Anna Magnani

attrice italiana
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Anna Magnani (Roma, 7 marzo 1908Roma, 26 settembre 1973) è stata un'attrice italiana.

Considerata una delle maggiori interpreti femminili della storia,[1][2][3][4] attrice simbolo del cinema italiano, è altresì particolarmente conosciuta per essere stata, insieme con Alberto Sordi e Aldo Fabrizi, una delle figure preminenti della romanità cinematografica del XX secolo.[5] Celebri le sue interpretazioni, soprattutto in film come Roma città aperta, Bellissima, Mamma Roma e La rosa tatuata. Quest'ultimo le valse nel 1956 un Oscar alla miglior attrice protagonista[6] (la prima attrice non di lingua inglese a ricevere il premio).[7] Ha inoltre vinto due David di Donatello, cinque Nastri d'argento, un Globo d'oro, un Golden Globe, un BAFTA, due National Board of Review, un New York Film Critics Circle Award, una Coppa Volpi a Venezia e un Orso d'argento a Berlino.

BiografiaModifica

«Ho capito che non ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza. Se oggi dovessi morire, sappiate che ci ho rinunciato. Ma mi ci sono voluti tanti anni, tanti errori»

(Anna Magnani[8])

Anna Magnani nacque a Roma il 7 marzo 1908 presso Porta Pia nell'odierno quartiere Nomentano[9]. Sua madre Marina Magnani era una sarta originaria di Fano[10] che, dopo aver dato alla luce la piccola Anna, la affidò definitivamente alle cure della nonna materna Giovanna Casadio (di origini ravennati)[11][12][13], e crebbe in via San Teodoro, tra il Campidoglio e il Palatino[10] La bambina non conoscerà mai il suo padre naturale.[10]. Da adulta, effettuando delle ricerche sull'identità del padre, Anna scoprirà le sue origini calabresi[10] e quello che avrebbe dovuto essere il suo cognome, Del Duce (il suo nome era Pietro Del Duce)[14]; dirà poi, con la sua consueta ironia, di essersi fermata nelle ricerche perché non voleva passare come "la figlia del Duce"[15].

Dopo aver abbandonato la figlia, Marina Magnani emigrò ad Alessandria d'Egitto, dove conobbe e sposò un ricco e facoltoso austriaco[16]. A causa di ciò, per lungo tempo si credette che la Magnani fosse nata in Egitto; successivamente però la verità venne a galla, prima per ammissione della stessa attrice, poi tramite le conferme del figlio. Anna venne quindi allevata dalla nonna in una casa abitata dalle cinque zie Dora, Maria, Rina, Olga e Italia. L'unica presenza maschile era quella dello zio Romano.

La nonna si impegnò a fondo per crescere e far studiare la nipotina, iscrivendola presso un collegio di suore francesi, dove però la bambina rimase solo pochi mesi. Anna intraprese ben presto lo studio del pianoforte e portò avanti la sua formazione fino alla seconda liceo. Nel frattempo, si recò ad Alessandria d'Egitto in visita alla madre, ma tornò molto provata da quell'esperienza che si era rivelata molto dolorosa perché tra le due donne non era riuscito a crearsi quel rapporto affettuoso madre-figlia che sempre le era mancato.

 
Anna Magnani nel film Abbasso la ricchezza! (1946) di Gennaro Righelli

Rientrata a Roma, decise di abbandonare lo studio della musica, che non la soddisfaceva pienamente, e si indirizzò verso la recitazione.

EsordiModifica

Nel gennaio 1927 iniziò a frequentare con Paolo Stoppa la scuola di arte drammatica Eleonora Duse diretta da Silvio D'Amico - trasformatasi nel 1935 in Accademia nazionale d'arte drammatica - avendo come insegnante Ida Carloni Talli. Silvio D'Amico capì subito la forza dirompente di quella ragazzina della quale, diceva, “la Scuola non poteva insegnarle molto di più di quello che ha già dentro di sè…”, perché lei aveva già quel carisma che l’avrebbe resa indimenticabile. Raccontava a Suso Cecchi D’Amico: “Ieri è venuta una ragazzina, piccola, mora con gli occhi espressivi. Non recita, vive le parti che le vengono assegnate. È già un’attrice…”[17]. Tra il 1929 e il 1932 fece parte della compagnia Vergani-Cimara, diretta da Dario Niccodemi.

Nel 1932 Anna Magnani e Paolo Stoppa si ritrovarono a lavorare insieme nella compagnia di Antonio Gandusio, il quale ben presto si innamorò della Magnani e apprezzò a tal punto le sue qualità da spingerla a tentare anche la strada del cinema. Nel 1934 passò alla rivista, accanto ai fratelli De Rege, lavorando poi, a partire dal 1941, in una fortunata serie di spettacoli con Totò. Nel 1944 recitò nella rivista Cantachiaro di Franco Monicelli, Italo De Tuddo, Garinei e Giovannini, e nel 1945 in Soffia so'... .

Il suo debutto cinematografico avvenne nel film La cieca di Sorrento (1934) di Nunzio Malasomma, nonostante nel 1928 fosse già apparsa, in un ruolo marginale, nella pellicola Scampolo di Augusto Genina. Il 3 ottobre 1935 sposò il regista Goffredo Alessandrini, con cui nel 1936 girò Cavalleria, dal quale si separò nel 1940, divorziando poi solo nel 1972[18].

SuccessoModifica

 
Anna Magnani nella celebre scena di Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini
 
Anna Magnani con Giulio Andreotti alla 8ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia nella quale è premiata con il Nastro d'argento per l'interpretazione del film L'onorevole Angelina (1947) di Luigi Zampa

Dopo numerosi film in cui interpretava parti di cameriera o cantante, riuscì a imporsi per le sue eccezionali doti di interprete spiccatamente drammatica. Fu Vittorio De Sica a offrirle per la prima volta la possibilità di costruire un personaggio non secondario, quello di Loretta Prima, artista di varietà, nel film Teresa Venerdì (1941). Recitò nell'avanspettacolo di Totò e interpretò il ruolo della verduraia romana in Campo de' Fiori (1943) con Aldo Fabrizi.

Il 23 ottobre 1942 diede alla luce il suo unico figlio, Luca, frutto di una relazione con l'attore Massimo Serato (a causa della gravidanza la Magnani dovette rinunciare a girare il film di Luchino Visconti, Ossessione, venendo sostituita da Clara Calamai), il quale l'abbandonò non appena lei rimase incinta; l'attrice riuscì a imporre il proprio cognome al figlio, proprio come la madre Marina fece con lei, uno dei rari casi di genealogia matrilineare che si protrae per addirittura tre generazioni.

Raggiunse la fama mondiale nel 1945 e vinse il suo primo Nastro d'argento grazie all'interpretazione nel film manifesto del Neorealismo, Roma città aperta di Roberto Rossellini (con il quale instaurò una relazione sentimentale), con Aldo Fabrizi e Marcello Pagliero. Nel film Anna Magnani è protagonista di una delle sequenze più celebri della storia del cinema: la corsa dietro un camion tedesco, nel quale è rinchiuso il marito, al termine della quale il suo personaggio (la 'Sora Pina', ispirato alla figura di Teresa Gullace) viene ucciso dai colpi dei mitra tedeschi.

Nel 1947 vinse il suo secondo Nastro d'argento e il premio per la miglior attrice alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia per il film L'onorevole Angelina diretto da Luigi Zampa.

 
Mario Ruccione al piano, Romolo Balzani e Anna Magnani ne L'ultima carrozzella (1943) di Mario Mattoli

Rottura con RosselliniModifica

 
La Magnani legge Trilussa nel 1951

Nel 1948 interpretò il suo ultimo film con Roberto Rossellini, prima della rottura della loro relazione, L'amore, diviso in due atti. Il primo (ispirato al dramma in atto unico di Jean Cocteau La voce umana) è un lungo monologo al telefono di una donna abbandonata dal compagno; il secondo è la storia di una popolana che si accoppia con un giovane pastore (interpretato da Federico Fellini) credendolo San Giuseppe: per lei fu il terzo Nastro d'argento. Nel 1949 girò Vulcano diretto da William Dieterle e interpretato accanto a Rossano Brazzi e Geraldine Brooks, nell'isola vicina a quella dove Rossellini sta girando Stromboli (Terra di Dio) con la sua nuova compagna Ingrid Bergman. Le riprese dei due film sono ricordate dalla storia del cinema come la guerra dei vulcani.

Nel 1951 interpretò la protagonista del film Bellissima di Luchino Visconti, sceneggiato da Cesare Zavattini, con Walter Chiari, Corrado, Alessandro Blasetti, Tecla Scarano, e vinse il suo quarto Nastro d'argento. Il quinto e ultimo Nastro d'argento le sarà conferito per il film Suor Letizia - Il più grande amore (1956) di Mario Camerini.

Nel 1952 interpretò Anita Garibaldi nel film Camicie rosse, affiancata da Raf Vallone e diretta dall'ex marito Goffredo Alessandrini, con cui si scontrerà molto aspramente, tanto che quest'ultimo abbandonò il set prima della fine delle riprese (portate a termine dall'aiuto regista, l'allora debuttante Francesco Rosi).

L'Oscar e il prosieguo della carrieraModifica

 
Anna Magnani sul set di Pelle di serpente (1959) con il regista del film Sidney Lumet

Il 21 marzo 1956 fu la prima interprete italiana nella storia degli Academy Awards a vincere il Premio Oscar come migliore attrice protagonista, e la prima in assoluto madrelingua non inglese[7], conferitole per l'interpretazione di Serafina Delle Rose nel film La rosa tatuata (1955), con Burt Lancaster, per la regia di Daniel Mann. Per lo stesso ruolo, vincerà anche un BAFTA quale attrice internazionale dell'anno e il Golden Globe per la migliore attrice in un film drammatico. La Magnani non presenziò alla cerimonia: l'Oscar venne ritirato da Marisa Pavan, anche lei candidata come migliore attrice non protagonista per lo stesso film, dalle mani di Jerry Lewis. Quando un giornalista statunitense le annunciò di aver vinto l'Oscar, rimase in silenzio per poi esclamare: "Magnani is happy!".

Un altro riconoscimento internazionale, quello per la miglior attrice al Festival di Berlino, le venne conferito nel 1958 per l'interpretazione del film Selvaggio è il vento (1957) di George Cukor in cui fu affiancata da Anthony Quinn e Anthony Franciosa. Per lo stesso ruolo, sempre nel 1958, vinse anche il suo primo David di Donatello come migliore attrice e fu candidata per la seconda volta al premio Oscar, che venne assegnato a Joanne Woodward per La donna dai tre volti (1957) di Nunnally Johnson.

Nel 1959 vinse il suo secondo David di Donatello per il film Nella città l'inferno (1958) di Renato Castellani, interpretato assieme a Giulietta Masina: la pellicola, piuttosto inusuale nel panorama cinematografico italiano di allora, è ambientata in un carcere femminile. Nel 1960 tornò a Hollywood per l'ultima volta, per recitare accanto a Marlon Brando e Joanne Woodward nel film Pelle di serpente di Sidney Lumet, ove affrontò un personaggio tragico scritto apposta per lei da Tennessee Williams.

Nel 1960, e nonostante un primo interessamento, non divenne la protagonista de La ciociara: il film, la cui regia fu inizialmente affidata a George Cukor, avrebbe dovuto vederla nella parte di Cesira, mentre Sophia Loren era stata già scritturata per la parte della figlia Rosetta. La Magnani finì per rifiutare il ruolo perché si considerava troppo matura per quel personaggio, e non voleva interpretare la madre di Sophia Loren, e così fu la stessa Loren a interpretare la parte di Cesira (che le fruttò l'Oscar nel 1962), mentre il ruolo di Rosetta venne assegnata all'adolescente italo-americana Eleonora Brown. Senza la presenza della Magnani, Cukor decise di ritirarsi dalla produzione e venne sostituito da Vittorio De Sica. Sfumato il progetto, nello stesso anno affiancò Totò e Ben Gazzara nella commedia Risate di gioia di Mario Monicelli, film che doveva anche rilanciare l'attrice nel cinema italiano dopo la parentesi americana, ma che non ebbe molto successo.

Nel 1962 fu la protagonista di Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini, regista con il quale instaurò un rapporto conflittuale. Pasolini, dopo l'esordio del 1961 con Accattone, cercò in ogni modo di lavorare con la grande attrice, ormai sempre più selettiva nello scegliere i propri ruoli; la Magnani accettò, ma entrambi rimasero insoddisfatti dal risultato ottenuto. Lei disse "Pasolini mi ha usata", mentre lui sosteneva che lei era stata "troppo borghese". In ogni caso, nonostante le loro incomprensioni, che comunque non andarono mai a intaccare la stima reciproca, il film ottenne un grande successo di pubblico e di critica soprattutto in Francia, mentre in Italia al grande successo di critica seguiranno invece incassi deludenti.

Nel 1963 si recò in Francia per recitare nella commedia La pila della Peppa di Claude Autant-Lara, insieme a Bourvil e Pierre Brasseur, che ebbe una difficile gestazione e scarso successo. Dopo essere apparsa nel 1965 in La Famiglia, uno degli episodi di Made in Italy di Nanni Loy, prese parte al suo ultimo film americano, girato in Italia, Il segreto di Santa Vittoria (1969) di Stanley Kramer, accanto a Anthony Quinn, Virna Lisi, Hardy Krüger e Giancarlo Giannini, e per il quale ottenne una candidatura alla migliore attrice al Golden Globe. Nel 1965 tornò a recitare in teatro con La lupa di Giovanni Verga, per la regia di Franco Zeffirelli, e nel 1966 con Medea di Jean Anouilh, diretta da Gian Carlo Menotti.

TelevisioneModifica

 
Anna Magnani (1969)

Nel 1971 si cimentò per la prima volta con la televisione. Con la regia di Alfredo Giannetti interpretò un ciclo di tre mini-film piuttosto diversificati, sotto il titolo di Tre donne: La sciantosa, 1943: Un incontro e L'automobile, forse l'episodio più riuscito e la cui colonna sonora originale venne composta da Ennio Morricone e diretta da Bruno Nicolai. Giannetti diresse poi la Magnani in una quarta pellicola, Correva l'anno di grazia 1870. In questi film suoi partner furono Massimo Ranieri, Vittorio Caprioli, Enrico Maria Salerno e Marcello Mastroianni.

Di questi quattro film, i primi tre furono trasmessi sul Programma Nazionale (l'odierna Rai 1) in prima serata tra il 26 settembre e il 10 ottobre del 1971. Il quarto, Correva l'anno di grazia 1870, fu invece inizialmente destinato al circuito cinematografico e solo successivamente fu trasmesso in TV sul Secondo Programma (l'attuale Rai 2) con il titolo 1870. Per la stampa ci fu una proiezione della versione televisiva in anteprima a Roma, nella sede Rai di viale Mazzini, ma l'attrice non partecipò alla presentazione perché già malata: morì poche ore prima della trasmissione, prevista, per una dolorosa coincidenza, proprio la sera del 26 settembre 1973[19].

MorteModifica

Al 1972 risale la sua ultima apparizione cinematografica, in un cameo fortemente voluto da Federico Fellini per il film Roma. Di notte, una dolente Anna Magnani attraversa i vicoli di una Roma silenziosa e deserta per rientrare a casa. Risponde a Fellini con un tono di sorpresa, lo congeda velocemente e sorridendo chiude il portone davanti alla macchina da presa, e così l'attrice conclude la sua lunga carriera cinematografica. La sua battuta finale, espressa in romanesco, fu "Nun me fido! Buonanotte".

Morì nella clinica Mater Dei di Roma il 26 settembre 1973, all'età di 65 anni, stroncata da un tumore al pancreas; fu assistita fino all'ultimo dal figlio Luca e da Roberto Rossellini, al quale si era riavvicinata negli ultimi tempi. Le sue spoglie riposano nel piccolo cimitero di San Felice Circeo (LT), nei pressi della sua villa del Circeo[20].

TributiModifica

 
La stella dedicata ad Anna Magnani all'esterno di Cinecittà

A bordo del Vostok 1, il 12 aprile 1961, Jurij Gagarin, mandò questo messaggio: "Saluto la fraternità degli uomini, il mondo delle arti, e Anna Magnani".[21]
Jean Renoir scrisse: "La Magnani è la quintessenza dell'Italia, e anche la personificazione più completa del teatro, del vero teatro con scenari di cartapesta una bugia fumosa e degli stracci dorati, dovevo logicamente rifugiarmi nella commedia dell'arte e prendere con me in questo bagno la Magnani, le sono grato per aver simboleggiato nel mio film tutte le altre attrici del mondo".
A pochi giorni dal suo arrivo in America la stampa dichiarò: "In confronto a lei le nostre attrici sono manichini di cera paragonate ad un essere umano". Il Time scrisse: "Divina, semplicemente divina".
Dopo le riprese del film Mamma Roma, Pier Paolo Pasolini commentò così la loro collaborazione: "Anna è romantica, vede la figura nel paesaggio, è come Pierre-Auguste Renoir, io invece sono sulla strada del Masaccio".
Dopo la sua morte, tante le iniziative in Italia e all'estero per ricordare Anna Magnani. Tra le più rilevanti, quella nel 2002 al Museum of Modern Art di New York che le rese omaggio dedicandole una retrospettiva con la proiezione di 14 suoi film.
Gianni Togni le ha dedicato Nannarè, contrazione romanesca di Nannarella, nome d'arte della Magnani, contenuta nell'album Bersaglio Mobile del 1988, così come Pino Daniele con Anna verrà, inserita nel disco Mascalzone latino del 1989; anche Carmen Consoli ha scritto una canzone, intitolata "Anna Magnani", cantata da Adriano Celentano, e della quale si trovano in rete versioni interpretate anche dalla stessa autrice.
Eduardo de Filippo dedica all'attrice un'intensa poesia a pochi mesi dalla sua scomparsa: "Confusi con la pioggia sul selciato, sono caduti gli occhi che vedevano gli occhi di Nannarella che seguivano le camminate lente sfiduciate ogni passo perduto della povera gente. Tutti i selciati di Roma hanno strillato. Le pietre del mondo li hanno uditi ".
Paola Turci nell'album Il secondo cuore del 2017, le dedica il brano di chiusura "Ma dimme te" con strofe che sintetizzano in maniera indelebile l'ardore e la passione nell'amare dell'attrice.
Le è stato dedicato un cratere di 26 km di diametro sul pianeta Venere.[22]
Tennessee Williams scrisse: "ma Anna è diversa da tutte. È una creatura incredibile, metà femmina e metà maschio. La sua anima è un tutt'uno con il suo utero, materno e possessivo alla stessa stregua. Una volta che ti ha generato è pronta a fagocitarti. Di virile ha la cocciutaggine e la permalosità".
Silvano Castellabeppe scrisse: «La Magnani è immensa. Attrice sensibile, intelligentissima. E non venitemi a parlare di volgarità. La Magnani va collocata, studiata e criticata sul piano del romanesco. Allora si vedrà che, nella sua virulenza plebea, l'attrice deriva proprio dalla tradizione popolare più pura e quindi più nobile. Giovacchino Belli scenderebbe dal suo piedistallo e s'inchinerebbe, con la tuba in mano davanti a lei. C'è un momento nel film in cui il "vammoriammazzato!" di Anna Magnani, rivolta a un tedesco, toglie il respiro e rimane nell'aria, tragicamente come una condanna definitiva».

Era “la donna più misteriosa e più chiara che la mitologia del cinematografo abbia inventato, (...) una donna di carattere”, scriveva sull’Europeo Oriana Fallaci.[23]

Federico Fellini disse: "Anna Magnani ha incarnato la figura femminile che ha dato agli italiani un motivo d'orgoglio."
Indro Montanelli scrisse: "Io la ringrazio soprattutto di esistere. Nessuna creatura mi ha mai dato tanto, e così generosamente, quando dà. Per fortuna non se ne accorge e non esige impossibili restituzioni."
Giuseppe Ungaretti scrisse: "Ti ho sentito gridare Francesco dietro un camion e non ti ho più dimenticato".
Marisa Merlini in un'intervista: "C'aveva dei periodi di dolcezza, di infinita dolcezza e dei periodi in cui era arrabbiata che apriti cielo! Non le risparmiava a nessuno! Quando doveva dire, lei ammazzava con le parole in un modo stupendo".
Franco Zeffirelli scrisse: Era l'incapacità di realizzarsi come donna nella vita che le dava questo assatanamento, e che le permetteva perciò di realizzarsi su un altro piano. E infatti lei ha cercato di prendere le sue vendette nel lavoro. E c'è riuscita. Ma ha pagato tutto questo duramente. Il lavoro le ha sottratto la vita. Anna poi era una donna fragile, debole, piena di dubbi e di incertezze. Avrebbe avuto bisogno di un uomo che si imponesse e la sottomettesse. Ma lei era anche, ormai, Anna Magnani e come si fa a imporsi a un personaggio del genere? Insomma era due donne diverse e gli uomini di fronte a questo enigma, a questo Giano bifronte sbarellano, non reggono. In fondo il dramma di tutta la vita di Anna sta proprio lì. La cosa più vera, più sincera, più commovente, Anna me la disse tre anni fa in una delle sue tante confessioni notturne, mi disse: «Io sono una stronza, io dovevo nascere contadina nell'agro romano, fare tredici figli, sì, scodellare figli a mio marito e ogni volta che aprivo bocca quello mi riempiva la faccia di schiaffi. Questo era il personaggio mio, per essere vera con la mia natura. E dovevo far così. Invece mi son messa a far l'attrice, sono diventata Anna Magnani e sono stata un'infelice per sempre».
Antonello Trombadori la ricorda così: “Il romanesco era per lei un modo di comunicare con il pubblico. Casomai Anna Magnani era un’intellettuale mancata, non era un’attrice popolaresca ma un’attrice che mirava a essere estremamente funzionale e intellettuale. Non era un’istintiva, ma meditata e pensata. Più di quello che si possa credere. L’istinto e l’impulso a comunicare non vengono in lei abbandonati a se stessi ma sorvegliati e indirizzati. Per cui i suoi personaggi non sono il suo punto di partenza, ma un modo di essere dentro ciò che è popolaresco.” (tratto dal libro "Roma Città Aperta" di Simonetta Ramogida, ed. 2015).

Premi e riconoscimentiModifica

La Magnani è una delle poche personalità italiane ad avere una stella nella Hollywood Walk of Fame.

Nastro d'argentoModifica

National Board of Review AwardsModifica

David di DonatelloModifica

Globi d'oroModifica

Premio OscarModifica

Golden GlobeModifica

Mostra Internazionale d'Arte CinematograficaModifica

Festival di BerlinoModifica

British Academy Film AwardsModifica

Premio Sant JordiModifica

FilmografiaModifica

 
Anna Magnani con Aldo Fabrizi nel film Campo de' fiori (1943) di Mario Bonnard
 
Anna Magnani con Geraldine Brooks nella locandina del film Vulcano (1950) di William Dieterle
 
Anna Magnani con Tina Apicella nel film Bellissima (1951) di Luchino Visconti
 
Anna Magnani con Totò nel loro unico film girato insieme, Risate di gioia (1960) di Mario Monicelli
 
Anna Magnani nel film Mamma Roma (1962) di Pier Paolo Pasolini

CinemaModifica

TelevisioneModifica

Doppiatrici italianeModifica

TeatroModifica

Si riporta data e luogo della prima

  • Il più felice dei tre di Eugène Labiche e Edmond Gobinet, direzione artistica di Dario Niccodemi e Ruggero Lupi. Compagnia drammatica Italiana, Teatro Valle di Roma, (23 maggio 1929)
  • Laboremus di Sabatino Lopez, direzione artistica di Dario Niccodemi e Ruggero Lupi. Compagnia drammatica Italiana, Teatro Olimpia di Milano, (9 agosto 1929)
  • Triangoli di Dino Falconi e Oreste Biancoli, direzione artistica di Dario Niccodemi e Ruggero Lupi. Compagnia drammatica Italiana, Teatro Manzoni di Milano, (18 gennaio 1930)
  • La donna in vetrina di Luigi Antonelli, direzione artistica di Dario Niccodemi e Ruggero Lupi. Compagnia drammatica Italiana, Teatro Argentina di Roma, (26 maggio 1930)
  • Un uomo, una donna, un milione di Giuseppe Bevilacqua, direzione artistica di Nera Grossi Carini. Compagnia del teatro Arcimboldi, Teatro degli Arcimboldi di Milano, (5 dicembre 1930)
  • Confidenza di Alessandro Greppi, direzione artistica di Nera Grossi Carini. Compagnia del teatro Arcimboldi, Teatro Arcimboldi di Milano, (8 dicembre 1930)
  • Affari d'America di Frank e Hirschfeld, direzione artistica di Nera Grossi Carini. Compagnia del teatro Arcimboldi, Teatro Arcimboldi di Milano, (17 dicembre 1930)
  • Luciano 1930 di Leonida Répaci, direzione artistica di Nera Grossi Carini. Compagnia del teatro Arcimboldi, Teatro Arcimboldi di Milano, (30 dicembre 1930)
  • Facciamo due chiacchiere di Dino Falconi e Oreste Biancoli, direzione artistica di Gero Zambuto. Compagnia del teatro Arcimboldi, Teatro Arcimboldi di Milano, (6 febbraio 1931)
  • I documenti del console Touquet di Giulio Cesare Gallia, direzione artistica di Gero Zambuto. Compagnia del teatro Arcimboldi, Teatro Arcimboldi di Milano, (7 aprile 1931)
Anna Magnani e Totò
  • Paggio Fernando di Mura, direzione artistica di Gero Zambuto. Compagnia del teatro Arcimboldi, Teatro Arcimboldi di Milano, (11 aprile 1931)
  • La fiera lampionaria di Pietro Mazzuccato, direzione artistica di Gero Zambuto. Compagnia del teatro Arcimboldi, Teatro Arcimboldi di Milano, (18 aprile 1931)
  • 800-900-1000 di Carlo Veneziani, direzione artistica di Carlo Veneziani. Compagnia Fontana, Teatro Odeon di Milano, (21 luglio 1931)
  • Un uomo che ispira fiducia di Paul Armont, direzione artistica di Antonio Gandusio e Luigi Almirante. Compagnia Gandusio-Almirante, Teatro Carignano di Torino, (20 ottobre 1931)
  • Bourrachon di Laurent Doillet, direzione artistica di Antonio Gandusio e Luigi Almirante. Compagnia Gandusio-Almirante, Teatro Carignano di Torino, (30 ottobre 1931)
  • Tifo! di Celso Maria Poncini e Roberto Biscaretti, direzione artistica di Antonio Gandusio e Luigi Almirante. Compagnia Gandusio-Almirante, Politeama Chiarella di Torino, (18 maggio 1932)
  • L'amore canta di Jacques Bousquet, Alessandro De Stefani e Henri Falk, direzione artistica di Antonio Gandusio e Luigi Almirante. Compagnia Gandusio-Almirante, Teatro Barberini di Roma, (11 luglio 1932)
  • Amore mascherato di Sacha Guitry, direzione artistica Aristide Baghetti ed Ermete Liberati. Compagnia di spettacoli comici e musicali Baghetti-Liberati, Teatro Argentina di Roma, (15 ottobre 1932)
  • Il profumo di mia moglie di Leon Lenz, direzione artistica Aristide Baghetti ed Ermete Liberati. Compagnia di spettacoli comici e musicali Baghetti-Liberati, Teatro Argentina di Roma, (17 ottobre 1932)
  • L'uomo del piacere di Paul Géraldy e Robert Spitzer, direzione artistica Aristide Baghetti ed Ermete Liberati. Compagnia di spettacoli comici e musicali Baghetti-Liberati, Teatro Argentina di Roma, (19 ottobre 1932)
  • Il primo letto di Andrea Bisson, direzione artistica Aristide Baghetti ed Ermete Liberati. Compagnia di spettacoli comici e musicali Baghetti-Liberati, Teatro Argentina di Roma, (20 ottobre 1932)
  • Bourrachon di Laurent Doillet, direzione artistica Aristide Baghetti ed Ermete Liberati. Compagnia di spettacoli comici e musicali Baghetti-Liberati, Teatro Argentina di Roma, (22 ottobre 1932)
  • Baciatemi di Tristan Bernard, Yves Mirande e Gustave Quinson, direzione artistica Aristide Baghetti ed Ermete Liberati. Compagnia di spettacoli comici e musicali Baghetti-Liberati, Teatro Argentina di Roma, (23 ottobre 1932)
  • L'acquolina in bocca di Pares, Veber e Von Paris, direzione artistica Aristide Baghetti ed Ermete Liberati. Compagnia di spettacoli comici e musicali Baghetti-Liberati, Teatro Argentina di Roma, (25 ottobre 1932)
  • Jim la Houlette re dei ladri di Jean Guitton, direzione artistica Aristide Baghetti ed Ermete Liberati. Compagnia di spettacoli comici e musicali Baghetti-Liberati, Teatro Argentina di Roma, (30 ottobre 1932)
  • Casanova, non sei più tu! di Egeo Carcavallo, direzione artistica Gero Zambuto. Compagnia Spettacoli Eliseo, Teatro Eliseo di Roma, (7 marzo 1935)
  • Gangster del mio cuore di Giovanni Manca, direzione artistica Gero Zambuto. Compagnia Spettacoli Eliseo, Teatro Eliseo di Roma, (27 marzo 1935)
  • I milioni di Michele Galdieri e Arturo Milone, direzione artistica di Michele Galdieri. Compagnia Spettacoli Eliseo, Teatro Eliseo di Roma, (12 maggio 1935)
  • La foresta pietrificata di Robert Emmet Sherwood, regia di Anton Giulio Bragaglia. Compagnia del teatro delle Arti, Teatro delle Arti di Roma, (2 marzo 1938)
  • Nessuno ha visto di Anthony Armstrong e Henry Simpson, direzione artistica Annibale Betrone. Compagnia Spettacoli Elle Betrone-Magnani, Teatro Eliseo di Roma, (22 luglio 1938)
  • Il sorprendente dottor Klitter di Barré Lyndon, direzione artistica Annibale Betrone. Compagnia Spettacoli Elle Betrone-Magnani, Teatro Eliseo di Roma, (26 luglio 1938)
  • Metropoli di Alessandro De Stefani, direzione artistica Annibale Betrone. Compagnia Spettacoli Elle Betrone-Magnani, Teatro Eliseo di Roma, (4 agosto 1938)
 
Anna Magnani a teatro con Totò e Mario Castellani nella rivista Volumineide (1942)

DiscografiaModifica

NoteModifica

  1. ^ Giancarlo Governi, Anna Magnani, l'attrice simbolo della ricostruzione e del riscatto, www.globalist.it, 25 settembre 2013. URL consultato il 27 settembre 2013.
  2. ^ Simona Aiuti, Anna Magnani. La più grande attrice della storia del cinema italiano, nei suoi film passione e neorealismo, www.unmondoditaliani.com, 17 ottobre 2010. URL consultato il 27 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il 2 ottobre 2013).
  3. ^ Anna Magnani una delle più grandi attrici del cinema italiano, commemorata con un'esposizione che racconta in 287 foto la sua vita, www.fondazioneitalianelmondo.com. URL consultato il 27 settembre 2013.
  4. ^ Pippo Augliera, Ritratto di Marina Magnani: la tempesta e la quiete. Gli omaggi in occasione del 40º anniversario dalla scomparsa, www.musicalnews.com. URL consultato il 27 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il 6 gennaio 2014).
  5. ^ Aldo Fabrizi, MYmovies. URL consultato il 29 ottobre 2014.
  6. ^ Silvia Bizio e Claudia Laffranchi, Gli italiani di Hollywood: il cinema italiano agli Academy Awards, Gremese Editore, 2002, ISBN 978-88-8440-177-9. URL consultato il 15 gennaio 2020.
  7. ^ a b Sette, settimanale del Corriere della sera, Corriere Della Sera, 2000. URL consultato il 15 gennaio 2020.
  8. ^ Marta Perego, Le grandi donne del cinema: Uniche, indomabili, indimenticabili: 30 star che hanno lasciato il segno, De Agostini. URL consultato il 23 luglio 2019.
  9. ^ Laura Finocchiaro, INTERVISTA ANNA MAGNANI - "TV7", 1964 © RAI TECHE, su Archivio Anna Magnani, 8 settembre 2017. URL consultato il 26 novembre 2019.
    «Lo afferma l'attrice stessa in questa intervista del 1964 per TV7.».
  10. ^ a b c d MAGNANI, Anna in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 15 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 21 marzo 2020).
  11. ^ Matteo Persica, Le origini ravennate di Anna Magnani, su ilrestodelcarlino.it.
  12. ^ Romana? No, romagnola: Ravenna celebra la, su la Repubblica, 5 marzo 2015. URL consultato il 15 gennaio 2020.
  13. ^ Matilde Hochkofler, Anna Magnani: La biografia, Giunti, 6 novembre 2013, ISBN 978-88-587-6378-0. URL consultato il 15 gennaio 2020.
  14. ^ Matilde Hochkofler e Luca Magnani, Ciao Anna, Edizioni Interculturali S.r.l., 2003, ISBN 978-88-88375-51-9. URL consultato il 15 gennaio 2020.
  15. ^ Joe Denti, SENTIERI DI CELLULOIDE n.8: La Storia del Cinema vissuta dai Capolavori del Neorealismo..., Simonelli Editore, 18 marzo 2015, ISBN 978-88-7647-616-7. URL consultato il 15 gennaio 2020.
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  17. ^ Laura Finocchiaro, ANNA MAGNANI SCRIVE LA SUA BIOGRAFIA, su Archivio Anna Magnani. URL consultato il 30 giugno 2020.
  18. ^ v. cronologia in Ciao Anna, il catalogo, Edizioni Intercurturali, 2004
  19. ^ Giuseppe Bocconetti, Grazie, ma non telefonate, in Radiocorriere TV, 23-29 settembre 1973.
  20. ^ https://it.findagrave.com/memorial/7676446/anna-magnani
  21. ^ Anna, anche Parigi la ricorda con Gagarin, archiviostorico.unità.it, 23 settembre 2008. URL consultato il 23 settembre 2012 (archiviato dall'url originale il 14 gennaio 2013).
  22. ^ (EN) Venus: Magnani
  23. ^ E.B, Anna Magnani, 60 anni fa l'Oscar, su iO Donna, 21 gennaio 2016. URL consultato il 30 giugno 2020.

BibliografiaModifica

  • Giancarlo Governi, Nannarella. Il romanzo di Anna Magnani. Bompiani, Milano, 1981.
  • Miriam Mafai (a cura di), Le donne italiane, il chi è del '900, Milano, Rizzoli, 1993 ISBN 9788817842297
  • Matilde Hochkofler, Luca Magnani, Anna Magnani, Bompiani, Milano, 2013
  • Matteo Persica, Anna Magnani. Biografia di una donna, in Odoya library, Odoya, 29 novembre 2018, ISBN 9788862885072.
  • Italo Moscati, Anna Magnani: Un urlo senza fine, in Le comete, Lindau, 2 luglio 2015, ISBN 978-8867083589.

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