Antonio Maccanico

politico e funzionario italiano

Antonio Maccanico (Avellino, 4 agosto 1924Roma, 23 aprile 2013) è stato un politico e funzionario italiano, diverse volte Ministro della Repubblica e Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con le funzioni di segretario del Consiglio dei ministri durante il governo Ciampi.

Antonio Maccanico
Antonio Maccanico datisenato 2006.jpg

Ministro per le riforme istituzionali
Durata mandato 21 giugno 1999 –
11 giugno 2001
Capo del governo Massimo D'Alema
Giuliano Amato
Predecessore Giuliano Amato
Successore Umberto Bossi

Ministro delle Comunicazioni
Durata mandato 17 maggio 1996 –
21 ottobre 1998
Capo del governo Romano Prodi
Predecessore Agostino Gambino
Successore Salvatore Cardinale

Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri
Segretario del Consiglio dei ministri
Durata mandato 29 aprile 1993 –
9 maggio 1994
Capo del governo Carlo Azeglio Ciampi
Predecessore Fabio Fabbri
Successore Gianni Letta

Ministro per gli affari regionali e i problemi istituzionali
Durata mandato 13 aprile 1988 –
12 aprile 1991
Capo del governo Ciriaco De Mita
Giulio Andreotti
Predecessore Aristide Gunnella (affari regionali)
Successore Mino Martinazzoli (riforme istituzionali e affari regionali)

Segretario generale della Presidenza della Repubblica Italiana
Durata mandato 14 luglio 1978 –
24 aprile 1987
Presidente Sandro Pertini
Francesco Cossiga
Predecessore Franco Bezzi
Successore Sergio Berlinguer

Presidente della 1ª Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica
Durata mandato 30 settembre 1992 –
29 aprile 1993
Predecessore Antonio Gava
Successore Lorenzo Acquarone

Presidente della 1ª Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati
Durata mandato 5 novembre 1998 –
21 giugno 1999
Predecessore Rosa Russo Iervolino
Successore Raffaele Cananzi

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature XI, XV
Gruppo
parlamentare
XI: Repubblicano
XV: PD-L'Ulivo
Coalizione L'Unione (XV)
Circoscrizione XI: Lombardia
XV: Campania
Collegio XI: Milano IV
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato 9 maggio 1996 –
27 aprile 2006
Legislature XIII, XIV
Gruppo
parlamentare
XIII:
- Popolari Democratici-L'Ulivo (fino al 10/03/1999)
- Misto/I Dem-L'Ulivo (dal 10/03/1999 al 31/03/1999)
- Democratici-L'Ulivo (dal 31/03/1999)
XIV: DL-L'Ulivo
Coalizione L'Ulivo
Circoscrizione Campania 2
Collegio Avellino
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Pd'A (1942-1947)
PCI (1947-1956)
PRI (1956-1994)
UD (1996-1999)
I Dem (1999-2002)
DL (2002-2007)
PD (2007-2008)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Università Università di Pisa e Scuola Superiore Sant'Anna
Professione Funzionario parlamentare

BiografiaModifica

Nato il 4 agosto 1924 ad Avellino, laureatosi in giurisprudenza nel 1946 presso la Scuola Superiore Sant'Anna dell'Università di Pisa, nel 1947 superò il concorso per entrare alla Camera dei deputati in qualità di funzionario parlamentare.

Dopo un'iniziale adesione al Partito d'Azione, allo scioglimento di quest'ultimo nel 1947 s'iscrisse al Partito Comunista Italiano (PCI), avvicinandosi alla corrente migliorista di Giorgio Napolitano. Dopo l'invasione dell'Ungheria da parte dell'URSS lasciò il PCI e aderì al Partito Repubblicano Italiano (PRI).[1]

Dal 1962 al 1963 è stato capo dell'ufficio legislativo del Ministero del Bilancio e della Programmazione economica, per volontà del repubblicano Ugo La Malfa, insediatosi quale ministro durante il governo Fanfani IV. In seguito rientrò alla Camera dei deputati nella IV legislatura, per divenire nel 1964 direttore del Servizio delle Commissioni parlamentari.

Il 1º gennaio 1969 è stato nominato Estensore del processo verbale. Successivamente nominato vice-segretario generale nel 1972, il 22 aprile 1976, a seguito delle dimissioni di Francesco Cosentino, fu promosso segretario generale della Camera dei deputati.

Nel 1975 è stato rappresentante dell’Italia e Presidente del Comitato di Bruxelles per la preparazione della Convenzione europea per le elezioni dirette del Parlamento europeo.[2]

Nel luglio 1978 il presidente della Repubblica Sandro Pertini, appena eletto, lo chiamò a ricoprire il ruolo di segretario generale della Presidenza della Repubblica: in quella veste, si è scritto, operò perché il tavolo della politica, che allora era ancora incentrato nel sinedrio della “Repubblica dei partiti”, fosse "monitorato costantemente e mai lasciato solo".[3]

In seguito fu anche nominato consigliere di Stato. Confermato segretario generale dal successore di Pertini, Francesco Cossiga, lasciò l'incarico nel 1987 allorché fu nominato[4] presidente di Mediobanca subentrando[5] ad Antonio Monti, mantenne la presidenza dell'istituto fino all'aprile 1988.[6]

È stato affiliato all'obbedienza massonica del Grande Oriente d'Italia.

Ministro e Sottosegretario di StatoModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Governo De Mita e Governo Andreotti VI.

Nel 1988, con la nascita del governo presieduto dal segretario della Democrazia Cristiana Ciriaco De Mita tra le forze politiche che costituivano il pentapartito, viene chiamato a ricroprire l'incarico di Ministro per gli Affari regionali e i Problemi istituzionali, che manterrà nel successivo sesto governo di Giulio Andreotti fino alla fine nel 1991.

 
Maccanico eletto al Senato nel 1992

Alle elezioni politiche del 1992 viene candidato al Senato della Repubblica, ed eletto senatore tra le liste del PRI nella circoscrizione Lombardia. Nel corso della XI legislatura è stato componente e, dal 30 settembre 1992 al 29 aprile 1993, presidente della 1ª Commissione Affari costituzionali, membro della Commissione parlamentare per le questioni regionali e della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali.[7]

Nel 1993 viene nominato Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con le funzioni di segretario del Consiglio dei ministri nel governo Ciampi.

L'incarico di formare un governoModifica

Dopo le dimissioni del governo Dini nei primi mesi del 1996, Maccanico ha ottenuto dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro fu incaricato di formare un nuovo governo: il tentativo di costituzione di un governo tecnico presupponeva un'intesa di fondo tra i due poli. Per superare il nodo irrisolto delle televisioni Telecom Italia presentò un ambizioso progetto di cablatura delle città italiane che avrebbe permesso la trasmissione via cavo, superando perciò le riserve espresse dalla Corte costituzionale sulle trasmissioni televisive via etere. Il tentativo di Governo andò però a vuoto per l'opposizione quasi completa degli opposti schieramenti parlamentari e così si giunse allo scioglimento anticipato delle Camere.

Ministro delle ComunicazioniModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Prodi I e Legge Maccanico.

In vista delle elezioni politiche del 1996 fonda Unione Democratica: movimento politico, di cui faceva parte Alleanza Democratica di Willer Bordon, aderente alla coalizione de L'Ulivo di Romano Prodi, presentando le liste in comune col Partito Popolare Italiano di Gerardo Bianco, dove Maccanico viene candidato alla Camera dei deputati nel collegio elettorale di Avellino, sostenuto da L'Ulivo, venendo eletto per la prima volta deputato con il 53,95% dei voti contro i candidati del Polo per le Libertà, in quota CCD-CDU, Gianfranco Rotondi (40,77%), della Fiamma Tricolore Roberto Stompanato (4,43%) e della lista "Pedalando in Sintonia" Giuseppe Vietri.

Dopo la vittoria di Prodi alle politiche del '96, e il successivo incarico di formare un esecutivo presieduto dal medesimo, Maccanico viene proposto come Ministro delle comunicazioni, giurando il 18 maggio 1996, giura nelle mani del Presidente della Repubblica Scalfaro come Ministro nel primo governo Prodi, incarico che mantiene fino alla sua fine il 21 ottobre 1998. In tale veste presentò un disegno di legge per l'istituzione della "Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi di telecomunicazioni e radiotelevisione" (Legge n. 249 del 31 luglio 1997, nota appunto come legge Maccanico).

Ministro per le riforme istituzionaliModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Governo D'Alema I, Governo D'Alema II e Governo Amato II.

Nel 1999 l'Unione Democratica sancì il proprio scioglimento e confluì da co-fondatore ne I Democratici di Romano Prodi e Arturo Parisi, e il 21 giugno 1999 sostituisce Giuliano Amato (divenuto Ministro del tesoro, bilancio e della programmazione economica al posto di Carlo Azeglio Ciampi, a sua volta divenuto Presidente della Repubblica) quale Ministro per le riforme istituzionali nel governo D'Alema I, mantenendo l'incarico anche nei successivi governi D'Alema II e Amato II fino all'11 giugno 2001.

Deputato della MargheritaModifica

Dopo la confluenza dei Democratici ne La Margherita è stato eletto nel 2001 alla Camera dei deputati. Nel corso della legislatura, fu estensore del cosiddetto lodo Maccanico, ossia la norma che prevede la non procedibilità e la sospensione dei processi in corso per le cinque più alte cariche dello Stato (il Presidente della Repubblica, e i presidenti di Camera, Senato, Corte costituzionale e Consiglio dei ministri). A seguito di un maxiemendamento della maggioranza di centro-destra, a prima firma del capogruppo di Forza Italia al Senato Renato Schifani, Maccanico ha disconosciuto il disegno di legge, da allora conosciuta come lodo Schifani e dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale nel 2004.

Rielezione al Senato e morteModifica

Alle politiche del 2006 viene ricandidato per la quarta volta in Parlamento al Senato, tra le liste de La Margherita nella circoscrizione Campania in quinta posizione, dove viene rieletto a Palazzo Madama. Entrò nel gruppo parlamentare de L'Ulivo (che univa La Margherita con i DS) al Senato e fu membro della 4ª Commissione Difesa.

Decise di non candidarsi alle elezioni politiche del 2008.

È morto il 23 aprile 2013 in una clinica di Roma dov'era stato ricoverato.[8]

Altri incarichiModifica

Accanto all'attività politica, Antonio Maccanico ha ricoperto numerose cariche:

Legami familiariModifica

La madre era sorella di Sinibaldo Tino e Adolfo Tino, ambedue avvocati: il primo, giornalista del "Giornale d'Italia", fu autore di una delle prime monografie sul regime fascista e svolse funzioni di pubblico ministero nel processo al governatore della Banca d'Italia svoltosi nel 1944 per l'asportazione dell'oro della riserva aurea da parte della Repubblica sociale italiana[9]; il secondo - con il padre, Alfredo Maccanico e Guido Dorso tra i fondatori del Partito d'Azione[10] - fu presidente di Mediobanca.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— Roma, 4 giugno 1976.[11]
  Cavaliere di Gran Croce del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio

OpereModifica

  • Antonio Maccanico, Intervista sulla fine della Prima Repubblica (1994)
  • Antonio Maccanico, Il grande cambiamento (2001) (con Marco Mele)
  • Antonio Maccanico, Sud e Nord: democratici eminenti (2005)
  • Antonio Maccanico, Costituzioni e riforme (2006)
  • Antonio Maccanico, Guido Dorso. Nel 60° della morte (2007) (con Nicola Mancino e Carlo Muscetta)
  • Antonio Maccanico, Con Pertini al Quirinale. Diari 1978-1985 (2014)
  • Antonio Maccanico, Il tramonto della repubblica dei partiti. Diari 1985-1989 (2018)
  • Antonio Maccanico, Il Neoregionalismo, in Istituzioni del Federalismo. Quaderni, 2010 fasc. 2, pp. 6 ss.
  • Antonio Maccanico, I senatori vitalizi, in Rivista trimestrale di diritto pubblico, 2008 fasc. 1, pp. 165 – 171
  • Antonio Maccanico, Il meridionalismo analitico e concreto di Massimo Annesi, in Rivista giuridica del Mezzogiorno, 2005 fasc. 1, pp. 29 – 31
  • Antonio Maccanico, Il problema costituzionale delle riforme. Rapporto sulle questioni istituzionali, in Il Diritto della Regione, 2001 fasc. 3-4, pt. 3, pp. 721 – 725
  • Antonio Maccanico, Relazione al convegno organizzato dall'ISLE sul tema: "Autogoverno e decentramento", sede dell'ABI, 28 gennaio 1999, in Rassegna Parlamentare, 2000 fasc. 1, pp. 103 – 107
  • Antonio Maccanico, Servizi pubblici locali e riforme istituzionali, in Rivista giuridica del Mezzogiorno, 2000 fasc. 1, pp. 37 – 42
  • Antonio Maccanico, Scritti in memoria di Mario D'Antonio. Preveggenza e passione civile, in Rassegna Parlamentare, 1995 fasc. 4, pp. 441 – 448
  • Antonio Maccanico, L'impostazione della Finanziaria. Le premesse di un rilancio per la difesa dell'occupazione, in Parlamento, 1993 fasc. 8-9, pp. 8 – 9
  • Antonio Maccanico, Presidenzialismo. Meglio un cancelliere, in Mondoperaio, 1991 fasc. 4, pp. 32 – 35
  • Antonio Maccanico, Intervento conclusivo al convegno promosso dall'ISLE sul tema: "Problemi applicativi della legge di riforma della Presidenza del Consiglio dei ministri", Roma, 27 novembre 1990, in Rassegna Parlamentare, 1991 fasc. 1, pp. 41 – 44
  • Antonio Maccanico, Problemi della legislazione in Italia in relazione alle elezioni per il parlamento europeo, in Stato e regione, 1976 fasc. 3, pp. 54 – 60
  • Antonio Maccanico, Conoscere per legiferare, in Nord e sud, 1975 fasc. 241-243, pp. 137 – 156.

BibliografiaModifica

  • Sabino Cassese, Antonio Maccanico e la misura dell'ideale, Nuova antologia: 611, 2267, 3, 2013 (Firenze (FI): Le Monnier, 2013).

NoteModifica

  1. ^ È morto l'ex ministro Antonio Maccanico, Corriere della Sera, 23 aprile 2013
  2. ^ Maccanico, Antonio nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it. URL consultato l'8 settembre 2022.
  3. ^ Gennaro Acquaviva, LA RESISTENZA DI UNA ELITE. I DIARI DI MACCANICO SU PERTINI, in “Mondoperaio” 1º gennaio 2015.
  4. ^ "New boys' club." Economist [London, England] 12 Dec. 1987: 86+. The Economist Historical Archive, 1843-2012.
  5. ^ L'incarico era già stato ricoperto da un componente della famiglia di Maccanico, Adolfo Tino.
  6. ^ Maccanico Insediato Al Vertice Mediobanca Cuccia Ha Trovato Il Suo Suc - La Repubblica.It
  7. ^ senato.it - Scheda di attività di Antonio MACCANICO - XI Legislatura, su www.senato.it. URL consultato l'8 settembre 2022.
  8. ^ Morto Antonio Maccanico, lastampa.it, 23 aprile 2013.
  9. ^ Cfr
  10. ^ Cfr
  11. ^ [1]

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