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Ambra (Bucine)

frazione del comune italiano di Bucine
Ambra
frazione
Ambra – Veduta
Veduta di Ambra
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Tuscany.svg Toscana
ProvinciaProvincia di Arezzo-Stemma.png Arezzo
ComuneBucine-Stemma.png Bucine
Territorio
Coordinate43°25′05″N 11°36′16″E / 43.418056°N 11.604444°E43.418056; 11.604444 (Ambra)Coordinate: 43°25′05″N 11°36′16″E / 43.418056°N 11.604444°E43.418056; 11.604444 (Ambra)
Abitanti1 247
Altre informazioni
Cod. postale52021
Prefisso055
Fuso orarioUTC+1
PatronoS Filippo Neri
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ambra
Ambra

Ambra è una frazione del comune di Bucine in provincia di Arezzo.

Indice

Geografia fisicaModifica

Il borgo è situato tra i colli del Chianti e il Valdarno superiore.

StoriaModifica

Ambra si colloca nella parte centrale del territorio del Comune Di Bucine, nel fondovalle compreso tra i colli che discendono dal sistema montuoso del Chianti e quelli che delimitano la zona della Valdichiana. Il nucleo insediativo si sviluppa lungo la riva sinistra del torrente Ambra e la zona si caratterizza per una consistente presenza di piccoli corsi d’acqua. Per quanto concerne l’origine del centro abitato, allo stato attuale della ricerca non si è in grado di poter formulare ipotesi avvalorate da testimonianze archeologiche e documentarie. La frequentazione dell’area sin dal periodo preistorico sembrerebbe essere dimostrata dal ritrovamento di utensili recuperati in aree circostanti l’attuale paese[1]. Ad esempio si ha notizia del recupero in località Gavignano, a una distanza lineare di circa 500 metri rispetto ad Ambra, di un’industria litica attribuita genericamente al Paleolitico Superiore[2]; nei pressi del centro inoltre è stata trovata un’ascia eneolitica attualmente conservata presso il Museo Pigorini di Roma[3]. Altri dati si riferiscono al recupero nella zona di materiali di industria litica e ceramica attribuibile all’età del Bronzo.

Per la prima età storica i dati a nostra disposizione sono molto scarsi e attualmente sembrerebbe assai remota l’ipotesi di un insediamento antico sul luogo dove oggi si sviluppa il centro demico. L’origine del nome Ambra potrebbe avere riferimenti linguistici antichi[4], ma tenendo conto che spesso i toponimi subiscono una traslazione nel tempo questo non può essere considerato una prova inconfutabile di una presenza insediativa antica. L'Atlante dei siti archeologici della Toscana riporta la notizia del ritrovamento ad Ambra di una statuetta bronzea del Dio Urano[5], ma non è conosciuta né l’esatta collocazione del ritrovamento né se questo fosse stato in giacitura primaria: di conseguenza anche tale dato non dimostra un’origine pre-romana del paese.

Certa invece è la presenza di un insediamento etrusco sul colle che sovrasta ad est Ambra, nominato Poggio Castiglioni, che è stato oggetto di indagini archeologiche sistematiche. L’insediamento si sviluppa su un pianoro in parte artificiale sorretto da un muro monumentale di circa 2,40 metri di spessore. All’interno dell’area terrazzata sono state recuperate strutture murarie collegabili a varie abitazioni. La frequentazione del sito è ascrivibile ad un arco cronologico compreso gli ultimi decenni del VII secolo e la seconda metà del VI secolo a. C. Dunque nel periodo etrusco il centro abitato più prossimo ad Ambra si trovava su Poggio Castiglioni e conseguentemente potremmo ipotizzare per questo periodo una scelta insediativa su un sito di altura a scapito della zona valliva nella quale attualmente si sviluppa la frazione.

Per il periodo che genericamente definiremo romano non sussistono al momento elementi per poter stabilire una presenza abitativa nel luogo attualmente occupato dal paese di Ambra. Interessante, per comprendere la geografia abitativa di questa zona nel periodo romano, sono alcuni ruderi ubicati a poca distanza da Ambra, in località Vepri, più precisamente nell’appezzamento di terreno nominato “Roma Antica”. Il toponimo del luogo è significativo per quanto riguarda il potenziale archeologico dell’area. In loco sono visibili alcuni lacerti murari in opus mixtum facenti parte probabilmente di un edificio monumentale romano databile generalmente al periodo imperiale. Il luogo citato, che si trova vicino alla Pieve di San Quirico a Capannole sembrerebbe infatti molto importante per capire le dinamiche insediative che portarono nel medioevo alla nascita dell’attuale Ambra, ma bisogna tener conto che per tutto il periodo tardoantico e alto medievale si assiste ad un vuoto documentario sia per quanto riguarda le fonti scritte che per quelle archeologiche. In documento datato al 1021[6] Ugo giudice fa un’ampia donazione all’Abbazia di Santa Fiora di Arezzo tra cui una casa e corte poste in loco Ambra infra plebe Sancti Quirichi. Un ulteriore documento del 1090[7] colloca la Pieve di San Quirico sita in Ambra, solo in documenti successivi la Pieve viene definita de Capannole. Dunque potremmo formulare l’ipotesi che vedrebbe almeno fino all’XI secolo la presenza di un luogo nominato Ambra, non dove si sviluppa l’attuale paese, ma nei pressi della Pieve di Capannole, forse nel luogo dove in periodo imperiale si trovava l’edificio monumentale precedentemente citato. Tale congettura rimane ad oggi priva di riscontri archeologici, solo attraverso uno studio sistematico si potrebbero recuperare informazioni utili per confermare o smentire questa ipotesi. I documenti citati in precedenza sono inoltre utili per comprendere alcune caratteristiche sul tipo di insediamento sviluppatosi nel luogo nominato Ambra: entrambi non riportano mai il termine castrum. Il primo documento edito conosciuto che specifica la presenza del castello di Ambra è del 1132[8]. Pur tenendo conto dell’estrema esiguità dei dati in nostro possesso, potremmo ipotizzare cautamente la nascita del castello di Ambra agli inizi del XII secolo nel luogo dove oggi si trova il nucleo antico del paese. Attualmente gli elementi architettonici medievali riferibili al castello sono molto scarsi sia a causa dei frequenti assedi di cui Ambra fu soggetta nel corso dei secoli, basti ricordare una carta del 1270[9] nella quale si specifica la quasi totale distruzione del castello, sia per eventi naturali come il terremoto del 1558[10] che provocò al paese seri danni, oltre a causare due vittime. A tale proposito va citata la Visita Pastorale del 1582 nella quale si narra come le funzioni religiose venissero esercitate presso l’oratorio della Società di Santa Croce fuori dal castello di Ambra, poiché la chiesa castellana risultava distrutta da un terremoto[11].

Allo stato attuale della ricerca sembra impossibile individuare testimonianze costruttive collegabili alla prima fase insediativa del Castrum; le uniche testimonianze medievali sono di un contesto cronologico compreso tra la fine del XIII e il XIV secolo inoltrato. Il percorso delle mura castellane è ancora ben individuabile nell’odierno impianto urbano del centro storico di Ambra, nella zona che ancora oggi conserva il toponimo “Castello”. Il circuito murario possedeva una forma pseudo triangolare ed era ubicato sulla piccola altura delimitata dalle odierne via Benvenuto Cellini, vicolo della Luna, via del Fossato e via delle Carbonaie: i termini di quest’ultime vie chiaramente derivano da relitti toponomastici che indicano sistemi difensivi del castello. Lo spazio compreso all’interno delle mura era unico in quanto l’attuale Palazzo Paladini è stato costruito in periodo moderno, molto probabilmente alla fine del XVIII secolo. Nel settore est sono ancora visibili lacerti delle mura difensive inglobate nelle abitazioni che ad esse si appoggiano, si caratterizzano da ampi spessori e sono realizzate con pietra arenaria locale semplicemente spaccata posta su corsi sub orizzontali senza segni di rifinitura sulle superfici a vista. Nel settore nord si trovano ancora i resti di una torre facente parte del sistema difensivo castellano. La struttura nei secoli è stata notevolmente ridotta in altezza ed ampliata verso ovest e vi si sono state aperte ampie finestre e porte con lo scopo di adattarla ad abitazione. Originariamente la torre presentava una pianta poligonale con murature massicce e doveva caratterizzarsi da una scarsità di aperture limitate probabilmente solo a feritoie, di cui ancora oggi rimangono tracce sul prospetto est. La tecnica costruttiva si caratterizza da ampi spessori murari e dall’impiego di elementi litici semplicemente spaccati posti su un’apparecchiatura sub orizzontale ricca di scaglie litiche. Ad ovest rispetto alla torre si trova una delle porte del castello; l’elemento si apre verso nord ed è composta da un archivolto a pieno centro realizzato con pietre sbozzate e rifinite nelle superfici in maniera grossolana. Internamente l’ingresso possiede una copertura con volta a botte per circa due metri. Ad oggi non si è in grado di stabilire con certezza se il castello possedesse ulteriori torri e porte di accesso.

Nell’estremità orientale, dove attualmente si trova il palazzo posseduto un tempo dalla famiglia Urbani, sono presenti alcuni lacerti murari, inglobati in un muro di contenimento per un giardino privato, che mostrano caratteristiche costruttive simili a quelle del circuito murario in precedenza descritte. Inoltre, osservando le carte del Catasto Lorenese si nota la presenza in quel punto di una struttura aggettante rispetto all’ andamento del circuito murario, dunque simile all’altra torre descritta in precedenza. In definita potremmo cautamente ipotizzare, vista la scarsità di elementi a nostra disposizione, la presenza di un’ulteriore torre sull’estremità occidentale del castello, di cui restano solo piccole tracce.

Nella parte meridionale si trova un tratto di mura forse interpretabile come parte del recinto difensivo. Tale elemento si trova inglobato nel muraglione di contenimento ubicato al di sotto dell’odierna chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta. Da una preliminare lettura archeologica è stato notato come il muro di contenimento nella parte destra presenti una tecnica costruttiva diversa rispetto al resto della struttura e molto simile a quella dei tratti interpretabili come mura castellane. Una foto del 1900 mostra il muraglione di contenimento diverso da quello di oggi: la parte sinistra era più arretrata verso la chiesa, mentre la parte destra è nella posizione odierna, formando così una “risega” nell’andamento complessivo del muro. In un'ulteriore foto dei primi decenni del ‘900 il muro invece, presenta le medesime caratteristiche odierne e non è più visibile la “risega” precedentemente descritta; è plausibile che in vista della realizzazione del nuovo campanile, avvenuta nel 1913, fu deciso di ampliare lo spazio tra la chiesa e il muro di contenimento attraverso la realizzazione di una nuova struttura leggermente più spostata in avanti nella porzione occidentale e che andava ad accordarsi nella parte orientale con il precedente muro. Sarebbe molto interessante poter verificare se il muraglione raffigurato nella foto del 1900 potesse essere il tratto meridionale del circuito murario del castello; la tecnica costruttiva del tratto ancora visibile sembrerebbe simile alle altre murature del circuito difensivo, ma non avendo ulteriori dati a nostra disposizione tale ipotesi ancora non trova elementi di conferma. Per quanto concerne le testimonianze di abitazioni medievali all’interno del castello, gli elementi sopravvissuti nei secoli alle varie vicissitudini edilizie sono molto scarsi, spesso riconducibili a semplici lacerti murari inglobati nelle abitazioni moderne. Interessanti sono alcune testimonianze presenti in via del Castello, all’altezza del numero civico 6; riferibili a una tipologia edilizia medievale nominata “casa a pilastri”, molto frequente in Toscana[12]. Questo tipo di abitazioni erano costituite da due pilastri portanti angolari in muratura con sviluppo verticale in più piani. Lo spazio vuoto delimitato dai pilastri veniva tamponato con materiale leggero, quale legno e molto spesso i solai risultavano aggettanti rispetto al profilo dei prospetti in modo da creare dei ballatoi. Queste abitazioni medievali sono state datate tra la fine del XIII secolo e la seconda metà del XIV secolo. Le Case a Pilastro in un primo momento sembravano peculiari della città di Pisa, ma con lo sviluppo della ricerca è stato notato una diffusione di queste in molte zone della Toscana.

Come tipologia sembrerebbe nata in contesto urbano e poi successivamente esportata anche nei territori circostanti alle città. Tale processo sembrerebbe legato a una nuova pianificazione urbanistica voluta dalle città stesse che esercitavano un controllo politico su questi centri minori. Le case a pilastro sono presenti anche nella città di Arezzo e in alcuni castelli aretini che a partire dalla seconda metà del XIII secolo entrano sotto il controllo della città. Questo aspetto è molto interessante anche per il caso specifico del castello di Ambra in quanto in un documento del 1270[13], in cui si evince lo stato di assoluta rovina del castello per motivi bellici, i rappresentanti di Ambra chiedono aiuto alla città di Arezzo per la ricostruzione e il ripopolamento. Dunque potremmo ipotizzare che le case a pilastro presenti ad Ambra siano il frutto di una nuova riorganizzazione urbanistica del castello promossa dalla città di Arezzo alla fine del XIII secolo.

 
Santa Maria Assunta, facciata e campanile
 
Chiesa della Compagnia di Santa Croce

La chiesa del castello è di origine medievale ed è intitolata a Santa Maria Assunta, ma ormai ha perso del tutto le proprie caratteristiche medievali e presenta una facies attuale frutto di pesanti interventi di ricostruzione realizzati a metà del XX secolo. Secondo la tradizione locale la chiesa medievale non doveva trovarsi dove si colloca l’attuale edificio di culto, ma nel palazzo di fronte, con relativo cimitero nel giardinetto ubicato al centro del castello. Tale congettura è del tutto priva di fondamenta scientifiche e risulta molto improbabile uno spostamento della chiesa nei secoli e soprattutto la presenza di un cimitero nella zona centrale del castello. Resti di sepolture sono state recuperate intorno all’attuale chiesa e dentro ad essa. Sembra verosimile che la chiesa sia sempre stata ubicata dove si trova oggi, anche se le dimensioni originarie probabilmente erano notevolmente ridotte. Dal Catasto Lorenese si può notare come l’edificio avesse una lunghezza fino all’attuale arco trionfale, mentre l’odierna zona presbiteriale ospitava due abitazioni e una zona aperta. Come già citato in precedenza nella zona strettamente circostante alla chiesa doveva trovarsi il cimitero, anche se frequentemente alcune sepolture venivano inserite all’interno dell’edificio. A tale proposito, anche se in una fonte documentaria moderna, si ricorda la visita Pastorale del 1516, nella quale si specificano le buone condizioni della chiesa fatta eccezione per il pavimento rovinato dalle sepolture[14].

Per il periodo che potremmo genericamente definire moderno l’abitato di Ambra si estese al di fuori dell’antico tracciato murario del castello, sul versante meridionale, formando un piccolo borgo che costeggiava il vecchio perimetro del castello corrispondente alle attuali via Benvenuto Cellini e il Vicolo della Luna. La nascita del borgo è difficilmente databile in base ai dati ad oggi disponibili; in un'abitazione è presente un elemento fittile con incisa la data 1517. Alla seconda metà del XVI secolo potrebbe corrispondere la costruzione della chiesa della Compagnia di Santa Croce, localizzata anch’essa al di fuori del castello medievale.

Tale ipotesi sembrerebbe avvalorata dall’analisi delle Visite Pastorali; infatti nei documenti l’Oratorio Di Santa Croce compare soltanto nella Visita del 1575 nella quale si specifica che la struttura mantiene i sacramenti della Chiesa castellana di Santa Maria, poiché quest’ultima è in rovina[15].

In tempi più recenti il borgo conobbe un ulteriore piccolo sviluppo sempre nel settore meridionale con la formazione dell’attuale tratto di via Trieste all’interno del centro storico. Di questo generico contesto cronologico l’edificio di maggiore pregio architettonico è certamente Villa Mani-Zampi. Non sono stati ricercati documenti che possano stabilire con esattezza la data di realizzazione dell’edificio, ma da una preliminare osservazione dei caratteri tipologici può essere inserito in arco cronologico compreso tra la fine del XVIII e i primi decenni del secolo successivo. A questo periodo probabilmente corrisponde anche la costruzione di Palazzo Paladini nel centro dell’antico castello.Un'altra notevole operazione edilizia fu la costruzione alla fine del XIX secolo di una filanda per la tiratura della seta da parte di Adolfo Zampi, un ricco proprietario del posto; la struttura fu inaugurata nel 1896[16].L’ultimo sviluppo urbanistico di Ambra è riconducibile al secondo dopo guerra in cui si è venuto a delineare l’aspetto dell’odierno paese.

SocietàModifica

Tradizioni e folcloreModifica

La Pro-Loco è stata sempre attiva nel paese organizzando sagre, feste e ogni tipo di attrazione, fra cui, la principale, è la sagra della lumaca che ha luogo la seconda settimana di settembre e vede una rievocazione medioevale del borgo con degustazione di prodotti tipici. Alla fine viene fatto il "Palio della palla tonchiata" che consiste nel far rotolare una palla gigante con al suo interno ferrame di ogni tipo.

Esse sono spinte da due rappresentanti per ognuno dei 5 rioni in cui è suddiviso il paese:

  • Rione Senese (colore verde) zona ovest, comprende via Trieste, vie delle Casine e San Martino
  • Rione della Piazza (colore giallo) zona della piazza e dintorni
  • Rione del Castello (colore bordeaux) zona del castello
  • Rione del Poggio (colore bianco) zona nord, comprende via Leonardo da Vinci
  • Rione Pozzo (colore blu) zona est comprende via Trieste, via Giotto, via Alessandro volta e via Dante Alighieri

Il rione che arriva primo al traguardo si aggiudica il palio.

SportModifica

Ambra è sede di 3 società calcistiche: l'U.S. Ambra, che nella stagione 2009-2010 ha conquistato una storica promozione in prima categoria, dopo aver dominato il girone "N", concludendo il campionato con una sola sconfitta in trenta partite, grande merito andò ai suoi trascinatori Cuccoli e Giustelli che con le loro valanghe di gol trascinarono la formazione valdambrina al successo finale, mentre nella stagione 2015-2016 ha militato e vinto il campionato di Prima Categoria conquistando un'altra storica promozione nella Promozione Toscana per la stagione 2016-2017. In tale società ha giocato per circa 4 stagioni il corteggiatore di Uomini e Donne Federico Gregucci; i Panzer Ambra, squadra che per la stagione 2015-2016 ha militato nel campionato amatoriale UISP del Valdarno; infine la neonata società Atletico Valdambra debutterà quest'anno nel campionato di Terza Categoria 2016-2017, nonostante lo scetticismo generale della comunità valdambrina mostrato fin dai primi passi della costituzione della nuova società.

NoteModifica

[1] G. Grandinetti M. Magi, Siti in età preistorica, in AA.VV, Un Quinquennio di attività della Soprintendenza Archeologia per la Toscana nel territorio aretino, Arezzo 1996. PP. 139-140)

[2] Ibid, p. 139

[3] G. Ceccherini F. Sinatti, La Valdambra. Note di topografia dall’età arcaica al medioevo, Bucine 2005, pp. 54-55; D. Cocchi, La preistoria nel Valdarno Superiore, in “La storia del Valdarno”, II, 1981, pp. 155-163.

[4]Si veda: S. Pieri, Toponomastica della Valle dell’Arno, Roma 1919: T. Cini, Appunti storici sulla Valle dell’Ambra, Firenze 1907, p. 13.

[5] M. Torelli (a cura di), Atlante dei siti archeologici della Toscana, Firenze 1992, p. 244.

[6] PASQUI U., Documenti per la storia della città di Arezzo nel medioevo, I, Firenze1899, Doc. 111.

[7]Archivio Curia vescovile di Arezzo, Santa Maria in Gradi, 23.

[8] G. Ceccherini- F. Sintatti, La Valdambra. Note di topografia dall’età arcaica al medioevo, Bucine 2005.

[9] U. Pasqui, Documenti per la storia della città di Arezzo nel medioevo, I, Firenze 1899, p. 422.

[10] V. Castelli, I terremoti nella storia: l’epicentro del terremoto del 13 aprile 1558 in Toscana era nascosto tra le colline del Chianti, da: https://ingvterremoti.wordpress.com/2015/05/11/i-terremoti-nella-storia-lepicentro-del-terremoto-del-13-aprile-1558-in-toscana-era-nascosto-tra-le-colline-del-chianti/

[11] S. Pieri C. Volpi (a cura di), Visite pastorali del 1574 al 1584, vol. III, Arezzo 2010, p. 284.

[12] Sulle case a pilastro si veda ad esempio: F.REDI, Pisa com'era: archeologia urbanistica e strutture materiali (secoli X-XIV), Napoli 1991.

[13] U.PASQUI, Documenti per la storia della città di Arezzo nel medioevo, I, Firenze1899, p. 422.

[14] S. Pieri C. Volpi (a cura di), Visite pastorali del 1275 al 1516, vol. I, Arezzo 2006, p. 243.

[15] S. Pieri C. Volpi (a cura di), Visite pastorali del 1574 al 1584, vol. III, Arezzo 2010, p. 69.

[16]Si veda: E. Scala, I luoghi della Valdambra, Bucine 1996.

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