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Antonio Curri

architetto, decoratore e pittore italiano

Antonio Curri (Alberobello, 9 ottobre 1848Napoli, 16 novembre 1916) è stato un architetto, decoratore e pittore italiano.

Lapide in memoria di Antonio Curri nella Galleria Umberto I di Napoli

Personalità rilevante dell'architettura a Napoli nell'Ottocento[1][2], numerose sono le sue opere sia ad Alberobello, suo paese nativo che a Napoli, sua città di lavoro.

Indice

BiografiaModifica

Antonio Curri nacque ad Alberobello nel piccolo palazzetto a cummersa del 1831 tra Piazza del Popolo (ex Piazza della Vittoria o Vittorio Emanuele II) e la Piazza 27 maggio 1797 (ex Piazza delle Erbe) da Porzia Greco di Alberobello e da Tommaso Curri, capomastro di Alberobello, secondo di otto figli.

Antonio Curri si sposò a Napoli con Maria Giovanna Rongo ma non ebbero figli.

Di carattere vivace, fu scolaro ribelle; fu inviato da giovane a Martina Franca per prendere lezioni di disegno e subì il richiamo delle camicie garibaldine.

Si trasferì a Napoli nel 1865 per frequentare l'Accademia di Belle Arti. Diplomatosi nel 1869, tornò ad Alberobello, dove realizzò il Palazzo Perta del 1875 nel Corso Nazione attuale Vittorio Emanuele[3]. Due anni dopo, però, fece ritorno a Napoli, dove si stabilì definitivamente ed incominciò a lavorare ed insegnare all'Accademia. Nel 1916, pochi mesi prima della morte, gli sarebbe stata assegnata la cattedra di architettura decorativa presso l'Istituto Artistico-Industriale.

Fra le sue prime opere vi sono la decorazione della facciata del Duomo dell'Assunta (1874), le decorazioni della Galleria Umberto I (1887-1891, in collaborazione con Ernesto di Mauro e su progetto di Emanuele Rocco), il restauro delle decorazioni del Teatro San Carlo (con Eduardo Dalbono). In questo periodo presentò anche una serie di progetti, alcuni dei quali premiati; in particolare quello per il restauro della facciata del Duomo, all'Esposizione nazionale di belle arti a Napoli nel 1877 (non gradito però alla critica contemporanea[4]). Decorò poi le sale del più antico caffè di Napoli tuttora in attività, il celebre Gambrinus[5], opera che resta la più famosa in quest'ambito.

Fra le opere del Curri architetto si segnalano il restauro della cupola e dell'interno di San Domenico Soriano, la cappella dei fratelli Palizzi al Cimitero di Poggioreale, il progetto e la realizzazione di alcune dimore signorili fra cui Palazzo Crispi e Villa La Santarella. Fuori città, decorò a Sarno il prospetto di palazzo Bouchy e rifece la decorazione del municipio, mentre a Santa Maria Capua Vetere realizzò il Teatro Garibaldi ispirandosi all'Opéra Garnier di Parigi. Il Curri lavorò anche a Roma, nella chiesa dell'Immacolata e al padiglione della Campania, Basilicata e Calabria per l'Esposizione internazionale d'arte del 1911. Per quest'ultimo lavoro diresse un gruppo comprendente, fra gli altri, l'architetto Alfonso Guerra, i pittori Paolo Vetri, Vincenzo Volpe e Giuseppe De Sanctis e lo scultore Francesco Jerace.

Del Curri pittore si ricordano in particolar modo il disegno della culla offerta dal Comune di Napoli all'allora principe ereditario Vittorio Emanuele, un ciborio in argento per la chiesa matrice di Torre Annunziata e numerosi quadri. Tra di essi spicca un dipinto realizzato in occasione del giubileo papale, raffigurante lo svolgimento dell'arte cristiana dalle catacombe a San Pietro.

OpereModifica

Ad Alberobello:

A Napoli:

NoteModifica

  1. ^ Erminio Scalera books.google.it.
  2. ^ Pietro Lippolis.
  3. ^ Antonio Curri, Ricordo della Commemorazione del X anniversario della sua morte, a cura di G. Notarnicola, Bari 1927.
  4. ^ C. Abbatecola, Guida e critica dalla grande Esposizione nazionale di belle arti, Napoli 1877, p. 289.
  5. ^ Frommer's The Amalfi Coast with Naples, Capri and Pompei.
  6. ^ Francesco Soletti, Ettore Toscani.
  7. ^ Touring club italiano.
  8. ^ Innovative Strategies for Structural Protection of Built Heritage.

BibliografiaModifica

  • Fabio Mangone (a cura di), Antonio Curri. Un architetto artista tra Alberobello e Napoli, Napoli, Electa, 1999, ISBN 88-435-8610-6.

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN74724998 · ISNI (EN0000 0000 4755 9419 · LCCN (ENnr00014168 · GND (DE122054679 · ULAN (EN500316399