Anna Maria Enriques Agnoletti

partigiana italiana

Anna Maria Enriques Agnoletti (Bologna, 14 settembre 1907Sesto Fiorentino, 12 giugno 1944) è stata una partigiana italiana. Fucilata dai nazisti, è stata insignita di Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Anna Maria Enriques Agnoletti

BiografiaModifica

Figlia di Maria Clotilde Agnoletti Fusconi e Paolo Enriques, biologo e fratello di Federigo Enriques, matematico e docente universitario ebreo, trascorse la giovinezza tra le città di Napoli, Sassari e Firenze, seguendo gli spostamenti del padre dovuti ai susseguenti incarichi di docenza. Dopo essersi laureata in storia medievale, nel 1932 vinse il concorso all'Archivio di Stato di Firenze. Nel 1936 assunse il ruolo di prima archivista, ma nel 1938 fu licenziata a causa delle famigerate "leggi razziali antiebraiche".[1]

Su probabile consiglio della madre, di fede cattolica, si fece battezzare e venne assunta dalla Biblioteca Vaticana, in qualità di paleografa. È a Roma che, dopo l'8 settembre 1943, aderì al Movimento Cristiano Sociale, seguendo l'esempio del fratello Enzo (esponente del Partito d'Azione e futuro senatore della Repubblica).

Il Movimento, mal visto dalla Democrazia Cristiana al punto da non essere incluso neppure nel Comitato di Liberazione Nazionale, si federò con il Partito d'Azione.[2] L'Enriques Agnoletti dopo l'8 settembre prese contatti con l'ambiente antifascista dei Castelli Romani ed in particolare fu ospite più volte a Marino del cristianosociale Felice Tisei.[3] In seguito, tuttavia, fu chiamata a Firenze, dove iniziò a lavorare con il meglio organizzato Partito d'Azione toscano.[3]

Presi contatti con gruppi antifascisti operanti nel Livornese, in Lucchesia, nella Val di Chiana e in Val d'Orcia, partecipò ad un'organizzazione di spionaggio (Radio CORA) destinata a raccogliere informazioni da trasmettere, via radio, agli Alleati.

In seguito all'arresto, a Roma, di alcuni esponenti del movimento cristiano sociale che svelarono l'attività spionistica della Agnoletti, il controspionaggio fascista decise di inviare un falso ufficiale sbandato a chiederle aiuto, allo scopo di smantellare l'organizzazione partigiana. L'Agnoletti fu arrestata, assieme alla madre, il 12 maggio e trasferita a Villa Triste il 15 maggio 1944.

Dopo essere stata interrogata e torturata dagli aguzzini della "banda Carità", venne condotta sul greto del torrente Terzolle, in località Cercina di Sesto Fiorentino e fucilata il 12 giugno 1944, insieme al capitano Italo Piccagli (uno dei fondatori di Radio CORA),[4] a quattro paracadutisti,[5] il sergente Pietro Ghergo di Recanati, il caporale Dante Romagnoli di Macerata, il soldato Ferdinando Panerai di Firenze,[6] F. Franco e un partigiano cecoslovacco rimasto sconosciuto perché il suo nome con l'indirizzo, scritto sui muri di Villa Triste, fu cancellato, dopo la liberazione, dai proprietari della casa.[7]

RiconoscimentiModifica

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Immemore dei propri dolori, ricordò solo quelli della Patria; e nei pericoli e nelle ansie della lotta clandestina ricercò senza tregua i fratelli da confortare con la tenerezza degli affetti e da fortificare con la fermezza di un eroico apostolato. Imprigionata dagli sgherri tedeschi per lunghi giorni, superò con la invitta forza dell'animo la furia dei suoi torturatori che non ottennero da quel giovane corpo straziato una sola parola rivelatrice. Tratta dopo un mese dal carcere delle Murate, il giorno 12 giugno 1944, sul greto del Mugnone, in mezzo ad un gruppo di patrioti, cadeva uccisa da una raffica di mitragliatrice: indimenticabile esempio di valore e di sacrificio.»
— Firenze, 15 maggio - 12 giugno 1944.

NoteModifica

  1. ^ Giovanna Bencistà, Silvano Priori e Giovanni Verni (a cura di), Ebrei a Firenze 1938-1944 persecuzione e resistenza, Firenze, Amministrazione Provinciale di Firenze, p. 69.
  2. ^ Onorati, p. 7.
  3. ^ a b Onorati, p. 8.
  4. ^ Anch'egli insignito della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
  5. ^ Fatti arrivare a Firenze da Radio CORA.
  6. ^ Francovich 1962, p. 223.
  7. ^ Bocci, Barbieri 1969, p. 121.
  8. ^ a b c d e Onorati, pp. 10-11.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN2523122 · ISNI (EN0000 0001 1737 0284 · BAV 495/160317 · LCCN (ENnr91029284 · GND (DE102617614X · BNF (FRcb12222653x (data) · J9U (ENHE987007313186005171 · WorldCat Identities (ENlccn-nr91029284