Alfonso I Del Carretto

nobile italiano

Alfonso I del Carretto (Finale Ligure, 1457Finale Ligure, 1516) è stato un nobile italiano, marchese di Finale (1482-99, 1514-16) e vicario imperiale perpetuo (1496).

Stemma della famiglia Del Carretto

BiografiaModifica

Figlio quintogenito del marchese Giovanni I e di Viscontina Adorno, Alfonso nacque a Finale nel 1457 e fu battezzato con questo nome in onore del re d'Aragona Alfonso V, all'epoca alleato del padre contro Genova. Educato alla corte sforzesca di Milano, nel 1482, alla morte del fratello maggiore Biagio Galeotto fu richiamato a Finale dalla madre per assumere il governo del marchesato, secondo anche la precisa volontà di Ludovico il Moro. Ciò lo mise in contrasto con il fratello maggiore Carlo Domenico, all'epoca protonotario apostolico, che per tutta la vita, seppure tra alti e bassi, cercherà di riprendersi il possesso del feudo.

Gli inizi del suo dominio non furono facili, dovendo affrontare l'aperta ostilità dei Genovesi, ai quali il fratello (Biagio) Galeotto II aveva tolto anni prima il possesso della città di Noli; ciò lo portò a stringersi sempre più agli Sforza dei quali, nel 1484, si dichiarò vassallo per un terzo del marchesato e aderente per il rimanente. Questi legami con Milano furono rinsaldati ulteriormente nel 1485 con la concessione della cittadinanza milanese (e anche di tutte le altre città del ducato) e con il matrimonio con Bianca Simonetta (figlia di Angelo, segretario e consigliere ducale), vedova di Carlo Sforza, conte di Magenta e figlio naturale del duca Galeazzo Maria, la quale gli portò in dote alcune ricche tenute nella Campagna Sottana di Pavia e ad Osnago, in Brianza.

I rapporti con Ludovico il Moro si guastarono nel 1486 quando questi, per ingraziarsi il cardinale Paolo Fregoso (il doge divenuto suo governatore a Genova), gli impose di restituire ai Genovesi la città di Noli. Alfonso, rimasto nel frattempo vedovo, decise di allentare la pesante tutela sforzesca, cercando sostegni altrove e si rivolse a papa Innocenzo VIII, allora in rotta con Milano. La cosa fu inizialmente osteggiata dallo Sforza, ma quando a Genova i Fregoso furono deposti e sostituiti dagli Adorno, anche i rapporti tra il marchese e Milano tornarono buoni, così che egli, il 16 novembre 1488, poté recarsi a Roma per sposare Peretta Usodimare, figlia del banchiere genovese Gherardo e di Teodorina Cibo, figlia naturale del papa e all'epoca ancora bambina. Il matrimonio fu celebrato con grande fasto nei palazzi vaticani ed al pranzo di nozze partecipò il pontefice con numerosi cardinali, con grande scandalo dei Romani.

Rientrato a Finale, nel dicembre 1490 fece ritorno a Roma, chiamato da Innocenzo VIII, dove si trattenne fino alla morte del pontefice (1492), alloggiato all'interno del palazzo apostolico ed onorato tra i primi cortigiani della corte.

La scomparsa del suo protettore lo riportò in Liguria dove si distinse tra i più fedeli sostenitori degli Sforza che nel 1494 gli affidarono la soprintendenza di tutta la Riviera di Ponente. Fu in questo periodo che si riaccesero le discordie con i suoi fratelli e in particolare con Carlo Domenico, che godeva del sostegno di Luigi d'Orléans, futuro Luigi XII. Per tutelarsi, l'8 dicembre 1496 Alfonso ottenne dall'imperatore Massimiliano l'investitura di Finale e di tutti gli altri suoi possedimenti, con autorità di conte palatino e titolo di vicario imperiale perpetuo per sé ed i propri successori nei marchesati di Savona e di Clavesana, ovvero in tutti quei territori del Ponente ligure e delle Langhe posseduti dal lignaggio dei Del Carretto.

Con l'aiuto del duca d'Orléans, dei Fregoso e del cardinale Giuliano della Rovere, nel 1497 i suoi fratelli cercarono di togliergli lo stato, impadronendosi con le armi di vari castelli, che egli seppe però riconquistare grazie all'aiuto milanese e veneziano. Ciò lo mise in contrasto con il marchese di Monferrato, al quale appartenevano alcune delle terre da lui occupate e la controversia che ne nacque fornì il destro al duca d'Orléans, divenuto ormai re di Francia, per imporgli la loro restituzione al marchese suo protetto. Rimasto fedele fino all'ultimo a Ludovico il Moro, Alfonso respinse tutti i tentativi francesi di abbandonare la causa degli Sforza, ma quando Luigi XII conquistò la Lombardia egli si trovò solo a fronteggiare i suoi nemici e nel novembre 1499 fu costretto a fuggire da Finale, dove si insediarono i suoi fratelli.

In cerca di aiuti per recuperare il proprio stato, agli inizi del Cinquecento Alfonso si recò ad Innsbruck, residenza dell'imperatore Massimiliano. Questi, non potendo farlo direttamente, lo affidò alla protezione di Ludovico il Moro, nel frattempo entrato in Lombardia con un esercito di mercenari svizzeri e tedeschi e, per meglio rendere effettivo tale legame, l'8 febbraio 1500 decretò l'unione del marchesato di Finale al Ducato di Milano.

Alfonso raggiunse lo Sforza a Milano e fu al suo fianco alla battaglia di Novara (8 aprile 1500), distinguendosi per un disperato tentativo di rompere l'accerchiamento francese alla testa di uno squadrone di uomini d'arme italiani, nel corso del quale fu fatto prigioniero.

Liberato grazie all'intercessione del cognato Gian Luigi II Fieschi, si stabilì presso di lui a Chiavari, di dove questi esercitava per conto di Luigi XII il governo della Riviera di Levante. Su sua raccomandazione, nell'aprile 1501 entrò al servizio del Banco di San Giorgio, che gli affidò il compito di domare la ribellione della Corsica, guidata da Gian Paolo da Leca. Nell'isola si trattenne fino all'estate, riportando modesti successi, ma nell'agosto, ammalatosi, fece ritorno in terraferma.

Ormai privato del feudo, che Luigi XII (e nel 1505 lo stesso Massimiliano) aveva assegnato al fratello Carlo, Alfonso cercò di riprenderlo con l'aiuto dei ribelli genovesi nel 1506, ma l'anno successivo fu costretto ad abbandonare nuovamente Finale. Si trasferì allora presso l'imperatore e, tra le file del suo esercito, partecipò alla guerra della lega di Cambrai contro Venezia, segnalandosi nell'assedio di Padova.

La morte del cardinale Carlo (14 agosto 1514) lo riportò finalmente a Finale, dove morì due anni dopo, lasciando il feudo al figlio primogenito Giovanni II.

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