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EtimologiaModifica

Il nome della famiglia si ottiene da quello del genere tipo, Alucita, a sua volta dal latino alucĭta, che stava a indicare una specie di zanzara.[3]

DescrizioneModifica

Si tratta di piccole falene dalle abitudini notturne o al più crepuscolari, caratterizzate da una peculiare struttura delle ali, che nella maggior parte delle specie si presentano suddivise in due o più lobi ciliati (fino a sette), tanto da assumere la forma di singolari "piume". I rapporti tra questa e altre famiglie all'interno dei Ditrysia non sono stati ancora sufficientemente indagati dal punto di vista molecolare.[4]

Sono considerati caratteri distintivi (comuni ai Tineodidae): 1) la presenza dei segmenti I-IV non mobili nella pupa; 2) la perdita della nervatura CuP sia nelle ali anteriori, sia in quelle posteriori; 3) il secondo sternite addominale che presenta posteriormente delle venule convergenti a formare una sorta di "V".[4][5]

Anche la presenza di fasce anteriori munite di spinule sui tergiti addominali II-VII è stata proposta quale ulteriore caratteristica distintiva,[6] ma poiché si incontra tale peculiarità anche in Thambotricha vates, un Epermeniidae basale della Nuova Zelanda, non è ancora chiaro se tale carattere possa essere considerato apomorfico all'interno degli Apoditrysia (il clade che comprende, tra gli altri, anche Alucitoidea ed Epermenioidea).[4]

Ulteriori caratteristiche distintive sono: il processo sul submentum della larva (frequente tuttavia anche nei Copromorphoidea), il gruppo di setole primarie laterali (L) sul protorace e la mancanza di spinule sull'addome della pupa.[4]

All'interno dei Lepidoptera, una divisione tanto marcata delle ali si osserva, oltre che in alcuni Tineodidae, esclusivamente negli Pterophoridae.[4]

AdultoModifica

CapoModifica

Il capo è glabro, ma in alcune specie può presentare dei "ciuffi" di scaglie piliformi, posizionati dorso-lateralmente.[4][6]

Gli ocelli sono presenti in alcuni generi, mentre i chaetosemata sono sempre mancanti.[4][6][7]

Nell'apparato boccale, quando presenti, i palpi mascellari sono molto piccoli, con tre o cinque segmenti. I palpi labiali appaiono lunghi e ricurvi, col secondo articolo munito di setole sensoriali;[4][6][7] in alcuni casi, il segmento apicale può essere lungo quanto il secondo, oppure molto più corto e talvolta rivestito di larghe scaglie.[4][6] La spirotromba è totalmente priva di scaglie anche nella parte basale.[4][6][7][8]

Le antenne sono filiformi in entrambi i sessi, con una lunghezza pari a poco più della metà dell'ala anteriore, scapo privo di pecten e talvolta la presenza di scaglie tra i vari articoli nel maschio.[6]

ToraceModifica

Non sono presenti organi timpanici posti sui somiti del torace.[6]

Le zampe possono avere scaglie piliformi molto allungate;[6] l'epifisi è sempre presente, mentre la formula degli speroni tibiali è 0-2-4.[4][6]

A differenza dei Tineodidae, le cui ali possono essere intere o al massimo bilobate,[4] negli Alucitidae si possono avere fino a sei lobi nell'ala anteriore e fino a sette nella posteriore,[4][6][7] sebbene nei generi Triscaedecia ed Hexeretmis le ali siano divise solo per meno di un decimo della propria lunghezza.[4][6] In particolare, le divisioni possono trovarsi tra Rs ed M, tra i rami di M (solo due nell'ala posteriore), tra M3 e CuA, tra i rami di CuA e, solo nell'ala posteriore, dopo CuA. Nelle specie con ala posteriore a sei lobi, Sc+R confluisce su Rs, mentre in quelle con ala posteriore a sette lobi, Sc+R regge essa stessa un ulteriore lobo.[4][6][7]

Pterostigma e CuP sono assenti,[4][6] come pure la spinarea, con l'eccezione di alcuni generi, nei quali comunque appare molto ridotta, seppure ben definita.[4][6][7][9]

L'apertura alare è compresa tra 7 e 28 mm.[6]

AddomeModifica

Il II sternite addominale appare completamente rivestito di scaglie,[6] e presenta, come nei Tineodidae, un sistema di venature convergenti "a V", in direzione caudale.[4][6][7]

Sui tergiti III-VI, o in alcuni casi II-VII, si osservano strette bande anteriori costituite da minute spinule.[4][6][7][9]

Nell'apparato genitale maschile, l'uncus è affusolato e talvolta bifido; i socii sono assenti; i bracci laterali dello gnathos si uniscono a formare un lungo processo mediano, spesso appuntito; i transtilla possono essere presenti; le gonapofisi sono ridotte, di solito larghe alla base e più strette all'apice; il vinculum risulta ben sclerificato ma privo di sacculus; pure la juxta appare ben sclerificata, con due processi laterali; l'edeago è corto e tozzo, spesso con un solo cornutus.[6]

Nel genitale femminile, le papille anali sono sottili e le apofisi alquanto corte (risulta solo un po' più lunga quella posteriore); il ductus bursae è corto, ampio e membranoso; il corpus bursae si mostra arrotondato, con il signum che può assumere la forma di un disco dentellato, oppure essere assente;[6] l'ovopositore è di lunghezza modesta.[7][9]

UovoModifica

L'uovo è di regola alquanto appiattito e pseudocilindrico; il corion mostra esternamente un reticolo di piccoli rilievi.[6]

LarvaModifica

 
Larva di alucitide

Il bruco appare tozzo, con capo semiprognato[4][6][7][9][10] e sei stemmata per lato;[6] è contraddistinto dalla presenza di un processo retto dal submentum.[4]

Le pseudozampe appaiono corte e tozze,[6]; munite di un singolo ordine di uncini, disposti a formare un cerchio più o meno completo;[4][6][7] gli stigmi sono piccoli e tondeggianti.[6]

Le setole laterali L1 ed L2 si trovano su un singolo pinaculum nei segmenti addominali I-VIII, mentre L3 si trova in posizione più caudale.[4][6][7][9][10]

Sul protorace si osservano due setole L rette da un pinaculum e altre due setole subventrali (SV) su un altro pinaculum; sul meso- e metatorace, sono presenti ancora due setole L su un pinaculum, ma le setole SV sono ridotte a una; si ha una singola setola SV sul I e sul VII-IX segmento addominale, mentre il II segmento ne ha due e i segmenti III-VI ne hanno tre; sempre nel IX segmento addominale, le setole dorsali D1 e D2 sono rette da un unico pinaculum (ma D1 può mancare in alcuni generi), mentre l'unica setola subdorsale (SD1) è molto lunga e retta da un proprio pinaculum.[6][11]

PupaModifica

La pupa è alquanto tozza e provvista di appendici unite tra loro e rispetto al corpo.[6]

Il capo appare allargato e provvisto di una sutura epicraniale, ma è sempre privo di palpi mascellari; la spirotromba si mostra corta, così come le antenne.[6]

Il protorace risulta più stretto del mesotorace, e gli spiracoli tracheali appaiono costretti in una fessura compresa tra i due segmenti. I femori delle zampe anteriori sono esposti.[6]

I segmenti addominali I-IV sono immobili[4] e gli spiracoli sono piccoli e tondeggianti.[6] L'addome si mostra privo di spinule sulla superficie dorsale.[4][6]

Il cremaster è assente, ma il X segmento addominale regge un gruppo di circa sei robuste setole uncinate.[4][6]

BiologiaModifica

Ciclo biologicoModifica

Dopo la fecondazione, le uova sono deposte singolarmente nei tessuti della pianta nutrice.[6]

Le larve sono minatrici fogliari; si accrescono anche alle spese di meristemi, fiori, frutti e possono provocare la formazione di cecidi su piante di Centaurea (Asteraceae) e Scabiosa (Caprifoliaceae).[6][7][9][11]

L'impupamento può avvenire all'interno di un bozzolo sericeo, ma in alcune specie si osserva anche la formazione di un astuccio costituito in parte da sedimenti, che si può rinvenire tra gli strati della lettiera o comunque in punti riparati del sottobosco; in questi casi, la pupa non emerge dal bozzolo.[6]

Gli adulti della maggior parte delle specie sono mobili durante la notte oppure al crepuscolo.[7]

Periodo di voloModifica

Alcune piante nutrici

La biologia di alcune specie è ancora sconosciuta o poco nota, tuttavia, gli Alucitidae eurasiatici sembrano essere di regola bivoltini, con un primo periodo di volo compreso tra i mesi di maggio e giugno e un secondo tra luglio e agosto.[12][13]

AlimentazioneModifica

Le piante nutrici appartengono a diverse famiglie:[4][6][7][10][11][12][13][14][15]

ParassitoidismoModifica

Sono noti fenomeni di parassitoidismo ai danni delle larve di Alucitoidea, da parte di diverse specie di imenotteri appartenenti alle superfamiglie Chalcidoidea e Ichneumonoidea; tra queste citiamo:[16]

Rilevanza economicaModifica

La specie Alucita coffeina (Viette, 1958), del Gabon, provoca ingenti danni alle coltivazioni di caffè.[4]

Distribuzione e habitatModifica

Questa famiglia è presente in tutte le ecozone, ma con un minore numero di specie nel Neartico[7][17].

TassonomiaModifica

Gli Alucitidae sono stati posizionati in passato all'interno dei Copromorphoidea,[18][19] nei Pyraloidea (insieme agli Pterophoridae),[20][21] oppure in una superfamiglia separata dai Tineodidae.[22][23][24]

Nel 2015, Heikkilä et al., a seguito di studi molecolari, hanno proposto di trasformare Tineodidae in un mero sinonimo di Alucitidae.[25]

GeneriModifica

La famiglia Alucitidae comprende 9 generi per un totale di 223 specie, diffuse in tutto il mondo:[2][4][6][7][26]

Va segnalato che nel 2011, Ustjuzhanin & Kovtunovich hanno proposto l'introduzione di una nuova sottofamiglia, Microschisminae, in cui avrebbe dovuto confluire provvisoriamente, il solo genere Microschismus, mentre i generi Alucita e Pterotopteryx avrebbero dovuto essere mantenuti nella sottofamiglia nominale, Alucitinae; nessuna indicazione è ancora stata fornita riguardo ai rimanenti generi di Alucitidae. In attesa di ulteriori riscontri, questa impostazione tassonomica non viene adottata in questa sede.[31]

SinonimiModifica

Sono stati riportati due sinonimi:[36]

Endemismi italianiModifica

I generi Alucita e Pterotopteryx sono presenti nel territorio italiano rispettivamente con tredici e una specie, ma non sono segnalati endemismi italiani.[39]

Alcune specieModifica

ConservazioneModifica

Nessuna specie appartenente a questa famiglia è stata inserita nella Lista rossa IUCN.[40]

NoteModifica

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BibliografiaModifica

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