Anna Wintour

giornalista britannica
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Anna Wintour (disambigua).

Dame Anna Wintour (Londra, 3 novembre 1949) è una giornalista e editrice britannica con cittadinanza statunitense.

Anna Wintour durante la settimana della moda di Parigi nel 2019

Dal 1988 ricopre il ruolo di direttrice di Vogue, che è considerata la più autorevole rivista di moda al mondo.

Biografia e carrieraModifica

Anna è inglese, ho ottenuto solo in seguito la cittadinanza americana ed è figlia di Charles Wintour, direttore del quotidiano London Evening Standard, fin da giovanissima sviluppa una passione sfrenata per la moda e per il giornalismo (si dice che suo padre fosse solito consultarla per capire come avvicinare il suo quotidiano al pubblico più giovane). [1] Già da adolescente, a 15 anni, Anna inizia a lavorare in una boutique iniziando degli studi di moda, studi che abbandona a breve per scrivere nella rivista Oz. [2] Negli anni Sessanta della Swinging London è ispirata da figure femminili rivoluzionarie come la stilista Mary Quant, mentre già a partire dagli anni Settanta avvia la costruzione della sua carriera e si fa notare per scelte di stile stravaganti e ricercate.[3] All'inizio della sua carriera viene assunta per scrivere di moda e abbigliamento da Harper's and Queen a Londra, per poi trasferirsi a New York e lavorare come assistente editoriale e redattrice di moda per riviste come Harper's Bazaar e Viva. Wintour è molto ambiziosa, determinata verso il successo e con una visione ben precisa. Tuttavia le sue scelte editoriali non sempre vengono apprezzate dai suoi superiori e colleghi.

Nel 1985 ritorna a Londra dove le viene affidato il primo incarico da caporedattrice per la rivista British Vogue.[4] Viene ricordata per aver cambiato completamente la redazione editoriale e per il controllo assoluto esercitato come direttrice, licenzia la maggior parte dello staff per assumere nuove menti e favorire così il cambiamento, per questo motivo viene soprannominata Nuclear Wintour. Questo approccio per innovare è il suo marchio di fabbrica e si rivelerà una ricetta vincente. [5] Due anni più tardi torna a New York e dirige il magazine di interior design House & Garden. Wintour cambia completamente l'identità che la pubblicazione aveva fino ad allora: fa un ampio utilizzo di celebrità nei servizi e questo crea disappunto tra alcuni estimatori della rivista che vedono un'impronta artistica alla Vanity Fair e meno attenzione verso l'interior design.

La svolta arriva nel 1988 quando prende il posto di Grace Mirabella alla direzione di Vogue America. In quel periodo la rivista soffriva la competizione con Elle America e Wintour viene designata come figura chiave per rivoluzionare l'estetica e le vendite di Vogue. Il primo numero realizzato sotto la sua direzione è quello di novembre 1988. Al posto dei consueti scatti di copertina con il solo volto di una modella in primo piano Wintour, con l'aiuto di Carlyne Cerf de Dudzeele (nuova direttrice di moda), propone una ragazza bionda, sorridente, a figura intera e con poco trucco immortalata nelle strade di New York. La ragazza, Michaela Bercu, indossa dei semplici jeans accostati ad una preziosa maglia gioiello di Christian Lacroix Haute Couture. Una scelta vincente e moderna, che apre le porte ad un modo di intendere la moda e lo stile con approccio meno elitario. Una sua strategia sarà quella di continuare a mischiare moda di altissimo livello con moda media, come i jeans della foto, che sono stati scelti all'ultimo momento perchè la modella era ingrassata e non le andava più bene la gonna che avrebbe dovuto indossare. Nel corso degli anni Wintour porta Vogue America ad un grande successo commerciale, grazie anche al larghissimo impiego di celebrità in copertina. Tra i maggiori fotografi che si alternano nella realizzazione degli editoriali vi sono Mario Testino, Steven Meisel, Annie Leibovitz e Patrick Demarchelier solo per citarne alcuni.

Sebbene l'autrice lo neghi, le vicende del romanzo Il diavolo veste Prada del 2003, scritto da una sua ex-assistente, Lauren Weisberger e dell'omonimo film, sono ispirate a lei. Nel film l'attrice che interpreta la sua parte è il tre volte Premio Oscar Meryl Streep. A lei è anche chiaramente ispirato il look del personaggio di Fey Sommers nella serie Ugly Betty. Sembra che Johnny Depp si sia ispirato a lei e a Marilyn Manson per il look del suo personaggio Willy Wonka nel film-remake La fabbrica di cioccolato. In particolare alla Wintour ha rubato la sua iconica pettinatura a caschetto, che porta da oltre trent'anni.

È nota la tendenza della Wintour a privilegiare gli stilisti britannici e americani (gli unici italiani inclusi nella sua lista dei magnifici sette del mondo della moda sono Miuccia Prada e Stefano Pilati), ma come ha dichiarato anche Franca Sozzani (ex direttrice di Vogue Italia), «ogni direttore di Vogue privilegia giustamente gli stilisti del proprio Paese». La Wintour infatti ha numerosi protetti, anche tra gli stilisti, tra i quali John Galliano, che senza il suo aiuto non avrebbe lavorato da Christian Dior. Inoltre ha persuaso Donald Trump a lasciare una sala disponibile per una presentazione a Marc Jacobs quando questi era a corto di fondi. Non si può parlare di protetti senza citare Plum Sykes, un'assistente di Vogue che è diventata una scrittrice di fama, contesa dall'élite modaiola di New York.

La direttrice editoriale di Vogue America è la protagonista del documentario presentato e premiato al Sundance Film Festival. Distribuito negli Stati Uniti l'11 settembre 2009, il documento si chiama, non a caso, The September Issue, cioè «Il numero di settembre», considerato il numero più importante dell'anno, che impiega circa otto mesi di lavoro alla rivista. Il documentario è girato dal regista R. J. Cutler, che ha avuto accesso alla sede centrale della rivista in Times Square, New York, e che ha rivelato che quello che si vede ne Il diavolo veste Prada è reale. Anche Frida Giannini, quando era alla guida della maison Gucci, nel corso di un'intervista rilasciata a Serena Dandini per il talk show Parla con me ha confermato quanto sia glaciale, impenetrabile e potente la figura della Wintour, ribadendo inoltre che tutto quello che si vede nel film Il diavolo veste Prada è autentico.

Wintour, per contratto dalla Condé Nast (la casa editrice che gestisce Vogue e molte altre importanti riviste), ha uno stipendio annuo che supera i due milioni di dollari, un autista personale e un budget annuale di 200 000 dollari riservato alle spese per l'abbigliamento. Nel 2013, oltre a mantenere la leadership del magazine Vogue, viene promossa direttore artistico dell'intero gruppo Condé Nast su volontà dell'amministratore delegato Chuck Townsend.

Inoltre, dal 1995 è a capo dell'organizzazione del Met Ball, noto gala che si tiene ogni anno a New York presso il Metropolitan Museum of Art. Nel 2014 è stato invece inaugurato l'Anna Wintour Center, un'ala del Metropolitan Museum of Art riservata alle esposizioni del Museo della moda. Alla cerimonia di inaugurazione, Michelle Obama ha tenuto un discorso di elogio e stima sui meriti artistici, culturali e filantropici che Anna Wintour ha dimostrato nel corso della sua carriera.

Attualmente la crew di Vogue e delle altre testate del gruppo Condé Nast si sono trasferite dalla storica sede di Times Square al nuovo One World Trade Center, costruito nel luogo in cui si è verificato l'attentato dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York.[6][7] Nel 2018 Condé Nast ha ufficialmente dichiarato che Anna Wintour sarà promossa direttrice a vita della rivista Vogue.[8]

Wintour si è sempre interessata alla politica americana ed è una fervida sostenitrice dei Democratici, ha accompagnato la corsa di Hilary Clinton al Senato (nel 2000), la corsa alle presidenziali di Barack Obama nel 2004, e ancora Hillary Clinton nel 2016, ha appoggiato quest'ultima anche come counselor d'immagine, consigliandole i giusti outfit per le diverse occasioni della campagna elettorale. [9]

Il diavolo veste PradaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Il diavolo veste Prada (romanzo).

Lauren Weisberger, un'ex assistente della Wintour[10] che lasciò la rivista Vogue America per la rivista Departures, scrisse Il diavolo veste Prada dopo che un consulente, consigliato da Richard Story, che lasciò la rivista insieme a lei, le suggerì di scrivere delle proprie esperienze lavorative.[11] La Wintour stessa disse al quotidiano New York Times: «Ho sempre amato la fiction. Non ho comunque deciso se lo leggerò o meno»[12]. Quando alla Weisberger fu chiesto se l'ambientazione e il personaggio di Miranda Priestly fossero ispirati a Vogue e alla Wintour, l'autrice rispose: «Non ho basato il romanzo solo sulle mie esperienze, ma anche su quelle di amici e conoscenti».[13] [14]

Il filmModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Il diavolo veste Prada (film).

Durante la produzione del film la Wintour fu accusata di aver intimato ai maggiori stilisti americani ed internazionali di non prendere parte al film,[15] altrimenti lei si sarebbe rifiutata di promuoverli in copertina o con servizi dedicati.[16] La Wintour negò, in seguito, attraverso un portavoce che affermò: «Anna (Wintour) presta attenzione a tutto ciò che promuove e si concentra sulla moda, di qualsiasi natura sia tale promozione». Comunque, benché nel film ne siano citati parecchi, tra gli stilisti solo Valentino Garavani vi ha preso parte, interpretando se stesso.[16][17]


ControversieModifica

 
Anna Wintour nel 2005 durante una sfilata
  • Il suo braccio destro André Leon Talley ha dichiarato che la Wintour non sopporta le persone sovrappeso e che ha concesso la copertina di Vogue alla celebre presentatrice americana Oprah Winfrey solo a condizione che perdesse almeno venti chili. La giornalista Grace Coddington durante uno speciale dedicato alla Wintour nella trasmissione americana 60 Minutes with... ha ammesso che i canoni estetici della sua direttrice nel selezionare modelle e celebrità da fotografare su Vogue sono a dir poco estremi. A chi la accusa di scegliere modelle eccessivamente magre e di promuovere l'anoressia nervosa, la Wintour risponde che in America è l'obesità ad essere una piaga sociale e non l'anoressia e che invece di soffermarsi troppo su quest'ultima bisognerebbe promuovere interventi contro i disturbi da sovra-alimentazione e a favore dello sport.
  • La Wintour è una grande appassionata di pellicce, di cui si fa spesso rifornire dalle maison Chanel e Fendi. Per questo motivo spesso è stata presa di mira da gruppi di animalisti che all'uscita dalle sfilate le hanno lanciato addosso vernice e uova.
  • Nel 2002, durante un'intervista con Charlie Rose riguardo Yves Saint Laurent, la Wintour ha raccontato che i suoi rapporti con lo stilista francese sono stati complicati. Yves Saint Laurent negli anni novanta ha avuto un minore supporto dalla stampa specializzata rispetto al passato e si è sentito escluso dalla scena. È arrivato a bandire Anna Wintour dalla prima fila durante le sfilate parigine per diverse stagioni (su ammissione della stessa Wintour).
  • In molti, compresi stilisti come Roberto Cavalli e Krizia, l'hanno accusata di privilegiare la moda americana danneggiando quella italiana. Infatti ad ogni settimana della moda in Italia la Wintour pretende, e talvolta ottiene, che i giorni di sfilate a Milano vengano ridotti da sette a cinque e talvolta tre per non dover rimanere troppo a lungo nel capoluogo lombardo.[18]

Vita privataModifica

Anna Wintour ebbe una relazione non andata a buon fine con il cantante reggae Bob Marley. In seguito si è sposata nel 1984 con David Shaffer, uno psichiatra infantile; la coppia ha divorziato nel 1999. Durante il loro matrimonio sono nati due figli, Charles e Bee, che lavora per il Daily Telegraph. Dal 1999, dopo la fine del suo matrimonio, Wintour è fidanzata con Shelby Bryan, un imprenditore texano. [19]

Suo fratello, Patrick Wintour, è un giornalista politico del The Guardian, mentre sua sorella, Nora Wintour, si occupa di politica sociale nei paesi del Sud America.

Stile e Fashion iconModifica

Anna Wintour è una fan del tennis e lo pratica ogni mattina prima di andare in ufficio, è anche grande amica di Roger Federer. Ci sono dei tratti distintivi del personaggio della Wintour: ad esempio, è nota per avere lo stesso taglio di capelli da oltre trent'anni e per indossare gli occhiali da sole anche al chiuso, per non far capire all'interlocutore cosa sta davvero pensando. Molto conosciuta è anche la sua passione per i sandali Manolo Blank, specialmente per i nude che vengono fatti dallo stilista apposta per lei dello stesso tono della sua pelle, e per gli stivali alti pitonati. Detesta il total black. [20] [21] Da giovane, negli anni '80 la Wintour aveva uno stile molto più audace e si dice che non abbia abbandonato la minigonna neanche in gravidanza. Si alza alle 5 e rientra alle 22, anche durante le serate di gala e i party non si ferma più di 20 minuti per rimanere fedele ai suoi orari.[22]

OnorificenzeModifica

  Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico
  Dama di Commenda dell'Ordine dell'Impero Britannico
«Per i servizi alla moda e al giornalismo.»
— 31 dicembre 2016[23]

NoteModifica

  1. ^ Redazione, Chi è Anna Wintour, la regina della moda per eccellenza, in Donnaglamour, 4 novembre 2019. URL consultato il 31 marzo 2021.
  2. ^ VERONICA OTRANTO GODANO, [urlhttps://www.alley33.it/2020/07/01/anna-wintour-chi-e-la-temuta-direttrice-di-vogue/ Anna Wintour: chi è la temuta direttrice di Vogue], in Alley33, 1º LUGLIO 2020. URL consultato il 31 marzo 2021.
  3. ^ Morgan K. Barraco, Anna Wintour – Chi è l’imperatrice della moda – Il Diavolo veste Prada, in Giornal, 18 Maggio 2020. URL consultato il 31 marzo 2021.
  4. ^ VERONICA OTRANTO GODANO, Anna Wintour: origini, ascesa e curiosità sulla regina di Vogue, in Alley33, 1º LUGLIO 2020. URL consultato il 31 marzo 2021.
  5. ^ Stefania Leo, Una vita da Anna Wintour, in Il Post. URL consultato il 31 marzo 2021.
  6. ^ (EN) Charles V. Bagli, Condé Nast to Move to Skyscraper at Ground Zero, in The New York Times, 3 agosto 2010. URL consultato il 21 novembre 2013.
  7. ^ (EN) Steve Cuozzo, Condé conquest, in New York Post, 18 gennaio 2012. URL consultato il 21 novembre 2013.
  8. ^ Wintour direttrice Vogue a vita - Moda, in ANSA.it, 1º agosto 2018. URL consultato il 14 agosto 2018.
  9. ^ redazione, Anna Wintour compie 70 anni, in Vogue, 3 NOVEMBRE 2019. URL consultato il 31 marzo 2021.
  10. ^ Lauren Weisberger, Author Lauren Weisberger, laurenweisberger.com. URL consultato il 14 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2008).
    «Il lavoro di Lauren dopo il rientro negli USA e il trasferimento a Manhattan fu da Assistente del Caporedattore della rivista Vogue, Anna Wintour.».
  11. ^ Erica Kinetz, Devil's in the Follow-Up, in The New York Times, 6 novembre 2005. URL consultato il 19 giugno 2010.
  12. ^ Carr, David; February 17, 2003; Anna Wintour Steps Toward Fashion's New Democracy; The New York Times. 10 dicembre 2006.
  13. ^ A Conversation With Lauren Weisberger, Random House, 2004. URL consultato il 14 agosto 2009.
    «Molte delle voci non sono distanti dall'idea che sia io che i miei amici abbiamo lavorato in varie industrie della moda, o come pierre o in riviste o negli annunci e nelle pubblicità, sin da quando eravamo al college. Ho provato a rendere il personaggio di Andrea, una persona in cui ogni assistente di qualsiasi reparto possa riconoscere un po' di sé.».
  14. ^ Enrico, Anna Wintour, chi è la direttrice di Vogue che ha ispirato Il diavolo veste Prada, in ViaggiNews, 11 febbraio 2021. URL consultato il 31 marzo 2021.
  15. ^ Matteo Fantozzi, Anna Wintour, chi è la direttrice di Vogue America/ È come ne il Diavolo Veste Prada?, in ilsussidiario, 10 febbraio 2021. URL consultato il 31 marzo 2021.
  16. ^ a b The Devil You Know, On Line One[collegamento interrotto], RadarOnline, novembre 2005; republished January 30, 2008. URL consultato il 25 giugno 2010.
  17. ^ Maurizio Encari, CINEMA Il Diavolo veste Prada, in Newscinema, 18 Maggio 2020. URL consultato il 31 marzo 2021.
  18. ^ Moratti: giù le mani da moda e design Correiredellasera.it
  19. ^ Redazione, Chi è Anna Wintour, la regina della moda per eccellenza, in Donnaglamour, 4 novembre 2019. URL consultato il 31 marzo 2021.
  20. ^ MONICA MONNIS, Anna Wintour innamorata? E chi poteva c'entrare se non l'attore di Love Actually Bill Nighy..., in Elle, 07/02/2020. URL consultato il 31 marzo 2021.
  21. ^ FEDERICO ROCCA, Le 11 lezioni di stile di Anna Wintour. Quelle che possiamo fare nostre, in Vanityfair, 2 AGOSTO 2018. URL consultato il 31 marzo 2021.
  22. ^ SIMONA ROTTONDI e CHIARA DA COL, Anna Wintour: identikit della signora della moda, in Grazia, 14 SETTEMBRE 2016. URL consultato il 31 marzo 2021.
  23. ^ (EN) The London Gazette (PDF), n. 61803, 31 December 2016, p. N8.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN85641956 · ISNI (EN0000 0001 1576 7069 · LCCN (ENn2004045764 · GND (DE131478958 · BNE (ESXX5061568 (data) · NDL (ENJA01207293 · WorldCat Identities (ENlccn-n2004045764