Apri il menu principale

EtimologiaModifica

Il nome della superfamiglia si ricava da quello del genere tipo, Alucita, a sua volta dal latino alucĭta, che stava a indicare una specie di zanzara.[3]

DescrizioneModifica

Si tratta di piccole falene dalle abitudini notturne o al più crepuscolari, caratterizzate da una peculiare struttura delle ali, che in alcune specie si presentano suddivise in due o più lobi ciliati (fino a sette), tanto da assumere la forma di singolari "piume". Le caratteristiche anatomiche di questo taxon lo avvicinano per alcuni versi agli Pterophoroidea, ma anche ai Copromorphoidea e agli Epermenioidea; la questione dei rapporti tra questo e altri gruppi all'interno dei Ditrysia non è stata ancora sufficientemente indagata dal punto di vista molecolare.[4]

Sono considerati probabili caratteri autapomorfici: 1) la presenza dei segmenti I-IV non mobili nella pupa; 2) la perdita della nervatura CuP sia nelle ali anteriori, sia in quelle posteriori; 3) il secondo sternite addominale che presenta posteriormente delle venule convergenti a formare una sorta di "V".[4][5]

Anche la presenza di fasce anteriori munite di spinule sui tergiti addominali II-VII è stata proposta quale ulteriore caratteristica distintiva della superfamiglia,[6] ma poiché si incontra tale peculiarità anche in Thambotricha vates, un Epermeniidae basale della Nuova Zelanda, non è ancora chiaro se tale carattere possa essere considerato apomorfico all'interno degli Apoditrysia (il clade che comprende, tra gli altri, anche Alucitoidea ed Epermenioidea).[4]

Ulteriori apomorfie proposte sono: il processo sul submentum della larva (frequente nei Copromorphoidea), il gruppo di setole primarie laterali (L) sul protorace e la mancanza di spinule sull'addome della pupa.[4]

Una divisione così marcata delle ali si osserva, all'interno dei Lepidoptera, esclusivamente negli Alucitoidea e negli Pterophoroidea; tale carattere è considerato una forma di sinapomorfia dei due gruppi.[4]

AdultoModifica

CapoModifica

Il capo è glabro ma può presentare dei "ciuffi" di scaglie piliformi, posizionati dorso-lateralmente negli Alucitidae, oppure anteriormente nei Tineodidae.[4][6]

Gli ocelli possono essere presenti o meno (molto sviluppati in Tineodes), mentre i chaetosemata sono sempre mancanti.[4][6][7]

Nell'apparato boccale degli Alucitidae, quando sono presenti, i palpi mascellari sono molto piccoli, con tre o cinque segmenti, mentre nei Tineodidae sono costituiti da un massimo di quattro articoli.[4][6][7] I palpi labiali sono moderatamente lunghi e diritti nei Tineodidae (insolitamente lunghi in Tineodes),[4][6][7] mentre negli Alucitidae appaiono un po' più lunghi e ricurvi, col secondo articolo munito di setole sensoriali; in alcuni casi, il segmento apicale può essere lungo quanto il secondo, oppure molto più corto e talvolta rivestito di larghe scaglie.[4][6] La spirotromba è totalmente priva di scaglie anche nella parte basale.[4][6][7][8]

Le antenne sono filiformi in ambo i sessi negli Alucitidae, con una lunghezza pari a poco più della metà dell'ala anteriore, scapo privo di pecten e talvolta la presenza di scaglie tra i vari articoli nel maschio;[6] anche nei Tineodidae la struttura è filiforme, ma con lunghezza molto variabile (dai due terzi dell'ala anteriore fino a oltre l'intera lunghezza), e nei maschi possono essere ciliate.[6]

ToraceModifica

Non sono presenti organi timpanici posti sui somiti del torace.[6]

Le zampe dei Tineodidae sono lunghe e sottili, spesso con robusti speroni tibiali;[6] le tibie delle zampe posteriori sono praticamente glabre nei Tineodidae,[4][6] mentre negli Alucitidae possono avere scaglie piliformi molto allungate.[6] L'epifisi è sempre presente in entrambe le famiglie.[4][6] Negli Alucitidae la formula degli speroni tibiali è 0-2-4,[4][6] mentre nei Tineodidae può essere talvolta 0-2-2.[6]

Le ali possono essere intere oppure bilobate nei Tineodidae;[4] negli Alucitidae si possono avere fino a sei lobi nell'ala anteriore e fino a sette lobi nella posteriore,[4][6][7] sebbene nei generi Triscaedecia ed Hexeretmis le ali siano divise solo per meno di un decimo della propria lunghezza.[4][6] Più in dettaglio, negli Alucitidae le divisioni possono trovarsi tra Rs ed M, tra i rami di M (solo due nell'ala posteriore), tra M3 e CuA, tra i rami di CuA e, solo nell'ala posteriore, dopo CuA. Nelle specie con ala posteriore a sei lobi, Sc+R confluisce su Rs, mentre in quelle con ala posteriore a sette lobi, Sc+R regge essa stessa un ulteriore lobo.[4][6][7]

Pterostigma e CuP sono assenti.[4][6] La spinarea è assente, tranne in alcuni generi di Alucitidae, dove comunque è molto ridotta ma ben definita.[4][6][7][9]

Le nervature alari variano molto all'interno dei Tineodidae, con una forte riduzione del numero delle venature soprattutto nelle specie con ali più strette: in alcuni casi rimangono le vestigia di M nella cellula discale; in altri casi, da quest'ultima le venature da R1 a CuA2 dipartono tutte separatamente (ad es. in Palaeodes), mentre in Oxychirota, un ramo di R è assente; in altri generi di Tineodidae, le nervature alari possono essere parzialmente o totalmente assenti.[6]

Nei Tineodidae, il frenulum della femmina è costituito da 1-3 setole, mentre quello del maschio è a singola setola[4][6][7][9] Il retinaculum è rappresentato a sua volta da una serie di setole uncinate disposte lungo Sc, nell'ala anteriore del maschio, oppure da una serie di lunghe scaglie piliformi disposte lungo Sc, nella femmina.[6][7][9]

L'apertura alare è compresa tra 10 e 34 mm nei Tineodidae e tra 7 e 28 mm negli Alucitidae.[6]

AddomeModifica

Nei Tineodidae, l'addome appare lungo, affusolato e munito, sul II sternite, di apodemi ben sviluppati, come si possono osservare nei Tortricoidea.[6] Negli Alucitidae, il II sternite addominale appare invece completamente rivestito di scaglie,[6] e presenta, in entrambe le famiglie, un sistema di venature convergenti "a V", in direzione caudale.[4][6][7]

Sui tergiti III-VI, o in alcuni casi II-VII, si osservano strette bande anteriori costituite da minute spinule.[4][6][7][9]

Nell'apparato genitale maschile dei Tineodidae, l'uncus può essere allungato e sottile, oppure breve e tozzo, o talvolta bifido; lo gnathos può essere assente, come pure i transtilla. Le gonapofisi sono semplici e allungate, talvolta munite di un piccolo sacculus. Il vinculum è di struttura semplice, benché la juxta riveli un paio di robusti lobi laterali che reggono diverse setae. L'edeago presenta un coecum penis, ma mancano i cornuti.[6]

Negli Alucitidae, l'uncus è affusolato e talvolta bifido; i socii sono assenti; i bracci laterali dello gnathos si uniscono a formare un lungo processo mediano, spesso appuntito; i transtilla possono essere presenti; le gonapofisi sono ridotte, di solito larghe alla base e più strette all'apice; il vinculum risulta ben sclerificato ma privo di sacculus; pure la juxta appare ben sclerificata, con due processi laterali; l'edeago è corto e tozzo, spesso con un solo cornutus.[6]

Nel genitale femminile dei Tineodidae, il ductus bursae è affusolato e membranoso, come pure il corpus bursae, che rivela un robusto signum di struttura triangolare.[6]

Nel genitale femminile degli Alucitidae, le papille anali sono sottili e le apofisi alquanto corte (risulta solo un po' più lunga quella posteriore); il ductus bursae è corto, ampio e membranoso; il corpus bursae si mostra arrotondato, con il signum che può assumere la forma di un disco dentellato, oppure essere assente;[6] l'ovopositore è di lunghezza modesta.[7][9]

UovoModifica

Negli Alucitidae, l'uovo è di regola alquanto appiattito e pseudocilindrico; il corion mostra esternamente un reticolo di piccoli rilievi.[6]

LarvaModifica

Le larve di alcuni generi di Tineodidae non sono ancora state descritte.[4]

Il bruco appare tozzo, con capo semiprognato[4][6][7][9][10] e sei stemmata per lato;[6] è contraddistinto dalla presenza di un processo retto dal submentum.[4]

Le pseudozampe sono alquanto allungate nei Tineodidae, mentre appaiono più corte e tozze negli Alucitidae,[6]; in entrambe le famiglie sono munite di un singolo ordine di uncini, disposti a formare un cerchio più o meno completo.[4][6][7] Gli stigmi sono piccoli e tondeggianti, un po' più grandi nel protorace e nell'VIII segmento addominale dei Tineodidae.[6]

In entrambe le famiglie le setole laterali L1 ed L2 si trovano su un singolo pinaculum nei segmenti addominali I-VIII, mentre L3 si trova in posizione più caudale.[4][6][7][9][10]

Nei Tineodidae le setole subventrali (SV) sono tre dal I al VI segmento addominale, mentre si riducono a due nel VII e a una sola nell'VIII e nel IX segmento addominale; le setole dorsali D1 e D2 sono rette da un unico pinaculum, mentre una singola setola semidorsale SD1 è molto lunga è sorretta da un pinaculum separato.[6]

Negli Alucitidae, sul protorace, si osservano due setole L su un pinaculum e altre due setole SV su un altro pinaculum; sul meso- e metatorace, si osservano ancora due setole L su un pinaculum, ma le setole SV sono ridotte a una; si ha una singola setola SV sul I e sul VII-IX segmento addominale, mentre il II segmento ne ha due e i segmenti III-VI ne hanno tre; sempre nel IX segmento addominale, le setole dorsali D1 e D2 sono rette da un unico pinaculum (ma D1 può mancare in alcuni generi), mentre l'unica setola subdorsale (SD1) è molto lunga e retta da un proprio pinaculum.[6][11]

Nei Tineodidae non sono presenti setole secondarie, ma il corpo è densamente ricoperto da spinule, tranne sulle zone sclerificate della cuticola.[6]

PupaModifica

 
Mina fogliare di alucitide

La pupa è alquanto sottile (più tozza negli Alucitidae) e provvista di appendici unite tra loro e rispetto al corpo.[6]

Negli Alucitidae, il capo appare più allargato e provvisto di una sutura epicraniale, ma è sempre privo di palpi mascellari; nei Tineodidae, invece, il capo rivela robusti lobi piliferi, ma i palpi mascellari sono assenti solo in alcuni generi. Nei Tineodidae la proboscide è molto allungata, tanto da raggiungere l'estremità delle ali; negli Alucitidae si mostra invece più corta, così come le antenne.[6]

Negli Alucitidae, il protorace risulta più stretto del mesotorace, e gli spiracoli tracheali appaiono costretti in una fessura compresa tra pro- e mesotorace. I femori delle zampe anteriori sono esposti.[6]

I segmenti addominali I-IV sono immobili in entrambe le famiglie[4] e gli spiracoli sono piccoli e tondeggianti.[6] L'addome si mostra privo di spinule sulla superficie dorsale.[4][6]

Il cremaster è assente, ma il X segmento addominale regge un gruppo di circa sei robuste setole uncinate.[4][6]

BiologiaModifica

Ciclo biologicoModifica

Alcune piante nutrici

Dopo la fecondazione, le uova sono deposte singolarmente nei tessuti della pianta nutrice.[6]

Negli Alucitidae, le larve si accrescono alle spese di meristemi, fiori, frutti e possono provocare la formazione di cecidi su piante di Centaurea (Asteraceae) e Scabiosa (Caprifoliaceae).[6][7][9][11] Nei Tineodidae, in alcune specie, le larve si creano un rifugio unendo con fili sericei due foglie adiacenti della pianta nutrice, oppure si insinuano all'interno di frutti o semi, andando però a impuparsi altrove.[6][7]

L'impupamento avviene all'interno di un bozzolo sericeo nei Tineodidae,[4] ma in alcuni Alucitidae si osserva anche la formazione di un astuccio costituito in parte da sedimenti, che si può rinvenire tra gli strati della lettiera o comunque in punti riparati del sottobosco; in questi casi, la pupa non emerge dal bozzolo.[6]

Gli adulti della maggior parte delle specie sono mobili durante la notte o al più al crepuscolo;[7] alcuni Tineodidae si riposano rimanendo con le ali distese e il corpo sollevato sulle lunghe zampe; se disturbati, iniziano a spostarsi ritmicamente avanti e indietro, alzando e abbassando diverse volte le ali. In Tineodes le ali anteriori si sovrappongono a quelle posteriori.[6]

Periodo di voloModifica

La biologia di diversi membri di questo taxon è ancora sconosciuta o poco nota, tuttavia, gli Alucitidae eurasiatici sembrano essere di regola bivoltini, con un primo periodo di volo compreso tra i mesi di maggio e giugno e un secondo tra luglio e agosto.[12][13]

AlimentazioneModifica

Le piante nutrici appartengono a diverse famiglie:[4][6][7][10][11][12][13][14][15]

ParassitoidismoModifica

Sono noti fenomeni di parassitoidismo ai danni delle larve di Alucitoidea, da parte di diverse specie di imenotteri appartenenti alle superfamiglie Chalcidoidea e Ichneumonoidea; tra queste citiamo:[16]

Rilevanza economicaModifica

La specie Alucita coffeina (Viette, 1958), del Gabon, provoca ingenti danni alle coltivazioni di caffè.[4]

Distribuzione e habitatModifica

Il taxon è cosmopolita, ma con differenze di distribuzione tra le due famiglie: gli Alucitidae sono presenti in tutte le ecozone, ma meno numerosi nel Neartico[7][17]; i Tineodidae sono limitati alle sole ecozone orientale e australasiana, con l'unica eccezione del genere Tephroniopsis, presente in Iran.[4][6][7]

TassonomiaModifica

Gli Alucitidae sono stati posizionati in passato all'interno dei Copromorphoidea,[18][19] nei Pyraloidea (insieme agli Pterophoridae),[20][21] oppure in una superfamiglia separata dai Tineodidae.[22][23][24] Anche i Tineodidae furono inseriti nei Pyraloidea[19][21] e negli Pterophoroidea.[9] In ogni caso, entrambe le famiglie differiscono dai Pyralidae ad esempio per l'assenza di organi timpanici e per la presenza di una spirotromba interamente priva di scaglie.[6][7]

Nel 2015, Heikkilä et al., a seguito di studi molecolari, hanno proposto di trasformare Tineodidae in un mero sinonimo di Alucitidae.[25]

Famiglie e generiModifica

SinonimiModifica

Non sono stati riportati sinonimi.[4][6][7]

Endemismi italianiModifica

I generi Alucita e Pterotopteryx sono presenti nel territorio italiano rispettivamente con tredici e una specie, ma non sono segnalati endemismi italiani.[44]

Alcune specieModifica

ConservazioneModifica

Nessuna specie appartenente a questa superfamiglia è stata inserita nella Lista rossa IUCN.[45]

NoteModifica

  1. ^ a b c (EN) Leach, W. E., Entomology (PDF), Philadelphia, E. Parker, 1815, p. 724, DOI:10.5962/bhl.title.66019, ISBN non esistente, OCLC 904790806. URL consultato l'11 novembre 2016.
  2. ^ a b (EN) van Nieukerken, E. J., Kaila, L., Kitching, I. J., Kristensen, N. P., Lees, D. C., Minet, J., Mitter, C., Mutanen, M., Regier, J. C., Simonsen, T. J., Wahlberg, N., Yen, S.-H., Zahiri, R., Adamski, D., Baixeras, J., Bartsch, D., Bengtsson, B. Å., Brown, J. W., Bucheli, S. R., Davis, D. R., De Prins, J., De Prins, W., Epstein, M. E., Gentili-Poole, P., Gielis, C., Hättenschwiler, P., Hausmann, A., Holloway, J. D., Kallies, A., Karsholt, O., Kawahara, A. Y., Koster, S. (J. C.), Kozlov, M. V., Lafontaine, J. D., Lamas, G., Landry, J.-F., Lee, S., Nuss, M., Park, K.-T., Penz, C., Rota, J., Schintlmeister, A., Schmidt, B. C., Sohn, J.-C., Solis, M. A., Tarmann, G. M., Warren, A. D., Weller, S., Yakovlev, R. V., Zolotuhin, V. V., Zwick, A., Order Lepidoptera Linnaeus, 1758. In: Zhang, Z.-Q. (Ed.) Animal biodiversity: An outline of higher-level classification and survey of taxonomic richness (PDF), in Zootaxa (Auckland, Nuova Zelanda, Magnolia Press), vol. 3148, 23 dicembre 2011, pp. 212–221, ISSN 1175-5334 (WC · ACNP), OCLC 971985940. URL consultato l'11 novembre 2016.
  3. ^ Castiglioni, L. & Mariotti, S., IL - Vocabolario della lingua latina, Brambilla, A. & Campagna, G., 30ª ristampa, Torino, Loescher, 1983 [1966], pp. 2493, ISBN 9788820166571, LCCN 76485030, OCLC 848632390.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak (EN) Dugdale, J. S.; Kristensen, N. P.; Robinson, G. S.; Scoble, M. J., The smaller microlepidoptera-grade superfamilies, in Kristensen, N. P. (Ed.) - Handbuch der Zoologie / Handbook of Zoology, Band 4: Arthropoda - 2. Hälfte: Insecta - Lepidoptera, moths and butterflies, Kükenthal, W. (Ed.), Fischer, M. (Scientific Ed.), Teilband/Part 35: Volume 1: Evolution, systematics, and biogeography, ristampa 2013, Berlino, New York, Walter de Gruyter, 1999 [1998], pp. 217 - 232, ISBN 978-3-11-015704-8, OCLC 174380917. URL consultato l'11 novembre 2016.
  5. ^ (EN) Minet, J., Tentative reconstruction of the ditrysian phylogeny (Lepidoptera: Glossata) (abstract), in Entomologica scandinavica (Stenstrup, Danimarca, Apollo Books), vol. 22, nº 1, 1991, pp. 69-95, DOI:10.1163/187631291X00327, ISSN 1399-560X (WC · ACNP), LCCN 70020995, OCLC 5672447005. URL consultato l'11 novembre 2016.
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba bb bc bd be bf bg (EN) Common, I. F. B., Moths of Australia, Slater, E. (fotografie), Carlton, Victoria, Melbourne University Press, 1990, pp. vi, 535, 32 con tavv. a colori, ISBN 9780522843262, LCCN 89048654, OCLC 220444217.
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x (EN) Scoble, M. J., Lower Ditrysia, in The Lepidoptera: Form, Function and Diversity, seconda edizione, London, Oxford University Press & Natural History Museum, 2011 [1992], pp. 225-289, ISBN 978-0-19-854952-9, LCCN 92004297, OCLC 25282932.
  8. ^ (EN) Philpott, A., The maxillae in the Lepidoptera (PDF), in Transactions of the New Zealand Institute (Wellington, Royal Society of New Zealand), vol. 57, 22 febbraio 1927, pp. 721-746, ISSN 1176-6158 (WC · ACNP), OCLC 84073801. URL consultato l'11 novembre 2016.
  9. ^ a b c d e f g h i (EN) Munroe, E.G., Lepidoptera, in Parker, S. B. (Ed.). Synopsis and classification of living organisms, vol. 2, New York, McGraw-Hill, 1982, pp. 612-651, ISBN 9780070790315, LCCN 81013653, OCLC 7732464.
  10. ^ a b c (EN) Heppner, J. B., Copromorphidae. Alucitidae. Carposinidae. Epermeniidae (Coprornorphoidea); Glyphipterigidae. Plutellidae (Yponomeutoidea), in Stehr, F. W. (Ed.). Immature Insects, vol. 1, Dubuque, Iowa, Kendall/Hunt Pub. Co., 1987, pp. 399-405, ISBN 9780840337023, LCCN 85081922, OCLC 311572089.
  11. ^ a b c Tremblay, E., Copromorphoidea, in Entomologia applicata, volume II - Parte II, 3ª edizione, Napoli, Liguori, 1999 [1993], pp. 114-115, ISBN 88-207-1405-1, OCLC 879888961.
  12. ^ a b (EN) Ustjuzhanin, P.; Kovtunovich, V., New data on the many-plumed moths (Alucitidae, Lepidoptera) of the Far East of Russia (PDF), in Nota Lepidopterologica (Karlsruhe, Societas Europaea Lepidopterologica), vol. 37, nº 2, 27 ottobre 2014, pp. 135-139, DOI:10.3897/nl.37.8350, ISSN 0342-7536 (WC · ACNP), OCLC 5702924546. URL consultato l'11 novembre 2016.
  13. ^ a b (EN) Ustjuzhanin, P.; Kovtunovich, V.; Yakovlev, R., Alucitidae (Lepidoptera), a new family for the Mongolian fauna (PDF), in Nota Lepidopterologica (Karlsruhe, Societas Europaea Lepidopterologica), vol. 39, nº 1, 13 maggio 2016, pp. 61-66, DOI:10.3897/nl.39.8559, ISSN 0342-7536 (WC · ACNP), OCLC 6042592219. URL consultato l'11 novembre 2016.
  14. ^ (EN) Vargas, H. A., A New Species of Alucita L. (Lepidoptera: Alucitidae) from Northern Chile (PDF), in Neotropical Entomology (Londrina, PR, Sociedade Entomológica do Brasil), vol. 40, nº 1, febbraio 2011, pp. 85-88, ISSN 1519-566X (WC · ACNP), LCCN 2009263237, OCLC 4796481952, PMID 21437487. URL consultato l'11 novembre 2016.
  15. ^ (EN) NHM - Lista delle piante ospiti, su nhm.ac.uk. URL consultato l'11 novembre 2016.
  16. ^ (EN) Home of Ichneumonoidea, su taxapad.com. URL consultato l'11 novembre 2016.
  17. ^ (EN) Heppner, J. B., Faunal Regions and the Diversity of Lepidoptera (abstract), in Tropical Lepidoptera (Gainesville, FL, Association for Tropical Lepidoptera), vol. 2, Suppl. 1, 1991, pp. 85, ISSN 1048-8138 (WC · ACNP), LCCN 91641730, OCLC 25170208. URL consultato l'11 novembre 2016.
  18. ^ (EN) Meyrick, E., A Revised Handbook of British Lepidoptera, Londra, Watkins and Doncaster, 1928, pp. vi, 914, ISBN non esistente, LCCN agr28000899, OCLC 676717933.
  19. ^ a b (EN) Common, I. F. B., Lepidoptera, in Mackerras, L. M. (Ed.). The Insects of Australia. A Textbook for Students and Research Workers, Melbourne, Melbourne University Press, luglio 1970, pp. 765-866, ISBN 9780522838374, LCCN 70461097, OCLC 68933.
  20. ^ (FR) Bourgogne, J., Ordre des Lépidoptères, in Grassé, P.-P. Traité de Zoologie, fascicolo 10, Parigi, Masson, 1951, pp. 174-448 + pls. 1-3, ISBN non esistente, LCCN 49002833, OCLC 11807259.
  21. ^ a b (EN) Brock, J. P., A contribution towards an understanding of the morphology and phylogeny of the Ditrysian Lepidoptera (abstract), in Journal of Natural History (Londra, Taylor & Francis), vol. 5, nº 1, 1971, pp. 29-102, DOI:10.1080/00222937100770031, ISSN 0022-2933 (WC · ACNP), LCCN 68007383, OCLC 363169739. URL consultato l'11 novembre 2016.
  22. ^ (FR) Leraut, P. J. A., Liste systématique et synonymique des Lépidoptères de France, Belgique et Corse, in Société entomologique de France - Supplem., Parigi, Alexanor, 1980, pp. 334, ISBN 9782903273019, OCLC 7215870.
  23. ^ (FR) Minet, J., Étude morphologique et phylogénétique des organes tympaniques des Pyraloidea. 1. Généralités et homologies. (Lep. Glossata), in Annales Société Entomologique de France (Parigi, La Société Abingdon Oxon), vol. 19, 1983, pp. 175-207, ISSN 0037-9271 (WC · ACNP), LCCN 2012200144, OCLC 85447298.
  24. ^ (EN) Nielsen, E. S., Phylogeny of major lepidopteran groups, in Ferholm, B.; Bremer, K. and Jornvall, H. (Eds). The hierarchy of life: molecules and morphology in phylogenetic analysis: proceedings from Nobel Symposium 70 held at Alfred Nobel's Björkborn, Karlskoga, Sweden, August 29-September 2, 1988, International congress series, no. 824, Amsterdam/New York, Elsevier, 1989, pp. 281-294, ISBN 9780444810731, LCCN 89001132, OCLC 19129518.
  25. ^ (EN) Heikkilä, M., Mutanen, M., Wahlberg, N., Sihvonen, P., Kaila, L., Elusive ditrysian phylogeny: an account of combining systematized morphology with molecular data (Lepidoptera) (PDF), in BMC Evolutionary Biology (Londra, BioMed Central), vol. 15, nº 1, 21 novembre 2015, p. 260, DOI:10.1186/s12862-015-0520-0, ISSN 1471-2148 (WC · ACNP), LCCN 2002243069, OCLC 944275977, PMID 26589618.
  26. ^ (EN) Beccaloni G., Scoble M., Kitching I., Simonsen T., Robinson G., Pitkin B., Hine A. & Lyal C., Alucitoidea, su The Global Lepidoptera Names Index, Londra, Natural History Museum, ISSN 2405-8858 (WC · ACNP), OCLC 223993023. URL consultato l'11 novembre 2016.
  27. ^ (EN) Fleming, H., A new genus and species of Orneodidae (moths) from Rancho Grande, north-central Venezuela (PDF), in Zoologica. (New York) (New York, New York Zoological Society), vol. 33, nº 1, 20 aprile 1948, p. 39, ISSN 0044-507X (WC · ACNP), LCCN sv89089152, OCLC 752966249. URL consultato l'11 novembre 2016.
  28. ^ (LA) Linnaeus, C., Systema naturae per regna tria naturae: secundum classes, ordines, genera, species, cum characteribus, differentiis, synonymis, locis (PDF), vol. 1, editio X, Holmiæ (Stoccolma), Impensis Direct. Laurentii Salvii, p. 542, DOI:10.5962/bhl.title.542, ISBN 9780565001032, LCCN 06017147, OCLC 9402892. URL consultato l'11 novembre 2016.
  29. ^ a b (EN) Meyrick, E., Exotic microlepidoptera (PDF), vol. 3, 2ª edizione, Hampton (Middx.), E. W. Classey Ltd., 1929, p. 539, DOI:10.5962/bhl.title.57905, ISBN 9780900848018, LCCN 73420356, OCLC 28824. URL consultato l'11 novembre 2016.
  30. ^ (EN) Fletcher, T. B., A new genus and species of Orneodidæ (Lep.) (PDF), in The Entomologist (Londra, Simpkin, Marshall & Co.), vol. 42, nº 557, ottobre 1909, p. 253, ISSN 0013-8878 (WC · ACNP), LCCN sn86022951, OCLC 7322611. URL consultato l'11 novembre 2016.
  31. ^ (EN) Ustjuzhanin, P. and Kovtunovich, V., A revision of the genus Microschismus Fletcher, 1909 (Lepidoptera: Alucitidae) (PDF), in African Invertebrates (Pietermaritzburg, Council of the Natal Museum), vol. 52, nº 2, dicembre 2011, pp. 557-570, DOI:10.5733/afin.052.0215, ISSN 2305-2562 (WC · ACNP), LCCN 2002229168, OCLC 900964529. URL consultato l'11 novembre 2016.
  32. ^ (EN) Walker, F., List of the specimens of lepidopterous insects in the collection of the British Museum (PDF), parte 35, Londra, Order of the Trustees, 1866, p. 1846, DOI:10.5962/bhl.title.58221, ISBN 9781354973349, LCCN agr04000350, OCLC 9610924. URL consultato l'11 novembre 2016.
  33. ^ (EN) Beccaloni G., Scoble M., Kitching I., Simonsen T., Robinson G., Pitkin B., Hine A. & Lyal C., Prymnotomis, su The Global Lepidoptera Names Index, Londra, Natural History Museum, ISSN 2405-8858 (WC · ACNP), OCLC 223993023. URL consultato l'11 novembre 2016.
  34. ^ (DE) Hannemann, H.-J., Über die Gattungszugehörigkeit von Alucita [Orneodes] dodecadactyla Hübner. (Lep. Alucitidae) (abstract), in Deutsche entomologische Zeitschrift (Berlino, Deutsche Entomologische Gesellschaft), vol. 6, 1-3, 1959, pp. 170-173, DOI:10.1002/mmnd.19590060119, ISSN 1435-1951 (WC · ACNP), LCCN 14006507, OCLC 5157053000. URL consultato l'11 novembre 2016.
  35. ^ (EN) Hampson, G. F., On three remarkable new genera of Microlepidoptera (PDF), in Transactions of the Entomological Society of London (Londra, Entomological Society of London), vol. 1905, nº 2, 15 luglio 1905, p. 247, ISSN 0035-8894 (WC · ACNP), LCCN sn88024445, OCLC 5156754886. URL consultato l'11 novembre 2016.
  36. ^ a b (EN) Meyrick, E., On the classification of the Australian Pyralidina (PDF), in Transactions of the Entomological Society of London (Londra, Entomological Society of London), vol. 1885, 1885, pp. 422 e 438, ISSN 0035-8894 (WC · ACNP), LCCN sn88024445, OCLC 2334186. URL consultato l'11 novembre 2016.
  37. ^ a b c d (EN) Turner, A. J., Studies on Australian Lepidoptera (PDF), in Proceedings of the Royal Society of Victoria (new series) (Melbourne, Victoria, Royal Society of Victoria), vol. 35, 1922, pp. 55, 56, 57 e 59, ISSN 0035-9211 (WC · ACNP), LCCN 17028024, OCLC 1764622. URL consultato l'11 novembre 2016.
  38. ^ (EN) Walsingham, T., Characters of two new genera of Pterophoridæ from specimens in the British Museum (PDF), in The Entomologist's monthly magazine (Oxford, Entomologist's Monthly Magazine Ltd.), vol. 21, gennaio 1885, p. 176, ISSN 0013-8908 (WC · ACNP), LCCN 06002228, OCLC 1568052. URL consultato l'11 novembre 2016.
  39. ^ (EN) Meyrick, E., On Pyralidina from Australia and the South Pacific (PDF), in Transactions of the Entomological Society of London (Londra, Entomological Society of London), vol. 1887, 1887, p. 203, ISSN 0035-8894 (WC · ACNP), LCCN sn88024445, OCLC 2334186. URL consultato l'11 novembre 2016.
  40. ^ (EN) Clarke, J. F. G., Pyralidae and Microlepidoptera of the Marquesas Archipelago (PDF), in Smithsonian Contribution to Zoology (Washington D.C., Smithsonian Institution Press), vol. 416, 1986, pp. 1-485, DOI:10.5479/si.00810282.416, ISSN 1943-6696 (WC · ACNP), LCCN 85600124, OCLC 12163089. URL consultato l'11 novembre 2016.
  41. ^ (EN) Hampson, G. F., Descriptions of new Species of Pyralidaæ of the Subfamily Pyraustinæ (PDF), in The Annals and Magazine of natural History (Londra, Taylor and Francis, Ltd.), 12 (VIII serie), 1913, p. 318, ISSN 0374-5481 (WC · ACNP), LCCN sn86012506, OCLC 1481361. URL consultato l'11 novembre 2016.
  42. ^ (DE) Amsel, H. G., Die Microlepidopteren der Brandt'schen Iran-Ausbeute 5. Teil, in Arkiv för Zoologi (Stoccolma, P.A. Norstedt & Soner), vol. 13, nº 17, 1961, p. 402, ISSN 0004-2110 (WC · ACNP), LCCN 05015471, OCLC 923157829. URL consultato l'11 novembre 2016.
  43. ^ (FR) Boisduval, J.-B. A. D. et Guenée, A., Deltoïdes et Pyralites, in Histoire naturelle des insectes. Spécies général des lépidoptères (PDF), Volune 9 [t. 8], Parigi, Roret, 1854, p. 236, DOI:10.5962/bhl.title.9194, ISBN non esistente, LCCN agr03000771, OCLC 5505272. URL consultato l'11 novembre 2016.
  44. ^ Fabio Stoch, Alucitidae, su Fauna Italia - Checklist of the Species of the Italian Fauna, 2003. URL consultato l'11 novembre 2016.
  45. ^ (EN) International Union for Conservation of Nature and Natural Resources, IUCN Red List of Threatened Species. Version 2016-2, su IUCN 2016, Cambridge, IUCN Global Species Programme Red List Unit, ISSN 2307-8235 (WC · ACNP), OCLC 943528404. URL consultato l'11 novembre 2016.

BibliografiaModifica

PubblicazioniModifica

TestiModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica