Ambrogio Sansedoni

domenicano (1220 - 1286)

Ambrogio Sansedoni (Siena, 16 aprile 1220Siena, 20 marzo 1286) è stato un religioso italiano. Sacerdote dell'ordine dei frati predicatori, il suo culto come beato fu concesso da papa Eugenio IV alla città di Siena e alla provincia romana del suo ordine nel 1443.

Il beato Ambrogio Sansedoni, di Giovanni di Paolo

BiografiaModifica

Nato da una nobile famiglia senese, non fu accolto dai genitori a causa di una sua deformità e fu affidato alle cure di un'umile donna: dopo un anno guarì mentre si trovava nella chiesa domenicana della Maddalena e fu riammesso in famiglia.[1]

Vestì l'abito religioso nell'ordine domenicano il 16 aprile 1237 e nel 1245 fu inviato a studiare a Parigi.[1] Nel 1248 fu inviato a Colonia come discepolo di Alberto Magno ed ebbe come compagni di studio Tommaso d'Aquino e Pietro di Tarantasia.[2]

Dopo cinque anni tornò a Parigi per insegnare, ma rifiutò il titolo di maestro.[2]

Fu inviato in Germania per svolgere una missione di pace dopo la condanna di Federico II di Svevia decretata nel concilio di Lione nel 1245. Rientrò in Italia nel 1265.[2]

Svolse opera di pacificazione a Siena e ottenne da papa Clemente IV la revoca dell'interdetto lanciato contro la città a causa dell'appoggio senese a Manfredi di Svevia.[3]

A lui si rivolse anche Corradino, sconfitto e preso prigioniero a Tagliacozzo, perché intercedesse per lui presso il pontefice: Sansedoni ottenne l'assoluzione dalla scomunica, ma Corradino fu ugualmente decapitato a Napoli da Carlo I d'Angiò.[3]

Fu chiamato per insegnare teologia a Roma e fu maestro del Sacro Palazzo. Fu inviato a ristabilire la pace tra Genova e Venezia, Firenze e Pisa e a predicare la crociata contro i saraceni.[3]

Morì a Siena mentre predicava la quaresima del 1286.[4]

Il cultoModifica

A Siena se ne celebrava la festa sin dal 1288 e sin dalla metà del Cinquecento a Siena si correva un palio in suo onore; il governo della Repubblica stanziò una somma per erigergli una cappella e il 20 marzo la Signoria si recava in San Domenico a rendergli omaggio; sulla facciata del duomo fu collocata la sua statua a mezzo busto con il modello della città in mano.[4]

Papa Onorio IV fece avviare un'inchiesta in vista della sua canonizzazione;[4] papa Eugenio IV, con breve del 16 aprile 1443, concesse di celebrare la sua festa a Siena e alla provincia romanae dell'ordine domenicano (facoltà estesa a tutto l'ordine domenicano da papa Gregorio XV nel 1622).[5]

Il 26 febbraio 1597 papa Clemente VIII fece inserire il suo elogio nel martirologio romano.[5]

Il suo elogio si legge nel martirologio romano al 20 marzo.[6]

NoteModifica

  1. ^ a b Sadoc M. Bertucci, BSS, vol. XI (1968), col. 629.
  2. ^ a b c Sadoc M. Bertucci, BSS, vol. XI (1968), col. 630.
  3. ^ a b c Sadoc M. Bertucci, BSS, vol. XI (1968), col. 631.
  4. ^ a b c Sadoc M. Bertucci, BSS, vol. XI (1968), col. 632.
  5. ^ a b Sadoc M. Bertucci, BSS, vol. XI (1968), col. 633.
  6. ^ Martirologio romano (2004), p. 271.

BibliografiaModifica

  • Il martirologio romano. Riformato a norma dei decreti del Concilio ecumenico Vaticano II e promulgato da papa Giovanni Paolo II, LEV, Città del Vaticano 2004.
  • Filippo Caraffa e Giuseppe Morelli (curr.), Bibliotheca Sanctorum (BSS), 12 voll., Istituto Giovanni XXIII nella Pontificia Università Lateranense, Roma 1961-1969.

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