Antonio Nuvolone da Camilla

vescovo cattolico italiano
Antonio Nuvolone da Camilla
vescovo della Chiesa cattolica
Template-Bishop.svg
 
Incarichi ricopertiVescovo di Luni
 
NatoXIII secolo
DecedutoXIV secolo
 

Antonio Nuvolone da Camilla (XIII secoloXIV secolo) è stato un vescovo cattolico italiano, vescovo di Luni dal 1297 al 1307, succedendo ad Enrico da Fucecchio.

BiografiaModifica

Cappellano del Vescovo di Sabina Gherardo, che stipulò la pace di Orvieto nel 1281, fu nominato Vescovo di Luni da Papa Bonifacio VIII e subito incappò nei tradizionali e secolari problemi di ogni vescovo lunense con il Capitolo della Cattedrale, Sarzana, i Malaspina e la Repubblica di Lucca. I sarzanesi, spiritu rebellionis assumpto, guidati dal Podestà cittadino lucchese, gli impedirono di esercitare la giurisdizione comitale sostenuti dal Capitolo della Cattedrale, e spalleggiati dai Marchesi Malaspina delle varie linee, da molteplici signori della Lunigiana, dai Comuni di Pisa, Lucca, Genova, Brugnato, Reggio, Parma e Piacenza: tutti questi avevano compreso che con il sempre più veloce tramonto dell'autorità episcopale si apriva un futuro fatto di espansione e nuove domini.

Il Comune di Lucca è il primo e più scaltro ad agire, continuando a tenere l'atteggiamento rivelatosi vincente fin dai tempi del Vescovo Guglielmo di Luni, inserendo giudici, notai, podestà e vicari nell'amministrazione e nelle magistrature locali, annettendo de facto se non ancora de iure il territorio diocesano a quello del comune lucense: nel 1308, appena morto il vescovo Antonio e in piena vacanza del potere episcopale, Lucca inserirà nei suoi statuti i comuni di Pontremoli, Verrucola de' Bosi, Aulla, Massa, Ponzano, Ameglia e Fosdinovo affermando che subsunt communi Lucano e che il 13 settembre di ogni anno in segno di sottomissione devono portare un cero a Lucca.

Eletto nel maggio 1297, a luglio il vescovo Antonio invoca l'aiuto papale perché lo liberi da tutte le intromissioni lucchesi e riporti all'obbedienza tutti coloro che non ne riconoscono l'autorità. Nel settembre dello stesso anno Bonifacio VIII è costretto ad inviare un proprio cappellano in Lunigiana come delegato per obbligare sarzanesi e lucchesi a rispettare il vescovo e a lasciargli il castello. Successivamente annullò tutte le alleanze già stipulate, gli atti pubblici ed i giuramenti che Sarzana aveva stretto con comuni, Malaspina e signori locali, minacciandoli di pene spirituali, pecuniarie e della perdita delle libertà. I marchesi Malaspina, forse indispettiti dai cedimenti sarzanesi, muovono guerra al vescovo, proseguimento di quella che il vescovo Enrico da Fucecchio aveva concluso con la pace orvietana del 1281.

La guerra durò dieci anni e la pace fu sancita il 6 ottobre 1306 in Camera Episcopali Palatii de Castro Novo, cioè a Castelnuovo Magra, inter Venerabilem Patrem Dnm. Donm Antonium Dei gratia Lunensem Episcopum et Comite, et Magnificos Viros et Excelsos Dns Moroellum, Francischinum, Conradium et Fratres Marchiones Mal. poiché a causa di guerris, inimicitiis, odiisque erano sopraggiunte homicidia, vulnera, caedes, incendia, vasta dapna et pericula plurima. Procuratore del Marchese Franceschino era Dante Alighieri: Magnificus vir dominus Franceschinus Marchio Malaspina fecit, constituit et ordinavit suum legitimum procuratorem, actorem, factorem et nuncium specialem Dantem Alegerij de Florentia.

Al di là dell'enorme importanza che essa assume in ordine alla maturazione del pensiero politico dell'Alighieri, La Pace di Castelnuovo segna, di fatto, fine del potere temporale dei Vescovi lunensi: l'anno successivo Antonio Nuvolone viene a morte e nell'ordine i suoi successori Gherardino Malaspina e Bernabò Malaspina sarebbero stati, il primo (dopo aver subito lo scherno di Dante nell'Epistola IV ai Cardinali) dichiarato decaduto dalla signoria temporale e morto in esilio, il secondo, morto Castruccio Castracani, impegnato per tutta la vita a recuperare, invano, gli antichi poteri e diritti.

Molto significativo notare che in punto di morte l'ultimo dei vescovi guerrieri di Luni elevò nient'altri che il marchese di Mulazzo, Franceschino Malaspina, al ruolo di proprio curatore testamentario.