Antonio Carini

antifascista e partigiano italiano
Antonio Carini

Antonio Carini (Monticelli d'Ongina, 7 settembre 1902Meldola, 13 marzo 1944) è stato un partigiano e antifascista italiano, noto col nome di battaglia di Orsi e/o Orso.

Comunista, Garibaldino in Spagna, confinato politico, membro del Comando Generale delle Brigate Garibaldi, torturato e ucciso dai fascisti, Medaglia d'argento al valor militare alla memoria.

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BiografiaModifica

Antonio Carini nasce a San Nazzaro d'Ongina, una frazione del piccolo paese di Monticelli d'Ongina, in provincia di Piacenza. Di professione barcaiolo sul Po, sin da giovane aderisce al neonato Partito comunista. Dopo il servizio militare, per evitare la persecuzione da parte del regime fascista, nel 1924 emigra in Argentina, ove partecipa a diverse manifestazioni e scioperi, ponendosi in evidenza tanto da essere inserito nella lista delle persone da sorvegliare della polizia argentina, quale sovversivo e comunista.

Nel novembre 1936 si imbarca per l'Europa per partecipare come volontario nella guerra di Spagna. Approdato ad Anversa, transita per Parigi e poi, attraverso un valico nei pressi di Andorra, entra come clandestino in Spagna, arruolandosi nelle Brigate Internazionali ed entrando a far parte del Battaglione Garibaldi -costituito da italiani- con il grado di sergente. In tale ruolo prende parte ai combattimenti di (Madrid, Huesca, Farlete, l'Ebro) e, tra il giugno 1937 e l'agosto 1938, viene ferito tre volte in combattimento. All'interno della Brigata Garibaldi assume incarichi di sempre maggiore rilievo, sino a diventare Commissario politico addetto all'intendenza dell'intera Brigata, in occasione della difesa di Barcellona nel gennaio del 1939. Nel frattempo, la sua presenza in Spagna è segnalata da fonti giornalistiche francesi, che il regime fascista utilizza per individuarlo e iscriverlo nella Rubrica di Frontiera.

Con lo scioglimento delle Brigate Internazionali, nel mese di febbraio del 1939 si trasferisce in Francia, dove viene internato -in successione- nei campi di St. Cyprien, Gurs e Vernet, fino al 9 aprile 1941 allorché viene tradotto in Italia su sua richiesta. Interrogato, viene successivamente condannato al confino politico da scontare a Ventotene per 5 anni.[1] Viene liberato nell'agosto del 1943 a seguito della caduta del regime fascista. Nell'agosto del 1943 Carini è già a Piacenza, per riorganizzarvi il Partito comunista.

A seguito dell'armistizio entra nella Resistenza con incarichi di alta rilevanza politica, diventando con Luigi Longo, Pietro Secchia, Gian Carlo Pajetta e Giorgio Amendola uno dei cinque membri del Comando generale delle Brigate Garibaldi[2].

Assunto il nome di Orsi viene designato, dallo stesso Comando garibaldino, ad occuparsi dell'organizzazione delle formazioni partigiane (con il ruolo di ispettore) ed inviato nel gennaio 1944 in Romagna con lo scopo di coordinare l'organizzazione della Resistenza nelle province di Ravenna e Forlì. Nel febbraio 1944 viene così costituito un Comitato militare con la partecipazione sua, di Ilario Tabarri (Mauri), Arrigo Boldrini (Bulow) e altri[3]. Nell'ambito del suo incarico politico, nei primi due mesi del 1944 egli si reca in due occasioni in ispezione presso la neonata Brigata Garibaldi operante nell'Appennino, comandata di Riccardo Fedel (Libero). Durante il viaggio di ritorno da quest'ultima missione, il 9 marzo 1944, viene catturato da militi della Repubblica Sociale Italiana nei pressi di Teodorano di Meldola, e di lì tradotto a Rocca delle Caminate ove viene sottoposto, per quattro giorni, ad atroci torture per carpire preziose informazioni. Inferociti dal suo silenzio e dal suo contegno, i fascisti dopo efferate sevizie lo legano, ancora vivo, ad un'auto e lo trascinano sino al Ponte dei Veneziani di Meldola, dove viene finito a pugnalate e sfigurato a colpi di pietra per poi essere gettato nel fiume Bidente.

Sulla sua figura è stato realizzato nel 2010 un filmato intitolato "Antonio Carini. la grandezza di un uomo", con la regia di Franco Sprega e Ivano Tagliaferri (autori anche del filmato "Los Italianos. Antifascisti nella guerra civile spagnola").

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'argento al valor militare
«Forte tempra di patriota e di sagace propagandista, metteva continuamente a repentaglio la propria vita nello svolgimento di importanti e delicate missioni di collegamento. Catturato nel corso di una di queste ed imprigionato, affrontava con animo stoico e sereno le più atroci sevizie e torture, senza che mai nulla di benché minimamente compromettente potesse uscire dalle sue labbra. I suoi aguzzini, esasperati per il suo spavaldo contegno, lo finivano a pugnalate. Bellissima figura di patriota e di volontario della Libertà[4]»
— Forlì, 8 settembre 1943 - Meldola, 30 marzo 1944.

NoteModifica

  1. ^ Commissione di Piacenza, ordinanza del 12.5.1941 contro Antonio Carini (“Combattente antifranchista in Spagna”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. III, p. 990
  2. ^ Luigi Longo, I centri dirigenti del PCI nella Resistenza, Editori Riuniti, Roma, 1973, p. 38.
  3. ^ Arrigo Boldrini, Diario di Bulow, Vangelista, Ravenna, 1985, p. 53.
  4. ^ B.U. 1958 disp. 25a pag. 2483

BibliografiaModifica

  • Sergio Flamigni - Luciano Marzocchi, Resistenza in Romagna, La Pietra, Milano, 1969.
  • Luigi Longo, I centri dirigenti del PCI nella Resistenza, Editori Riuniti, Roma, 1973.
  • Dino Mingozzi (a cura di), L'8ª Brigata Garibaldi nella Resistenza, La Pietra, Milano, 1981.
  • Arrigo Boldrini, Diario di Bulow, Vangelista, Ravenna, 1985.
  • Franco Sprega e Ivano Tagliaferri, Los Italianos. Antifascisti nella guerra civile spagnola, Infinito, Castel Gandolfo, 2007.

Voci correlateModifica

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