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Antonino Agostino

poliziotto italiano
Antonino Agostino

Antonino Agostino, detto Nino (Palermo, 29 marzo 1961[1]Villagrazia di Carini, 5 agosto 1989), è stato un poliziotto e agente segreto italiano, membro del SISDE, specializzato nella cattura dei latitanti.

Il delittoModifica

Il 5 agosto 1989 Antonino Agostino, agente di Polizia alla questura di Palermo, era a Villagrazia di Carini con la moglie Ida Castelluccio, sposata appena un mese prima ed incinta di due mesi. Mentre entravano nella villa di famiglia per festeggiare il compleanno della sorella di lui, un gruppo di sicari in motocicletta arrivò all'improvviso e cominciò a sparare sui due. Agostino venne colpito da vari proiettili, mentre la Castelluccio venne raggiunta da un solo colpo e cominciò a strisciare per terra per avvicinarsi al marito morente. I genitori di Agostino, uditi gli spari, andarono a soccorrere il figlio e la nuora ma non c'era più niente da fare: erano entrambi già morti. Quel giorno, Agostino non portava armi addosso. La squadra mobile di Palermo seguì inutilmente per mesi un'improbabile "pista passionale"[2].

I misteri intorno all'omicidioModifica

La notte della morte di Antonino Agostino e della moglie, alcuni ignoti "uomini dello Stato" riuscirono ad entrare nell'abitazione dei coniugi defunti e fecero sparire degli appunti che riguardavano delle importanti indagini che stava conducendo Agostino. Ai funerali di Antonino Agostino e Ida Castelluccio, tenutisi il 10 agosto 1989, erano presenti i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Lo stesso Falcone disse ad un amico commissario, pure presente al funerale:

«Io a quel ragazzo gli devo la vita.[2]»

Antonino Agostino stava indagando sul fallito attentato dell'Addaura: il 21 giugno 1989 alcuni agenti di scorta trovarono su una spiaggia dell'Addaura un borsone contenente cinquantotto candelotti di tritolo. In quella stessa spiaggia si trovava la villa di Giovanni Falcone, obiettivo del fallito attentato. Sicuramente Agostino aveva scoperto qualcosa di importante su quel borsone-bomba dell'Addaura e per questo è stato eliminato. Attualmente i mandanti e gli esecutori dell'omicidio di Agostino e della Castelluccio sono ignoti. Vincenzo Agostino, il padre di Antonino, dal giorno del duplice omicidio non si è più tagliato la barba come forma di protesta contro l'occultamento della verità sulla morte del figlio e della nuora.

Secondo il pentito di mafia Giovanbattista Ferrante, Totò Riina ordinò un'indagine interna a Cosa Nostra per individuare i responsabili dell'omicidio del poliziotto, ma «Anche lui non riuscì a sapere nulla». Il collaboratore di giustizia Oreste Pagano ha dichiarato che «è stato ucciso perché voleva rivelare i legami mafiosi con alcuni della questura di Palermo. Anche sua moglie sapeva: per questo hanno ucciso anche lei»[3].

Nel 2009 il collaboratore di giustizia Vito Lo Forte dichiarò che Agostino, insieme con il collega Emanuele Piazza, anch'egli agente del SISDE, si trovava nei pressi dell'Addaura la mattina del 20 giugno 1989, il giorno prima del fallito attentato a Falcone e riuscirono ad impedire che l'attentato si compisse, fingendosi sommozzatori e rendendo inoffensivo l'ordigno nelle ore notturne antecedenti al ritrovamento[4]. Tuttavia nel 2011 il pool di periti nominati dal gip di Caltanissetta Lirio Conti ha stabilito che il Dna delle cellule epiteliali, estratte dalla muta subacquea e dal borsone ritrovati sul luogo del fallito attentato, non erano compatibili con quelle di Agostino e Piazza, smentendo così le dichiarazioni di Lo Forte[5][6].

Nell'agosto 2011 risultano, inoltre, indagati per l'omicidio dei due coniugi l'ex prefetto di Messina e Reggio Calabria ed ex capo di gabinetto dell'Alto commissariato antimafia dismesso nel 1992, Antonio Daloiso e l'ex funzionario di polizia Guido Paolilli.[7]

Le indagini su questo misterioso omicidio sono state svolte dall'Autorità giudiziaria di Palermo e sono state affidate dapprima ai magistrati Antonino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del bene e poi, per la Procura Generale, a Roberto Scarpinato, Nico Gozzo e Umberto De Giglio.

MemoriaModifica

Il 5 agosto 2011 una lapide commemorativa è stata installata sul lungomare Cristoforo Colombo di Villagrazia di Carini (Palermo), per ricordare l'omicidio dell'agente Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio[8].

Antonino Agostino e Ida Castelluccio vengono ricordati da suo padre, sua madre e i suoi nipoti Ida e Nino ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell'Impegno di Libera, la rete di associazioni contro le mafie, che in questa data legge il lungo elenco dei nomi delle vittime di mafia e fenomeni mafiosi.

NoteModifica

  1. ^ Delitto Agostino avvolto nel mistero, Giornale di Sicilia, 5 agosto 2004. URL consultato il 21 aprile 2013.
  2. ^ a b Attilio Bolzoni, Verbali, testimonianze, identikit spariti dagli atti dell'inchiesta, la Repubblica, 8 maggio 2010. URL consultato il 28 aprile 2018 (archiviato il 4 marzo 2016).
  3. ^ Salvo Palazzolo, Poliziotto ucciso: 'Segreto di Stato', la Repubblica (Archivio), 17 dicembre 2005. URL consultato il 28 aprile 2018 (archiviato il 23 giugno 2016).
  4. ^ Dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vito Lo Forte (PDF), Tribunale di Caltanissetta, 10 agosto 2009. URL consultato il 28 aprile 2018 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2017).
  5. ^ Addaura, un attentatore del giudice Falcone incastrato dopo 21 anni dalla prova del Dna La Repubblica.it
  6. ^ Audizione del procuratore Sergio Lari dinanzi alla Commissione Parlamentare Antimafia - XVI LEGISLATURA (PDF).
  7. ^ Delitto Agostino, indagati anche un prefetto e un ex poliziotto, su corrieredelmezzogiorno.corriere.it.
  8. ^ Targa a Villagrazia Carini per ricordare coniugi Agostino, su ansa.it.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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