Anni 90 (film)

film del 1992 diretto da Enrico Oldoini
Anni 90
Anni 90 - titoli.jpg
Titoli di testa del film
Titolo originaleAnni 90
Paese di produzioneItalia
Anno1992
Durata95 min
Rapporto2,35:1
Generecommedia
RegiaEnrico Oldoini
SoggettoGiovanni Veronesi, Enrico Oldoini, Liliana Betti
SceneggiaturaGiovanni Veronesi, Enrico Oldoini, Liliana Betti
ProduttoreLuigi De Laurentiis, Aurelio De Laurentiis
FotografiaSergio Salvati
MontaggioRaimondo Crociani
MusicheGiovanni Nuti, Riccardo Galardini
ScenografiaEnrico Tovaglieri
Interpreti e personaggi

Anni 90 è un film del 1992 diretto da Enrico Oldoini.

Il film è diviso in nove episodi interpretati da Massimo Boldi, Francesco Benigno, Christian De Sica, Nino Frassica, Ezio Greggio, Maurizio Mattioli e Andrea Roncato.

L'anno successivo ha avuto un sequel, Anni 90 - Parte II.

TramaModifica

Tutti gli episodi fotografano causticamente i modi di pensare, le consuetudini e le usanze tipiche dei cittadini italiani nei primi anni 1990.

Un amore impossibileModifica

  • Questo episodio è un'iperbole della paura dell'AIDS: la precauzione diventa rapidamente ossessione.

Ballando in discoteca, il giovane siciliano Salvatore adocchia le ragazze del posto e in seguito risponde ai saluti ammiccanti di Daniela. I due fanno conoscenza e iniziano a flirtare, ma ben presto vien fuori l'estrema meticolosità di lei, che si definisce "ragazza di oggi informata e responsabile". Dopo aver preso un costoso taxi in quanto l'etilometro della discoteca aveva segnalato un tasso alcolemico troppo alto per guidare, e a seguito dell'entrata in vigore delle targhe pari (entrambi gli eventi verificatisi in seguito alle pressioni di Daniela sul giovane), il ragazzo se la porta a casa: una volta arrivati nella sua stanza, lei solleva una tale quantità di obiezioni sessuali precauzionali che Salvatore si ricopre di teli di plastica dalla testa ai piedi, ma nonostante ciò la sua focosità a letto non viene meno («Però mi attizzi anche sottovuoto... ora ti faccio male!»)

La telefonataModifica

  • Questo episodio prende di mira la moda degli "appuntamenti al buio" e delle varie chat (all'epoca soltanto telefoniche).

Nel traffico milanese, Cesare Proietti, piazzista romano in trasferta, a causa di un'interferenza con il telefono cellulare inizia a dialogare galantemente durante le soste ai semafori con Cleopatra Valentini, una prosperosa e giunonica automobilista, a sua volta originaria della Capitale. Lei in realtà si trova — all'insaputa dell'altro — giusto nell'automobile che lo segue e il caso vuole che all'ennesimo semaforo lo vada a tamponare. Subito dopo essersi insultati pesantemente dal vivo a causa dell'impatto, i due risalgono in macchina e riprendono l'amabile conversazione telefonica come prima, giungendo praticamente a fissare un appuntamento al buio (ignari d'essersi appena incontrati, o per meglio dire "scontrati").

Il maniaco con l'impermeabileModifica

  • Questo episodio ironizza il comportamento di uomini maniaci sessuali che si vestono soltanto con un impermeabile, con lo scopo di aprirlo davanti alle donne per mostrare i genitali.

Un maniaco sessuale si aggira per il parco con solo un impermeabile addosso, sembrando intenzionato a mostrare volgarmente a tutte le passanti (e persino a una papera) i suoi "attributi". Alla fine s'imbatte in una giovane scolaretta, e anche con lei tenta lo stesso osceno approccio, ma la bambina, per niente inorridita, al contrario gli chiede se può toccargli il pene: si scopre così che l'uomo sotto l'impermeabile non è affatto nudo, e che la sua "mania" è in realtà rappresentata dal fare collezione di orologi alla moda.

Il matrimonioModifica

  • Questo episodio critica la moda dei matrimoni programmati troppo velocemente, senza ben conoscere gusti e modi di fare del proprio partner.

Sull'altare, lo sposo Felice si mostra perplesso al momento di pronunciare il fatidico sì alla sua Claudia: in particolare, punta il dito contro i gusti cinematografici della ragazza, "colpevole" di non apprezzare i grandi classici e di aver cancellato tutti i suoi film in prima visione su VHS, faticosamente raccolti dall'uomo, per registrarci sopra gli episodi della soap opera Beautiful. Alla fine il matrimonio prosegue, ma non prima di aver suscitato clamore all'interno della chiesa: è necessario l'intervento del prete per convincere lo sconfortato sposo a non mandare a monte le nozze.

Il bambino viziatoModifica

  • Questo episodio ironizza sulla linea telefonica umanitaria del Telefono Azzurro, nata come strumento per tutelare i bambini ma spesso utilizzata da alcuni pargoli troppo viziati di fronte ad alcuni comportamenti dei genitori assolutamente non tali da suscitare allarme.

Rosario, un siciliano trapiantato a Milano e diventato leghista, dà un ceffone al piccolo figlio Luigino, il quale telefona subito al "Telefono Blu". Giunge dunque in casa uno strambo ispettore/psicologo che, per spiegare come eventualmente deve essere data una punizione, malmena il bambino molto più violentemente di quanto aveva fatto il padre.

Il clubModifica

  • Questo episodio è una presa in giro nei confronti dei club per scambisti.

Al signor Ugo Bossi[1] viene indicato un raffinato ristorante dove egli si reca con la moglie Neris per festeggiare il loro settimo anniversario di matrimonio. Il locale in realtà è solo uno dei settori di un vero e proprio Club Privèe, chiamato l'"Orchidea Selvaggia": le sale sono arredate con quadri, disegni e suppellettili erotici. Dopo aver cenato, i due vengono avvicinati da una coppia scambista, ma essendo sprovveduti vengono presto lasciati perdere. Ugo poi incontra un vecchio amico, Gino Renda, che li invita a recarsi in una delle altre sale; si ritrovano così in una sorta di cinema dove è in proiezione un film hard, che in realtà serve solo da cornice alla moltitudine di scambisti che lì sono riuniti. Complice anche la penombra, marito e moglie si perdono di vista: entrambi si ritroveranno coinvolti, loro malgrado, nella situazione. I due rientreranno al loro domicilio scioccati e trascorreranno la notte dell'anniversario con mestizia, dopo essersi reciprocamente rinfacciati i loro "punti deboli" (lui perché indossava la panciera e si dimostrava poco "dotato", lei perché sciatta e con indumenti intimi di quart'ordine).

Gli amiciModifica

  • Questo episodio è un'ironica rappresentazione di quegli uomini che prendono in giro i conoscenti che effettuano visite dai sessuologi ma che in realtà avrebbero numerosi motivi per andarci loro stessi.

Andrea, Maurizio e Nino sono tre amici che, dopo una partita di tennis, pedinano Massimo, un altro loro amico, in quanto hanno sbirciato nella sua agenda e si sono convinti che abbia un appuntamento extraconiugale con una certa "Moira". Giunti all'indirizzo, in realtà si ritrovano nello studio di un sessuologo, il professor Moira (era dunque un cognome), per una seduta di gruppo; Massimo si è recato lì per cercare di guarire dal suo perenne stato di priapismo. Messa a fuoco la situazione, Andrea, Maurizio e Nino cominciano a sfottere Massimo, ma alla fine anche loro si ritrovano a svelare al professore i loro problemi nei momenti di intimità (l'eiaculazione precoce, le "dimensioni" non eccelse e l'ambiguità sessuale), in una situazione di generale imbarazzo.

La festa di CarnevaleModifica

  • Questo episodio colpisce l'ipocrisia di coloro che si proclamano sostenitori della morale nella vita pubblica per poi comportarsi in modo lussurioso e perverso in quella privata.

Due dottori commercialisti colleghi e amici, Walter Mongini e Lando Marcelli, devono recarsi a casa del loro amico e collega Augusto per una allegra serata in costume allietata da ragazze-squillo (è il martedì grasso). Le rispettive mogli erano però già d'accordo per una festa di Carnevale in famiglia; per non perdere un'unica occasione di svago in un periodo di corposo lavoro, inventano una scusa raccontando alle consorti di dover rimanere in ufficio fino a tardi per redigere il bilancio. Per ironia della sorte, il loro direttore esige davvero che nella nottata venga preparato il bilancio, in quanto un ispettore è in arrivo da Londra. Dopo aver sgobbato tanto e avendo già affittato i costumi, i due si recano comunque alla festa, decidendo di presentare all'ispettore il bilancio dell'anno precedente, convinti che il giorno dopo nessuno si accorgerà della differenza.

Mascherati da donne, per un contrattempo finiscono lungo le mura, luogo di prostituzione, dove a causa dei travestimenti corrono il rischio di essere linciati dai viados, ma sopraggiungono i Carabinieri, che portano tutti in caserma. In attesa d'essere interrogati, però, fanno amicizia con uno dei trans che li aiuta a uscire, facendoli passare per suoi "compagni di lavoro" e ingannando il Brigadiere e l'Appuntato. Una volta fuori, si scoprirà che un facoltoso cliente del viado è proprio il direttore dei due colleghi: essi, scambiati da quest'ultimo per trans, vengono addirittura omaggiati con due banconote da 50.000 lire.

I due non vengono per fortuna riconosciuti, ma la mattina dopo trovano una brutta sorpresa in ufficio: il direttore, accortosi dell'inganno relativo al bilancio, li licenzia. I due amici però, dopo un attimo di smarrimento, non si perdono d'animo e una provvidenziale telefonata della moglie del capo offre loro la maniera per risolvere la situazione: dopo essersi travestiti nuovamente come la sera prima, si presentano nell'ufficio privato del direttore e lì finalmente quest'ultimo li riconosce. Il ricatto scatta automaticamente: assicurato sulla mancanza di scrupoli dei due amici nel raccontare alla propria consorte la storia di quelle due banconote, il direttore comprende che dovrà rinunciare al licenziamento e soggiacere alle richieste dei due protagonisti, pur di non compromettere il proprio matrimonio.

La pauraModifica

  • Questo episodio tratta il problema della sicurezza pubblica, spesso troppo enfatizzato dai cittadini italiani, propensi a terrorizzarsi anche in momenti in cui oggettivamente non ne vale la pena.

Due uomini, dopo aver giocato a squash di sera presso un centro sportivo, si ritrovano con la batteria dell'auto scarica e sono costretti a utilizzare la metropolitana per poter rincasare. Uno dei due è molto preoccupato di incontrare potenziali aggressori e balordi ed è convinto che qualsiasi persona si trovi sui mezzi pubblici di sera sia pericolosa. Rimasti da soli all'interno del vagone, alla successiva fermata hanno una sgradita sorpresa, poiché salgono a bordo due persone apparentemente poco raccomandabili, in quanto hanno un aspetto poco rassicurante e uno di loro possiede anche un coltellino. Dopo aver tentato invano di farsi coraggio reciprocamente e mantenere un contegno indifferente, alla fine i due amici si spaventano a tal punto che decidono di scendere a una fermata che non è la loro e iniziano ad allontanarsi, prima lentamente e poi di corsa.

I due presunti balordi apparentemente li seguono (in realtà fanno lo stesso percorso in modo del tutto casuale), ma dopo un po' si scopre che hanno più paura loro dei due amici di quanta i due amici ne abbiano di loro. Con il passare del tempo anche altri passanti, presi da un panico irrazionale e immotivato, cominciano a comportarsi allo stesso modo, rincorrendoli. Alla fine si forma un vero e proprio fiume di persone che corre per la strada chiedendo aiuto senza assolutamente saperne il motivo. Ci pensa infine un sosia di Alfred Hitchcock, con tanto di cane al guinzaglio, a spiegare i motivi di questa immotivata paura[2].

Pubblicità RegressoModifica

Tra un episodio e l'altro vi sono dei piccoli intermezzi, con protagonisti gli stessi attori del film, denominati Pubblicità Regresso, evidente parodia della Pubblicità Progresso e di vari spot pubblicitari di quegli anni, come già fatto in programmi televisivi come Avanzi.

Da quello famoso sull'uso del preservativo ("Di chi è questo?" — chiedeva il professore di liceo, dopo aver trovato un profilattico all'ingresso dell'aula - "È mio" — rispondevano gli studenti. Qui invece è Ezio Greggio a cimentarsi in tre occasioni: la prima volta malvisto e condannato dall'intera classe, la seconda volta osannato dalle compagne e la terza acclamato da tutti, maschi e femmine), alla dilagante mania per gli orologi Swatch, vero fenomeno di costume di quegli anni; dalla propaganda anti-fumo (un uomo viene aspramente criticato mentre fuma una sigaretta, ma tutt'intorno i suoi stessi detrattori o si danno alla pazza gioia con droghe di vario tipo o sono sieropositivi, identificati dal celebre "alone violaceo"), alla campagna contro l'abbandono dei cani nel periodo estivo (in realtà alla fine si vede che al guinzaglio non c'è un animale, ma un vecchio signore, lasciato lì proprio "solo come un cane" dal figlio, che tra l'altro si nota non avere alcun problema nel portare il proprio cane con sé, in vacanza. La causa di tutto è la nuora dell'anziano, che aveva costretto — ma neanche tanto — il consorte ad agire in quel modo, al fine di godersi in pace le ferie, senza seccature).

Oltre ai sopracitati, è presente un "corto" diverso dagli altri: alcuni cadaveri si risvegliano, venendo fuori dalle tombe del cimitero. Un piccolo drappello di zombi si muove quindi per le vie della città, con tanto di vessilli scarlatti e il sottofondo musicale di Bandiera rossa, tradizionale canzone popolare della sinistra italiana. La scena si chiude con la laconica frase "A volte ritornano"; è evidente il riferimento alle allora recenti vicende del Partito Comunista Italiano (e probabilmente alla nascita di Rifondazione Comunista), oltre che all'omonimo film horror del 1991, il cui trailer venne largamente pubblicizzato in televisione dalle varie rubriche di presentazioni cinematografiche. Tale intermezzo è un'amara constatazione della perpetua presenza dei medesimi volti nel panorama politico italiano, nonostante le sconfitte subìte e la loro età avanzata.[senza fonte][3]

A conti fatti si capisce come Pubblicità Regresso non sia una semplice parodia, ma rappresenti in realtà una sottile denuncia dell'ipocrisia imperversante nella società moderna.

DistribuzioneModifica

Il film è uscito nelle sale italiane il 30 ottobre 1992 e venne mandato in onda in prima visione televisiva il 22 gennaio 1996 su Canale 5.

CensuraModifica

Nella pellicola sarebbero dovuti essere presenti anche un altro episodio e un altro spot di Pubblicità Regresso, ma entrambi vennero censurati dalla distribuzione in quanto considerati da essa particolarmente offensivi, rischiando di rendere il film vietato ai minori di 14 anni. In particolare, l'episodio venne considerato molto razzista e di esso si conosce solamente l'ambientazione: un gruppo di africani, comandati da Greggio, impegnati a lavorare la terra in modo faticoso. Alcuni estratti dell'episodio, oltre che dell'intermezzo pubblicitario censurato (che parlava di protezione dall'AIDS mediante i preservativi), sono comunque reperibili nel trailer del film[4].

SequelModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Anni 90 - Parte II.

Visto il successo al botteghino, l'anno successivo il film ha avuto un sequel chiamato Anni 90 - Parte II. La pellicola è stata diretta sempre da Enrico Oldoini e interpretata per buona parte dallo stesso cast.

NoteModifica

  1. ^ È da notare in questo episodio che il personaggio interpretato da Massimo Boldi, un lombardo purosangue, porta lo stesso cognome di Umberto Bossi, che, con il partito di cui era segretario, la Lega Nord, stava emergendo nella politica italiana d'inizio anni 90.
  2. ^ La sequenza filmata all'interno della metropolitana sembra anche essere una parodia di una sequenza de Il giustiziere della notte con Charles Bronson. I temi ricorrenti in entrambe le ambientazioni sono: la metropolitana deserta, due bulli con brutte facce, un bullo armato di coltello, una vittima che legge un giornale e una vittima che scappa attraverso le scale.
  3. ^ Lo sketch sembra fare uno scherzoso riferimento a un'esternazione del Presidente uscente della Repubblica Francesco Cossiga, che definiva zombi i nostalgici del Socialismo.
  4. ^   Anni 90 - Trailer, su YouTube, Filmauro, 27 giugno 2010.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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