Alfabeto siddham

Storia dell'alfabeto

Media età del bronzo XIX secolo a.C.

Meroitico III secolo a.C.
Ogham IV secolo d.C.
Hangŭl 1443 d.C.
Sillabico canadese 1840 d.C.
Zhuyin 1913 d.C.

Il siddham o più precisamente siddhaṃ (sanscrito सिद्धं, "compiuto" o "perfezionato"; སིད་དྷཾ།; cinese: 悉曇文字; pinyin: Xītán wénzi|; giapponese: 梵字, bonji, 悉曇 shittan; cinese medio (Baxter-Sagart): sit-dom mjun-dziH), noto anche nella sua forma evoluta successivamente come siddhamātṛkā,[1] è il nome di un alfabeto dell'India settentrionale usato per scrivere il sanscrito durante il periodo ca. 600-1200 d.C. Deriva dalla scrittura Brahmi attraverso la scrittura Gupta, che diede origine anche all'alfabeto devanagari come pure a numerose altre scritture asiatiche come l'alfabeto tibetano. C'è qualche confusione sull'ortografia: siddhāṃ e siddhaṃ sono entrambi comuni, ma la forma corretta è siddhaṃ. L'alfabeto è un affinamento di quello utilizzato durante l'impero Gupta indiano. Il nome derivò dalla pratica di scrivere la parola siddhaṃ, o siddhir astu ("che ci sia la perfezione") in testa ai documenti.

Il siddhaṃ è un'abugida o alfasillabario piuttosto che un alfabeto, perché ciascun carattere indica una sillaba, ma non include ogni possibile sillaba. Se non è presente nessun altro segno, allora si assume la "a" breve. I segni diacritici indicano le altre vocali, la nasale pura (anusvara) e la vocale aspirata (visarga). Un segno speciale (virama) può essere usato per indicare che la lettera sta da sola senza vocale, che accade a volte alla fine delle parole sanscrite. Vedi i collegamenti sotto per gli esempi.

StoriaModifica

 
Un primo manoscritto siddhaṃ, datato alla prima metà del VI secolo (il cosiddetto "Manoscritto su foglia di palma di Horiuzi" ["Horiuzi Palm-leaf MSS"] conservato nel monastero di Hōryū-ji, Giappone). Contiene il testo sanscrito del Sūtra del Cuore e dello Uṣṇīṣa Vijaya Dhāraṇī. La riga finale è un alfasillabario siddhaṃ.
 
L'uso cinese dell'alfabeto siddhaṃ per il Pratisara Mantra, dalla dinastia Tang posteriore. 927 a.C.

Molti dei testi buddhisti che furono portati in Cina lungo la Via della Seta furono scritti usando una versione dell'alfabeto siddhaṃ. Questo continuò ad evolvere, e variazioni minori si vedono lungo il tempo e in regioni diverse. Aspetto importante, esso fu usato per trasmettere i testi dei tantra buddhisti. Al tempo era infatti considerato importante preservare la pronuncia dei mantra e il cinese non era adatto per scrivere i suoni del sanscrito. Questo portò al mantenimento dell'alfabeto siddhaṃ in Asia orientale. La pratica di scrivere usando il siddhaṃ sopravvisse in Asia orientale dove persistette il Buddhismo tantrico.

Kūkai introdusse l'alfabeto siddhaṃ in Giappone quando ritornò in Cina nell'806, dove studiò il sanscrito con monaci formati a Nālandā, compreso uno noto come Prajñā. Verso il periodo in cui Kūkai imparò questo alfabeto, le rotte commerciali e di pellegrinaggio via terra verso l'India, erano chiuse a causa dell'espansione dell'Impero islamico degli Abbasidi.

In Giappone la scrittura dei mantra e la copia dei sutra usando l'alfabeto siddhaṃ sono ancora praticati nelle scuole esoteriche buddhiste dello Shingon e del Tendai nonché nella setta sincretica dello Shugendō. I caratteri sono conosciuti come shittan (悉曇?) o bonji (梵字? cinese: Fánzi). L'edizione Taisho del Tripiṭaka cinese preserva i caratteri siddhaṃ per la maggior parte dei mantra e i Buddhisti coreani scrivono ancora le sillabe seminali in una forma modificata di siddhaṃ. Una recente innovazione è la scrittura di slogan in lingua giapponese sulle magliette usando il Bonji. Il siddhaṃ giapponese si è evoluto dall'alfabeto originale usato per scrivere i sūtra ed ora è alquanto diverso dall'antico alfabeto.

È più tipico vedere il siddhaṃ scritto con pennelli come la scrittura cinese, e si scrive anche con una penna di bambù; in Giappone, si usa un pennello speciale chiamato bokuhitsu (朴筆? cinese: Bóbǐ) per la calligrafia siddhaṃ formale.

A metà del IX secolo, la Cina sperimentò una serie di epurazioni delle "religioni straniere", tagliando così il Giappone fuori dalle fonti dei testi siddhaṃ. Con il tempo, altri alfabeti, particolarmente il devanagari, sostituirono il siddhaṃ in India, lasciando l'Asia orientale come l'unica regione dove si usa questo alfabeto.

AlfabetoModifica

VocaliModifica

Forma indipendente Romanizzato Come diacritico con   Forma indipendente Romanizzato Come diacritico con  
  a     ā  
  i     ī  
  u     ū  
  e     ai  
  o     au  
  aṃ     aḥ  
Forma indipendente Romanizzato Come diacritico con   Forma indipendente Romanizzato Come diacritico con  
     
   
Forme alternative
  ā   i   i   ī   ī   u   ū   o   au   aṃ

ConsonantiModifica

Occlusive Approssimanti Fricative
Tenui Aspirate Sonore Sonore aspirate Nasali
Glottidali   h
Velari   k   kh   g   gh  
Palatali   c   ch   j   |jh   ñ   y   ś
Retroflesse     ṭh     ḍh     r  
Dentali   t   th   d   dh   n   l   s
Bilabiali   p   ph   b   bh   m
Labiodentali   v
Combinazioni nell'alfabeto
  kṣ   aṃ
Forme alternative
  ch   j   ñ     ṭh   ḍh   ḍh       th   th   dh   n   m   ś   ś   v

CombinazioniModifica

 
Alfabeto siddhaṃ di Kūkai (774–835)
k kṣ -ya -ra -la -va -ma -na
  k   kya   kra   kla   kva   kma   kna
  rk   rkya   rkra   rkla   rkva   rkma   rkna
  kh  
     totale 68 righe.
  • ↑ Le combinazioni che contengono lettere doppie adiacente dovrebbero essere cancellate in questa tabella。
  ṅka   ṅkha   ṅga   ṅgha
  ñca   ñcha   ñja   ñjha
  ṇṭa   ṇṭha   ṇḍa   ṇḍha
  nta   ntha   nda   ndha
  mpa   mpha   mba   mbha
  ṅya   ṅra   ṅla   ṅva
  ṅśa   ṅṣa   ṅsa   ṅha   ṅkṣa
  ska   skha   dga   dgha   ṅktra
  vca/bca   vcha/bcha   vja/bja   vjha/bjha   jña
  ṣṭa   ṣṭha   dḍa   dḍha   ṣṇa
  sta   stha   vda/bda   vdha/bdha   rtsna
  spa   spha   dba   dbha   rkṣma
  rkṣvya   rkṣvrya   lta   tkva
  ṭśa   ṭṣa   sha   bkṣa
  pta   ṭka   dsva   ṭṣchra
  jja   ṭṭa   ṇṇa   tta   nna   mma   lla   vva  
Forme alternative di combinazione che contengono ṇ.
  ṇṭa   ṇṭha   ṇḍa   ṇḍha

Sillabe ṛModifica

  kṛ   khṛ   gṛ   hṛ   ṅṛ   cṛ   chṛ   jṛ   |jhṛ   ñṛ  

Alcune sillabe campioneModifica

  rka   rkā   rki   rkī   rku   rkū   rke   rkai   rko   rkau   rkaṃ   rkaḥ
  ṅka   ṅkā   ṅki   ṅkī   ṅku   ṅkū   ṅke   ṅkai   ṅko   ṅkau   ṅkaṃ   ṅkaḥ

Caratteri tipografici siddhaṃModifica

Il siddhaṃ è ancora in gran parte un alfabeto manoscritto. Sono stati fatti alcuni sforzi per creare caratteri per computer, benché fino ad oggi nessuno di questi sia capace di riprodurre tutte le combinazioni consonantiche del siddhaṃ. In particolare, l'Associazione Cinese per i Testi Elettronici Buddhisti ha creato una serie di caratteri siddhaṃ per la loro versione elettronica del Taisho Tripiṭaka, anche se questo non contiene tutte le possibili combinazioni. Anche il software Mojikyo contiene caratteri per il siddham, ma divide il Siddham in diversi blocchi e ha bisogno di caratteri diversi per rendere un documento.

È stato inoltre prodotto un sistema di inserimento del siddhaṃ basato sulla serie di caratteri CBETA, Siddhamkey 3.0.

UnicodeModifica

Il siddhaṃ non è ancora codificato nella norma Unicode. Una proposta per codificare l'alfabeto è stata sviluppata da Anshuman Pandey presentata al Comitato Tecnico Unicode. Il blocco alfabetico è assegnato in via sperimentale all'intervallo U+11580-115FF, come risulta dalla guida dello SMP (Supplementary Multilingual Plane) di Unicode (SMP Roadmap).

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Bonji Taikan (梵字大鑑). (Tōkyō: Meicho Fukyūkai, 1983).
  • Stevens, John. Sacred Calligraphy of the East. (Boston: Shambala, 1995).
  • Van Gulik, R.H. Siddham: An Essay on the History of Sanskrit Studies in China and Japan (New Delhi, Jayyed Press, 1981).
  • Yamasaki, Taikō. Shingon. Il buddhismo esoterico giapponese, traduzione e cura di Michel Gauvain (Roma: Astrolabio Ubaldini, 2015). ISBN 978-8834016961

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Collegamenti esterniModifica

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