Ann-Margret

attrice svedese
Ann-Margret
Ann-Margret2.jpg
Ann-Margret a Deauville nel 1988
NazionalitàSvezia Svezia
Periodo di attività musicale1961 – in attività
Sito ufficiale

Ann-Margret, nome d'arte di Ann-Margret Olsson (Valsjöbyn, 28 aprile 1941), è un'attrice e cantante svedese naturalizzata statunitense.

Ann-Margret da giovane in uno scatto pubblicitario

È stata candidata due volte al Premio Oscar: nel 1972 per Conoscenza carnale e nel 1976 per Tommy.

BiografiaModifica

Gli inizi e i primi successiModifica

Nata in un piccolo villaggio svedese da Anna Regina Aronsson e Carl Gustav Olsson, operaio di una compagnia elettrica, all'età di cinque anni emigra con la famiglia negli Stati Uniti[1], ottenendone la cittadinanza nel 1949. Cresce a Wilmette, in Illinois, e frequenta le scuole medie superiori a Winnetka. Ancora molto giovane, la Margret si fa conoscere a Las Vegas come cantante, al fianco di George Burns[2], che scrive le note di copertina del suo primo album, uscito per la RCA, che fa seguito al singolo I Just Don't Understand, impostosi nelle classifiche americane nel 1961. Partecipa inoltre allo spettacolo televisivo del comico Jack Benny[2].

Nel 1961 debutta sul grande schermo con la regia di Frank Capra, interpretando la figlia di Bette Davis nel film Angeli con la pistola[1], remake di Signora per un giorno diretto dallo stesso Capra nel 1933. La pellicola, nella quale l'attrice ha anche l'occasione di cantare, ottiene un notevole successo, e la Margret prosegue la carriera alternando l'attività di cantante e show girl a quella di attrice, comparendo in diverse commedie e film musicali di successo, come Alla fiera per un marito (1962) di José Ferrer, Ciao, ciao Birdie (1963) di George Sidney, Mentre Adamo dorme (1964) di Jean Negulesco, Viva Las Vegas (1964) di George Sidney, al fianco di Elvis Presley, La ragazza yè yè (1966) ancora di George Sidney (ove curiosamente interpreta un personaggio con il suo stesso vero cognome, Olsson) e La ragazza made in Paris (1966) di Boris Sagal.

Apprezzata da produttori e registi per il suo fascino e la vivace personalità[2], l'attrice inizia a mostrare anche una certa versatilità di interprete, come nei film La gatta con la frusta (1964) di Douglas Heyes, L'ultimo omicidio (1965) di Ralph Nelson, in coppia con Alain Delon, Cincinnati Kid (1965) di Norman Jewison, ove recita accanto a Steve McQueen, Matt Helm... non perdona! (1966) di Henry Levin, al fianco di Dean Martin, e I 9 di Dryfork City (1966) di Gordon Douglas, rifacimento del celebre Ombre rosse (1939) di John Ford, in cui interpreta il personaggio (che fu di Claire Trevor) di una passeggera della diligenza assalita dagli indiani[1].

La parentesi in Italia (1966-1969)Modifica

Intorno alla metà degli anni sessanta, allorché il filone dei film musicali a Hollywood tende rapidamente ad esaurirsi, l'attrice accetta una proposta del regista italiano Dino Risi, che la vuole accanto a Vittorio Gassman ed Eleanor Parker nel film Il tigre (1967). Nel 1966 si trasferisce a Roma, ove vivrà pressoché stabilmente nei successivi tre anni e dove gira altre pellicole di minore valore artistico e commerciale, che però contribuiscono alla sua maturazione professionale: sempre con Risi e Gassman recita in Il profeta (1968), quindi in Sette uomini e un cervello (1968), diretto e interpretato da Rossano Brazzi, e in Rebus (1969) di Nino Zanchin, quest'ultimo girato a Beirut oltreché a Roma, accanto a Laurence Harvey. Nell'autunno del 1969 farà definitivo rientro negli Stati Uniti per interpretare, insieme ad Anthony Quinn, R.P.M. (1970) di Stanley Kramer, film che ottiene un modesto successo di pubblico e di critica, ma che contribuisce a rilanciare l'attrice nel mercato cinematografico americano dopo la parentesi europea.

La maturità artisticaModifica

Dopo il modesto Quattro sporchi bastardi (1970) di Seymour Robbie, nel 1971 ha la grande occasione quando interpreta al fianco di Jack Nicholson e Art Garfunkel il film Conoscenza carnale, diretto da Mike Nichols, che viene accolto trionfalmente dalla critica. L'intensa interpretazione del personaggio di Bobbie[1], che esprime con finezza e profondità i sentimenti di un'amante disillusa[2], le consente di vincere il suo primo Golden Globe e di ottenere la prima delle sue due candidature al Premio Oscar. Negli anni successivi gira molti lungometraggi, pur di diseguale valore, come Funerale a Los Angeles (1972) di Jacques Deray e il western Quel maledetto colpo al Rio Grande Express (1973) di Burt Kennedy, ove ha come partner John Wayne e Rod Taylor. Ma è il musical Tommy (1975), di produzione britannica, a consegnare Ann-Margret alla storia del cinema.

Il trionfo internazionaleModifica

Diretto dal regista inglese Ken Russell, Tommy è la trasposizione cinematografica dell'omonima rock opera della band The Who. Nel lungometraggio viene narrato il tormentato percorso umano di Tommy Walker, un giovane menomato, e il suo passaggio attraverso una serie di esperienze particolarmente traumatiche, fra cui quella della droga e della violenza sessuale, prima di trovare la sua realizzazione come sacerdote di una nuova religione. Ann-Margret, in un ruolo di grande rilievo, quello dell'avida madre del giovane[1], affiancata da Oliver Reed e Jack Nicholson e dagli artisti rock Tina Turner, Elton John, Roger Daltrey, Eric Clapton, con la partecipazione degli altri tre membri degli Who, Pete Townshend, John Entwistle e Keith Moon, offre forse la sua più efficace interpretazione sia nelle vesti di attrice sia di cantante, vince un altro Golden Globe, il secondo della sua carriera, e ottiene la seconda candidatura all'Oscar. Il film ottiene un'eccezionale accoglienza da parte del pubblico a livello internazionale, diventando in pochi anni un vero e proprio cult movie.

Il grande cinemaModifica

La seconda metà degli anni settanta e la prima metà degli ottanta sono forse il periodo artistico più felice e intenso per l'attrice, che riconferma la sua versatilità sia in ruoli drammatici, sia in interpretazioni brillanti. Nel 1976 Claude Chabrol la vuole come protagonista, al fianco di Bruce Dern, nel suo film Pazzi borghesi. L'anno successivo appare in Joseph Andrews di Tony Richardson, con Peter Firth, e nel 1978 in Magic - Magia di Richard Attenborough, accanto ad Anthony Hopkins. Torna al genere brillante/parodistico con Io, Beau Geste e la legione straniera (1977) di Marty Feldman, A proposito di omicidi... (1978) di Robert Moore e Jack del Cactus (1979) di Hal Needham, accanto a Kirk Douglas e Arnold Schwarzenegger. Seguiranno, agli inizi degli anni ottanta, alcuni lungometraggi particolarmente apprezzati dalla critica, quali Quel giardino di aranci fatti in casa (1982) di Herbert Ross, accanto a Walter Matthau, e soprattutto Prigioniero del passato (1982) di Alan Bridges, film interpretato anche da Julie Christie, Alan Bates e Glenda Jackson, e presentato in concorso al Festival di Cannes, in cui l'attrice interpreta l'affettuosa cugina di un ufficiale inglese colto da amnesia[1]. Di questi anni sono anche Cercando di uscire (1982) di Hal Ashby, Due volte nella vita (1985) di Bud Yorkin, 52 gioca o muori (1986) di John Frankenheimer, ove il suo personaggio venne appositamente modificato e ampliato rispetto alla sceneggiatura originale, e Cambiar vita (1988) di Alan Alda.

Gli ultimi anniModifica

Intorno alla metà degli anni ottanta Ann-Margret interpreta una serie di film per il piccolo schermo, come Chi amerà i miei bambini? (1983) di John Erman, A Streetcar Named Desire (1984), dall'omonima opera teatrale di Tennessee Williams, e la miniserie televisiva Le due signore Grenville (1987), che vengono tutti accolti favorevolmente dalla critica. In seguito appare in numerose altre produzioni televisive, fra cui Queen (1993), Rossella (1994), Following Her Heart (1994), diretta dall'attrice Lee Grant, Four Corners (1998) e Il tocco di un angelo (2000).

Negli anni novanta torna al cinema con alcune interpretazioni in film brillanti, come Due irresistibili brontoloni (1993) di Donald Petrie, al fianco di Walter Matthau e Jack Lemmon[1], e nel sequel That's Amore - Due improbabili seduttori (1995) di Howard Deutch, con gli stessi attori e la partecipazione di Sophia Loren; in entrambi i film la Margret interpreta il personaggio di Ariel Gustafson, artista di mezza età di origine svedese naturalizzata americana. Nel 1994 pubblica un'autobiografia, scritta in collaborazione con Todd Gold. Di rilievo, negli anni seguenti, anche le sue partecipazioni alle pellicole Ogni maledetta domenica (1999) di Oliver Stone e The Last Producer (2000) di Burt Reynolds. Tra le sue ultime apparizioni sul grande schermo si segnalano L'amore impossibile di Fisher Willow (2008) di Jodie Markell, Lucky (2011) di Gil Cates Jr. e Insospettabili sospetti (2017) di Zach Braff, quest'ultimo accanto a Morgan Freeman, Michael Caine ed Alan Arkin.

Sposatasi nel 1967 con l'attore Roger Smith[2], negli ultimi anni Ann-Margret ha notevolmente ridotto i suoi ritmi di lavoro a causa dei problemi di salute del marito, affetto da una grave forma di miastenia. Smith è poi deceduto il 4 giugno 2017 a Sherman Oaks.

Citazioni e omaggiModifica

  • In alcuni episodi del 1963 della celebre serie televisiva a cartoni animati The Flintstones (noto in Italia anche come Gli antenati) prodotta da Hanna-Barbera compare il personaggio di Ann-Margrock, dichiaratamente ispirato alla figura dell'attrice nel periodo di uscita del suo film di successo Ciao, ciao Birdie, e peraltro doppiato da lei stessa nella versione originale.
  • Nel film Full Metal Jacket (1987) di Stanley Kubrick è attesa la presenza di Ann-Margret per un recital sul fronte vietnamita verso la fine del 1967. In realtà, a causa dell'offensiva del Têt (gennaio 1968) e del precipitare della situazione militare americana nella zona, la visita viene apparentemente annullata.

FilmografiaModifica

CinemaModifica

TelevisioneModifica

Doppiatrici italianeModifica

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Ann-Margret è stata doppiata da:

BibliografiaModifica

  • Ann-Margret, My Story, New York, G. P. Putnam's Sons, 1994 ISBN 0399138919 (autobiografia)

Voci correlateModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g Le Garzantine - Cinema, Garzanti, 2000, p. 36
  2. ^ a b c d e Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, pp. 14-15

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Collegamenti esterniModifica

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