Alessitimia

disturbo che consiste in un deficit della consapevolezza emotiva, che comporta l'incapacità sia di riconoscere sia dunque di descrivere verbalmente i propri stati emotivi e quelli altrui
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L'analfabetismo emotivo[1] o alessitimia (anche alexitimia, dal greco a- «mancanza», lexis «parola» e thymos «emozione» dunque: «mancanza di parole per [esprimere] emozioni») è un costrutto psicologico che descrive una condizione di ridotta consapevolezza emotiva, che comporta l'incapacità sia di riconoscere sia di descrivere verbalmente i propri stati emotivi e quelli altrui. Tale condizione è stata individuata e descritta per la prima volta negli anni cinquanta in pazienti affetti da patologie classicamente definite come psicosomatiche (ulcera gastroduodenale, eczema, asma, ecc...) rafforzando così l'idea, già presente nella tradizione psicoanalitica, che tali pazienti fossero portati ad esprimere la sofferenza emotiva (altrimenti inesprimibile) tramite la sofferenza fisica[2]. Viene attualmente considerato anche come un possibile deficit della funzione riflessiva del Sé.

Secondo alcuni autori l'alessitimia non dovrebbe essere considerata necessariamente una condizione patologica quanto piuttosto un tratto di personalità che predisporrebbe in maniera aspecifica alla somatizzazione[3]. Questo punto di vista è rafforzato dal fatto che caratteristiche alessitimiche sono ritrovabili anche nella popolazione generale, in pazienti affetti da disturbo da stress post-traumatico, dipendenza da sostanze e disturbi alimentari. Tali dati lasciano quindi pensare che l'alessitimia vada considerata come una dimensione clinica transnosografica piuttosto che come un'entità nosologica a sé stante (disturbo) [2].

StoriaModifica

Inizialmente ci si riferì a questa patologia con la locuzione «analfabetismo emotivo» (1954). Il termine alessitimia fu coniato da John Nemiah e Peter Sifneos all'inizio degli anni settanta, per definire un insieme di caratteristiche di personalità evidenziate in pazienti cosiddetti psicosomatici. Il nome venne divulgato per la prima volta nel 1976 alla XI Conferenza Europea sulle Ricerche Psicosomatiche.[4]

CaratteristicheModifica

L'alessitimia si manifesta nella difficoltà di identificare e descrivere i propri sentimenti, e nel distinguere gli stati emotivi dalle percezioni fisiologiche. I soggetti alessitimici hanno grandi difficoltà a individuare quali siano i motivi che li spingono a provare o esprimere le proprie emozioni, e al contempo non sono in grado di interpretare le emozioni altrui. La loro capacità immaginativa e onirica è ridotta, talvolta inesistente; mancano di capacità d'introspezione, e tendono ad assumere comportamenti conformanti alla media. I soggetti alessitimici tendono anche a stabilire relazioni di forte dipendenza o, in mancanza di esse, preferiscono l'isolamento.

L'alessitimia è stata associata a uno stile di attaccamento insicuro-evitante, caratterizzato da un bisogno talvolta ossessivo di attenzioni e cure.

Altro processo psichico frequente nei soggetti con tratti di personalità alessitimici è l'incapacità di mentalizzare e simbolizzare l'emozione. L'emozione viene vissuta per via somatica (direttamente sul corpo e senza elaborazione mentale), e non interpretata cognitivamente, né concettualizzata per immagini mentali o parole che la sintetizzino e contengano. L'emozione è, per il soggetto alessitimico, la mera percezione fisica, disregolata e presimbolica, dei correlati psicofisiologici dell'attivazione emotiva.

La diagnosiModifica

Il test attualmente più diffuso e affidabile per la diagnosi dell'alessitimia è la TAS-20 (Toronto Alexithymia Scale), una scala psicometrica,[5][6] di autovalutazione a 20 domande (item), creata nel 1985 (come TAS-26, con 26 item) e revisionata poi nel 1992 (con riduzione a 20 item), per identificare la presenza delle tre caratteristiche ritenute alla base del disturbo:

  • la difficoltà nell'identificare le sensazioni;
  • la difficoltà nel descrivere le sensazioni proprie e altrui;
  • il pensiero orientato quasi solo all'esterno, e raramente verso i propri stessi processi endopsichici.

Per la valutazione delle caratteristiche alessitimiche, esistono altri sistemi di misurazione: inaugurata da Ruesch tra il 1948 e il 1957, fu l'osservazione sui pazienti, da cui derivò che loro producevano solo fantasie primitive e stereotipate. Murray, nel 1935, utilizza il TAT. Si tratta di 31 tavole rappresentanti foto, immagini, quadri, dal significato ambiguo, di cui 11 tavole vengono utilizzate per tutti i soggetti, e 20 sono specifiche per categorie di genere sessuale ed età. Sulle tavole vi sono rappresentati uno o più personaggi immersi in situazioni di vita quotidiana, e l'immagine è strutturata in diversi gradi. La tecnica utilizzata è basata sulla proiezione la cui caratteristica è lo stimolo poco strutturato (v. Test psicologico proiettivo). Il test è individuale e il soggetto si trova seduto di spalle allo psicologo; in questo modo sono favorite le libere associazioni. Il soggetto deve costruire una storia intorno alla figura presentata, con un passato, un presente, un futuro, una conclusione e, infine, le considerazioni personali; ciò favorisce l'identificazione del soggetto con il personaggio principale, attribuendogli sentimenti e bisogni che fanno parte del suo vissuto, e sono espressione del suo mondo pulsionale (inconscio).

Il SAT9 (Objectively Scored Archetypal Test) è una tecnica proiettiva di disegno, utilizzata per valutare una caratteristica centrale dell'alessitimia: la funzione simbolica e la capacità del soggetto di creare delle fantasie. Consta di una lista di 9 oggetti o simboli (una spada, una cascata, un rifugio, un mostro, un qualcosa di ciclico, un personaggio, l'acqua, un animale, il fuoco) che vengono sottoposti all'individuo a cui viene chiesto di fare un disegno utilizzando questi 9 simboli e di scrivere una breve storia che spieghi il disegno. Con l'aumentare del grado di alessitimia, i disegni perderanno di originalità, nella forma e nel contenuto, poiché il soggetto risulta avere un deficit della funzione simbolica e incapace di difendersi dall'ansia provocata da certi simboli.

ComorbilitàModifica

L'alessitimia è risultata significativamente correlata a numerose condizioni patologiche[7] sia di natura psicosomatica sia psicologica, come l'ipertensione[8], la dispepsia[9], i disturbi sessuali e la disfunzione erettile [10], l'abuso di sostanze[11][12] e alcuni disturbi d'ansia[13].

Alessitimia digitaleModifica

Per alessitimia digitale si intende l'incapacità  di saper riconoscere e quindi gestire le emozioni e l'affettività causata dalla mediazione, nelle comunicazioni interpersonali, delle nuove tecnologie[14].

Le nuove tecnologie ed il cyberspazio hanno infatti mutato e destrutturato le categorie spazio-temporali abbattendo le barriere fisiche e psicologiche tra gli individui.

Nelle comunicazioni mediate da computer (CMC) non c'è uno schema rigido: emittente-ricevente, ma un flusso continuo, una fluidità senza limiti di un nuovo linguaggio basato soprattutto sulla comunicazione iconico-visiva. Nelle relazioni mediate dal web l'incontro con l'altro può essere quindi definito a "rischio ridotto": ci si mette in gioco nella misura in cui ci si vuole mettere in gioco.

Online si stabiliscono quindi relazioni che, dal punto di vista emotivo, riducono il livello di stress, la mente può prendersi maggiori libertà.[15] L'esclusione del corpo dalla CMC [16]pone quindi importanti limiti alle comunicazioni: non c'è il linguaggio paraverbale ed è estremamente ridotto il non verbale (limitato smiley o emoji,...).

Riducendo gli stimoli, la CMC rende, da una parte, gli interlocutori meno preoccupati da come si è visti dall'altro (si generano meno inibizioni), dall'altro mancando i margini per stabilire un rapporto di dialogo interpersonale riflessivo e costruttivo, non educa al riconoscimento ed alla conseguente gestione delle emozioni.

Inoltre occasioni ridotte di vedere nel mondo reale i membri di una stessa famiglia, o di un gruppo di pari, interagire insieme e la differenza sostanziale nella qualità delle relazioni che si creano online e che spesso stimolano comunicazioni tra solo 2 interlocutori, ha disabituato gli individui alle dinamiche di gruppo che hanno carichi emotivi ben diversi.[17]

Nel 1995 lo psichiatra Ivan Goldberg avanza la proposta provocatoria di individuare una categoria diagnostica precisa per creare una nuova classe nosografica, da poter inserire nel DSM-IV: l’Internet Addiction Disorder, cioè la dipendenza patologica da Internet. Nello stesso periodo, Kimberly Young[18], si occupa dei disagi che l’utilizzo eccessivo della Rete sembra comportare in alcuni soggetti più a rischio.

Internet, secondo Vittorino Andreoli, può dare emozioni, ma non stabilisce legami affettivi e negli adolescenti si avverte proprio la mancanza dell'educazione alla gestione dell'affettività. Inoltre l'arretratezza digitale dei genitori li rende spesso onnipotenti, delegittimando e depotenziando il ruolo genitoriale.[19]

NoteModifica

  1. ^ M.B. Freedman e B.S. Sweet, Some Specific Features of Group Psychotherapy, International Journal for Group Psychotherapy, 4 (1954), pp. 335-68.
  2. ^ a b Vincenzo Caretti, Daniele La Barbera (a cura di), Alessitimia, valutazione e trattamento, Casa Editrice Astrolabio, 2005.
  3. ^ Franco Baldoni, La prospettiva psicosomatica, in Aspetti della psicologia, il Mulino, 2010.
  4. ^ Nemiah J.C., Freyberger H., Sifneos P.E. (1976), Alexithymia: A view of the psychosomatic process. In Hill O.W., Modern Trends in Psychosomatic Medicine, Vol. 3, Butterworths, London, pp. 430-439.
  5. ^ [1]
  6. ^ Tselebis et al. (2010). Annals of General Psychiatry,9:16
  7. ^ Graeme J. Taylor, Michael Bagby and James D.A. Parker, Disorders of Affect Regulation: Alexithymia in Medical and Psychiatric Illness, 1997, pp. 28-31.
  8. ^ Antti Jula, Jouko K. Salminen; Simo Saarijärvi, Alexithymia: A Facet of Essential Hypertension, in Hypertension, vol. 33, n. 4, aprile 1999, pp. 1057-1061. URL consultato il 17 dicembre 2006.
  9. ^ Michael P. Jones, Ann Schettler, Kevin Olden, and Michael D. Crowell, Alexithymia and Somatosensory Amplification in Functional Dyspepsia, in Psychosomatics, vol. 45, n. 6, 2004, pp. 508-516. URL consultato il 17 dicembre 2006 (archiviato dall'url originale il 13 luglio 2012).
  10. ^ Paolo M. Michetti, Daniele Bonanno, Roberta Rossi, Andrea Tiesi and Chiara Simonelli, Male sexuality and regulation of emotions: a study on the association between alexithymia and erectile dysfunction (ED), in International Journal of Impotence Research, vol. 18, n. 2, 2006, pp. 170–174. URL consultato il 2 febbraio 2007.
  11. ^ Chiang-shan Ray Li, Rajita Sinha, Alexithymia and stress-induced brain activation in cocaine-dependent men and women, in Journal of Psychiatry & Neuroscience, vol. 31, n. 2, marzo 2006, pp. 115–121. URL consultato il 17 dicembre 2006.
  12. ^ Mark A. Lumley, Karen K. Downey, Laurence Stettner, Francine Wehmer, and Ovide F. Pomerleau, Alexithymia and negative affect: relationship to cigarette smoking, nicotine dependence, and smoking cessation, in Psychotherapy and Psychosomatics, vol. 61, n. 3-4, 1994, pp. 156-162.
  13. ^ Bruce A. Jones, Panic attacks with panic masked by alexithymia (PDF), in Psychosomatics, vol. 25, n. 11, novembre 1984, pp. 858-859. URL consultato il 17 dicembre 2006 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2012).
  14. ^ Rosella Tomassoni (a cura di), parole, immagini nuovi linguaggi.
  15. ^ Gabriella Pravettoni, Web psychology.
  16. ^ Franco Di Maria e Stefania Cannizzaro, RETI TELEMATICHE E TRAME PSICOLOGICHE.
  17. ^ Rosella Tomassoni (a cura di), Parole, immagini, nuovi linguaggi.
  18. ^ Kimberly Young, Internet Addiction: The consequences of a new clinical phenomena.
  19. ^ Vittorino Andreoli, su vittorinoandreoli.it.

BibliografiaModifica

  • Caretti, V., La Barbera, D. (2005). Alessitimia. Astrolabio Editore, Roma.
  • Krystal, H. (2007). Affetto, Trauma, Alessitimia. Magi Editore, Roma.

Voci correlateModifica

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