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Americano rosso

film del 1991 diretto da Alessandro D'Alatri
Americano rosso
AmericanoRosso.png
Titolo di testa
Lingua originaleItaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1991
Durata102 min
Generecommedia
RegiaAlessandro D'Alatri
SoggettoGino Pugnetti (omonimo romanzo)
SceneggiaturaEnzo Monteleone
ProduttoreSandro Parenzo per Videa e Rai Radiotelevisione Italiana
Distribuzione in italianoWarner Bros. Pictures
FotografiaAlessio Gelsini Torresi
MontaggioCecilia Zanuso
MusicheGabriele Ducros
ScenografiaMaurizio Marchitelli
Interpreti e personaggi

Americano rosso è un film del 1991 per la regia di Alessandro D'Alatri. Film d'esordio del regista, è tratto dall'omonimo romanzo di Gino Pugnetti.

Il titolo del film si riferisce a un cocktail, diffuso in Italia negli anni trenta, che, contrariamente al nome Americano, fa uso esclusivamente di prodotti italiani: bitter Campari, Vermouth rosso e seltz. Il cocktail è quello preferito del vitellone di provincia Vittorio Benvegnù, destinato ad incontrare un ingenuo "americano" che tale non è.

Indice

TramaModifica

Estate 1934, vigilia di Ferragosto. Vittorio è stato appena licenziato dall'agenzia matrimoniale dello zio Oscar il quale ha scoperto che la moglie lo tradisce proprio con il nipote. Per conservare il lavoro, Vittorio ricatta lo zio minacciandolo di rivelare il suo passato e i loschi traffici che questi ha imbastito quando era emigrato in America. Ma non c'è niente da fare: il licenziamento è definitivo. Vittorio tuttavia non se ne preoccupa molto perché, essendo fascista della prima ora, ritiene di poter trovare facilmente un impiego, magari nel cinema data la sua somiglianza con Clark Gable, come almeno dicono gli amici.

Vittorio incontra George Maniago (interpretato da Burt Young che recita con la sua voce), un italo-americano che bussa all'agenzia matrimoniale, ormai chiusa per le vacanze estive. Anziano e ricco, George vuole una sposina delle sue parti: bella, formosa, ma soprattutto illibata. Vittorio si offre di aiutarlo in cambio di una vacanza gratuita nella riviera veneta con soggiorno negli alberghi più lussuosi.

Viaggiando sull'auto presa a nolo da George, Vittorio fa conoscere al ricco americano, che di mestiere fa l'estetista di defunti, alcune improponibili aspiranti alle nozze, servendosi delle schede sottratte all'agenzia: una ballerina del varietà, una matura vedova, una bella e sfacciata donna di mondo[1], una giovane contadina sordomuta.

L'americano, che non ha tempo da perdere poiché ha già prenotato per sé e la futura moglie i biglietti di ritorno negli Stati Uniti, rifiuta naturalmente le donne proposte, anche se belle come la spregiudicata Zaira, che Vittorio ha avuto modo di "saggiare" in sua assenza.

Casualmente, quando il tempo sta ormai per scadere, Vittorio trova la donna adatta per George Maniago: Antonietta, una giovane domestica, maltrattata dal padrone dell'osteria dove i due si sono recati per cenare. George accetta soddisfatto la proposta ed anche Antonietta si rassegna a sposarlo.

Vittorio deve accompagnare a Udine la giovane per aiutarla a ottenere al più presto il passaporto, con l'aiuto del suo amico questore, suo camerata nelle avventure squadriste. Durante il soggiorno nella città friulana, però, i due giovani si innamorano e Vittorio ha l'occasione di scoprire che neppure Antonietta ha il requisito della verginità a cui l'americano tiene molto.

Vittorio vorrebbe iniziare una nuova vita con Antonietta, la quale però ha troppo sofferto la povertà per accettare la sua proposta. Così la giovane parte per l'America con il suo promesso sposo George che, soddisfatto, compensa generosamente Vittorio per il suo lavoro, riprendendosi però il denaro che questi gli aveva sgraffignato. L'americano infatti non è così ingenuo come appare.

Di questo si accorge casualmente Vittorio leggendo su un giornale la notizia dell'assassinio dello zio Oscar, di cui proprio lui, a causa dell'ultimo litigio avuto, è sospettato. Viene fermato dalla polizia mentre è alla guida dell'auto noleggiata dall'americano, che Vittorio deve riconsegnare, e la polizia rinviene, nascoste nell'automobile, una grossa somma di denaro e, soprattutto, l'arma del delitto. Folgorato dalla verità, Vittorio capisce di essere caduto nella trappola di George Maniago: l'americano ha saldato i vecchi conti in sospeso con lo zio Oscar e si è servito di Vittorio per addossargli l'omicidio. Vittorio proclama con forza la sua innocenza, ma non viene creduto: non gli rimane che sperare nella protezione del camerata Benito Mussolini.

DistribuzioneModifica

Il film fu distribuito nelle sale cinematografiche nel settembre 1991.

RiconoscimentiModifica

CriticaModifica

«Si segue tutto con piacere. Il racconto è disinvolto, i suoi ritmi sono sciolti e vivaci e tutti i personaggi, non solo i due principali, hanno sempre il loro colore e il loro segno.» (Gian Luigi Rondi, Il Tempo)

«Americano rosso è un film senza grandi ambizioni, gradevolmente vivace, diretto dall'esordiente Alessandro D'Alatri, anni 36, con simpatica attenzione ai tipi e ai costumi dell'età fascista. Una commedia che pur difettando di spessore offre un piacevole intrattenimento. Il punto di forza del film è peraltro rappresentato dagli interpreti.» (Giovanni Grazzini, Il Messaggero)

«Tutto il film, più illustrativo che d'autore, si distingue per accuratezza e qualità produttiva. Accanto ai registi giovani, anche scrittori, attori e tecnici sono cresciuti a formare una nuova generazione interessante del cinema italiano.» (Lietta Tornabuoni, La Stampa)

«Al film viene voglia di chiedere di più incoraggiati dal suo scorrere piacevole. Bentivoglio e Burt Young sono affiancati da interpreti ugualmente bravi, da Valeria Milillo a Sabrina Ferilli, Massimo Ghini e Eros Pagni.» (Alfio Cantelli, Il Giornale)

«Americano rosso, coniuga cinema con letteratura, Italia con America, realismo con fantasia. Il film offre all'esordiente regista Alessandro D'Alatri l'occasione per misurarsi con successo nelle vocazioni di certe godibili atmosfere del '34 dove un giusto sentimento del tempo conta più dei soldi.» (Tullio Kezich, Il Corriere della Sera)

«Perfetta l'ambientazione, buona la recitazione, poco grintosa la sceneggiatura...buon esordio per D'Alatri» ** [2]

NoteModifica

  1. ^ Zaira, interpretata da Sabrina Ferilli in una delle sue prime esperienze cinematografiche.
  2. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei film, ed. 1994.

FontiModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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