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La parola ambiguità (dal latino ambiguitas-atis) ha un ampio spettro di significati generici:

  • può riferirsi alle diverse e anche contrastanti interpretazioni di un testo scritto, nella sua interezza o anche riguardo una singola frase o parola;
  • può denominare come ambiguo un modo poco chiaro o doppio di comportarsi;
  • il termine viene raramente usato anche per rilevare l'irresolutezza nel prendere una decisione o la sua vacuità. [1]

Nel senso più specifico l'ambiguità è un fenomeno intrinseco al fatto linguistico, alla testualità e alla comunicazione. La langue, il patrimonio linguistico di ciascun parlante, è diverso da individuo a individuo quindi ogni testo potenzialmente potrebbe essere polisemico. Ovvero il significato che dà il mittente potrebbe essere diverso da quello interpretato dal destinatario. L'ambiguità è di cinque tipi: fonetica, lessicale, sintattica, di scopo o pragmatica.

Ambiguità foneticaModifica

Il funzionamento del codice linguistico è garantito dalla diversità dei significanti, in rapporto tra loro in base al principio di interrelazione oppositiva. Accade però che significati diversi coincidano nel medesimo significante. Sono segni linguistici diversi fra loro, che casualmente si trovano ad avere lo stesso significante: se hanno in comune la grafia, si chiamano omografi; se hanno in comune la realizzazione fonetica (il suono), si dicono omofoni. Si dicono invece omonime le parole che hanno identica grafia e identica pronuncia, ma significato diverso (o anche opposto, come nel caso delle locuzioni enantiosemiche).

Un esempio di omofonia in lingua italiana è tra l'amorale e la morale[2].

Ambiguità lessicaleModifica

L'ambiguità lessicale riguarda il contenuto concettuale del singolo lessema: ad esempio la parola acuto indica in italiano sia una persona intelligente che un suono di timbro superiore alla norma.

Tipi di ambiguità lessicale semantica sono la cosiddetta ambiguità complementare (o polisemia) e l'ambiguità contrastiva (o omonimia). Nel primo caso, i diversi significati del lessema sono comunque legati, o fanno parte di domini affini, nel caso dell'omonimia invece si tratta di due lessemi differenti che per diverse controversie etimologiche sono venuti a coincidere nella loro forma grafica/fonetica. La risoluzione automatica dell'ambiguità delle parole prende il nome di disambiguazione[3].

Ambiguità sintattica o di scopoModifica

Si ha ambiguità sintattica quando la sintassi di una frase può essere interpretata in diversi modi, di modo che la frase stessa ha significati diversi. Ad esempio:

«Chiara ha visto Luca in giardino con il cannocchiale.»

Chi aveva il cannocchiale? Luca o Chiara?

«Una vecchia legge la regola.»

Qual è il soggetto? Qual è il verbo? La frase allude a un'anziana signora che scorre con gli occhi il testo di una norma oppure di una fattispecie, qui indicata dal pronome la, regolamentata da un'antica legge?

L'ambiguità di scopo si verifica quando ci sono più elementi dello stesso tipo in una frase, ad esempio:

"Ogni uomo ama una donna"

Può significare che esiste una donna amata da ogni uomo, oppure ogni uomo ama una donna diversa.

Ambiguità pragmaticaModifica

L'ambiguità pragmatica si produce quando l'intenzione comunicativa viene recepita dal destinatario secondo una funzione dominante diversa. Siamo in presenza di un fraintendimento relativo alla struttura dominante di un messaggio. Ad esempio, nella frase

«Se Altobelli non gioca, l'Italia perderà il mondiale.»

la funzione dominante potrebbe essere quella emotiva (la presenza del giocatore è fondamentale psicologicamente per i tifosi) o quella referenziale (l'assenza del giocatore rende la nazionale tecnicamente più debole).

Esempi letterariModifica

Il termine "ambiguità" è ritornato in auge nel linguaggio della critica letteraria in seguito al successo dell'opera di William Empson Seven types of ambiguity (1930), ma non bisogna dimenticare che già ai tempi della retorica medievale, l'ambiguità era considerata una chiave di lettura per riconoscere i vari significati di un testo|[4] Non è un caso se nei secoli successivi l'ambiguità, intesa come strumento stilistico, verrà utilizzata a piene mani da letterati come Mallarmé, Apollinaire e James Joyce.[5]

NoteModifica

  1. ^ Ambiguità, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ Esempio tratto dalla scheda sull'omofonia, su treccani.it.
  3. ^ (EN) Roberto Navigli. Word Sense Disambiguation: A Survey, ACM Computing Surveys, 41(2), 2009, pp. 1-69.
  4. ^ Irène Rosier (éd.), L'ambiguïté. Cinq études historiques", Lille, Presses Universitaires du Septentrion, 1988.
  5. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol. I, p. 178.

BibliografiaModifica

  • Ferdinand de Saussure, Corso di linguistica generale, Bari, Editori Laterza, 2017.
  • Gaetano Berruto e Massimo Cerruti, La linguistica. Un corso introduttivo, Novara, De Agostini, 2011.

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