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Antinopoli
al-Shaykh ʿIbāda
SheikhAbadaTempleRamses3.jpg
I resti del tempio di Ramses II
Civiltàromana
Utilizzocittà
EpocaII secolo
Localizzazione
StatoEgitto Egitto
LocalitàMallawi
Altitudine52 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie5 000 
Scavi
Data scoperta1791
Date scavi1935
Mappa di localizzazione

Coordinate: 27°49′N 30°53′E / 27.816667°N 30.883333°E27.816667; 30.883333

Antinopoli (Antinoöpolis, Antinoopolis, Antinoë; in greco antico: Ἀντινόου πόλις, in copto Ansena; oggi detta al-Shaykh ʿIbāda (in arabo: الشيخ عبادة[1]) è un'antica città fondata per volere dell'imperatore romano Adriano nei pressi di un villaggio egizio per commemorare il suo giovane eromenos Antinoo. La città sorgeva sulla riva est del Nilo, non lontano dal luogo in cui il ragazzo annegò verso la fine dell'ottobre del 130.

Indice

StoriaModifica

 
Frammenti di un architrave dell'antico tempio egizio di epoca ramesside.

Le prime testimonianze dell'insediamento risalgono al Medio Regno, tuttavia il villaggio è nato probabilmente durante il Nuovo Regno, più precisamente durante il regno di Ramses II, che fece edificare un importante tempio dedicato alle divinità egizie.[2]

Nel II secolo l'imperatore romano Adriano costruì la città di Antinopoli sul sito del villaggio egizio, in memoria del suo giovane eromenos Antinoo, morto nelle acque del Nilo intorno al 130. La città divenne ben presto il centro del culto ufficiale dedicatogli e fu collegata tramite la via Hadriana al porto egizio di Berenice.

Inizialmente apparteneva alla suddivisione del Medio Egitto, ma sotto Diocleziano, nel 286, divenne la capitale del Nomo della Tebaide.

Secondo il Menaea Graeca, un volume che raccoglie le biografie di vari santi cristiani, fu proprio qui che Giuliano e Basilissa subirono il martirio durante la persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano.

Antinopoli fu un importante centro culturale, oltre che città natale del matematico del IV secolo Sereno di Antinopoli. Nello stesso periodo iniziò ad ospitare un vescovo cristiano.[3]

 
Antinoo come Osiride.

Ci sono anche numerose tracce di comunità monastiche cristiane: ad esempio le cave e le zone adiacenti alla città, denominata Ansina in epoca copto-araba, ospitarono cenobiti e altri conventi. Palladio di Galazia, che visitò la città tra il 406 e il 412, durante il suo esilio, menziona dodici monasteri femminili, in città e nei dintorni, ed oltre un migliaio di uomini, tra cui cinque celebri anacoreti.

«Antinopoli, la più cara, sorta nel luogo della sventura, è serrata tra il fiume e la roccia su una fascia angusta di terreno arido»

(Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano)

Dopo la conquista islamica dell'Egitto, nel VII secolo, la città fu residenza dell'Emiro dell'Alto Egitto.

La città fu abbandonata attorno al X secolo, tuttavia ha continuato ad ospitare un importante tempio greco-romano, che fu demolito nel XIX secolo.

 
Particolare di un busto che ritrae il giovane Antinoo.

Struttura e organizzazioneModifica

La città di Antinopolis era governata da un proprio Senato con un suo presidente detto "prytaneus". Il Senato veniva scelto tra i membri (φυλαί) delle famiglie più illustri residenti, di cui si apprende il nome di uno di essi - Ἀθηναί̈ς - da alcune iscrizioni pervenuteci (Orelli, n 4705); i suoi decreti, così come quelli del prytaneus, non erano, come al solito, soggetti alla revisione del nomarca, ma direttamente a quella del prefetto (ἐπιστράτηγος) della Tebaide. La suddivisione amministrativa così articolata in tribù e l'organizzazione politica seguivano in tutto e per tutto l'uso dell'antica Grecia.

Onori divini sono stati celebrati nell'Antinoeion al giovane Antinoo, visto come una divinità locale; mentre giochi e gare di corsa coi carri sono stati annualmente celebrati in commemorazione della sua morte e del dolore di Adriano. (Dizionario delle Antichità, s.v. Ἀντινόεια).

Scavi archeologiciModifica

I primi ritrovamenti risalgono all'epoca ramesside, quando Bes e Hathor erano tra le divinità più importanti della regione, tuttavia sia la pianta urbanistica di tipo ippodameo, come quella di Alessandria d'Egitto, sia l'aspetto degli edifici non avevano nulla di egiziano

Le rovine attestano, per l'area che riempiono, l'antica grandezza di Antinopoli; la direzione che seguivano le vie principali possono ancora essere rintracciate: costruite su un piano a griglia con strade intersecantesi ad angolo retto, come quelle di numerose città romane orientali di quest'epoca. Le strade erano state divise in quarti e blocchi, con ogni edificio convenientemente numerato (Bell, 1940); una almeno di queste vie principali di scorrimento, quella che si dirigeva da nord a sud, aveva su entrambi i lati un ampio corridoio a porticato il cui tetto sostenuto da colonne appositamente per la comodità dei pedoni. Le vie erano a tal punto ricche di portici che Lucas, vedendone le rovine nel 1714, ebbe a scrivere che la città era un ininterrotto porticato.

Le pareti del teatro romano presso la porta sud, e quelle dell'ippodromo senza le mura ad est, sono ancora esistenti. All'estremità nord-occidentale della città vi era un portico, di cui quattro colonne rimangono, con iscrizioni rivolte alla "Buona Fortuna", una delle quali recante la data del 14º ed ultimo anno del regno di Alessandro Severo, ossia il 235.

Jomard, al tempo della campagna d'Egitto voluta da Napoleone Bonaparte, in qualità di membro della spedizione scientifica francese al seguito poté vedere e studiare direttamente molti monumenti oggi completamente scomparsi: egli ci descrive porte monumentali, archi di trionfo, agorà, terme romane, il teatro e lo stadio; poi il pretorio, colonne onorarie (tra cui una dedicata all'imperatore Alessandro Severo e a sua madre) ed infine anche il sepolcro di Antinoo. Quest'ultimo si trovava nella metà settentrionale della città, mentre nella parte meridionale si trovava un grandioso tempio di ordine corinzio.

 
Zona delle rovine.

Per quanto si può verificare dallo spazio coperto con cumuli di muratura, Antinopoli aveva circa un miglio e mezzo di lunghezza e quasi mezzo miglio di ampiezza. I resti, sparsi entro una circonferenza di tre miglia e mezzo, suggerisce che le fondamenta romano-ellenistiche erano circondate da un muro di mattoni su tre lati, lasciando invece il quarto lato aperto in direzione del Nilo (Bell, 1940). L'Ippodromo conteneva ampi serbatoi per l'acqua, che era portata lì dalla porta orientale che conduceva ad una valle proprio alle spalle della città; questa, oltre la catena montuosa passava attraverso il deserto del Wādī Tarfa, unendo le strade per le cave delle "Mons Porphyrites" non lontano da Mons Claudianus. (Wilkinson, Topografia di Tebe , p. 382.)

Le mura la circondavano da tre parti, mentre sul quarto lato era il porto sul fiume Nilo. La ricchezza del luogo è indicata ancora oggi da notevolissimi reperti, per lo più provenienti da tombe, come papiri in Lingua greca antica, ma anche in Lingua latina e Lingua copta, oltre a numerose pitture paleocristiane e pregevolissimi tessuti e indumenti perfettamente conservati.

Una grotta, una volta abitata da anacoreti cristiani, con molta probabilità indica la sede del Santuario e del relativo Oracolo; mentre tombe con iscrizioni in greco si trovano numerosissime della necropoli cittadina. Nelle necropoli vennero rinvenuti numerosi adepti del nuovo culto voluto da Adriano, mummificati alla maniera egizia (i cosiddetti Taide e Serapione[non chiaro], Lenkione con il suo larario domestico e la maga Myrithis oggi al Louvre di Parigi).

 
Ritratto di bambino con grappolo di vite e cane (IV secolo). Al Museo Egizio di Monaco di Baviera.

Albert GayetModifica

Albert Gayet (1856-1916) è conosciuto per essere stato l'archeologo di Antinopolis; senza la sua vasta ed approfondita ricerca e la documentazione raccolta del sito, molto poco si saprebbe oggi su questa città greco-romana. Anche se vi sono molti dati di Antinopolis registrati dalla "Commissione di Napoleone", il rapporto di Albert Gayet getta una maggiore luce sulla città antica; come ad esempio il cristianesimo cominciò a diffondersi attraverso l'Impero romano, in quanto la città divenne col tempo un importante luogo di aggregazione cristiana.

Secoli dopo la sua fondazione la città abbondava monasteri sia maschili sia femminili e i santuari ad essi correlati sono stati rinvenuti ovunque. Molti di questi sono arrivati ad essere luoghi di culto rivolti a santi locali, come Claudius e Colluthus (Donadoni, 1991). Le scoperte di Albert Gayet confermano la diffusione a macchia d'olio del cristianesimo.

 
Sudario con donna dipinta dalla tunica frangiata (170-200).

Gli scavi hanno rivelato mummie, corredi funerari, e migliaia di tessuti nel sito di Antinopolis; è stato anche scoperto un grande cimitero, il luogo di sepoltura di numerosi cristiani copti. La mummificazione è stata proibita per legge nel IV secolo d.C., quindi i resti di cristiani deceduti devono essere precedenti: rivestiti in tuniche e fasce di vari tessuti prima di essere sepolti (Hoskins, 2007). Le scoperte di Gayet hanno dato ai ricercatori una migliore comprensione delle prime pratiche di sepoltura cristiana e la conservazione dei tessuti artistici ritrovati nel sito permette di intuire lo stile copto in evoluzione, ossia l'arte canonica dell'antico Egitto infuso con l'arte classica e poi cristiana ("Textiles", 2003). I risultati ottenuti da Albert Gayet ad Antinopolis hanno fornito ai ricercatori successivi con grande evidenza il cambiamento verificatosi in tutto il mondo antico a seguito dell'irruzione della religione cristiana.

Essa è collocabile a circa 20 km sotto il 28º parallelo, poco più a sud di Speos Artemidos e ad oriente di Ermopoli, città quest'ultima sulla sponda sinistra del Nilo, proprio là dove aveva trovato la morte Antinoo. Fu capitale del nomos Antinoite e fu più tardi annessa alla Tebaide. Ebbe nome anche Besantinoo o (in Stefano di Bisanzio) Adrianopoli. Il fatto che i copti chiamassero ancora il luogo Ansine indica forse una notevole permanenza del culto di Antinoo. Il paese si trova di fronte all'odierna el-Roda.

Antinopoli oggiModifica

Oggi non rimane molto della città antica di Antinopolis. Al suo posto sorge Qaryat al-Shaykh ʿIbāda, un piccolo villaggio di fango circondato dalle rovine sbriciolate di quella che una volta era una città di culto. Non c'è molto della parte sinistra dell'abitato, in quanto molti dei suoi edifici sono stati riutilizzati come materiali per la costruzione di strutture più recenti, come le fabbriche di zucchero di al-Roda, ma i visitatori possono ancora vedere i resti del circo romano e le rovine di alcuni templi (Stillwell, 1976).

Alcuni scavi sono stati effettuati dall'Università di Roma tra il 1965 e il 1968. I papiri scoperti nel sito sono stati tradotti e pubblicati da J. W. B. Barns e H. Zilliacus.

 
Angelo su tessuto (pittura su lino), epoca tardo-romana o bizantina, museo del Louvre.

NoteModifica

  1. ^ Google Maps, su Google Maps. URL consultato il 17 gennaio 2017.
  2. ^ Antinoe nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 19 ottobre 2018.
  3. ^ Attualmente la città, non essendo più sede di un vescovo, rientra nell'elenco delle sedi titolari della chiesa cattolica.

BibliografiaModifica

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