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Carso

altopiano roccioso calcareo della Venezia Giulia
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Coordinate: 45°27′00″N 13°27′36″E / 45.45°N 13.46°E45.45; 13.46

Carso
Il Carso a Duino.JPG
Il Carso a Duino (TS).
ContinenteEuropa
StatiItalia Italia
Slovenia Slovenia
Croazia Croazia
Cima più elevataMonte Nevoso (Snežnik) (1.796 m s.l.m.)
Età della catenaCretaceo
Eocene
Tipi di rocceSedimentarie

Il Carso, noto anche come altopiano Carsico o Carsia (Kras in sloveno e croato, Cjars in friulano) è un altopiano roccioso calcareo che si estende a cavallo tra nord-est di Italia, Slovenia e Croazia. In Italia interessa sia la provincia di Gorizia, sia la provincia di Trieste.

Secondo la Partizione delle Alpi, è la sezione 22 del sistema alpino, mentre secondo la Suddivisione Orografica Internazionale Unificata del Sistema Alpino (SOIUSA), il Carso appartiene invece al sistema dinarico.

E' noto storicamente per essere stato teatro di violente battaglie durante la Prima guerra mondiale, tra le truppe italiane e quelle austro-ungariche.

Indice

DescrizioneModifica

 
Il disegno rappresenta in modo schematico la disposizione delle formazioni rocciose che costituiscono l'altopiano carsico, ed indica il periodo geologico della loro deposizione

Si estende a sud-est delle Prealpi Giulie, (zona del Collio), giunge fino al mare Adriatico e prosegue poi in Slovenia occidentale e Istria settentrionale, fino al punto di congiunzione con il massiccio delle Alpi Bebie (Velebit) all'estremo nord-ovest della Croazia.

L'altopiano si estende su una anticlinale parzialmente erosa.

ClassificazioneModifica

 
Modello di classificazione delle Alpi Dinariche - Zona A1: Montagne dell'Istria e del Carso

Secondo la Partizione delle Alpi del 1926 il Carso è considerato facente parte del sistema alpino ed è visto come una delle 26 sezioni delle Alpi, e precisamente la ventiduesima. Secondo questo criterio, si suddivide Piccolo Carso (gruppo 22a) e Carso Istriano (gruppo 22b).

Secondo la SOIUSA il Carso non fa parte delle Alpi, ma appartiene al sistema delle Alpi Dinariche, seguendo la letteratura geografica slovena, che lo suddivide nel seguente modoː Montagne dell'Istria e del Carso (sigla A1); Gruppo della Selva di Tarnova (sigla B1); Gruppo del Monte Nevoso-Risnjak (sigla B2); Largo altopiano della Carniola-interna e della Bassa Carniola (sigla B3).

Secondo altri criteri, può essere suddiviso in Carso Triestino, Carso goriziano, Carso sloveno e Carso istriano (in talune suddivisioni si espande anche più a sud con il Carso dalmata e il Carso bosniaco).

CarsismoModifica

 
Aree della superficie terrestre ricoperte da formazioni di rocce calcaree.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Carsismo.

Le rocce calcaree sono solubili dagli agenti atmosferici, in particolare dall'acido carbonico disciolto nelle acque, e vengono quindi da questi modellate nel tempo in varie forme, causando il fenomeno del carsismo. Nel mondo solo il 15% delle aree con affioramenti carbonatici presentano i caratteristici fenomeni carsici. Uno degli aspetti più rilevanti sono le doline.

GrotteModifica

Il Carso è ricco di di grotte di varie dimensioni, per cui nel territorio si sono sviluppate molte società speleologiche. Le più famose sono la grotta Gigante, la Grotta delle Torri di Slivia, le grotte di San Canziano e le grotte di Postumia.

Inquinamento delle grotteModifica

Per anni, oltre un centinaio delle grotte del carso triestino[1] sono state usate come discariche. A cavallo tra Italia e Slovenia, nelle Alpi Giulie sono state censite 350 grotte inquinate. In Slovenia la grotta Jeriseva Jama, vicina al paese di Casigliano di Sesana, è piena di automobili, eternit e altri rifiuti. Nonostante tutto, in questa grotta è ancora presente una rara pisolite, la perla di grotta.

In Italia: il pozzo Mattioli, vicino alla frazione triestina di Gropada, è stato adibito a centro di smaltimento dei rifiuti ingombranti. Il pozzo dei Colombi, vicino a Basovizza, altra frazione del comune di Trieste, è stato usato per lo sversamento dei rifiuti pericolosi conseguenti all'attentato al terminal petrolifero dell'oleodotto transalpino della val Rosandra dell'agosto 1972; è stato usato come capiente cisterna, oltre 45 metri di pozzo e 100 di caverna, per i liquidi di lavaggio delle caldaie, fanghi industriali e molte altre sostanze chimiche. Sorte simile è toccata al pozzo di Cristo, tra Basovizza e Gropada, usato per lo sversamento di liquidi di derivazione industriale.

Aree ProtetteModifica

Il territorio comprende la Riserva naturale delle Falesie di Duino.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Maurizio Tentor, Giorgio Tunis, Sandro Venturini, "Schema stratigrafico e tettonico del Carso isontino", Natura Nascosta
  • Enrico Halupca, Le Meraviglie del Carso, immagini, storia e cultura di uno dei più affascinanti paesaggi d'Europa, edizioni LINT Trieste, ISBN 88-8190-209-5
  • Daniela Durissini e Carlo Nicotra, I Sentieri del Carso Triestino, edizioni LINT Trieste, ISBN 88-8190-176-5
  • Fabio Forti, Carso triestino, Guida alla scoperta dei fenomeni carsici, edizioni LINT Trieste, ISBN 88-86179-65-0
  • Fabio Forti, Invito alla conoscenza delle Grotte del Carso Triestino, edizioni LINT Trieste, ISBN 88-8190-064-5
  • AA. VV., Introduzione alla Flora e alla Vegetazione del Carso, edizioni LINT Trieste, ISBN 88-85083-00-5
  • Dario Blasich e Alfio Scarpa, Il Carso visto da vicino, edizioni LINT Trieste, ISBN 88-8190-053-X
  • Dario Gasparo, La Val Rosandra e l'ambiente circostante, Lint Editoriale, Trieste (2008), ISBN 978-88-8190-240-8
  • Scipio Slataper, Il mio Carso, Mursia ISBN 9788842547341
  • Giulio Angioni, Gabbiani sul Carso, Sellerio, ISBN 88-389-2503-8
  • Alessandro Ambrosi, Claudio Oretti, Carso Triestino, Goriziano e Sloveno 1:25.000. Carta Topografica per Escursionisti. Con Indice dei Nomi, dei Sentieri e degli Itinerari, Transalpina Editrice, Trieste (2013), ISBN 978-88-88281-05-6
  • Alessandro Ambrosi, Guida ai Sentieri del Carso triestino, monfalconese e goriziano, Transalpina Editrice (Andar de Bora), Trieste (2015), ISBN 978-88-88281-13-1

Voci correlateModifica

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