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Angelo Manaresi
Angelo Manaresi.jpg

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXVI, XXVII, XXVIII, XXIX

Consigliere nazionale del Regno d'Italia
Legislature XXX
Gruppo
parlamentare
Corporazione del Vetro e ceramica

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista
Università Università di Bologna
Professione avvocato
Angelo Manaresi
9 luglio 1890 – 6 aprile 1965
Nato aBologna
Morto aBologna
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegio Esercito
CorpoAlpini
UnitàBattaglione alpini "Feltre", 7º Reggimento alpini
Anni di servizio1915-1943
GradoTenente colonnello
ComandantiGabriele Nasci
GuerrePrima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
BattaglieBattaglia degli Altipiani
Battaglia di Vittorio Veneto
Battaglia delle Alpi Occidentali
Comandante di10º Reggimento alpini
Decorazionivedi qui
Pubblicazionivedi qui
dati tratti da Sport e fascismo[1]
voci di militari presenti su Wikipedia

Angelo Manaresi (Bologna, 9 luglio 1890Bologna, 6 aprile 1965) è stato un politico, militare e scrittore italiano, combattente volontario della prima guerra mondiale, dove fu decorato con due Medaglie di bronzo e con la Croce di guerra al valor militare.

Indice

BiografiaModifica

Nacque a Bologna il 9 luglio 1890, figlio di Guglielmo e Olimpia Mignani.[2] Dopo aver frequentato la scuola elementare e liceo "Marco Minghetti"[3] si iscrisse alla facoltà di legge della sua città, laureandosi il 4 novembre 1912.[2] Iniziò a lavorare come avvocato presso uno studio legale cittadino, ed appassionandosi alla montagna, che frequentò assiduamente sia sull'Appennino locale, che compiendo ascensioni più impegnative nell’arco alpino.[2] Animato da una grande passione irredentista, tra il 1914 e il 1915 assunse la presidenza della Sezione bolognese dell’Associazione Nazionale "Trento e Trieste".[2] All’atto dell’entrata in guerra del Regno d'Italia, venne esonerato per motivi fisici a causa di una ernia inguinale, ma egli si fece operare d’urgenza, presentando successiva domanda di arruolamento, con specifica richiesta "specialità alpini".[2]

Arruolatosi nel Regio Esercito fu mandato a Belluno in forza al 7º Reggimento alpini come sottotenente della "Territoriale", ottenendo quindi la promozione ad ufficiale di complemento[1] ed inviato al centro di mobilitazione di Feltre per compiere il necessario corso ufficiali.[2] A novembre ottenne la nomina a sottotenente, assegnato destinato al Battaglione alpini "Feltre" che allora si trovava in linea in Valsugana, dove assunse il comando di un plotone della 66ª Compagnia.[2] Nel periodo di Natale compì le sue prime azioni belliche a Monte Carbonile. Il Battaglione "Feltre" si attestò successivamente sul Monte Salubio, ma con l’offensiva austriaca lanciata dall'esercito austriaco nel maggio 1916 il reparto riuscì a non farsi accerchiare combattendo per quindici giorni. Promosso tenente, nell'agosto successivo il suo reparto fu trasferito in zona di Alpi di Fassa dove, dal 24 al 27 si combatte la battaglia per conquistare il Monte Cauriol.[2] Distintosi brillantemente durante questa azione,[4] decorato con la Medaglia di bronzo al valor militare, rimase in quella zona fino al settembre 1917, partecipando alle azioni a Cima Gardinal, Busa Alta, e poi ancora sul Cauriol.[2] Quando il Comando Supremo lo pose innanzi alla scelta di assumere l'incarico di ufficiale di Propaganda o di avvocato presso un tribunale militare nelle retrovie, rifiutò decisamente l'imposizione, frequentando a Verona un breve corso per ufficiale di Stato maggiore e ottenendo la promozione a capitano nei primi giorni novembre.[2] Nelle mese di ottobre con la disfatta di Caporetto, il suo reparto dovette abbandonare al nemico il Monte Cauriol ripiegando su una nuova linea del fronte situata sul massiccio del Monte Grappa.[2] A metà del mese dicembre partecipò ai sanguinosi combattimenti in difesa delle posizioni di Monte Medàta, rimanendo gravemente ferito[5] ad un piede il giorno 14.[2] Ricoverato in vari ospedali delle retrovie, fu decorato con una seconda Medaglia di bronzo al valor militare. Riprese servizio al suo reparto, allo schierato in Val d'Astico, nell’agosto 1918, e il 31 ottobre successivo il battaglione si lanciò all'attacco sulla direttrice Val Lagarina-Rovereto-Trento.[2] Alle ore 16 del 3 novembre il "Feltre" entrò in Trento liberata. Posto in congedo nel settembre 1919, decorato con la Croce di guerra al valor militare, ritornò alla vita civile.[2]

Eletto consigliere comunale a Bologna in una lista di minoranza[1] nel 1920,[6] il 21 novembre dello stesso anno si trovava nell'aula consiliare di Palazzo D'Accursio nel momento in cui scoppiavano violenti disordini a causa degli scontri tra fascisti e Guardie Rosse.[1] Un proiettile esploso da una persona mai identificata uccise Giulio Giordani, che era seduto al suo fianco.[2] Nel 1922 fu eletto deputato alla Camera dei Deputati in una lista ex combattenti,[7] e dopo aver aderito al PNF fu sempre confermato alla sua carica nelle legislature successive.[2] Nel 1926 è nominato presidente dell'Opera nazionale combattenti,[8] ricoprendo tale incarico fino al 1929, e nel 1928 è nominato Commissario Straordinario dell'Associazione nazionale alpini,[9] divenendone Presidente il 15 maggio 1929.[2] In quegli anni scrisse numerosi articoli sulla rivista l’Alpino,[8] e diede alle stampe libri di carattere storico. In quello stesso anno è nominato sottosegretario alla guerra nel governo Mussolini, lasciando tale incarico nel luglio 1933[7].

Nel 1930 diviene anche Presidente del Club Alpino Italiano[9] e dallo stesso anno fino all'agosto 1935 ricoprì l’incarico di Podestà di Bologna.[2] Nel 1939 diviene consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.[2] Dopo l'entrata in guerra dell'Italia, avvenuta il 10 giugno 1940, si arruolò come tenente colonnello, partecipando alle operazioni belliche contro la Francia.[2] Successivamente è assegnato all'Ufficio Stampa ed assistenza dello Stato maggiore dell'Esercito e in questo incarico svolse un'intensa attività, facendo visite ai reparti combattenti in prima linea, assumendo nel contempo il comando del 10º Reggimento alpini. Nel marzo 1942 si recò due volte in visita ai reparti schierati sul fronte russo e nel marzo 1943, dopo la disfatta dell’ARMIR fu l’unico gerarca che ebbe il coraggio di andare,[10] allestendo un treno di viveri, vestiario, e generi di conforto, incontro[11] ai reduci della Campagna di Russia.[2]

Dopo la caduta del fascismo, avvenuta il 25 luglio 1943 confermò la sua fedeltà al Re con un telegramma, lasciando nel contempo l’incarico di Presidente dell’ANA.[12] Per questo telegramma fu poi arrestato da militi della RSI il 17 settembre, su denuncia di Enrico Cucciari,[13] qualche giorno dopo la firma dell’armistizio di Cassibile.[2] Incarcerato a San Giovanni in Monte fu successivamente rilasciato[14] su ordine di Mussolini.

Ritornato alla vita civile riprese la sua professione, e dopo la fine della guerra fu presidente del Rotary Club cittadino dal 1959 al 1961. Si spense a Bologna il 6 aprile 1965, rimanendo fino all’ultimo attivo nella locale sezione dell’Associazione Nazionale Alpini che ora porta il suo nome.[2] Sposato dal 14 novembre 1921 con la signorina Maria Morandini, la coppia ebbe cinque figli. Si trattava di Annamaria 1922, Margherita 1924, Giovanni 1926, Piero 1929, Massimo 1932.

OnorificenzeModifica

  Medaglia di bronzo al valor militare
«Aiutante maggiore in 2ª, durante vari giorni di successivi combattimenti, provvide infaticabilmente al pericoloso rifornimento della prima linea. Incaricato poi di portare ordini a una vetta violentemente battuta dall’avversario, eseguiva il proprio incarico con calma ammirevole e rara intrepidità. Cima Cauriol, 28 agosto 1916
  Medaglia di bronzo al valor militare
«A disposizione per servizio di S.M. presso il comando di una divisione, nelle numerose ricognizioni affidategli dimostrò sempre capacità, intelligenza e spiccato valore militare, spingendosi risolutamente là dove meglio poteva assolvere il proprio mandato, finché rimaneva ferito. Monte Grappa, novembre-dicembre 1917
  Croce di guerra al valor militare
«Volontario di guerra aiutante maggiore di gruppo, incurante del pericolo si portava sulle prime linee partecipando allo sfondamento della resistenza nemica. (Marco (Rovereto), 2-3 novembre 1918

PubblicazioniModifica

  • Ricordi di guerra, Tipografia Castaldi, Roma, 1927.
  • Giulio Giordani e l'eccidio di Palazzo d'Accursio: ricordi di battaglia, Tipografia del Littorio, 1928
  • Quel mazzolin di fiori, Edizioni L’Alpino, Roma, 1931.
  • Parole agli alpinisti, Edizioni del C.A.I., Roma, 1932.
  • Dal ponte di Bassano, Edizioni L’Alpino, Roma, 1932.
  • Aprite le porte, 10º Reggimento alpino Editore, Roma, 1933.
  • Risorgimento e fascismo in terra di Emilia e Romagna, Zanichelli, Bologna, 1934.
  • L’alpinismo eroico…, Milano, 1942.

NoteModifica

  1. ^ a b c d Canella, Giuntini 2009, p. 73.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w Noialpini.
  3. ^ Dove strinse amicizia duratura con il bolognese Gaetano Berti ed il modenese, che poi si trasferì a vivere a Bologna, Paolo Monelli.
  4. ^ Il "Feltre" era al comando del maggiore Gabriele Nasci, di cui Manaresi era Aiutante di Campo.
  5. ^ Rimase ferito al piede mentre portava all'assalto i suoi uomini, e fu a rischio di amputazione.
  6. ^ Canella, Giuntini 2009, p. 74.
  7. ^ a b Angelo Manaresi / Deputati / Camera dei deputati - Portale storico
  8. ^ a b Canella, Giuntini 2009, p. 77.
  9. ^ a b Canella, Giuntini 2009, p. 76.
  10. ^ Canella, Giuntini 2009, p. 81.
  11. ^ Incontrò a Gomel il generale Italo Gariboldi, comandante dell'8ª Armata.
  12. ^ La carica rimese vacante fino al 7 settembre 1943 quando fu assunta dal capitano Marcello Soleri.
  13. ^ Onofri 2003, p. 95.
  14. ^ la sezione A.N.A. bolognese romagnola, su noialpini.it. URL consultato il 21 febbraio 2018.

BibliografiaModifica

  • Andrea Bianchi, Mariolina Cattaneo, I quaderni dell'Associazione Nazionale Alpini. Il Labaro, Associazione Nazionale Alpini, 2011, ISBN 978-88-902153-1-5.
  • Alberto Cavaciocchi, Andrea Ungari, Gli italiani in guerra, Milano, Ugo Mursia Editore s.r.l., 2014.
  • Maria Canella, Sergio Giuntini, Sport e fascismo, Milano, Franco Angelo Editore, 2009, ISBN 8-85682-085-4.
  • Giulio Bedeschi, Centomila gavette di ghiaccio, Milano, Ugo Mursia, 1994, ISBN 88-425-1746-1.
  • Angelo Manaresi, Giulio Giordani e l'eccidio di Palazzo d'Accursio: ricordi di battaglia, Tipografia del littorio, 1928.
  • Nazario Sauro Onofri, Bologna combatte (1940-1945) dalla dittatura alla libertà, Roma, Sapere 2000, 2003.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN71612002 · ISNI (EN0000 0000 0138 0325 · BNF (FRcb14436706g (data) · WorldCat Identities (EN71612002