Alessandro Tonini

Alessandro Tonini (Cavarzere, 1885Svizzera, 12 novembre 1932) è stato un ingegnere italiano, importante progettista aeronautico del XX secolo che ha lavorato per la Gabardini, la Macchi e l'IMAM.

BiografiaModifica

Nacque a Cavarzere, provincia di Venezia, nel 1885, figlio di un impiegato del genio civile.[1] Appassionatosi al mondo dell'aviazione, iniziò la carriera di costruttore aeronautico a Milano nel 1908,[2] quando fondò le Officine Rebus[1] per la costruzione di velivoli e motori.[3] La sua prima realizzazione fu il motore Rebus, prodotto in due tipi. Il primo, erogante 40-45 HP, fu installato sul biplano Wright che fu portato in volo dai tenenti Mario Calderara e Umberto Savoja durante la “Settimana di Brescia” vincendo tutti i premi destinati agli apparecchi di produzione nazionale.[2] Il secondo, erogante 70 HP, fu installato sul monoplano di propria costruzione Monorebus, che portato in volo sul campo d'aviazione di Malpensa nel giugno 1910[4] compì in volo 15 km.[3] In seguito realizzo, insieme a Piero Bergonzi e Ippolito Negri, due tipi di monoplano tipo canard con ala a parasole,[2] realizzando il primo aereo con fusoliera a guscio del mondo.[1] Il primo aereo aveva fusoliera di costruzione metallica,[5] ed era azionato da un motore Le Rhone da 50 HP, mentre il secondo era un biposto di costruzione interamente lignea, era equipaggiato con motore Anzani da 25-30 HP.[2] Tra il 1912 e il 1913 si perfezionò nella costruzione aeronautica frequentando l'Ecole Superiéure Aéronautique di Liegi, in Belgio.[6] Rientrato in Italia lavorò per un breve periodo alla Gabardini, e poi fu assunto in qualità di direttore tecnico presso la Savoia di Bovisio.[2] Qualche tempo dopo si trasferì, sempre come direttore tecnico, presso i cantieri aeronautici della Macchi di Varese.[6]

Durante il corso della prima guerra mondiale progettò gli idrocaccia Macchi M.7 e M.8,[6] il velivolo idro da ricognizione M.9, e l'idrovolante da bombardamento M.12, tutti usati dai reparti dell'aviazione italiana.[6] Dopo la fine del conflitto realizzò il caccia M.14, il ricognitore M.15, il velivolo da turismo M.16[N 1] l'idrocorsa M.17, l'idrovolante da ricognizione M.18, il velivolo da turismo M.20, e l'idrovolante da aerosiluramento M.24.[2]

Nel 1926 si trasferì alle Officine Romeo di Napoli, dove progettò il velivolo da turismo Ro.5,[6] che nel 1929 diede belle prove durante le Challenge internazionali e fu adottato dalla Regia Aeronautica per le proprie squadriglie da collegamento.[2] A causa dell'aggravarsi delle sue condizioni di salute fu costretto a lasciare il lavoro, e si spense per malattia in Svizzera il 12 novembre 1932.[2]

NoteModifica

AnnotazioniModifica

  1. ^ Volando su questo aereo, dotato di motore Anzani da 30 HP, Giovanni De Briganti vinse due volte la Coppa Mapelli, conquistando definitivamente il trofeo.

FontiModifica

  1. ^ a b c Callegari, Gambarotto 2012, p. 16.
  2. ^ a b c d e f g h Mancini 1936, p. 586.
  3. ^ a b Cobianchi 1943, p. 75.
  4. ^ Cobianchi 1943, p. 412.
  5. ^ Cobianchi 1943, p. 414.
  6. ^ a b c d e Abbate, Lazzati 1963, p. 10.

BibliografiaModifica

  • Rosario Abbate e Giulio Lazzati, I velivoli Macchi dal 1912 al 1963 (PDF), Milano, Ed. Ali nel tempo, 1963. URL consultato l'8 gennaio 2019 (archiviato dall'url originale l'8 gennaio 2019).
  • Renato Callegari e Stefano Gambarotto, Il Fronte del Cielo. Guida all'Aviazione nel Veneto durante la Grande Guerra 1915-1918, Treviso, Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, 2012.
  • Mario Cobianchi, Pionieri dell'Aviazione in Italia, Roma, Editoriale Aeronautico, 1943.
  • Luigi Mancini (a cura di), Grande Enciclopedia Aeronautica, Milano, Edizioni Aeronautica, 1936.