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BiografiaModifica

Andrea Verga nacque a Treviglio nel 1811, da Giosuè, di professione cocchiere, e Domitilla Carcano. Di indole vivace e irrequieta e di mente sveglia, da fanciullo Andrea era considerato, stando alla biografia del Castelli, un vero «barabbino», e fu solo dopo la sudata ammissione al seminario di Castello sopra Lecco che emerse la sua passione per lo studio dei classici, che lo portò ad emergere fra i compagni per le sue capacità[1].

Nonostante i genitori desiderassero che intraprendesse la carriera ecclesiastica, Verga decise di intraprendere lo studio della medicina e la carriera accademica. Dopo essersi laureato nel 1832 presso l'Università degli Studi di Pavia, dal 1836 iniziò a collaborare come assistente con Bartolomeo Panizza. Durante i primi anni della sua carriera medica subì un grave incidente: si trovava a Treviglio quando un'infezione contagiosa gli colpì un occhio durante un'operazione, sviluppando un'oftalmia che, trascurata (anche a causa dell'impegno a combattere un'epidemia di colera in corso in città), gli fece perdere la vista all'occhio.

Nel 1843 si trasferì a Milano, dove iniziò la carriera di alienista in qualità di medico aiuto al manicomio privato di San Celso, luogo di ricovero di malati mentali appartenenti alle classi agiate. Nel 1848, durante la prima guerra d'indipendenza italiana, gli venne affidata dal Governo provvisorio di Lombardia la direzione del Manicomio Milanese della Senavra: al ritorno degli austriaci, rischiò quindi di vedersi togliere l'incarico, e per un certo periodo fu sorvegliato costantemente dalla polizia: furono «i buoni uffici di un Consigliere italiano del Governo» e l'aiuto del professor Panizza a salvarlo dalla rimozione[1]. Ad ogni modo, nel 1852, sotto gli austriaci, gli fu offerta la direzione dell'Ospedale Maggiore di Milano (abbandonando la Senavra, sostituito da Cesare Castiglioni).

Nello stesso dette anche vita all'Appendice psichiatrica, supplemento al periodico la Gazzetta medica italiana. Grazie anche all'autorevolezza della rivista ospitante, l'Appendice ebbe un ruolo significativo nella nascita di una psichiatria come disciplina medica riconosciuta a livello scientifico e di respiro nazionale[2]. Nel 1864 fondò, insieme a Cesare Castiglioni e Serafino Biffi, l'Archivio Italiano per le malatie nervose e più particolarmente per le alienazioni mentali.

Nel 1863 vi fu una riorganizzazione interna nell'amministrazione dell'Ospedale Maggiore, e il nuovo Regolamento Sanitario stabilì la soppressione della direzione medica: due anni dopo (1865) venne quindi a cessare le funzione del Verga come direttore. Il nuovo Consiglio, esplicitando che il Verga non era stato «preso di mira», decise di istituire pubblicamente per lui (come professione straordinario) la cattedra di "dottrina e clinica delle alienazioni mentali"[3] all'interno dell'Ospedale Maggiore.

Dopo un lungo periodo di incubazione, nel 1873 venne fondata a Roma, durante l'XI Congresso degli scienziati italiani, la Società Freniatrica Italiana: Verga ne divenne il primo presidente.

Nel 1874 inoltre fondò e divenne primo presidente della Società di patrocinio per i pazzi poveri della Provincia di Milano, a favore di quei “convalescenti o guariti di pazzia” dimessi dall’istituto i quali trovavano «la società sorda e muta alle domande di ajuto e soccorso, perché pur troppo sussiste ancora il vecchio pregiudizio che il pazzo non guarisce»[4].

La sua nomina a senatore risale invece al 16 novembre 1876, ed è stata convalidata il 12 dicembre dello stesso anno. Ha prestato giuramento il 16 marzo 1877.

Presente in molte delle istituzioni politiche, culturali e scientifiche di Milano, fu a lungo consigliere provinciale (1867-1889) e consigliere comunale (1876-1889), nonché membro del R. Istituto lombardo di scienze, lettere ed arti, di cui fu presidente negli anni 1857-1858 e 1864-1865[5]. Completamente dedito al suo lavoro e in misura minore ai suoi interessi letterari - Verga fu autore di racconti e poesie - non si sposò mai e non ebbe figli.

Anatomico di discreta reputazione (il suo nome resterà legato al ventricolo di Verga), attorno al 1847 partecipò assieme a Carlo Erba, Giovanni Polli e Cesare Lombroso ai primi esperimenti sull'uso terapeutico della cannabis[6]. Per il periodo storico in cui operò non poteva rimanere estraneo al positivismo scientifico, le cui concezioni influirono nei suoi studi e nella sua attività.

Muore nel 1895 e viene tumulato nella Cripta del Famedio del Cimitero Monumentale di Milano[7].

OnorificenzeModifica

OpereModifica

  • Studi anatomici sul cranio e sull'encefalo. Psicologici e frenatrici, Milano, Manini-Wiget, 1896-97
  • Delle particolari forme di delirio cui danno origine le grandi pestilenze, 1862.

NoteModifica

  1. ^ a b Giuseppe Castelli, Figure dell'Ottocento dal Ca' Granda, Milano, Edizione Meneghina, 1940, pp. 443-482.
  2. ^ Della Peruta et al., Storia d'italia Annali 7 Malattia e medicina, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1984, p. 1082.
  3. ^ Andrea Verga - Aspi - Archivio storico della psicologia italiana, su www.aspi.unimib.it. URL consultato il 17 febbraio 2016.
  4. ^ Andrea Verga, Società di patrocinio per i pazzi poveri della Provincia di Milano, in «Archivio italiano per le malatie nervose e più particolarmente per le alienazioni mentali», 1875, p. 243.
  5. ^ Andrea Verga, su aspi.unimib.it.
  6. ^ Samorini G., L'erba di Carlo Erba. Per una storia della canapa indiana in Italia 1845-1948, Torino, Nautilus, 1997.
  7. ^ Comune di Milano, App di ricerca defunti Not 2 4get.

BibliografiaModifica

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN55964734 · ISNI (EN0000 0000 7778 0894 · SBN IT\ICCU\RAVV\091861 · LCCN (ENn2001127027 · GND (DE108195762X · BNF (FRcb10458378k (data) · CERL cnp02137851 · WorldCat Identities (ENn2001-127027
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