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Angelo Emo

ammiraglio italiano
Angelo Emo
Angelo Emo Capodilista.jpg
Angelo Emo in un ritratto di fine Settecento
NascitaVenezia, 3 gennaio 1731
MorteMalta, 3 marzo 1792
Cause della mortepleurite
Luogo di sepolturaCappella dell'Arsenale di Venezia, Venezia
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servitoFlag of Most Serene Republic of Venice.svg Repubblica di Venezia
Forza armataFlag of the Republic of Venice.svg Marineria veneziana
ArmaMarina
Anni di servizio? - 1792
GradoCapitàn da mar
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Angelo Emo (Venezia, 3 gennaio 1731Malta, 3 marzo 1792) è stato un ammiraglio italiano. Fu l'ultimo Capitàn da mar della Serenissima Repubblica di Venezia.

BiografiaModifica

Membro della famiglia patrizia degli Emo, Angelo era figlio di Giovanni e di Lucia Lombardo. A dodici anni, dopo essere stato educato da un precettore, si recò a Brescia, dove frequentò il locale e prestigioso collegio dei Gesuiti, eccellendo nelle lettere, in filosofia e soprattutto nella letteratura latina, che fu sempre una sua grande passione[1]. All'età di 20 anni entrò nella marina veneziana, in qualità di ufficiale patrizio, a bordo dei velieri della cosiddetta Armada Grossa e, già nel 1760, gli venne affidato il comando di una nave da settantaquattro cannoni, col compito di scortare il delegato Francesco Grimani a Corfù.

Le sue idee innovative gli valsero una rapida carriera, durante la quale si rese conto delle debolezze e inefficienze che gravavano sull'antica potenza navale veneziana. Giunto ai gradi più elevati della flotta, propose l'introduzione di nuovi tipi di navi e riuscì a migliorare il livello degli equipaggi, arrivando a presentare al Senato proposte per un radicale rinnovamento dell'Armada, proposte che però non trovarono accoglimento.

Impegnato nella carriera, non si sposò mai.

Pur vivendo in un'epoca di relativa pace per la Repubblica, dovuta anche alla consapevolezza veneziana della progressiva riduzione della sua capacità di azione, ebbe l'occasione di mettersi in evidenza dal punto di vista bellico sotto il dogado di Paolo Renier. In quest'epoca, infatti, le continue incursioni dei corsari barbareschi danneggiavano il mercato e le rotte marittime veneziane e si decise di punirli per questo. Per l'occasione, venne messa insieme l'ultima flotta di una certa consistenza nella storia della Repubblica Veneta, composta di cinque vascelli di linea e cinque fregate e una serie di bombarde trasportate su zatteroni assemblabili, progettata dallo stesso Emo, in precedenza direttore dell'Arsenale della Repubblica. Dopo aver guidato la flotta ed aver sconfitto facilmente in mare i nemici, dotati solo di galere e di altre imbarcazioni leggere con scarso pescaggio, l'Emo, quando essi si rifugiarono nei loro porti protetti da bassi fondali, ebbe l'accorta idea di bombardare i porti (Sfax, Tunisi, Biserta, per citarne solo alcuni) tramite l'utilizzo degli zatteroni sopra citati, che riuscirono a passare dove alle navi maggiori sarebbe stato impossibile, arrivando vicino all'imbocco dei porti (1785-1786); secondo alcuni testimoni dell'epoca, la città di Biserta venne pressoché distrutta[2]. La Serenissima, in un'occasione analoga, promosse una successiva spedizione, sempre sotto il comando di Emo, di forza inferiore, che però, nonostante i gravi danni provocati alle città barbaresche, non indusse gli avversari alla resa[2]; Emo non rimase al comando fino alla fine della spedizione, ma rientrò a Venezia, cedendolo al suo luogotenente, Tommaso Condulmer.

 
Busto di Angelo Emo, opera di Pietro Zandomeneghi (1862-1863)

Dopo la pace, tentò un'ulteriore riforma della marina veneziana, prendendo a modello la Royal Navy britannica[2]. Di carattere non facile, durante una delle sue visite a Malta, al comando di una squadra veneziana, per il suo comportamento definito "altezzoso", venne affrontato ed insultato sul cassero della sua ammiraglia, la fregata grossa da 64 cannoni Fama, da 19 cavalieri; la sua reazione fu di ritenere il fatto "un affronto alla Serenissima" e, come tale, richiese una punizione esemplare al Gran Maestro del Sovrano Ordine Militare di Malta, Emmanuel de Rohan-Polduc; di conseguenza, due cavalieri vennero condannati a 20 anni di carcere e gli altri espulsi dall'Ordine e dall'isola[2].

Angelo Emo morì improvvisamente a Malta, a 61 anni, durante un'ulteriore missione, il 3 marzo 1792, e venne sepolto con grandi onori dai suoi marinai, che lo avevano sempre stimato ed apprezzato.

Emo è considerato uno dei grandi ammiragli della storia navale veneziana e la Regia Marina gli ha intitolato due sommergibili: uno della Classe Pietro Micca del 1919 e uno della classe Marcello del 1938.

NoteModifica

  1. ^ In particolare, studiò approfonditamente Tacito
  2. ^ a b c d Le armi di San Marco, Roma, Società Italiana di Storia Militare - atti del convegno del 2011, 2012. Angelo Emo, ultimo ammiraglio della Serenissima, pagg. 111-122.

BibliografiaModifica

  • Guido Candiani, I vascelli della Serenissima: guerra, politica e costruzioni navali a Venezia in età moderna, 1650-1720, Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, 2009.
  • Guido Candiani, Dalla galea alla nave di linea: le trasformazioni della marina veneziana (1572-1699), Novi Ligure, Città del Silenzio, 2012.
  • Guido Ercole, Duri i banchi. Le navi della Serenissima 421-1797, Gardolo, Gruppo Modellismo Trentino di studio e ricerca storica, 2006.
  • Girolamo Dandolo, La caduta della Repubblica di Venezia e i suoi ultimi cinquant'anni, Venezia, Pietro Naratovich, 1855.
  • Cesare Augusto Levi, Navi da guerra costruite nell'Arsenale di Venezia dal 1664 al 1896, Venezia, Fratelli Visentini, 1896.
  • Federico Moro, Angelo Emo, eroe o traditore?, Venezia, Studio Lt2, 2011.
  • G. Rovani, Storia delle lettere e delle arti in Italia, Milano, tip. Francesco Sanvito, 1857.

PeriodiciModifica

  • Alain Blondy, Au crépuscule de Venise et de l'Ordre: les funérailles de l'amiral Angelo Emo (1731-1792) à Malte, Bulletin de la Société d'histoire et du patrimoine de l'Ordre de Malte, 25, 2011, 49-57.
  • Paolo Cau, Gli ultimi 15 anni della Marina Veneta nei documenti dell'Archivio di Stato a Cagliari, in Le armi di San Marco, Verona, Storia Italiana di Storia Militare, 2011.
  • Paolo Del Negro, La politica militare veneziana nel 1796-1797, in Le armi di San Marco, Verona, Storia Italiana di Storia Militare, 2011.
  • Guido Ercole, La batteria galleggiante “Idra”, in Storia Militare, nº 264, Parma, Ermanno Albertelli, settembre 2015.

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