Anticoncilio di Napoli

L’Anticoncilio di Napoli fu un evento anticlericale che ebbe luogo contemporaneamente al Concilio Vaticano I, di cui rappresentò una contestazione pubblica.

StoriaModifica

«Ma perché il lettore non creda che s'inventi, la storia dell'Anticoncilio ecumenico, indetto a Napoli da Giuseppe Ricciardi nei giorni del primo Concilio Vaticano, ha il suo monumento nella medaglia, dove l'occhio del Grande Architetto inscritto nel triangolo massonico, irraggia Castel Sant'Angelo da un lato, e il Vesuvio dall'altro: Post tenebras lux; e: A Roma - dice l'epigrafe - Pio IX coi vescovi - a sancire il Sillabo - l'infallibilità del papa - il potere temporale, - A Napoli - i liberi pensatori - contro il fanatismo - l'intolleranza - l'Inquisizione - convenivano.»

(Riccardo Bacchelli [1])

Nel 1869, in contestazione al Concilio Vaticano I, si svolse l'Anticoncilio di Napoli. L'iniziativa, principalmente presa dal deputato Giuseppe Ricciardi e sostenuta da Giuseppe Garibaldi, David Levi e altri sessanta deputati, fece sorgere il movimento italiano del Libero Pensiero "Giordano Bruno".

L'Anticoncilio fu aperto al Teatro San Ferdinando il 9 dicembre. Vi inviarono delegati 62 logge massoniche italiane e straniere, 34 società operaie, 25 associazioni italiane, 26 associazioni straniere, 63 gruppi di liberi pensatori italiani e vi parteciparono a titolo personale 27 stranieri, 58 deputati e 2 senatori.

Il 10 dicembre, durante la seconda seduta, l'Anticoncilio fu sciolto dalla forza pubblica, allarmata dalle accese dichiarazioni politiche contenute in alcuni interventi.

NoteModifica

Voci correlateModifica

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