarantella posata e lenta, i passi sono ben legati al terreno e in alcuni momenti della danza la terra viene percossa, quasi a volerla risvegliare. "U scriazzë" è l’unico oggetto che permette le maschere di entrare in contatto fisico con la gente, i pon-pon posti all'estremità dello stesso sfiorano le teste, “infilzano" i cappelli degli uomini che poi vengono portati in giro per la piazza, tutto in segno di buon augurio. All'imbrunire i Belli si levano la maschera lignea facendosi riconoscere alla comunità, la divinità si mescola all'uomo. Con il viso scoperto si iniziano le serenate di buon augurio alle famiglie che in precedenza hanno donato in prestito le parti del vestiario.

L'UrsëModifica

 
Murales che racchiude l'essenza di Radicazioni
 
I Polëcënëllë Biëllë

L’Ursë, un uomo robusto camuffato da animale con caratteristiche ed elementi che ne esasperano le fattezze brutali. Il volto annerito dalla fuliggine, il corpo ricoperto da più strati di pelli di capra, con in testa vistose corna di caprone. Alla cintura sono attaccati dei grossi campanacci ed è legato a pesanti catene: “I kemastrë". Veniva trascinato e rincorso per le vie del paese da alcuni cacciatori. L'Urse rappresenta la forza oscura della natura, del bosco, l'entità mostruosa che va domata. Si avvicina con modi violenti alle persone cercando di mettere terrore, alcune volte sfugge al controllo dei cacciatori e raggiunto viene dileggiato e bastonato sulle spalle, cadendo a terra finge di essere morto ma dopo poco si rialza e ricomincia il caos. Dopo vari cicli l'uomo animale viene allontanato dal perimetro conosciuto della comunità e con esso tutto quello che la comunità teme e che lo stesso Ursë rappresenta.

CoremmëModifica

L'Incarnazione della Quaresima, figura che indica la fine del periodo carnevalesco, veste le sembianze di una vecchia cenciosa, gobbuta e zoppicante, indossa l'abito nero del lutto con viso tinto dal nero fumo. Questa figura entrava in scena il martedì grasso, ultimo giorno dei festeggiamenti carnevaleschi. Gira tra la gente colpendo gli astanti alle gambe con un grosso fuso, nella cinta ha legato una grossa forbice da tosatura con la quale mima il taglio del filo raccolto nel fuso. Alla vista di questa maschera le persone gridano: "Coremmé a pedë toartë chi ci faijë devantë e stë portë?” e lei risponde: "Ci mangë e ci vivë e c songhë u matinë". (Quaresima la zoppa, che cosa ci fai davanti a questa porta? Ci mangio e ci bevo e ci suono il mattino). All'imbrunire alcuni uomini sparavano con i fucili in aria, speramë e Coremmë.. spariamo la Quaresima. Gli spari ponevano fine al carnevale.

I Polëcënëllë Bruttë o lajëdëModifica

I brutti sono la controparte dei belli, rappresentano la disorganizzazione, il caos, il frastuono, il dionisiaco. Il corteo dei brutti era in passato accompagnato dalle zampogne a chiave, il loro ballo era disordinato, stereotipava movimenti grotteschi. Entravano in scena appena i belli andavano via, le due figure non entravano mai in contatto né visivo e né fisico, in realtà le due figure sono indissociabili, l’una si caratterizza in modo da contraddire l'altra. I brutti vestono con panni vecchi, stracci, il viso tinto di fuliggine o coperto di stracci a uso di maschera. Camminano curvi come fossero storpi scatenano lo scompiglio e la paura degli spettatori, riempiono l'area di polvere e grida. La messa in scena dei Belli e Brutti è una lotta rituale, tra la ricchezza e la povertà, tra la primavera e l’inverno, tra la luce ed il buio, tra l'ordine ed il disordine.

Luoghi di interesseModifica

Chiesa Madre di Sant’Alessandro P.M.Modifica

 
La chiesa di Sant'Alessandro P.M.

La Chiesa Madre è il fulcro centrale del borgo, contemporanea alla nascita di esso, è stata edificata intorno al 1600. La facciata in stile misto è in pietra viva e vi si trovano 3 portali ad arco a tutto sesto nella parte inferiore mentre in quella superiore abbiamo una monofora centrale affiancata da due nicchie. Nella parte sinistra si erge un campanile a base ottagonale. L’interno è costituito da tre navate decorate in stile neoclassico. Nelle navate laterali vi sono custodite le statue dei vari santi principali del paese. Nel corso dei secoli ha subito numerosi interventi di ristrutturazione, gli ultimi sono stati quelli del secondo dopoguerra e quelli alla fine degli anni ’80 inizio ’90.

Cappella di San RoccoModifica

La piccola Cappella di San Rocco è situata all’inizio del centro storico, è costituita da una struttura a capanna molto sobria con la facciata in pietra viva. Sulla facciata principale abbiamo l’ingresso costituito da un arco a tutto sesto, sormontato da una monofora. Sulla sommità abbiamo un piccolo campanile a vela. Degna di nota è la piccola statuetta che si trova all’interno della chiesa è stata donata dall’attuale parroco Don Yusti: la “Madona Nera”.

Museo Guido ChidichimoModifica

 
Ricostruzione dello studio del Dott.Chidichimo nel museo di Alessandria

Il museo Guido Chidichimo si trova nelle vicinanze dell’orto botanico ed è dedicato all’omonimo cardio-chirurgo italiano. Nato ad Alessandria, morto il 2 settembre 1998 a Roma, ora riposa nel suo paese natio. La sua vita è stata ricca di meriti e onorificenze scaturite dal suo grande impegno nel mondo della medicina. È stato il primo medico italiano ed eseguire un intervento di cardiochirurgia a cuore aperto e nel corso della sua vita ha eseguito oltre 35.000 interventi di Chirurgia Generale e oltre 10.000 di Cardiologia Chirurgica a cuore aperto. È stato, inoltre, autore di 250 pubblicazioni scientifiche in ambito di Chirurgia e di Cardio-angio-chirurgia.[1]

Guido Chidichimo ha lasciato tutto l’arredo dello studio romano e tutto il materiale culturale e scientifico che lo componeva al paese natio e così, dopo la sua morte, l’amministrazione comunale ha dato origine al Museo Guido Chidichimo dove si può apprezzare la ricostruzione dello studio romano, con tanto di alcuni particolarissimi strumenti operatori, della sua ricca biblioteca, nonché quadri, attestazioni, riconoscimenti che ci guidano lungo il suo percorso medico e scientifico, da Pechino a Roma, da immagini con l’on.Rita Levi Montalcini a quelle relative all’incontro con Papa Paolo IV a Castel Gandolfo. Nel dicembre del 2000 l’ospedale di Trebisacce è stato dedicato all'illustre Guido Chidichimo.

Museo del LupoModifica

Il Museo del Lupo ad Alessandria del Carretto è un punto di riferimento per chi visita il Parco Nazionale del Pollino. All'interno vi è stato creato un percorso a pannelli sulla vita, l'ecologia e l'etologia del lupo e la storia del suo difficile rapporto con l'uomo. Il lupo è il protagonista di questo museo ma insieme ad esso troviamo altri importanti elementi della fauna locale.

Palazzo ChidichimoModifica

Il Palazzo Chidichimo, costruito nel XVII secolo, è una delle costruzioni più antiche del borgo. Al momento della sua costruzione aveva un altro nome: Palazzo Pignone del Carretto perché dimora della famiglia dei Pignone fondatari del paese. Il palazzo Chidichimo, in realtà, è composto da due grandi residenze. La principale è una residenza privata, ristrutturata nei decenni passati, mantiene ancora il suo carattere originale soprattutto grazie alla muratura in pietra locale con facciate a vista. La residenza secondaria, invece, di proprietà comunale, è stata ristrutturata negli ultimi anni ed oggi è sede di mostre e convegni vari.

Orto Botanico “Difisella”Modifica

Voluto dall’amministrazione comunale negli anni ‘90 è ricco di flora nativa. L’orto botanico offre un percorso sentieristico all’interno di esso alla scoperta delle varie tipologie di fora che vi si trovano e anche per avere un momento di relax immergendosi nella natura. All’interno di esso troviamo, inoltre, un parco giochi, un’area pic-nic e vi è anche il punto di raccolta dell’acqua che viene distribuita in paese.

Cappella di Sant’EliaModifica

Nella contrada “Sant’Elia” troviamo i resti dell’omonima cappella costruita, probabilmente, intorno all’anno 1000 da monaci bizantini. I monaci si stanziarono nella zona dove costruirono la Cappella, di culto bizantino, che poi diventò l’attuale contrada di “Sant’Elia” e, probabilmente, si stanziarono anche in quella che ora corrisponde alla contrada di “Megliard”, in queste due contrade troviamo le poche zone pianeggianti dei territori di Alessandria, che loro coltivarono per diversi anni. Anche nella contrada di “Megliard” vi sono dei resti di una struttura di epora ricuducibile, presumibilmente, a quella della Cappella. Tutt’oggi nella Cappella di Sant’Elia sono visibili dei resti di affreschi bizantini.

Cappella della Madonna delle NeviModifica

La Cappella della Madonna delle Nevi, conosciuta anche come Madonna dello Sparviere, si trova in località "Bruscate" ed è stata costruita intorno agli anni '80. Annualmente, il 15 agosto vi si tiene una messa e la seguente processione. Nei pressi della Cappella, in località "Tappaiolo" vi è un laghetto artificiale, contemporaneo alla costruzione della Cappella, che con varie aree pic-nic offre possibilità di sosta.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

A partire dall'Unità d'Italia il paese ha perso oltre 1.000 abitanti in poco meno di centocinquant'anni a causa di un forte flusso di emigrazione. Rappresenta il comune dell'Alto Ionio Cosentino con maggiore perdita di popolazione, visto che dal 1991 al 2008 essa si è quasi dimezzata, e dal 2001 al 2007 ha fatto registrare un calo del 18,3%.

L'evoluzione demografica del comune dal 2002 al 2011 (al 31 dicembre di ogni anno) è la seguente:

  • 2002: 720 (-21 ab. rispetto al 2001)
  • 2003: 696 (-24 ab. rispetto al 2002)
  • 2004: 677 (-21 ab. rispetto al 2003)
  • 2005: 654 (-23 ab. rispetto al 2004)
  • 2006: 626 (-28 ab. rispetto al 2005)
  • 2007: 606 (-20 ab. rispetto al 2006)
  • 2008: 594 (-12 ab. rispetto al 2007)
  • 2011: 531 (-63 ab. rispetto al 2008)

Abitanti censiti[5]

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
27 maggio 2019 in carica Domenico Vuodo lista civica Sindaco

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 29 febbraio 2020.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  3. ^ Storia di Alessandria del Carretto
  4. ^ Sito della festa
  5. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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